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venerdì 5 luglio 2019

23 giugno, il pane con la pasta madre rediviva

domenica 23 giugno 2019
Nei giorni passati ho cominciato a rinfrescare la pasta madre, semi abbandonata e morente, circa ogni 6-8 ore. Oggi, dopo tre giorni di cure, sembra avere di nuovo un aspetto florido, quindi approfittando della sosta forzata ho deciso di fare il pane per il Capitano e la MiniMozza. Ho intenzione di fare un impasto minimo, in modo da avere una pagnotta non troppo grande.
Da tempo ho convertito la pasta madre da solida a liquida (vale a dire idratata al 100%), e solo grazie a questo la pasta madre non è defunta del tutto e ho potuto resuscitarla. Cambiata l'idratazione della pasta madre di conseguenza è cambiata anche la ricetta che seguo per fare il pane, che non è più quella che trovate qui nel blog. Da quando ho fatto la conversione e cominciato a usare le farine di grani antichi di Floriddia, seguo (più o meno fedelmente) il procedimento suggerito da Sonia Piscicelli de "Il Pasto Nudo", adatto a questo tipo di farine che non vogliono essere troppo lavorate.
.:. PARENTESI RICETTA .:.
La ricetta prevede tre step prima di infornare. Queste le proporzioni che uso:
Primo impasto: 113 gr di pasta madre liquida; 375 gr di farina di grano tenero T1, 330 gr di acqua (osmosizzata). Lascio riposare per circa 4-5 ore ed ecco il suo aspetto dopo la lievitazione:
Primo impasto con pasta madre
Il primo impasto
Secondo impasto: trasferisco in una ciotola capiente il primo impasto e aggiungo 155 gr di farina di grano tenero T1 e 75 gr d'acqua. Lascio lievitare un altro paio d'ore circa. Fino a questo momento l'impasto risulta molto idratato e appiccicoso, quindi non lo manipolo direttamente con le mani, ma con delle spatole.
Terzo impasto: il secondo impasto più 125 gr di farina di grano tenero T1, 125 gr di farina di grano duro T1 e 55 gr d'acqua a cui aggiungo 18 gr di sale. A questo punto trasferisco l'impasto su una tavola di legno ben infarinata con la farina di grano duro e formo una pagnotta facendo le pieghe, la copro con la ciotola e la lascio riposare una ventina di minuti. Passato questo tempo faccio altri due o tre giri di pieghe e lo metto a lievitare, con le pieghe rivolte verso l'alto, in un canovaccio infarinato di farina di grano duro dentro una ciotola, copro con i lembi del canovaccio e lo lascio lievitare circa un paio d'ore; il tempo varia a seconda della grandezza della pagnotta e della temperatura esterna, diciamo che la tengo d'occhio; quando ha raddoppiato il suo volume è il momento di cuocerla. Scaldo il forno a 300°, infarino una teglia (sempre con la farina di grano duro) e ci faccio cadere delicatamente la pagnotta lievitata, faccio un taglio a croce o due tagli paralleli sulla superficie e inforno. Appena messo il pane nel forno abbasso la temperatura a 240° e lascio cuocere per 10 minuti, poi abbasso ulteriormente a 180° e lascio cuocere altri 20 minuti (anche altri 30 o 40 se la pagnotta è più grande). Quando è pronto stacco il pane dalla teglia, lo trasferisco sulla griglia del forno e lo lascio raffreddare lentamente usando un mestolo di legno per tenere lo sportello del forno semi aperto.
.:. CHIUSA PARENTESI RICETTA .:.

Dopo aver messo a riposare il primo impasto, scendiamo a terra. Sara e Marco vanno alla solita spiaggetta e io, vado a fare un po' di spesa di verdura e frutta fresca. Cercando su internet nei giorni scorsi ho trovato un "chiosco" che vende verdura e frutta biologica poco fuori del paese, sulla provinciale sud. Si chiama Sapori dell'Orto - Fruit Lab, ed è appunto un piccolo negozio semi all'aperto a ridosso dei campi dove delle simpatiche e accoglienti signore coltivano, trasformano e vendono frutta, verdura e uova, tutto freschissimo, spesso appena colto; in più è possibile trovare crostate, marmellate e confetture, pesto di basilico, pane... Insomma come potevo resistere?? Un chilometro sotto il sole cocente, ma ne è valsa sicuramente la pena.
Fatta la spesa raggiungo Sara e Marco alla spiaggetta, dove c'è una dimostrazione con dei labrador e dei golden retriver da salvamento, e una scuola di diving che fa fare le prove a scopo promozionale.
Anche Sara prova l'erogatore, e le piace talmente il fatto di mettere la faccia nell'acqua con la maschera e respirare che non lo molla più, suscitando l'ilarità dell'insegnante! Intanto assistiamo con piacere e anche stupore a tutti gli esercizi dimostrativi dei cani che sono davvero portentosi. Peccato non aver avuto la macchina fotografica con me, erano tutti bravi e anche molto belli.
Tornati a bordo per il pranzo ho fatto il secondo impasto del pane, dopo un paio d'ore il terzo, ho lasciato ancora lievitare finché verso le 18:30 ho finalmente infornato.
Questo è il risultato.
Pane in barca a vela con pasta madre
Pane in barca a vela con pasta madre
Pane in barca a vela con pasta madre
Pane in barca a vela con pasta madre
La pasta madre ha decisamente ripreso vita! Per almeno una settimana siamo a posto, anzi loro sono a posto, visto che io non posso mangiarlo (sob!)
^_^

lunedì 1 luglio 2019

20 giugno, Spiaggia di Terranera e ancora amici

giovedì 20 giugno 2019
Stamattina ci spostiamo per fare un bagno in un posto diverso. Usciamo dalla baia di Porto Azzurro e ci dirigiamo verso nord. Decidiamo di fermarci davanti alla spiaggia di Terranera, senza sospettare assolutamente della sorpresa che ci aspetta.
Elba - Spiaggia di Terranera @Valeriaderiso
Spiaggia di Terranera, lato nord
La spiaggia è suddivisa in due lidi, quello più a sud, dove sono ancora presenti resti dell’antica cava che testimoniano l'attività estrattiva e della lavorazione mineraria, è caratterizzato da una luccicante sabbia nera, scintillante a causa delle pagliuzze di ematite e pirite, minerali di ferro di cui l'Isola d'Elba è molto ricca;
Elba - Spiaggia di Terranera @Valeriaderiso
Spiaggia di Terranera, lato sud, i resti della miniera
l'altro è una stretta striscia di sabbia e rocce che separa il mare da un laghetto (da cui la spiaggia prende il nome), un piccolo specchio d'acqua di colore verde smeraldo, in netto contrasto con il blu intenso del mare.
Elba - Spiaggia e Laghetto di Terranera @Valeriaderiso
Spiaggia e Laghetto di Terranera
Questo laghetto è nato a seguito del riempimento di acqua dolce sulfurea e marina del piccolo bacino minerario dove venivano estratti ematite, magnesite e pirite.
Elba - Laghetto di Terranera @Valeriaderiso
Laghetto di Terranera
Naturalmente è vietato immergersi nelle sue acque profonde oltre 40 metri.
Elba - Spiaggia  e Laghetto di Terranera @Valeriaderiso
Spiaggia e Laghetto di Terranera
La spiaggia inoltre a nord è racchiusa da un grande scoglio affiorante chiamato per la sua forma "Il sottomarino".
Elba - Spiaggia di Terranera, Il Sottomarino @Valeriaderiso
Il Sottomarino e Maramea ormeggiata di fronte alla Spiaggia di Terranera
Purtroppo anche qui abbiamo trovato plastica spiaggiata e, ancora purtroppo, eravamo gli unici a raccoglierla.
Elba - Spiaggia di Terranera, plastica spiaggiata @Valeriaderiso
plastica spiaggiata
Le rocce, l'acqua cristallina, la sabbia luccicante, il laghetto rendono questo posto molto suggestivo.
Ci siamo trattenuti parecchio, chi oziando
Elba - Spiaggia di Terranera @Valeriaderiso
gli ozi del Capitano
chi facendo il bagno e giocando nelle pozze (e udite! udite! grazie all'acqua un po' più calda ho fatto il bagno anche io!)
Elba - Spiaggia di Terranera @Valeriaderiso

e chi facendo foto
almeno non si potrà dire "... di Valeria nemmeno l'ombra!
Ultimamente quando raccogliamo la plastica per mare e sulle spiagge, ci piace dire che Pachamama, Madre Natura nella cultura delle curandere andine, ci ripagherà facendoci incontrare delfini, tartarughe, ctenofori, cassiopee e, chissà, magari anche la megattera che è stata avvistata a largo della Capraia! Così tornati a bordo, dopo pranzo Sara ha fatto un bellissimo disegno che la ritrae

Il testo dice:-"La sua testa è un pistillo gigante con occhi a foglia e bocca a rosa, sopra la testa porta una corona di petali fosforescenti con un pistillo verde, i suoi capelli sono un rampicante con in mezzo lo stemma dell'acqua. Il suo corpo è una lunga foglia, le sue gambe sono legni, i suoi piedi sono fatti ametista. Le sue braccia sono rami con tanto piccoli rametti, sul braccio destro nasce un favo con tante api, sul sinistro c'è uno scoiattolo. In mano porta uno scettro formato da: due palme laterali, dei rami che tengono lo stemma della natura e sui rami ci sono tante foglie."
Mi è piaciuto tantissimo! Quale modo migliore per celebrare il solstizio d'estate che cade domani?
Mentre rientriamo a Porto Azzurro ci chiama Dario (chi ha seguito il diario di bordo 2018 lo conosce, ci ha accompagnati con la sua fidanzata, Vanessa, dalla Francia a qui quando abbiamo preso Maramea a Gruissan) è nella baia di Ortano su un catamarano con degli amici, ci chiede se nella baia di Porto Azzurro c'è confusione e se può raggiungerci. Allora io gli mando un video, per mostrargli che c'è tanto posto.

Nel frattempo ormeggiamo e andiamo a terra a fare un po' di spesa. Quando rientriamo a bordo Dario  con il catamarano è ormeggiato vicino a Maramea, andiamo a salutarlo, con lui c'è anche Vanessa e altri 8 amici. Ci invitano a restare a cena con loro. Come rifiutare? Abbiamo passato una bellissima serata con un gruppo di persone originali, simpatiche e allegre, davvero una conclusione magnifica della giornata!

^_^

sabato 29 giugno 2019

19 giugno, Porto Azzurro (LI): gli ctenofori

mercoledì 19 giugno 2019
Cominciamo la giornata con un passaggio all'ufficio postale per pagare la fatidica multa per "dimenticanza" (vedi ultimi due post qui e qui); l'assicurazione ci ha mandato anche il nuovo certificato corretto con i dati del motore fuoribordo, che invieremo ai carabinieri insieme alla copia dell'F23 comprovante il pagamento e che ci permetterà di non incorrere in altre sanzioni in caso di nuovi controlli. Anche questa è fatta.
Torniamo anche oggi alla piccola spiaggia dove siamo stati ieri pomeriggio e dove la MiniMozza ha fatto amicizia con una bimba di Torino, sua coetanea, molto simpatica e carina. Quando torniamo a bordo, prima di pranzare ci spostiamo da dove avevamo ormeggiato ieri perché è arrivato il solito "ad cacchium" come li chiamiamo noi, uno di quelli che con la baia vuota dove va ad ormeggiare? attaccato a noi!  andiamo verso il limitare sinistro della baia allontanandoci dallo spazio antistante il porto, tanto con il nuovo tender ci si mette un attimo ad arrivare a terra.
Nel pomeriggio attorno alla barca si addensano tantissimi Ctenofori, animali marini che fanno parte del macroplancton di forma variamente sferica. Ne avevamo incontrato uno anche lo scorso anno ma di una classe diversa, un beroide senza tentacoli, questi invece hanno i tentacoli sono dei Leucothea multicornis, una specie che può raggiungere i 20 cm di lunghezza, dimensione nella quale sono molto ben visibili le ciglia vibratili che corrono lungo il loro corpo su delle fasce meridiane e che gli permettono di spostarsi creando un bellissimo effetto cromatico grazie alla loro bioluminescenza. Possono sembrare una medusa, ma non lo sono e non sono urticanti. Stavolta sono anche riuscita a fare delle foto più o meno decenti (movimento della barca e corrente marina permettendo!) dove si intravedono le ciglia bioluminescenti di cui parlavo prima.
Ctenoforo "Leucothea multicornis" @Valeriaderiso
Ctenoforo "Leucothea multicornis"
Ctenoforo "Leucothea multicornis" @Valeriaderiso
Ctenoforo "Leucothea multicornis"
Ctenoforo "Leucothea multicornis" @Valeriaderiso
Ctenoforo "Leucothea multicornis"
Ctenoforo "Leucothea multicornis" @Valeriaderiso
Ctenoforo "Leucothea multicornis"
Dopo l'osservazione degli ctenofori decidiamo di fare un'altra capatina a terra, e mentre raggiungiamo il porto con il tender scatto una foto ad un cormorano che si riposa tra un'immersione di pesca e l'altra.
Cormorano @Valeriaderiso
Cormorano
Sara va a fare il suo bagno pomeridiano alla solita spiaggetta e io vado a zonzo a scattare qualche foto per il borgo, che ospita una nutrita popolazione di Germani reali che si aggirano lungo il molo e tra le barche in cerca di bocconi di pane.
Germani reali @Valeriaderiso
Germani reali
Poseidone, Porto Azzurro @Valeriaderiso
Poseidone in cima al molo di Porto Azzurro e Maramea sullo sfondo 
Il meteo dà bonaccia per i prossimi giorni, abbiamo deciso di restare qui ancora stanotte e la prossima aspettando un po' di vento favorevole per muoverci verso Ponza.
^_^

mercoledì 26 giugno 2019

18 giugno, Cavo (LI) e Porto Azzurro (LI)

martedì 18 giugno 2019
Stamattina avremmo voluto muoverci presto verso Porto Azzurro, ma siamo costretti a rimandare la partenza perché va risolta la questione della multa di ieri.
Io e Sara accompagniamo Marco a terra con il tender e lui va al Comando dei Carabinieri a cercare di spiegare che in realtà non siamo in difetto. Purtroppo non riesce nel suo intento: non avendo esibito un documento comprovante che l'assicurazione copre QUEL fuoribordo la multa resta, e anche l'obbligo di presentarlo questo fatidico documento. Quindi l'assicurazione dovrà mandarci una dichiarazione e il nostro certificato assicurativo "corretto", che dovremo inviare via posta elettronica al comando, insieme alla ricevuta dell'F23 con cui potremo pagare la sanzione.
Quando andiamo a prendere Marco a terra Sara fa le prime prove di guida del fuoribordo!!
Intorno alle 11:20 riusciamo a muoverci verso Porto Azzurro e ci fermiamo davanti al bel paesino di Cavo verso le 13:00.
Isola d'Elba - Cavo ©Valeriaderiso
Cavo
Naturalmente, prima di pranzo, è d'obbligo un bagnetto. Marco e Sara si preparano.
Super Maramu - Maramea
pronti per il bagno
Super Maramu - Maramea
mini sub
Marco ne approfitta per pulire l'elica e parte dello scafo di Maramea che, in acqua da gennaio, un po' di alghette le ha coltivate.
Super Maramu - Maramea - pulizia carena
Pulizia carena
A Cavo si possono ammirare dal mare due belle ville fatte costruire dalla famiglia Tonietti, la prima è Villa Bellariva, un castelletto in stile neogotico di cui si intravede tra le chiome degli alberi una delle torri;
Isola d'Elba, Cavo - Villa Bellariva @Valeriaderiso
Cavo - Villa Bellariva
la seconda, che porta il nome della famiglia, è invece sul piccolo promontorio a ridosso di Capo Castello.
Isola d'Elba, Cavo - Villa Tonietti @Valeriaderiso
Cavo - Villa Tonietti
I Tonietti erano gli affittuari e amministratori delle miniere elbane nonché i committenti del Mausoleo progettato e costruito dall'architetto Adolfo Coppedé (di cui ho parlato qui).
Dopo aver pranzato ci dirigiamo verso Porto Azzurro, il grazioso borgo che lo scorso anno abbiamo visitato prima via terra e poi via mare.
Isola d'Elba - Porto Azzurro ©Valeriaderiso
Porto Azzurro
Arriviamo in rada intorno alle 17:30, messo il tender in acqua andiamo a fare un bagno in una piccola spiaggia che si trova subito all'esterno del porto. Tornati a bordo, una rapida doccia e via, di nuovo a terra a festeggiare... perché oggi è anche il mio compleanno!! La mia amica Vesna stamattina mi ha inviato questo aforisma, che sembra proprio adatto al momento!! (Grazie amica mia!!)


Il Capitano e la MiniMozza hanno pensato di festeggiare portandomi a cena fuori all'Osteria la Botte Gaia, un ristorante un po' defilato, non proprio al centro del borghetto, specializzato in frutti di mare crudi e attento anche a chi è intollerante al glutine (come me!) dove mangiamo stupendamente e beviamo un ottimo vino! Se penso che esattamente un anno fa ero a casa, con la faccia impiastrata di argilla verde, la febbre e un prurito pazzesco ovunque a causa della varicella, direi che i 51 sono stati festeggiati molto meglio dei 50!
Evviva!
^_^

domenica 23 giugno 2019

16-17 giugno, Elba (LI): plastica, multe, amici e pasticci

domenica 16 giugno 2019
La nottata è passata tranquilla. Ci risvegliamo con calma e dopo colazione Marco sistema i bozzelli per tirare su il tender a poppa, in modo che non vadano a sbattere sul motore fuoribordo.
Sara invece, con un pennarello indelebile, termina un lavoro cominciato prima di partire da Livorno: la scritta "tender to Maramaea" sulla prua del tender.
il nome sul tender
Purtroppo il pennarello si è poi rivelato inadatto, la scritta si è "sciolta" non appena si è bagnata con l'acqua salata, dovremo rimediare con qualcosa di diverso, credo ci voglia un pennarello ad acrilico.
Verso mezzogiorno ci dirigiamo verso la penisola di Capo Enfola nel golfo di Viticcio, a sud di Portoferraio.
Sara prende posizione sulla seduta sul pulpito di prua costruita quest'inverno da Marco.
Super Maramu - Maramea - verso l'Enfola
sulla delfiniera
Con 8 kn facciamo 4 kn di bolina con vento da nord ovest e dopo circa un'ora e venti siamo a destinazione.
Questa penisola è caratterizzata da un sottile istmo di terra (largo appena 70 metri) che collega il Monte Enfola (135 m) con il resto dell'isola dando origine a due spiagge: una opposta all’altra; quella a sud, più confortevole, ospita quel che resta di un'antica tonnara oggi sede amministrativa del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
Nonostante sia metà giugno ci sono numerose barche, forse perché è domenica.
Dopo aver dato ancora Sara, coraggiosa, fa il primo bagno della stagione. L'acqua è ancora fredda, il termometro indica 18°, credo misuri in difetto di un paio di gradi, ma anche 20° sono pochi secondo me; indossa la sua mutina da snorkeling e la cuffia da piscina: la voglia di fare il bagno fa superare qualsiasi ostacolo!!!
primo bagno del 2019
primo bagno del 2019
Io non ho il coraggio, nemmeno con la muta, e in questo momento nemmeno la voglia, l'aria è ventilata e freschina, credo aspetterò ancora un bel po' prima di tuffarmi.
Nel pomeriggio, con il tender, scendiamo su una piccola spiaggia per fare giocare Sara; lì l'acqua non è così fredda, ma sempre troppo fredda per me e Marco! Naturalmente non per Sara, che fa un lungo bagno.
Verso le 18:30 torniamo a bordo e ci muoviamo verso Portoferraio; sarebbe stato bello restare qui a dormire, ma entra troppa onda e rolleremmo tutta la notte!

lunedì 17 giugno 2019
Anche oggi sveglia con calma, da veri poltroni alle 9:30, stiamo recuperando un po' della stanchezza dei giorni passati. Circa un'ora più tardi ci muoviamo di nuovo verso Viticcio, e lungo il tragitto con il mezzo marinaio recuperiamo una grossa busta di plastica alla deriva.
Super Maramu - Maramea - recupero plastica in mare
recupero plastica in mare
Raccogliere la plastica è una cosa che facciamo spesso, anche quando scendiamo sulle spiagge e, purtroppo, ne riempiamo intere bustone.
Oggi ormeggiamo sul lato più a sud della baia e facciamo subito una capatina a terra; ci sono due o tre di meduse, Noctiluche (Pelagia noctiluca), e i soliti bambini pronti con secchiello e palette a sotterrare le povere creature nella sabbia perché "devono fare il bagno".  Gli spiego che le meduse sono cibo per le tartarughe di mare presenti nelle acque dell'isola le quali rischiano invece di mangiare le buste di plastica, e di morirne. Faccio con loro un patto, devono riempire il loro secchielli di tanto in tanto con l'acqua fresca in modo da non bollirle, e poi le butteremo lontane dalla riva. Purtroppo non posso fare altro, né controllare che rispettino i patti, i genitori accorsi a sentire di cosa parlo con i figli già mi guardano in cagnesco.
Dopo pranzo, mentre Marco si gode una meritata pennichella veniamo avvicinati da una motovedetta dei Carabinieri: controllo dei documenti del comandante e dell'imbarcazione. Noi battiamo bandiera belga, e abbiamo un'assicurazione che copre tutto, anche il tender e il suo motore fuoribordo, solo che su nessun documento compaiono marchio e matricola del motore dato che la legislazione belga non lo prevede. Ovviamente per quella italiana non è così, e a loro non basta sapere che l'assicurazione sul motore c'è. Ci fanno una multa "per dimenticanza" di 130 euro, decurtabili del 30% se paghiamo entro 5 giorni, con l'obbligo di presentare un documento da cui si evinca che l'assicurazione copre effettivamente il motore fuoribordo del tender e che riporti marca e numero di telaio. Non serve a nulla chiamare l'assicurazione e rispiegare la faccenda: dobbiamo pagare e - come suggerisce il comandante della motovedetta - poi rivalerci sull'assicurazione.
Vabbé...
Andati via i Carabinieri facciamo una passeggiata a terra sulla lunga spiaggia di Viticcio. Io sfogo la mia frustrazione per l'ingiusta multa raccogliendo plastica qua e là, e riempiendo sempre più la mia bustona.
Ma le avventure della giornata non sono finite.
Torniamo a Portoferraio e ormeggiamo poco distanti da un grosso caicco, il Sibel Sultan, su cui lo scorso anno lavorava Costanza, la moglie di Alino (di cui ho parlato già nel diario dello scorso anno).
Guardo se è a bordo e - evviva!" - c'è! insieme a Diego il loro figlio. La chiamo e ci vengo a salutare mentre io mi accingo a preparare la cena.
In programma c'è riso pilaf al pomodoro, che prevede la tostatura del riso in un pyrex (le pentole di vetro) mentre il pomodoro si scalda su un altro fornello, quando il riso è tostato si versa il pomodoro bollente nel pyrex e si passa tutto in forno per circa 20 minuti. Questa preparazione l'ho realizzata numerosissime volte (alcuni di voi, amici cari che leggete, lo avete anche assaggiato questo riso), ma stavolta l'incidente è in agguato: mentre Costanza e Diego arrivano a bordo io verso il pomodoro sul riso e il pyrex si spacca!!!!  Il riso finisce dappertutto! per non parlare del vetro... caos!
Conclusione, Marco pulisce e io accolgo gli ospiti... e poi dovrò pensare anche ad una cena alternativa...
Trascorriamo circa tre quarti d'ora in compagnia piacevole aggiornandoci sui rispettivi programmi, mentre io preparo un nuovo riso, risottato al pomodoro, stavolta in pentola. Ceneremo un po' tardi, ma contenti di aver incontrato degli amici cari e di aver concluso questa giornata ricca di eventi. In barca non ci si annoia, nemmeno volendo!!!

^_^

giovedì 20 giugno 2019

15 giugno - Si parte!

sabato 15 giugno 2019
Finalmente! 
dopo aver rimandato di quasi una settimana, per impegni dell'ultimo minuto e per aspettare un po' di vento favorevole, molliamo gli ormeggi dal pontile del Molo Mediceo. Dalla prua del Walrus ci salutano Gigliola, Marco, Francesca e Cristian dopo averci regalato un sacchetto di albicocche e nespole del giardino di Gigliola e Marco e una bottiglia di ottimo bianco de "Le terre di Guidoreste", la cantina di Francesca e Cristian. 
Super Maramu - Faro del porto di Livorno
il faro di Livorno
Sono le 10:45 la giornata è grigia e le emozioni confuse. 
Super Maramu - Maramea uscita dal porto di Livorno
uscendo dal porto di Livorno
Fuori troviamo onda di scaduta del libeccio dei giorni passati e 8 nodi di ponente. Le onde sono molto fastidiose, alcune superano i due metri, e quando la barca entra nel cavo dell'onda le vele sbattono perché il vento è davvero poco. Siamo costretti ad accendere il motore, anche se al minimo.
Subito fuori dal porto l'autopilota fa i capricci, usiamo quello di rispetto, poi con un paio di colpetti alla bussola riprende a funzionare e lo farà per tutta la durata della navigazione. Mistero. Forse l'inattività...
Alle 11.35 avvistiamo dei delfini, sono proprio davanti a Livorno a circa una cinquantina di metri da noi; a giudicare dalle grosse dimensioni (sui 5 metri), il colore nero intenso, la forma della pinna dorsale, l'incedere lento e le lunghe apnee sembrano essere globicefali, pur cercando di osservarli meglio con il binocolo sono troppo lontani escono appena in superficie per respirare e si allontanano, mi resterà il dubbio.
Intorno alle 12:30 il vento gira sempre più a poppa fino a fermarsi al lasco rinforzando un po', inizialmente con il solo genoa facciamo 5 nodi. Il sole ogni tanto fa capolino ma non basta a scaldarci, siamo costretti a stare coperti di vari strati, dalla t-shirt alla giacca a vento. Io e Sara con il rollio continuo e accentuato avvertiamo un po' di malessere: braccialetti antinausea per entrambe, 3 granuli di nux vomica per lei e uno spuntino salato per tutti per rimettere in sesto lo stomaco. Dobbiamo risettare il labirinto e rifare il piede marino!
Verso le 13-13:30 il vento al lasco rinforza e la barca finalmente trova un po' di stabilità sulle onde, e - evviva!! - possiamo spegnere il motore. Facciamo 6 nodi ed esce anche il sole!


Super Maramu - Maramea - spuntino in navigazione
spuntino in navigazione

Fino alle 15:30 stiamo benissimo, ma poi il vento cala di nuovo, ricomincia il rollio insopportabile e siamo costretti a riaccendere il motore (sniff), alle 17:00 ci arrendiamo del tutto e chiudiamo anche le vele che sbattono incessantemente.
Dopo circa due ore arriviamo in rada a Portoferraio, dove diamo fondo a 30 m di catena più o meno nel solito punto di fronte al porto. Ma non è mica finita!!! dobbiamo spostare il tender che è stato sulla sua insellatura a prua per tutta la navigazione e ora va tirato su con le gruette a poppa, sotto al rollbar. Ma non tutto fila liscio, uno dei bozzelli urta nel motore fuori bordo, per cui lo tiriamo su e lo caliamo un'infinità di volte, prima di dedicarci a preparare la meritata cena.
Ieri a Livorno ho preso delle triglie freschissime, che finiscono in padella con aglio, olio, pomodorini e prezzemolo alla "Lassami stari", infallibile ricetta di Martino Ragusa, naturalmente annaffiate con lo splendido vino di Cristian e Francesca, 13° di freschezza profumata!
Passato l'ultimo traghetto da Piombino, finito l'effetto lavatrice delle onde che provocano, sprofondiamo in un tranquillo e profondo sonno ristoratore.

^_^

domenica 7 ottobre 2018

* 9, 10 e 11 settembre 2018 - Godendoci gli ultimi giorni

domenica 09, lunedì 10 e martedì 11_09_2018

Stiamo avvicinandoci alla data in cui bisognerà rientrare a casa.
Tra una settimana ricomincia la scuola e la MiniMozza è richiamata all’ordine, e noi di conseguenza. Abbiamo guardato cosa dicono le previsioni per i prossimi giorni: BEL TEMPO!! caldo, vento da 5 a 15 nodi da NO…
Decidiamo allora di passare questi ultimi giorni qui in rada a Marina di Campo dove, se le condizioni sono queste, si sta proprio bene (non come è stato invece ad agosto). Dopo l’abbandono definitivo del DE TOPI bisogna però inventarsi qualcosa per intrattenere la MiniMozza.

La soluzione viene sempre dal DE TOPI che è un Walker Bay e ha tutto il suo kit di vele, deriva, timone e quant’altro… Avete capito no?
 Marina di Campo - scuola vela
 Marina di Campo - scuola vela
Ispirato dai laser della scuola vela locale che girellano per la baia il Capitano si cala nell’enorme gavone di poppa e tira fuori tutto l’armamentario.
il mega gavone di poppa di Maramea
il mega gavone di poppa di Maramea
Recupera le istruzioni per il montaggio dalle carte che ci ha lasciato l'ex proprietario
leggendo le istruzioni per armare il DE TOPI
leggendo le istruzioni per armare il DE TOPI
lo arma
il DE TOPI armato
il DE TOPI armato
e porta la MiniMozza a fare una lezione di vela…
lezione di vela sul DE TOPI
lezione di vela sul DE TOPI
peccato che non ci sia il minimo alito di vento! di poppa fanno circa mezzo nodo... soffiando nelle vele... e alla fine devono tornare a remi!!!
ritorno a remi per mancanza di vento
ritorno a remi per mancanza di vento
Nel tardo pomeriggio, all’ora in cui cominciano ad arrivare le barche che passeranno la notte in rada, arriva una navetta di ferro, bellina, vecchio stile, ma con tutta la baia a disposizione - perché ormai c’è proprio poca gente - dove va ad ormeggiarsi??? Ma è ovvio, no?!?!?! Vicino vicino vicino a noi!
la navetta immortalata di nascosto
la navetta immortalata di nascosto
A bordo vediamo una coppia anziana con un comandante/marinaio/tuttofare.
Per rappresaglia, visto che si sono messi proprio sottovento a noi, mettiamo la musica a tutto volume tentando di scoraggiarli e di farli spostare: cominciamo con i Nirvana, tanto per scioccarli, e in effetti ci guardano perplessi, poi si va avanti con The Who, The Queen, The Smiths… niente… resistono… alla fine il lettore della musica che abbiamo sul computer, e che vive di vita propria, spara un bellissimo Samuel Ramey che canta l’aria "Le femmine d’Italia" da "L’Italiana in Algeri" di Rossini… e lì capisco che non riusciremo nel nostro intento, oramai siamo sgamati, tanto più che poi il lettore, sempre di testa sua, passa a "O mio babbino caro" cantato dalla Callas!! Infatti il motoscafo rimane lì, a quel punto a godersi la musica mi sa!

Il giorno dopo (10_09) il Capitano si inventa un altro "intrettieni", come si dice in napoletano.
Armato il tangone, ci appende il banzico che usa per andare in testa d’albero e comincia la giostra dei tuffi della MiniMozza.
i tuffi nel banzico
i tuffi nel banzico
i tuffi nel banzico
i tuffi nel banzico
Così trascorriamo anche il giorno dopo.
La baia è tranquilla, c'è una temperatura da piena estate; tra bagni, tuffi, libri, giochi, ci godiamo gli ultimi giorni di relax, perché ormai è deciso: domani si parte, e si ritorna in terraferma (ahimé).
giochi sotto coperta
giochi sotto coperta
letture in relax
letture in relax
In serata la baia si riempie di circa 25/30 unità tra barche e catamarani, e compare un piccolissima fetta di luna.
tramonto con luna orientale
tramonto con luna orientale
^_^

venerdì 5 ottobre 2018

* 8 settembre - la resa del DE TOPI

sabato 08_09_2018
Al risveglio, dopo colazione, faccio un rapido salto a comprare dei limoni, ieri me ne sono dimenticata, chiedo alla fruttivendola se sono trattati o se posso utilizzare la buccia, lei mi risponde che vengono dall’Argentina! No comment, se no parto con un’altra delle mie filippiche…, dico solo ma la Sicilia è proprio così lontana?!?!?! 
Dietro al Monte Capanne incombe ancora qualche nuvolone, ma le previsioni danno vento da ovest, dovrebbe contribuire a spazzarle via. 
Verso le 10:35 lasciamo il pontile e ci dirigiamo verso est, con pochissimo vento in poppa che per un po’ ci permette di andare a vela, ma proprio poco poco. Arriviamo a Fetovaia dove ci affacciamo sperando di poterci fermare, ma ci sono sempre troppe barche per i nostri gusti, quindi continuiamo e arriviamo a Seccheto, dove diamo àncora ma c’è ora una quindicina di nodi di vento che rendono l’aria troppo fredda, è settembre… nonostante sia ora di pranzo decidiamo di salpare e trovare una baia più riparata, sfruttando questi 15 nodi per fare una bella veleggiata con il solo genoa a riva.
Capo Poro - Isola d'Elba
le suggestive scogliere di Capo Poro - Isola d'Elba
Passiamo davanti a Capo Poro, in vista di Marina di Campo e decidiamo di fermarci nella piccola e riservata Cala Galenzana.
Cala Galenzana - Isola d'Elba
Cala Galenzana - Isola d'Elba
Cala Galenzana - Isola d'Elba
Cala Galenzana - Isola d'Elba
Questa baia si trova tra punta Bardella e la Torre di Marina di Campo e ha una piccola spiaggia circondata da pinete, leccete e macchia alta, e dei vecchi terrazzamenti sicuramente un tempo coltivati e ora inselvatichiti. Una particolarità è che la spiaggia, fin dall’epoca etrusca in cui l’Elba era sfruttata per i suoi giacimenti ferrosi, era sede di fornaci che permettevano di fondere il materiale ferroso in loco, prima del trasporto via mare. Nonostante la zona di Marina di Campo non fosse ricca di minerale ferroso, questa zona era stata scelta perché era ricca di boschi e quindi di legna da ardere; e dato che per ogni fusione erano necessari quintali di legna per raggiungere il punto di fusione del materiale ferroso, preferivano trasportare quest’ultimo vicino ai boschi, per poi effettuarne la riduzione e trasportare il ferro che ne derivava, molto più concentrato rispetto al minerale ferroso estratto. Su diversi punti della spiaggia sono ancora oggi ben visibili i segni di questa trasformazione, con numerosi frammenti di residui di colata, che somigliano a sassi levigati del colore del ferro, tra il marrone scuro ed il nero.
Torre di Marina di Campo - Isola d'Elba
Torre di Marina di Campo - Isola d'Elba
Sullo sperone di roccia opposto c’è la Torre di Marina di Campo che chiude a ovest la baia. La struttura è simile a quella della Torre di Marciana Marina con la differenza che qui la scalinata è staccata dal corpo della torre ed è unita all'ingresso da un caratteristico ponticello. La costruzione è risalente al 1595, ed è una di quelle difese approntate in seguito alle devastanti scorrerie turco-francesi di Barbarossa e Dragut, della metà del Cinquecento, anche se questa terra in particolare ebbe sempre un'esclusiva funzione di vigilanza, e di rado di difesa. Nel 1901 divenne sede di un fanale, e passò di pertinenza alla marina militare, com'è tutt’oggi, motivo per cui non è visitabile.

Arrivando notiamo che il fondo è misto tra sabbia e roccia e allora per non perdere l’ancora leghiamo al diamante dell'àncora (la parte triangolare a punta) una cima (la greppia) e un piccolo parabordo che faccia da grippiale, ovvero un galleggiante; questo accorgimento servirà da aiuto a spedare in caso l’àncora dovesse incagliarsi.
il grippiale
il grippiale
Per farvi meglio capire si tratta di questo sistema
grippia e grippiale
grippia e grippiale ph credit Centro Italia Vela Roma
Verso le 16:30 decidiamo di fare un giretto sulla spiaggia per vedere da vicino i residui di colata della lavorazione del minerale ferroso, quindi il Capitano prepara il DE TOPI
La batteria che alimenta il suo piccolo motore elettrico viene ricaricata attaccandola alla batteria principale del motore di Maramea, quando la prende per trasferirla sul DE TOPI la batteria del motore di Maramea va in corto!!!! 
Aaargh! Questo non va bene per niente!!! Provate ad immaginare una barca di 16 metri che pesa circa 17 tonnellate senza motore… 
Allora il Capitano si cala nella sala macchine, toglie la batteria in corto, la sostituisce con quella fin ora usata sul DE TOPI, collega l’alternatore e fa una prova: il motore di Maramea parte! Fiuuu… tiriamo un sospiro di sollievo, ma siamo anche consapevoli che questo fatto decreta la definitiva resa: il DE TOPI non si può più usare senza batteria! Anzi probabilmente questo attacca e stacca per alimentarla è proprio quello ha dato noia alla batteria principale e l’ha fatta andare in corto.
Niente più giratine a terra. Per fare cambusa dovremo fare delle soste in transito in qualche porto.
Il problema sarà far passare un po’ di tempo in modo diverso alla MiniMozza; io e il Capitano riusciamo a stare tranquillamente a leggere o a goderci semplicemente il non-fare-niente guardando il mare, ma lei no! Ha 9 anni di energia da sfogare! Troveremo una soluzione anche per questo.
Dopo questo “incidente” ci spostiamo verso nord est, nella baia di Marina di Campo; ci sono ancora 10/13 nodi di vento e qui a Cala Galenzana siamo troppo vicini agli scogli, non ci si può passare la notte.
Durante la serata il vento pian piano cala a 8/9 nodi… non c’è onda che entra di traverso, la prospettiva è una notte tranquilla.
^_^