Visualizzazione post con etichetta cetacei. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cetacei. Mostra tutti i post

venerdì 26 giugno 2020

Torniamo a navigare. Da Marina di Ragusa a Siracusa.

A metà di maggio abbiamo cominciato a pianificare la nostra partenza, e dato che l'autoclave che distribuisce l'acqua dolce a tutta la barca, ormai vecchissima, dava evidenti segni di cedimento ne abbiamo ordinata una nuova, su un sito di forniture nautiche che dichiarava di averle in magazzino. Dopo 10 giorni di attesa vana abbiamo scoperto che la dicitura "disponibile" non era che un acchiappacitrulli, perché non era per niente disponibile e a loro volta dovevano ordinarla non si sa dove, per cui abbiamo annullato l'ordine. Dopo un'ulteriore ricerca e un contatto telefonico con un altro fornitore ne abbiamo trovata un'altra che ci hanno spedito subito, ma ormai eravamo al 28 maggio, un giovedì, e i primi di giugno dovevamo necessariamente lasciare il nostro ormeggio nel porto di Marina di Ragusa. Speravamo di averla per il lunedì successivo, 1 giugno, ma non avevamo considerato che il giorno dopo, 2 giugno è FESTA! Così all'alba del 3 giugno, giorno in cui avevamo stabilito di partire, l'autoclave non era in nostro possesso.
Alla fine avevamo deciso di aspettare fino all'ora di pranzo e poi, anche senza autoclave saremmo partiti lo stesso, visto che per il giorno dopo era previsto un vento non favorevole alla navigazione che ci aspettava verso la prima tappa, Portopalo, ma ottimo per navigare da Portopalo verso Siracusa, nostra meta finale. Per l'autoclave avremmo trovato una soluzione, magari prenotando un corriere che la ritirasse a Marina di Ragusa e lo recapitasse a Siracusa presso qualche negoziante compiacente.
Abbiamo lavorato con tutta la nostra energia attrattiva possibile, ripetendo all'infinito "arriva... arriva... arriva...", e quando alle 12:45 ci eravamo dati quasi per vinti abbiamo visto spuntare all'orizzonte il furgone tanto atteso! l'autoclave era a bordo!!
Il NormalCapitano l'ha montata e alle 14:40 in punto abbiamo mollato gli ormeggi, circa un'ora dopo di Luna Blu e il suo equipaggio, Laurent, Lucile e Nino, che come noi avevano in programma una prima sosta a Portopalo per poi proseguire verso Siracusa.
Maramea lascia Marina di Ragusa
Maramea lascia Marina di Ragusa (©Marta)
Marta, un'amica che lavora con la Protezione Civile, ci ha scattato queste belle foto dalla torretta all'ingresso del porto.
Maramea lascia Marina di Ragusa
Maramea lascia Marina di Ragusa (©Marta)
Appena usciti dal porto, nello svolgere la randa ci siamo accorti che qualcosa non andava: il motore dell'avvolgibile non funzionava, niente randa.  Abbiamo messo a riva la mezzana e il genoa e finché c'è stato un po' di vento siamo riusciti a procedere senza dover accendere il motore.  La navigazione fino a Portopalo è proseguita tranquilla, a parte qualche episodio di vomito di Kiba, che era alla sua prima vera uscita e alla quale avevamo lasciato incautamente la ciotola dell'acqua piena: ha bevuto e dunque ha vomitato, ma una volta liberato lo stomaco è stata bene.
Kiba riposa a Portopalo
Kiba riposa a Portopalo
Siamo arrivati a Portopalo intorno alle 19:30 e la prima cosa che abbiamo fatto è stata portarla a terra per una bella sgambata.

Il giorno dopo, durante la passeggiata mattutina di Kiba sulla spiaggia in fondo alla baia, Marco si è imbattuto in una enorme testa di pesce rinsecchita dal sole, probabilmente una grossa cernia, oltre a quintalate di plastica, tra cui tantissimi guanti di lattice e mascherine; non bastavano gli altri rifiuti, ora c'è da fare i conti anche con quelli da "virus"!
Cernia spiaggiata
La cernia spiaggiata

Cernia spiaggiata
La cernia spiaggiata

Verso le 11:00 ci siamo mossi alla volta di Siracusa, con un bel vento alle spalle che ci ha concesso una bellissima navigazione sino alla meta. Poco dopo di noi ha mollato gli ormeggi anche Luna Blu, che ci ha raggiunti in non molto tempo, guardate come è bella con il suo jennaker giallo.
Luna Blu
Luna Blu
Kiba durante questa seconda giornata è stata benissimo, serena e giocosa.
NormalCapitano e Saltydog
NormalCapitano e Saltydog

la faccia salata è bella saporita!
La faccia salata è bella saporita!
Superata l'Isola delle Correnti ed entrati ufficialmente nella acque ioniche abbiamo avuto il più bello dei battesimi del mare: i delfini!! Un enorme banco di stenelle (Stenella coeruleoalba) che ci hanno accompagnati per oltre 45 minuti. Come sempre un'emozione! Kiba era incuriosita, ma più che affacciarsi a guardarli non ha fatto, noi eravamo parecchio più eccitati. 
Stenelle sulla prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sulla prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sulla prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sulla prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Questa volta oltre a fare le foto abbiamo girato anche dei bellissimi video subacquei con una piccola camera munita di custodia stagna, attaccata al mezzo marinaio immerso sotto la prua. Per poterveli mostrare dovremmo montarli così da eliminare le parti inutili, per ora "accontentatevi" di qualche fotogramma:
Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Magia, vero?
^_^

domenica 8 settembre 2019

12-13-14 agosto, i delfini comuni e Malta

Lunedì 12 agosto 2019
Alle 7:30 salpiamo l'àncora e lasciamo Portopalo di Capo Passero, purtroppo senza vento.
Il mare è una tavola, le condizioni sono ottimali per scorgere i delfini. A turno ci mettiamo seduti sul pulpito di prua a guardare l'orizzonte. Sfilano sotto la prua piccoli ctenofori e ogni tanto qualche pesce volante schizza fuori dall'acqua e fa lunghi voli sfiorando la superficie. Mentre sono sotto il sole in osservazione, verso le 12:00 scorgo qualcosa; il tempo di avvicinarla e capisco cos'è: una testuggine!!! una Caretta caretta, ma non faccio a tempo a fotografarla, mentre corro a prendere la macchina fotografica lei decide di immergersi e ciao ciao tartaruga! Ma è stato bello vederla e, in ogni caso, le sorprese non sono finite. Dopo poco più di un'ora... DELFINI!!! che bello, due volte in due giorni!!!
Delfini comuni (Delphinus delphi) ©Valeriaderiso
Delfini comuni (Delphinus delphi)
E la cosa ancora più straordinaria è che stavolta sono delfini comuni (Delphinus delphi), rari da incontrare a dispetto del loro nome, e che ancora non avevamo mai visto! Sono tantissimi... e io, come avviene sempre quando li incontriamo, vado nel pallone; la conseguenza è che spesso non riesco a ritrarli come mi piacerebbe.
Delfini comuni (Delphinus delphi) ©Valeriaderiso
Delfini comuni (Delphinus delphi)
Delfini comuni (Delphinus delphi) ©Valeriaderiso
Delfini comuni (Delphinus delphi)
Stavolta ho fatto tre video sconclusionati, ma li pubblico lo stesso.
Alle 13:30 finalmente riusciamo a spegnere il motore, abbiamo 6.5 nodi di bolina e facciamo circa 4.2 nodi, per circa 5 ore e mezza. Alle 18:00 riaccendiamo il motore perché il vento cala, e dopo mezz'ora, dopo aver chiesto l'autorizzazione al VTS maltese, siamo all'àncora a Mellieħa Bay.
Malta, Mellieħa Bay ©Valeriaderiso
Malta, Mellieħa Bay
Questa baia si trova a Nord dell'isola di Malta ed è conosciuta anche con il nome di Ghadira.
L’arcipelago delle Isole Calipsee - le cui tre isole principali sono Malta, Gozo e Comino - deve questo nome alla ninfa Calipso, che, secondo ciò che racconta Omero nell'Odissea, era figlia di Atlante e viveva sull'isola di Ogigia che pare corrisponda all'isola di Gozo.
Il nome Malta viene invece da "melita", miele; in epoca greco-romana l'isola era conosciuta infatti soprattutto per questo.
Il primo impatto è strano, non ci aspettavamo tanti palazzoni.
Sul promontorio svetta la Chiesa Parrocchiale di Mellieħa, peccato che sia affogata da questi moderni e anonimi palazzi-alveare. Sul fondo della baia c'è una spiaggia attrezzata e moltissime barche e barchette ai corpi morti, talmente tante che la spiaggia si vede appena. Inoltre sfrecciano moto d'acqua avanti e indietro e l'acqua ha un colore assai poco invitante.
Malta, Chiesa Parrocchiale di Mellieha ©Valeriaderiso
Malta, Chiesa Parrocchiale di Mellieha
Passeremo qui la notte e domani ci sposteremo da qualche altra parte. Vedremo nei prossimi giorni cosa ci riservano queste isole.

Martedì 13 e Mercoledì 14 agosto 2019
Alle 10:45 salpiamo a motore (ma il vento dov'è????).
C'è un grande via vai di barche, molte a motore, gommoni, e motoscafi che trainano le persone con il paracadute. La costa andando verso La Valletta è brutta, un susseguirsi senza soluzione di continuità di palazzoni anonimi del genere che c'era a Mellieħa, ma alti diversi piani in più.
Passiamo davanti alla Baia di San Paolo (San Pawl il-Baħar in maltese) dove secondo gli Atti degli Apostoli Paolo naufragò sugli scogli degli isolotti detti oggi isole di San Paolo.
Malta, Statua di San Paolo sull'omonima isola ©Valeriaderiso
Malta, Statua di San Paolo sull'omonima isola
A mezzogiorno entriamo a Marsamxett (letteralmente in maltese "porto [marsa] della spiaggia [xatt]", in italiano anche Marsamuscetto o Marsamusetto) il più settentrionale dei due porti naturali di La Valletta, separato da quello a sud (Porto Grande) dalla penisola di Siberras su cui sorge appunto La Valletta.
Malta, La Valletta lato nord ©Valeriaderiso
Malta, La Valletta lato nord
Dal lato opposto è visibile, su un isolotto prospiciente l'abitato di Gezira, il Forte Manoel costruito dai Cavalieri di Malta tra il 1723 ed il 1755 sotto il patronato del Gran Maestro portoghese António Manoel de Vilhena (da cui il nome).
Malta, Forte Manoel ©Valeriaderiso
Malta, Forte Manoel
La nostra intenzione era cercare un posto dove dare àncora, che fosse tranquillo abbastanza per poter scendere a terra con il tender e visitare La Valletta, ma non ne troviamo: nonostante ci sia molto spazio ci sono boe ovunque e non sapendo se siano utilizzabili o meno rinunciamo.
Malta, La Valletta lato nord ©Valeriaderiso
Malta, La Valletta lato nord
Malta, La Valletta lato nord ©Valeriaderiso
Malta, La Valletta lato nord
Usciamo dall'insenatura e proseguiamo.
Alle 14:00 arriviamo in una baia esposta a Sud-Est, St Thomas Bay, nella zona di Marsaxlokk (pronuncia marsa-sc-loch) in italiano anche Marsasloccao o Marsa Scirocco.
Malta, St. Thomas Bay, lato nord ©Valeriaderiso
Malta, St. Thomas Bay, lato nord
Malta, St. Thomas Bay, lato sud ©Valeriaderiso
Malta, St. Thomas Bay, lato sud
Siamo rimasti qui due giorni.
C'è soprattutto turismo locale. Le persone fanno il bagno prendendo il sole sulla roccia bianca che si sfarina in una sorta di polvere che sembra talco e che rende scivolosi i sassi sul fondo. Sotto le case, sul lato nord, le piattaforme naturali sono attrezzate di scalette e docce di acqua dolce, e c'è anche il servizio dei bagnini che controllano i bagnanti e segnalano con le apposite bandiere se è possibile fare il bagno.
Le persone si organizzano con delle tende a gazebo o con gli ombrelloni e qualcuno prepara anche il barbecue, trattenendosi fino a tarda ora. L'acqua è molto calda, il termometro della barca segna 26°, e anche fuori fa piuttosto caldo, così la maggior parte della gente passa ore a mollo nell'acqua, tutti con i cappelli in testa, a chiacchierare.
Altra cosa che abbiamo potuto osservare mentre eravamo qui (ma anche nei giorni successivi) è che i maltesi, che parlano una lingua stranissima e incomprensibile fatta di un misto di italiano, greco, arabo e inglese - l’unica lingua semitica al mondo scritta in alfabeto latino - hanno una passione smisurata per i fuochi d'artificio. Ne abbiamo visti (e sentiti) moltissimi, sparati a tutte le ore del giorno e della notte, alcuni molto molto belli.
Nonostante siamo nel fine settimana di Ferragosto non ci sono altre barche nella baia, fatta eccezione per qualche barca che ha passato qui la giornata per andare via al tramonto, in serata restiamo soli.
Durante la giornata del 14 agosto si è alzato pian piano il vento che si è mantenuto sui 15 nodi durante le ore diurne, per poi aumentare fino a 30 nodi. Abbiamo passato la notte del 14 agosto totalmente in bianco a causa del forte rollio dovuto alle onde che entravano nella baia.

... CONTINUA ---->

venerdì 6 settembre 2019

10-11 agosto, Siracusa - Fontane Bianche - Portopalo di Capo Passero (SR) e le Stenelle

Sabato 10 agosto 2019
Di primo mattino facciamo un'altra capatina a terra. Ho dimenticato di comprare l’aglio e ieri non abbiamo trovato pane da nessuna parte, prima di muoverci vogliamo prenderne un po'. Tornando dal mercato ne approfittiamo per fare un altro piccolo giro turistico, passando per la Porta Marina.
Siracusa, Ortigia - Porta Marina ©Valeriaderiso
Siracusa, Ortigia - Porta Marina
Questa è l'unica porta delle fortificazioni spagnole rimasta intatta dopo la demolizione delle mura avvenuta nella seconda metà dell'800.
La costruzione della Porta Marina avvenne in epoca quattrocentesca, ma l'aspetto attuale è dovuto ad un rifacimento avvenuto in epoca cinquecentesca, quando Siracusa passò sotto la dominazione dei Borboni. Ha resistito anche alla furia distruttrice del terremoto dell'11 gennaio 1693 conservando il suo aspetto originario fino ai giorni nostri. È caratterizzata da un arco d'accesso sormontato da una lavoratissima edicola di pietra traforata in ogni sua parte con elementi floreali. Sopra di essa vi è una sporgenza merlata utilizzata come postazione di guardia.
Inoltrandoci nei vicoli scoviamo un bellissimo negozio che vende solo pesci di tutti i tipi, FISH HOUSE ART, ha anche i pesci di "Pesce fresco" e del "Blu cammello" di Livorno!
Siracusa, Ortigia - Fish House Art ©Valeriaderiso
Siracusa, Ortigia - Fish House Art
Avrei comprato tutto e, come a volte succede quando ci si ritrova in un posto dove si comprerebbe qualsiasi cosa, non compro proprio niente, anche perché ora non è il momento per le spese superflue.
Cercando uno sportello bancomat ci imbattiamo in un'altra bellezza, la Fontana di Diana, la cui costruzione fu voluta dal Comune di Siracusa a seguito della creazione di Piazza Archimede nel 1878, e commissionata a Giulio Moschetti, che la realizzò in dieci mesi tra il 1906 e il 1907, con la collaborazione del figlio scultore Mario Moschetti, in cemento armato.
Siracusa, Ortigia - La fontana di Diana ©Valeriaderiso
Siracusa, Ortigia - La fontana di Diana
Al centro c'è la figura di Diana, protettrice di Ortigia in epoca greca, ai suoi piedi Aretusa si allunga mentre è in atto la trasformazione in fonte e al suo fianco Alfeo stupefatto per ciò che sta avvenendo alla sua amata.
Siracusa, Ortigia - La fontana di Diana ©Valeriaderiso
Siracusa, Ortigia - La fontana di Diana
All'interno della vasca ci sono quattro Tritoni che cavalcano due cavalli marini e due pistrici - leggendari mostri marini con coda di serpente - impennati sulle onde.
Siracusa, Ortigia - La fontana di Diana ©Valeriaderiso
Siracusa, Ortigia - La fontana di Diana
Siracusa, Ortigia - La fontana di Diana ©Valeriaderiso
Siracusa, Ortigia - La fontana di Diana
Abbiamo guardato le previsioni per i prossimi giorni: dà vento da Nord abbastanza forte, quindi la nostra intenzione di risalire verso la Calabria per poi attraversare lo Ionio verso la Grecia vacilla: avremmo il vento dritto nel naso, del tutto contrario alla direzione in cui dobbiamo andare. Facciamo qualche valutazione e concludiamo che anche volendo aspettare che passi arriveremmo in Grecia talmente tardi che ci rimarrebbe pochissimo tempo da passare tra le belle isole Ioniche, considerato che bisognerà poi tornare indietro ed essere entro il 9-10 settembre pronti per far rientrare Sara a scuola. Che si fa? si va dove porta il vento, ovvio! Così cambiamo programma: si va a Malta! Oggi troveremo un posto dove poter fare un bagno e poi torneremo a Portopalo di Capo Passero, che dista da Malta una cinquantina di miglia, e domani in 7-8 ore saremo a destinazione.
Alle 10:45 salpiamo. Uscendo dal porto di Siracusa troviamo una decina di nodi da N-NE che ci permettono di andare a vela facendo circa 6 nodi, ma dopo pochissimo il vento cala di un paio di nodi, così come la nostra andatura, dopo mezz'ora soltanto chiudiamo il genoa e accendiamo il motore lasciando a riva randa e mezzana che però sbattono a causa delle onde, così mettiamo ad entrambe una ritenuta. Il vento gira al lasco e la mezzana fa ombra alla randa, proviamo a recuperarne un po' ma serve a poco, così la chiudiamo del tutto.
Doppiato il Capo Murro di Porco, verso le 11:45, siamo riparati dalle onde e possiamo riaprire le vele; abbiamo 12 nodi di vento al lasco che ci fa procedere a circa 4.5 nodi, poi gira al traverso e aumenta a 15 nodi, così anche la nostra andatura raggiunge 6 dignitosissimi nodi. Tutto questo dura un'ora all'incirca. Alle 13:15 arriviamo nella baia di Fontane Bianche, così chiamata per delle sorgenti d'acqua dolce sottomarine. L'abbondanza di acqua si nota sulla costa dove il panorama è ricco di verde con araucarie e pini svettanti tra le case residenziali che si affacciano sulla spiaggia.
Fontane Bianche (SR) ©Valeriaderiso
Fontane Bianche (SR)
Prima di pranzo il NormalCapitano si mette all'opera per fare le conserve con i pomodori secchi che abbiamo comprato ieri al mercato: li ha fatti spurgare dal sale e tenuti al sole per asciugarli bene e ora è venuto il momento di metterli sott'olio.
Pomodori secchi sott'olio ©Valeriaderiso
Pomodori secchi sott'olio
Questa è l'unica conserva che fa con le sue mani, perché i pomodori secchi sott'olio sono una cosa di cui è ghiotto e ha le idee molto chiare su come gli piace che siano fatti.
Pomodori secchi sott'olio ©Valeriaderiso
Pomodori secchi sott'olio
Al calare della sera, sulla spiaggia libera gli ombrelloni cedono il posto sulla spiaggia a decine e decine di tende; arrivano fino a noi il vociare e le risate di centinaia di persone, ragazzi soprattutto... ma certo! oggi è San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti! è evidente che qui c'è l'usanza di raccogliersi in spiaggia e fare una sorta di campeggio per festeggiare questa ricorrenza.
Fontane Bianche (SR), tendopoli sulla spiaggia ©Valeriaderiso
Fontane Bianche (SR), tendopoli sulla spiaggia
Purtroppo per noi un'orrenda musica da discoteca a palla disturberà il nostro sonno fino alle prime luci del mattino.

domenica 11 agosto 2019
Passiamo la mattinata a Fontane Bianche. Con il gommone andiamo verso il lato est della baia e ci immergiamo con maschere e boccagli vicino agli scogli che si rivelano ricchi di vita: ricci, donzelle, pinne di re, tordi, triglie, piccoli rombi, occhiate, saraghi e anche una piccola cernia nascosta sotto un grosso masso e un pesce lucertola tra le alghe sul fondo sabbioso. Sara sta imparando a compensare andando sott'acqua con la maschera e il boccaglio ed anche a "farsi l'occhio" e riconoscere i diversi pesci: individuare i piccoli rombi mimetizzati sulla sabbia è una conquista!
Alle 15:15 ci muoviamo per tornare verso Portopalo di Capo Passero, dove passeremo la notte prima di andare verso Malta. Procediamo a motore, non c'è nemmeno un alito di vento. Dopo circa un'ora vediamo qualcosa che salta fuori dall'acqua in lontananza, ci avviciniamo e realizziamo che sono delle stenelle (Stenella coeruleoalba)!!
Stenelle (Stenella coeruleoalba), arrivano! ©Valeriaderiso
Stenelle (Stenella coeruleoalba), arrivano!
I più piccoli tra i delfini del Mediterraneo e anche i più giocherelloni.
Stenelle (Stenella coeruleoalba), arrivano! ©Valeriaderiso
Stenelle (Stenella coeruleoalba), arrivano!
Marco mette il motore al minimo e spegne gli strumenti che potrebbero dargli noia e restano a giocare sulla nostra prua e tutt'intorno alla barca per 10 minuti abbondanti, tra salti e corse sotto la prua, li possiamo osservare molto bene, e notiamo che anche questa volta nel gruppo ci sono dei piccoli, ne individuiamo con sicurezza due.
Stenelle (Stenella coeruleoalba), i due piccoli ©Valeriaderiso
Stenelle (Stenella coeruleoalba), i due piccoli
Stenelle (Stenella coeruleoalba) ©Valeriaderiso
Stenelle (Stenella coeruleoalba)
E come sono arrivate, all'improvviso se ne vanno, tra un salto e l'altro, senza smettere di giocare.
Dopo questo bell'incontro, riprendiamo la nostra rotta. Quando siamo quasi a destinazione vediamo un gruppo di pescherecci con tantissime persone a bordo, gran pavesi issati e alcuni con degli stendardi con immagini sacre; controllando su internet scopriamo che oggi è la festa del patrono, San Gaetano, e questi pescherecci stanno rientrando dalla processione che si è tenuta a mare. Arriviamo a Portopaolo di Capo Passero alle 19:20 e diamo àncora nella calma assoluta della baia. A mezza notte, in onore di San Geatano, c'è uno spettacolo pirotecnico che osservato dalla barca con il buio della notte è ancora più suggestivo.
^_^

martedì 23 luglio 2019

3 luglio, verso Ischia (NA) ancora i delfini

mercoledì 3 luglio 2019
Alle 7:30 siamo già in movimento verso Ischia, abbiamo circa 135 miglia da fare, la navigazione prenderà l'intera giornata.
Facciamo colazione navigando, non c'è vento e il mare è piatto come una tavola.
recupero plastica in mare
recupero plastica in mare
Raccogliamo la solita plastica alla deriva e tac! il mare ci ringrazia: verso le 9:00 passando davanti al faro di Punta della Guardia a Ponza abbiamo una bella sorpresa: delfini in vista!!!
tursiopi sulla poppa di Maramea
tursiopi sulla poppa di Maramea
Dei grossi tursiopi (Tursiops truncatus) che per un po', senza mai avvicinarsi troppo vista la loro natura schiva, ci accompagnano tenendoci d'occhio, e stavolta la MiniMozza è sveglia, partecipa anche lei all'incontro magico.
Tursiopi (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
Tursiopi (Tursiops truncatus) 
Tursiopi (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
Tursiopi (Tursiops truncatus)
Tursiopi (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
Tursiopi (Tursiops truncatus)
Verso le 10:20 a circa 7-8 miglia da Ponza, andando verso Ventotene, ci sfila al traverso lo Scoglio La Botte.
Scoglio La Botte ©Valeriaderiso
Scoglio La Botte
Deve il suo nome al fatto che una volta somigliava davvero a una botte, poi le cannonate delle navi della Marina Militare, che lo usavano come bersaglio durante le esercitazioni, gli hanno cambiato i connotati e ora è un pinnacolo di roccia liscia e nera, che sorge dal mare blu cobalto e sprofonda fino a centinaia di metri; è infatti un paradiso per gli amanti delle immersioni subacquee.
Alle 11:30 si alza finalmente un po' di vento al lasco; proviamo a issare il jennaker... facciamo innumerevoli prove per sistemare le scotte, una si strefola e si spacca,  poi un'altra mi scappa di mano e per tenerla manca poco che ci lascio un dito, dopo mezz'ora di tentativi troviamo l'assetto giusto, facciamo 4 kn con 9 kn di vento reale, e riusciamo a navigare a vela per circa 4 ore e mezza.
Super Maramu Maramea - Jennaker ©Valeriaderiso
Jennaker

Vediamo sfilare alla nostra destra Ventotene e Santo Stefano intorno alle 14:00.
Santo Stefano e Ventotene - ©Valeriaderiso
Santo Stefano e Ventotene
Ventotene - ©Valeriaderiso
Ventotene
Santo Stefano il carcere - ©Valeriaderiso
Il carcere di Santo Stefano
Ho letto che il carcere di Santo Stefano, costruito nel 1795 e in disuso dal 1965, è l'unico esempio in Italia dei principi del Panopticon, un piano di carcere ideale teorizzato dal filosofo inglese illuminista Jeremy Bentham, secondo il quale "nei tentativi di recupero dei detenuti [...] era possibile ottenere il dominio di una mente sopra un'altra mente [...] tramite una adeguata struttura architettonica"; tali principi prevedevano che tutti i detenuti, rinchiusi nelle proprie celle disposte a semicerchio, potessero essere individualmente sorvegliati da un unico guardiano posto in un corpo centrale, senza peraltro sapere se fossero in quel momento osservati o no. Secondo Bentham la dissuasione a fare il male derivava dalla consapevolezza di essere costantemente sotto controllo.
Deve essere una struttura interessante da visitare.
Assieme al jennaker apriamo randa e mezzana a farfalla e facciamo 6 kn!
Super Maramu Maramea - jennaker, randa e mezzana a riva ©Valeriaderiso
jennaker, randa e mezzana a riva
Finalmente intorno alle 17:30 siamo in vista di Ischia.
Ischia ©Valeriaderiso
Ischia in vista
Dopo circa un'ora diamo ancora nella rada davanti al porticciolo di Sant'Angelo e facciamo un bagno per poi scoprire che quindici giorni fa l'Arpac ha emanato il divieto di balneazione proprio in queste acque!!
Ischia, Sant'Angelo ©Valeriaderiso
Ischia, Sant'Angelo
Dopo esserci rinfrescati abbiamo una cosa importante da fare: tempo fa avevo comprato le Lung-ta, le bandiere di preghiera al vento tibetane, ma aspettavo il giorno giusto per appenderle perché essendo il loro significato strettamente legato all’astrologia tibetana ci sono dei giorni in cui è possibile farlo ed altri no, il 3 luglio è uno dei giorni favorevoli (su questo sito c'è un calendario dove le date indicate con PF sono quelle propizie per appenderle al vento). Ovviamente il NormalCapitano è la persona giusta per questo delicato incarico: arma il tangone e ci sale su, guadagnandosi una foto con uno stacco di coscia lungo un chilometro!
Prayer Flags - Bandiere tibetane
Prayer Flags - Bandiere tibetane
Vi spiego qualcosa su queste bandiere e il loro uso.
Le preghiere al vento tibetane sono un simbolo delle cerimonie buddhiste, si narra che la forza di queste preghiere possa essere trasportata dal vento in tutta l’area che le circonda, sono sempre disposte a gruppi di cinque colori simboleggianti i cinque elementi, e vanno posizionate da sinistra a destra o dall'alto verso il basso nell’ordine di blu/spazio, bianco/aria, rosso/fuoco, verde/acqua e giallo/terra. Sono fatte in modo che si possano consumare con il tempo: ciò sta a sottolineare il fatto che la vita non è eterna, che nulla è stabile e tutto può cambiare: l'impermanenza buddhista.
Le bandiere hanno un cavallo del vento disegnato al centro, il Lung-ta per l’appunto, che la tradizione vuole esaudisca i desideri. Il cavallo trasporta tre doni: il Buddha, il Dharma (l’insegnamento Buddhista) e il Sanga (la grande comunità Buddhista), inoltre vi sono anche scritti dei mantra o delle preghiere che servono ad evocare amore, saggezza, compassione, forza e aiutano a superare le difficoltà e a proteggere dalle energie negative, oltre che a promuovere la pace e l’armonia tra tutti gli esseri viventi. Quando le bandiere sono troppo consunte per emanare la loro forza devono essere bruciate in modo che ancora una volta il loro potere possa essere trasportato in alto attraverso il loro fumo, in questo modo esse divengono parte permanente dell’universo; rimpiazzarle con delle nuove bandiere, proprio come nel ciclo della vita, serve a rinnovare la speranza per un mondo migliore in armonia tra uomo e natura.
Anche se non si è buddisti si possono usare queste bandiere tibetane, anzi i monaci buddhisti apprezzano tale pratica perché ritengono che anche l’uso grazioso e semplice di appendere le bandiere di preghiera diffonde buoni auspici a tutti gli esseri viventi.
Condividiamo i principi che le regolano e il loro significato, ecco perché abbiamo deciso di metterle su Maramea.
Prayer Flags - Bandiere tibetane
Prayer Flags - Bandiere tibetane
In serata, dopo cena, scendiamo a terra con il gommone per mangiare un gelato aspettandoci di trovare un bel borgo di pescatori dall'aria romantica, e invece ci troviamo in un susseguirsi di boutiques pretenziose, una gelateria dove compriamo tre gelati di gusti diversi solo nel nome perché sostanzialmente sono solo molto dolci e niente di più, e qualche ristorante. Insomma siamo rimasti piuttosto delusi. Peccato, perché dal mare Sant'Angelo è molto grazioso.
Domani abbiamo in programma di spostarci a Forìo, altro comune dell'Isola, da dove potremo raggiungere più facilmente i Giardini della Mortella che da tempo desideriamo visitare.
^_^