mercoledì 29 gennaio 2014

* Cipolla: fantastica alleata contro la tosse!

Nonostante, come detto nel post precedente, la mia macchina fotografica sia defunta posso ancora scrivere qualcosa, perché qualche giorno fa ho scattato alcune foto con l'intenzione di condividere i rimedi che uso per contrastare uno dei malanni più noiosi dell'inverno: la tosse!
Ho scoperto le proprietà e i diversi usi della cipolla come alleata anni fa, leggendo più di un post di Sonia sul Pasto Nudo, e ho trovato suggerimenti anche tra i commenti dei suoi lettori.
Per cui da allora, quando qualcuno in casa ha la tosse ecco cosa preparo con le cipolle, che per questo motivo ho sempre in grande scorta!

Sciroppo di cipolla e miele

Occorre: una cipolla grossa (io uso di solito quelle rosse o quelle ramate), miele di tiglio o di eucalipto. 

Si priva la cipolla delle bucce secche (non le buttate via che serviranno a preparare un'altra cosa!), si taglia la cipolla a fettine non troppo sottili altrimenti non le maneggiate più, si spalma un cucchiaino di miele tra una fettina e l'altra, si ricompone la cipolla infilzandola con uno spiedino di legno e si lascia in sospensione su una tazza appoggiata ad un colino, per 18/24 ore. Il liquido che colerà nella tazza è lo sciroppo.


Nella foto si può notare che ho usato due cipolle perché erano abbastanza piccole, e da una sola sarebbe venuto fuori pochissimo sciroppo.


Con le cipolle ramate, come quelle che ho usato io, si ottiene uno sciroppo dal colore dorato, con quelle rosse sarà invece di un bel color granato.
Si conserva in frigo, per una settimana, e si può assumere a cucchiai, quanto se ne vuole; di solito io alla Gnoma ne do un paio di cucchiaini da the alla volta, le piace molto e spesso è proprio lei a chiedermelo.

Tisana di bucce di cipolla

Con le bucce secche della cipolla, che potrete conservare ogni volta che vi capita di usare le cipolle in cucina conservandole in un sacchetto di carta, si prepara invece una fantastica tisana decongestionante.
E' molto semplice: basterà mettere a bollire 150 gr di acqua, quando bolle spegnere il fuoco e lasciarvi in infusione, coperto, l'involucro secco, ben lavato, di una cipolla. Quando la temperatura della tisana sarà scesa sotto i 45° (cioè quando si potrà mettere un dito nell'acqua senza ustionarsi), si dolcificherà con un cucchiaino di miele di eucalipto; è importante aspettare che la tisana si raffreddi perché sopra i 45° il miele perde le sue proprietà.
In genere io faccio il decotto, che a regola dovrebbe essere ancora più efficace, cioè lascio bollire la buccia 10 minuti nell'acqua, risulta un po' più amaro, ma con il miele il gusto si riequilibra.

Ma non finisce qui!!!
Quando la tosse disturba il sonno nostro o della Gnoma metto una cipolla tagliata a metà sotto il letto (o sul comodino), e faccio la stessa cosa quando qualcuno di noi ha il naso chiuso: le esalazioni del fantastico ortaggio liberano il naso e calmano la tosse. Provato innumerevoli volte, non mi ha mai deluso, in caso di tosse molto forte, basta aumentare il numero di cipolle. L'unico neo è che il giorno dopo la cipolla utilizzata sarà da buttare, non potrà essere utilizzata nemmeno per cucinare perché - pare - sviluppi delle tossine restando esposta all'aria.

Per finire vi consiglio di dare un'occhiata a quest'altra ricetta di sciroppo alla cipolla e salvia suggerita sempre dalla fantastica Sonia (grazie al cielo esiste!!!), non l'ho ancora mia provata, ma lo farò presto.

Insomma, rimedi naturali a costo contenuto, controindicati solo per i diabetici e per gli allergici al miele, per cui non resta che dire: W la CIPOLLA!!!

:o)


lunedì 27 gennaio 2014

* Tutorial: porta piante in macramé

A me piace avere le piante anche in casa, ma lo spazio non è moltissimo, per cui una soluzione è "appenderle". Mi sono sempre piaciuti i portavasi in macramè che, però, non solo non si trovano facilmente, ma quando si trovano costano un occhio della testa. 
"In fondo - mi sono detta - non sono che nodi, bisogna solo capire come farli..." e a questo punto, come al solito, la rete mi ha aiutata. Ho trovato un semplicissimo tutorial QUI
Ecco come si procede.
Vi servirà del filo di lana, o di cotone o di spago, un po' spesso; forbici; un ago da lana con la cruna larga; un anello di metallo; perline di legno o vetro nel caso vogliate aggiungerne qualcuna per decorarlo.

Si parte misurando 16 pezzi di filo lunghi 2 metri, si piegano a metà - in modo da ottenere 32 fili lunghi 1 metro - e si fanno scorrere attraverso l'anello di metallo nel punto della piega.


Si avvolge un altro pezzo di filo attorno, in modo da fermare i fili, per qualche centimetro, lo si fa passare sotto con l'aiuto di un ago, lo si fissa e si taglia in modo che il capo resti nascosto.

A questo punto si separano i fili in 4 gruppi da 8 e si comincia ad annodare ogni gruppo a una distanza di 25/30 cm dall'anello. 



Ora si devono dividere a metà i gruppi annodati e annodarli insieme alla metà del gruppo successivo, creando 4 nuovi gruppi di 8 fili a circa 15/20 cm di distanza dal nodo precedente.

Bisogna poi continuare ripetendo questo procedimento ancora due volte alla distanza di circa 10 cm dal nodo precedente.

Alla fine ci saranno 4 file di nodi prima dell'ultimo grosso nodo finale che raccoglierà tutti i fili insieme.


Volendo si potranno aggiungere delle perline di legno o vetro lungo i fili man mano che si annodano, oppure sotto, lungo i fili che fuoriusciranno dal nodo finale.

Ora non resta che inserire con attenzione il vaso prescelto nel portavaso e appenderlo dove volete!!

Io ne ho fatti due: uno è quello che vedete fotografato passo passo, l'altro è invece realizzato con lo spago. 
Avrei voluto farvi vedere anche quest'ultimo e la pianta appesa, ma dovrete aspettare: la macchina fotografica è defunta (ahimé!!!), le foto che illustrano il tutorial le avevo fatte quest'estate... [segno che avevo tutta l'intenzione di tornare!!!].

A proposito della macchina fotografica defunta, dal momento che non posso più scattare foto, mi sa che non potrò scrivere per un po'... almeno finchè non troverò una sostituta, temporanea o fissa che sia...
Abbiate, ancora una volta, pazienza, e magari intanto provate a fare il vostro portavaso!

:o)
EDIT del 14.02.2014
QUI le foto del portapiante appeso!

lunedì 20 gennaio 2014

* Nera di Malasorte - Marco Della Croce

Lo sto ancora leggendo, e mi sta piacendo. 

1969.
E' un giallo, ma sullo sfondo c'è l'aria di rinnovamento e di ribellione di "[...] quei ragazzi senza armi, né padroni, convinti che solo la pace e la fratellanza avrebbero salvato il mondo. Andavano alla rivoluzione vestiti di stracci, con una chitarra al collo e col sorriso sulle labbra. Per loro non c'erano dubbi: di lì a poco sarebbe nata una nuova società [...]".

Anche il protagonista, il trentatreenne comissario Sbrana dice di sé "[...] sentivo di essere alla vigilia di una trasformazione epocale. Il movimento diventava ogni giorno più forte, ideali come l'amore, la libertà, la cultura, la pace, luguaglianza, la solidarietà, dilagavano a macchia d'olio in tutti gli strati della società. [...] milioni di studenti e di lavoratori portavano in piazza la loro voglia di un mondo diverso. [...] I concetti stessi di scuola, musica, lavoro, cultura, scienza, politica, filosofia, e perfino del diritto erano sul punto di essere ridefiniti, mentre la retorica della guerra, per la prima volta nella storia dell'uomo, si svuotava di ogni significato positivo. [...] La valanga non poteva essere più fermata."

Mentre leggevo queste righe, ripensando alla situazione di oggi, al momento storico che stiamo vivendo mi sono chiesta :-"Ma che ne è stato di quella valanga? dove sono finiti quegli ideali? possibile che siano stati solo una meteora disintegrata dall'atmosfera letale dei successivi anni '80 e '90?"-

Poco più avanti, nel libro c'è espresso un altro pensiero che mi ha fatto riflettere e capire cosa è successo nel frattempo... abbiamo smesso di partecipare, di riflettere, di essere i veri protagonisti delle nostre esistenze.
Questo è il passo:
"[...]
- i padroni del vapore non sono il nostro vero nemico [...] c'è qualcuno di più pericoloso. 
- Chi? 
- Noi stessi. Noi con le nostre indecisioni e il vizio infantile di dare sempre la colpa agli altri, alla sfortuna, al destino infame delle nostre sconfitte, dei nostri fallimenti e delle nostre paure. Dobbiamo imparare a lottare in prima persona senza cedere alla tentazione di delegare e, tantomeno, di derogare. Noi - e solo noi - siamo i protagonisti della nostra vita. Se vogliamo un mondo più giusto, senza guerre e senza ingiustizie, dobbiamo guardarci dentro e provare a cambiare.[...]"

Io credo che sia prprio ora di farlo. Riprendere le nostre vite in mano, partecipare, smettere di delegare, di voltare la faccia dall'altra parte e tirare avanti senza farci domande, lasciandoci semplicemente respirare, che è diverso da vivere.

Bisogna farlo.
Per noi e per i nostri figli.

mercoledì 15 gennaio 2014

* prima l'uovo o la gallina? prima il Pollaio!!!

Da diverso tempo pensavamo di prendere un paio di galline. Ma per avere delle galline ci voleva un pollaio, e non un pollaio qualsiasi, ma qualcosa che permettesse di tenerle al riparo da donnole, volpi e faine che bazzicano da queste parti durante la notte. Questi predatori in genere scavano delle buche per passare sotto alle reti di recinzione e fanno piazza pulita dei pennuti. 
Avevamo due alternative: scavare il terreno tutt'intorno alla zona dove sarebbe stato collocato il pollaio e fare delle protezioni di cemento o mettere delle reti interrate, oppure costruire un pollaio sollevato dal terreno che potesse essere chiuso durante la notte. 
Così l'alacre Capitano si è messo in moto: un tot di giorni a girellare in rete per capire come è fatto un pollaio, un tot di giorni a progettare IL POLLAIO, vale a dire l'elaborazione di quanto osservato in rete [costano un occhio della testa!!], mancava il legno... e qui ci è venuto in soccorso il caos: una serie di pannelli in fibra di legno (OSB) buttati via da qualcuno...

I primi di luglio è cominciata la costruzione che, come tutte le "grandi opere" ha proceduto con calma. Nei primi tempi è stata spesso eletta a luogo di gioco della Gnoma, che ci ha fatto la sua "stazione del pollaio".


Pian piano i lavori sono andati avanti, ed è stata scelta la tinta... chi indovina di che colore è stato dipinto? 


Non era difficile, vero? siamo prevedibili, lo so...

A fine mese era pronto, con tanto di rete di recinzione.

Un'albergo a cinque stelle per galline...

... con "buffet on demand": basta montare sulla pedana, et voilà, il pranzo è servito!


L'impresa più difficile però non è stata costruire il pollaio, come si potrebbe pensare, ma riuscire ad avere le galline!!!
Eravamo decisi a prendere galline di razza autoctona: Livorno Bianca. Avevamo anche individuato un allevamento all'aperto in purezza ad uso didattico dell'Università di Pisa, difficilissimo però riuscire a parlare con la responsabile per acquistarne due.
Tuttavia dalla difficoltà è nata poi un'opportunità di miglioramento, perché costretti ad aspettare per portare a casa le ospiti ovaiole, si è ragionato su un dettaglio che non era di poca importanza: chi avrebbe chiuso al tramonto la porticina a ghigliottina del pollaio? e, soprattutto, chi l'avrebbe aperta all'alba tutti i giorni?


A questo punto il cervellino del Capitano si è rimesso in moto, ha ricominciato a spulciare in rete, a studiare, fino ad arrivare a costruire un motorino alimentato da un piccolo pannello fotovoltaico dismesso dalla Filibusta posizionato sul tetto del pollaio, e azionato con l'impulso di un crepuscolare!!! semplice e geniale!
La porticina si apre e si chiude da sola, seguendo il corso del sole...
Nel frattempo si era arrivati a settembre, tutto era pronto mancavano solo le illustre ospiti, ma non si riusciva a contattare l'allevamento, quando ci si riusciva mancava la responsabile, quando c'era la responsabile non potevamo andare noi... insomma la faccenda cominciava a diventare più lunga del viaggio di Ulisse per il mar Egeo.
Ma, chi la dura la vince!! ai primi di dicembre, finalmente, siamo riusciti a portare a casa Cesira e Cocca, come ha voluto chiamarle la Gnoma.


Durante la prima settimana non sono mai uscite dalla casina, hanno avuto bisogno di ambientarsi e di prendere confidenza con noi e il nuovo ambiente.

Pian piano però si sono rilassate, e ora razzolano che  è un piacere.


E la prova che sono finalmente a proprio agio è che dall'epifania, a giorni alterni, ci regalano un bell'ovetto bianco come le loro piume!!



:o)

domenica 12 gennaio 2014

* nella nostra cucina - bigné arancia e cioccolato

Il primo dell'anno ci mancava un dolce per il pranzo. Parlandone con il Capitano lui ha espresso un desiderio: i bigné.
Io non li avevo mai fatti prima, ma lo amo!! e mi sono cimentata. Il risultato è stato eccellente!


Dosi per circa 40/44 bigné

Per i BIGNÉ - PASTA CHOUX
250 ml d'acqua
100 gr di burro
150 gr di farina
4 uova intere
un pizzico di sale
un cucchiaino da the di zucchero
la buccia grattata di un limone

Per il RIPIENO
500 ml d'acqua
200 gr di zucchero di canna
60 gr di maizena
2 tuorli
50 gr di burro
2 arance spremute
la buccia grattugiata di 4 arance

Per la COPERTURA
100 gr di cioccolato fondente

i BIGNÉ
Ho messo l'acqua sul fuoco in una pentola con il burro, lo zucchero e il sale. Appena raggiunto il bollore ho spento il fuoco e ci ho buttato la farina tutta in una volta mescolando velocemente. Ben presto si è formata una palla che si è staccata dalle pareti della pentola, ho riacceso il fuoco continuando a mescolare con energia finché non ho sentito uno sfrigolio, segno che la pasta era pronta. L'ho versata su un piatto, l'ho schiacciata formando un disco e l'ho lasciata raffreddare bene.
Una volta raffreddata l'ho messa nell'impastatrice e alla velocità minima ho aggiunto un uovo alla volta, aspettando che il precedente fosse ben inglobato all'impasto prima di aggiungere il successivo, poi ho aggiunto la scorza di limone grattugiata e ho lasciato l'impasto riposare al fresco per un'ora circa.
Trascorso il tempo di riposo necessario ho scaldato il forno a 180° e, aiutandomi con due cucchiaini, ho formato dei mucchietti della grandezza di una noce che ho fatto cadere su una placca rivestita di carta forno. Li ho cotti per circa 30 minuti, li ho sfornati e lasciati raffreddare.

il RIPIENO
Conviene preparare questa crema durante il riposo della pasta choux, in modo che si raffreddi prima di essere usata. 
Ho sbattuto velocemente i tuorli con lo zucchero in un pentolino, poi ho aggiunto la maizena setacciata e la buccia delle 4 arance. Poi ho versato a filo l'acqua a temperatura ambiente, mescolando continuamente, in modo da evitare che si formassero grumi. Ho messo il pentolino su fuoco bassissimo, ho aggiunto il burro tagliato a tocchetti e mescolato finché non si è rappresa (ci vorranno circa 10/15 minuti). L'ho lasciata raffreddare e una volta fredda ho incorporato il succo di 2 arance. [Questa crema può essere preparata anche il giorno prima e conservata in frigo].

ASSEMBLAMENTO
Ho riempito i bigné con la crema usando una siringa da pasticcere con il beccuccio stretto e lungo con il quale ho fatto un piccolo buco sul fondo di ogni pasticcino, poi ho fatto fondere il cioccolato a bagnomaria e ci ho bagnato la parte superiore dei bigné...
Et voilà, il gioco, anzi il bigné, è fatto!!
Non li abbiamo finiti (incredibile ma vero, anche se erano buonissimi) e si sono mantenuti in frigo molto bene per i due giorni successivi.

:o)

giovedì 9 gennaio 2014

* I libri letti nel 2013

Come già fatto per il 2011 e per il 2012, ecco l'elenco dei libri letti nel 2013, in ordine rigorosamente
sparso.
I preferiti, così di getto: "L'uomo che piantava gli alberi", "Cecità", "Esche vive", "Il vero è un momento del falso", "Storia di un corpo", "Marinai perduti", "Suite francese".
  • Amori che non sanno stare al mondo - Francesca Comencini
  • La bambina dai capelli di polvere e vento - Laura Bonalumi
  • Hachiko - Lesléa Newma
  • Quando l'amore non basta - Sergio Assisi
  • Le ceneri di Angela - Frank McCourt
  • Pesca al salmone nello Yemen  - Paul Torday
  • Il tuttomio - Andrea Camilleri
  • Il sorriso di Angelica - Andrea Camilleri
  • La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta - Andrea, Camilleri
  • Una lama di luce - Andrea Camilleri
  • Lucy - Cristina Comencini
  • Il patto dei Labrador - Matt Haig
  • Il profumo delle foglie di limone - Clara Sanchez
  • L'uomo che piantava gli alberi - Jean Giono
  • Il filosofo di via del Bollo - Gianni Simoni
  • Pecoranera : un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura - Devis Bonanni
  • Cecità - José Saramago
  • Il club dei padri estinti - Matt Haig
  • Tutto ciò che abbiamo amato - Jim Crace
  • La collina del vento - Carmine Abate
  • Le luci nelle case degli altri - Chiara Gamberale
  • Nessuno si salva da solo - Margaret Mazzantini
  • Esche vive - Fabio Genovesi
  • Wok - Francesco Carofiglio
  • Il vero è un momento del falso - Lucia Etxebarria
  • I bambini indaco - Lee Carroll, Jan Tober
  • Io e Te - Niccolò Ammaniti
  • Il momento è delicato - Niccolò Ammaniti
  • Marinai perduti - Jean-Claude Izzo
  • Agrò e la deliziosa vedova Carpino - Domenico Cacopardo
  • Dentro - Sandro Bonvissuto
  • Storia di un corpo - Daniel Pennac 
  • La cena degli addii - Ito Ogawa
  • Il diario di velluto cremisi - Sarah Jio
  • Il ristorante dell'amore ritrovato - Ito Ogawa
  • Il silenzio dell'onda - Gianrico Carofiglio
  • Il bambino senza nome - Mark Kurzem
  • Hotel del ritorno alla natura - Georges Simenon
  • L'amico immaginario - Mattew Dicks
  • Le prime luci del mattino - Fabio Volo
  • Suite francese - Irène Némirowsky
  • Un calcio in bocca fa miracoli - Marco Presta
  • Un mattino d'ottobre - Gianni Simoni
  • Novelle per un anno (versione integrale) - Luigi Pirandello

martedì 7 gennaio 2014

* nella nostra cucina - Crostata di ricotta bicolore

Ecco, come promesso, la ricetta della crostata preparata per il pranzo di Natale.
E' una ricetta trovata molti anni fa su un numero della "Cucina Italiana".


Le dosi sono per una crostata di circa 26 cm di diametro.

Per la PASTAFROLLA:
250 gr di farina
130 gr di burro
100 gr di zucchero di canna
1 tuorlo
2 cucchiai di succo di limone
la scorza grattata di 1 limone
1 pizzico di sale

Per il RIPIENO:
500 gr di ricotta fresca (io uso quella di pecora)
150 gr di cioccolato fondente al 70%
120 gr di panna fresca
50 gr di zucchero di canna
1 cucchiaino di rum (io non lo usato per via della Gnoma)

PASTAFROLLA
In una ciotola capiente ho lavorato lo zucchero, il sale, la scorza grattugiata del limone e il burro appena tolto dal frigorifero e tagliato a pezzettini schiacciandolo con una forchetta, poi ho aggiunto il tuorlo e dopo averlo amalgamato un po' con il resto ho aggiunto il succo di limone e la farina setacciata, continuando ad usare la forchetta per mescolare gli ingredienti; solo alla fine ho usato le mani per compattare la pasta, ho formato un disco l'ho avvolto nella pellicola trasparente e l'ho messa in frigo su un piatto per circa mezz'ora.
Non lavoratela troppo, teme il caldo delle mani.

RIPIENO
Ho diviso la ricotta in due parti non eguali, vale a dire 220 gr e 280 gr. Ai 280 gr ho mescolato lo zucchero di canna ridotto in polvere con il minipimer, e 60 gr di panna. Ho fatto fondere a bagnomaria il cioccolato e l'ho aggiunto ai 220 gr di ricotta e agli altri 60 gr di panna (chi lo desiderasse può aggiungere a questa crema il cucchiaino di rum). In conclusione la ricotta per la crema bianca deve essere un po' di più di quella per la crema nera.

ASSEMBLAMENTO
Ho tolto la pastafrolla dal frigo una decina di minuti prima di stenderla, in modo che si ammorbidisse. Ne ho tenuto da parte una piccola porzione per fare le decorazioni e su un foglio carta forno, che ho usato per rivestire la teglia (26 cm di diametro), ho adagiato il resto, ci ho steso su la pellicola trasparente che avevo usato per avvolgerla prima e l'ho stesa con il mattarello. In questo modo si evita che la pastafrolla si attacchi sul piano di lavoro o al mattarello, e si evita anche di aggiungere farina perché, appunto, non si attacchi, cosa che pregiudica la friabilità della pastafrolla una volta cotta. Ho steso la pastafrolla dell'altezza di circa mezzo centimetro e con tutta la carta forno l'ho trasferita nella teglia facendo in modo da formare un po' di bordo, che poi ho rifinito con una rotella.


Ho distribuito la crema di ricotta e cioccolato sul fondo di pastafrolla in modo uniforme.


Poi su questo strato ho distribuito la crema di ricotta e panna.


Sullo strato di crema bianca ho distribuito delle stelle di diverse dimensioni ritagliate nella pastafrolla tenuta da parte [i fini osservatori noteranno che tra le stelle c'è anche un altro paio di "cose" ehehe]; naturalmente in questa fase ognuno può sbizzarrirsi come preferisce, anche facendo la classica griglia.
L'ho messa in forno a 190° per 40/45 minuti circa, comunque finché la pastafrolla è risultata dorata, l'ho lasciata raffreddare bene prima di servirla.

:o)

sabato 4 gennaio 2014

* del perché sono sparita

E' ora di svelare il mistero della mia scomparsa dalla rete per qualche mese. 
Una serie di circostanze fortuite mi hanno coinvolta in un'attività frenetica che, mio malgrado, mi ha lasciata senza fiato e senza più tempo da dedicare al blog.
Tutto ha avuto origine da qualche "ciao, buongiorno" e qualche chiacchiera scambiata davanti all'ingresso dell'asilo della Gnoma, con la mamma di un suo compagno, con la quale è presto nata una simpatia istintiva. Lei è una sarta sopraffina, e quando ha scoperto che anche io so cucire e lavorare all'uncinetto mi ha chiesto se fossi interessata a fare qualcosa insieme, magari partecipando ad un mercatino artigiano che si sarebbe tenuto nel centro del nostro comune il 6 di agosto. 
Mi son detta: -"Perché non provare?"- e da lì sono stata travolta da un turbine, inframmezzato da 15 giorni passati al mare con la nonna del sud. 
Abbiamo lavorato tantissimo per preparare gli articoli da proporre in occasione del mercatino e contestualmente abbiamo realizzato una sorta di marchio e allestito un shop on line su DaWanda, lo stesso portale che ospita lo shop verDi&bLu.
Il nuovo shop si chiama MiVà, un semplicissimo acronimo composto dalle iniziali dei nostri nomi (Mihaela e Valeria), e propone articoli in panno, feltro e uncinetto, dalle mollette per i capelli ai sottobicchieri, fermaporte, borse, cappelli, pupazzi...


La data fatidica - un solo pomeriggio/sera dalle 15:00 alle 23:00 del 6 agosto scorso - ha visto il nostro timido esordio come artigiane occasionali di opere d'ingegno, in tandem, alla prima esperienza.
Ecco il nostro primo "banchetto".


Poi ci siamo prese una pausa. Nel frattempo è iniziato l'asilo dei pargoli, siamo state elette rappresentante (lei) e vice (io) di classe, e mentre entravamo nel vortice delle riunioni di classe e di intersezione, nei laboratori con i bambini e con i genitori, abbiamo anche cominciato a pensare al Natale e al prossimo appuntamento previsto nel nostro comune per il mercatino artigiano.
E sotto a lavorare di nuovo.
Nel mese di dicembre abbiamo partecipato a due mercatini, uno durato un pomeriggio, con un vento gelido che forse veniva dall'Antartide, e un altro che ci ha viste impegnate dalla mattina alle 8:30, fino alle 19:30 circa, anche se la manifestazione vera e propria si è svolta a partire dal dopo pranzo.

Ecco il "banchetto" versione natalizia.



Il bilancio, già risultato magro la prima volta, tra fatica e - in queste ultime due occasioni invernali - patimento del freddo, è stato drammatico. Non incontriamo il gusto locale!!!  e di questo ne siamo più che certe, perché è vero che c'è la crisi e la gente non ha molti quattrini da spendere in cose di cui si può fare anche a meno, ma abbiamo visto comprare dei manufatti dal costo a volte superiore a quello dei nostri oggetti, di un gusto - a nostro parere, s'intende - orripilante.
Che fare? 
Bisognerebbe riuscire a partecipare a qualche manifestazione cittadina - a Pisa o a Livorno - o in località di richiamo turistico maggiore, dove ci sia un pubblico più eterogeneo, però non è semplice entrare nel "circuito mercatini", in genere gestito da associazioni che privilegiano - giustamente - chi fa questo per mestiere e non occasionalmente come noi, e gli iscritti di vecchia data.
Al momento, per quanto ci riguarda, il gioco non vale la candela, per cui abbiamo deciso di dedicarci solo allo shop on line.
Io in questi mesi ho trascurato totalmente lo shop di verDi&bLu, cosa a cui ho intenzione di mettere riparo immediatamente, il resto si vedrà, e poi come si dice? "Chi non risica, non rosica"!!



mercoledì 1 gennaio 2014