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giovedì 9 luglio 2020

Brucoli: risveglio col botto e partenza di Luna Blu (25-29 giugno 2020)

A parte l'affollamento del fine settimana, nella baia di Brucoli nei giorni restanti regnava la pace assoluta, c'eravamo all'ancora solo noi, Luna Blu e un paio di altre barche ormeggiate parecchio distanti. La pace assoluta dicevo, ma... la mattina del 25 giugno, dormivamo placidamente nelle nostre cuccette quando intorno alle 5:45 un botto pazzesco sullo scafo ci ha fatti svegliare di soprassalto! Il NormalCapitano è schizzato fuori io l'ho raggiunto uscendo dal passauomo di poppa: una barca c'era venuta addosso!!! nella baia praticamente vuota!!
Una coppia di inglesi, con una barca di circa 10 metri. Avevano inserito l'autopilota ed erano tutti e due sottocoperta, erano usciti giusto in tempo per non prenderci in pieno, ma invertire la rotta e prenderci di striscio sulla murata sinistra a prua. La MezzaMarinaia che dorme proprio a prua sul lato sinistro, stava in quel momento sognando di chiudere una porta: che usciata!!! 
la barca del "botto" ormeggiata alla nostra murata sinistra
la barca del "botto" ormeggiata alla nostra murata sinistra 
Mortificatissimo il comandante inglese si è ormeggiato accanto a noi e una volta verificato che il danno era un coccio nel gelcoat
il danno sull'opera morta di Maramea
il danno sull'opera morta di Maramea
ha preso tutto il necessario per la riparazione ed è stato circa un'ora a lavorare sotto l'occhio vigile del NormalCapitano, che - chi lo conosce lo sa - è molto preciso ed esigente in faccende del genere, dunque era pronto ad interromperlo e a dirgli "Lasciamo fare all'assicurazione". 
Ma l'omino ha lavorato bene. La sua barca invece ha subito un bel danno: il pulpito di prua e il musone dove ha sede l'ancora erano piegati e qualche bullone saltato. Sicuramente la sua barca avrà bisogno di un intervento in cantiere.
il danno al pulpito di prua della barca inglese
il danno al pulpito di prua della barca inglese
Il giorno dopo, domenica mattina, Lucile, Laurent e Nino su Luna Blu hanno lasciato la baia diretti verso le Eolie. Ci siamo salutati con un po' di magone sperando di incontrarci di nuovo a Marina di Ragusa, a settembre.
partenza di Luna Blu - Nino e Lucile
partenza di Luna Blu - Nino e Lucile
partenza di Luna Blu - Nino e Laurent
partenza di Luna Blu - Nino e Laurent
Noi siamo rimasti ancora qualche giorno.
Maramea a Brucoli ©ValeriaDeRiso
Maramea a Brucoli
Nel fine settimana la baia si è animata, riempendosi di gommoni, motoscafi di varie dimensioni e moto d'acqua.
Sulla lingua di terra che si allunga sul mare a chiudere il golfetto a est, dove di solito al tramonto pascolano le mucche, venerdì sera sono arrivati dei campeggiatori. 
le mucche al pascolo sulla spiaggia di Brucoli ©ValeriaDeRiso
le mucche al pascolo sulla spiaggia di Brucoli
Due gruppi differenti, con tre auto il primo, e con due auto il secondo, che si sono sistemati poco distanti uno dall'altro. Organizzati con gazebi, tende, tavolini, ombrelloni, cibarie e suppellettili varie. Hanno trascorso lì l'intero fine settimana, divertendosi e godendo di un paesaggio incontaminato e bellissimo. Domenica sera sono andati via tutti. Marco aveva portato Kiba a sgambare sulla spiaggia: avevano lasciato un sacco enorme, pieno di spazzatura non differenziata (bottiglie, plastica, organico, anche dei pannolini) abbandonato lì, in mezzo alla spiaggia.
Non sappiamo quale dei due gruppi sia stato a lasciare i rifiuti; ammettiamo che li abbiano raccolti tutti per portarli via e poi alla fine se ne siano dimenticati, ma mi viene difficile pensare che su 8 persone adulte tutti siano stati così distratti, è più plausibile che nessuno si sia minimamente preoccupato di rimuoverli. Forse avrebbero meritato di ritrovarli lì il prossimo fine settimana. Loro. Ma il mare e suoi abitanti no. La natura no. Noi no, non ce lo meritiamo. E così lo abbiamo preso e smaltito noi.
la spazzatura abbandonata sulla spiaggia
la spazzatura abbandonata sulla spiaggia
Siamo rimasti a Brucoli ancora qualche giorno, fino al 29 giugno, quando verso le 9:00 ci siamo mossi di nuovo verso Siracusa dove siamo arrivati in quattro ore, purtroppo senza un alito di vento.
^_^

venerdì 19 giugno 2020

Tesori del mare - le ovature dei molluschi

In questo periodo dell'anno, soprattutto dopo le mareggiate, non è infrequente imbattersi sulle spiagge in "strane cose" che si capisce essere organiche, ma delle quali è difficile individuare la natura.
Per esempio questi nastri di sabbia, li avete mai visti?
ovature di Neverita josephinia ©ValeriaDeRiso
Sono molto fragili e sottili e hanno una caratteristica orlatura su uno dei lati.
Sono le ovature di un Gasteropode Naticide dal poetico nome di Neverita Josephinia.
Più comunemente conosciuta come Natica, o in inglese Moon snail, Chiocciola della Luna, ha una conchiglia leggermente appiattita, globosa e liscia, di un delicato rosa pallido, da cui deriva probabilmente il suo nome. La natica impasta le uova con la sabbia con un muco da lei secreto e le depone sul fondo, in primavera, tra marzo e giugno. A dispetto di tutta la poesia e la delicatezza della sua forma, del suo nome e delle sue ovature, la Natica è una infallibile e vorace predatrice: è lei, infatti, la responsabile dei perfetti forellini delle conchiglie bivalvi che troviamo spiaggiate.
Ovature di Neverita Josephinia ©ValeriaDeRiso
Ovature di Neverita josephinia ed esemplari di Neverita josephinia
La Natica immobilizza il bivalve predato (ma a volte anche altri gasteropodi) con il piede e con delle secrezioni chimiche, e in genere sceglie come punto per la perforazione la parte più vecchia della conchiglia, chiamata umbone, dove si trovano gli organi sessuali o digestivi; inizia a raschiare la conchiglia della sua preda con una struttura cartilaginea estroflessibile ricoperta da svariate file di minuscoli e affilatissimi dentelli, la radula, con un movimento circolare che copre circa 20 °; poi si riposa per un periodo che va dai 120 ai 300 secondi, durante i quali ritrae la proboscide contenente la radula, e copre il punto da perforare con un organo accessorio del piede, la ghiandola perforatrice, le cui secrezioni sciolgono chimicamente il carbonato di calcio della conchiglia predata. Queste due fasi, in cui si alternano l’attività fisica della radula e quella chimica della ghiandola, possono andare avanti anche per più di 60 ore alle fine delle quali, terminato il foro, la Natica inserisce la proboscide e divora la preda. Questo pasto, che richiede un lavoro così duro e lungo, potrà essere sufficiente per i successivi 5-14 giorni (fonte Andrea Bonifazi).
le prede della Neverita Josephinia ©ValeriaDeRiso
Le prede della Neverita Josephinia
Neverita Josephinia con ovature e prede ©ValeriaDeRiso
Neverita Josephinia con ovature e prede
E che mi dite di questo?
ovature di Murice spinoso (Bolinus brandaris) ©ValeriaDeRiso
ovature di Murice spinoso (Bolinus brandaris)
A prima vista sembra una spugna, vero? e invece sono le ovature dei Murici spinosi (Bolinus brandaris).
ovature di Murice spinoso (Bolinus brandaris) ©ValeriaDeRiso
ovature di Murice spinoso (Bolinus brandaris)
Il murice spinoso è un mollusco gasteropode con una conchiglia robusta munita di prolungamenti spinosi e dalla forma rigonfia allungata in una estremità del sifone. La colorazione esterna varia dal giallo al bruno, l’apertura dal giallo all’arancio, e ha dimensioni che variano attorno ai 6-8 cm. È una specie carnivora e si ciba di pesci morti e di altri molluschi, come le Natiche infatti anche i Murici perforano il guscio delle loro prede secernendo una sostanza acida. Vivono su fondali fangosi, in colonie molto numerose; anche la riproduzione avviene, durante il periodo primaverile, in grossi gruppi che depongono collettivamente le uova assemblandole in una queste grosse palle che sembrano spugne, contenenti migliaia di teche, che a loro volta custodiscono migliaia di uova.
Murice spinoso (Bolinus brandaris) ©ValeriaDeRiso
Murice spinoso (Bolinus brandaris) ©ValeriaDeRiso
Il Murice è conosciuto fin dall’antichità: Egizi, Greci e Fenici lo utilizzavano per produrre la porpora reale, secreta da una ghiandola, dal colore violaceo. Da ogni mollusco si poteva estrarre solo una goccia e questo la rendeva estremamente preziosa: nell'Iliade è narrato infatti che solo le principesse potevano indossare i veli di porpora. La pesca dei murici era talmente remunerativa che i Fenici per pescarli si spinsero ben al di là delle "Colonne d'Ercole", arrivando fino alle Canarie.
Spesso la sua conchiglia vuota viene occupata dai paguri, come in questo bellissimo video (anche se non si tratta di conchiglie di murice).

^_^


domenica 23 giugno 2019

16-17 giugno, Elba (LI): plastica, multe, amici e pasticci

domenica 16 giugno 2019
La nottata è passata tranquilla. Ci risvegliamo con calma e dopo colazione Marco sistema i bozzelli per tirare su il tender a poppa, in modo che non vadano a sbattere sul motore fuoribordo.
Sara invece, con un pennarello indelebile, termina un lavoro cominciato prima di partire da Livorno: la scritta "tender to Maramaea" sulla prua del tender.
il nome sul tender
Purtroppo il pennarello si è poi rivelato inadatto, la scritta si è "sciolta" non appena si è bagnata con l'acqua salata, dovremo rimediare con qualcosa di diverso, credo ci voglia un pennarello ad acrilico.
Verso mezzogiorno ci dirigiamo verso la penisola di Capo Enfola nel golfo di Viticcio, a sud di Portoferraio.
Sara prende posizione sulla seduta sul pulpito di prua costruita quest'inverno da Marco.
Super Maramu - Maramea - verso l'Enfola
sulla delfiniera
Con 8 kn facciamo 4 kn di bolina con vento da nord ovest e dopo circa un'ora e venti siamo a destinazione.
Questa penisola è caratterizzata da un sottile istmo di terra (largo appena 70 metri) che collega il Monte Enfola (135 m) con il resto dell'isola dando origine a due spiagge: una opposta all’altra; quella a sud, più confortevole, ospita quel che resta di un'antica tonnara oggi sede amministrativa del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
Nonostante sia metà giugno ci sono numerose barche, forse perché è domenica.
Dopo aver dato ancora Sara, coraggiosa, fa il primo bagno della stagione. L'acqua è ancora fredda, il termometro indica 18°, credo misuri in difetto di un paio di gradi, ma anche 20° sono pochi secondo me; indossa la sua mutina da snorkeling e la cuffia da piscina: la voglia di fare il bagno fa superare qualsiasi ostacolo!!!
primo bagno del 2019
primo bagno del 2019
Io non ho il coraggio, nemmeno con la muta, e in questo momento nemmeno la voglia, l'aria è ventilata e freschina, credo aspetterò ancora un bel po' prima di tuffarmi.
Nel pomeriggio, con il tender, scendiamo su una piccola spiaggia per fare giocare Sara; lì l'acqua non è così fredda, ma sempre troppo fredda per me e Marco! Naturalmente non per Sara, che fa un lungo bagno.
Verso le 18:30 torniamo a bordo e ci muoviamo verso Portoferraio; sarebbe stato bello restare qui a dormire, ma entra troppa onda e rolleremmo tutta la notte!

lunedì 17 giugno 2019
Anche oggi sveglia con calma, da veri poltroni alle 9:30, stiamo recuperando un po' della stanchezza dei giorni passati. Circa un'ora più tardi ci muoviamo di nuovo verso Viticcio, e lungo il tragitto con il mezzo marinaio recuperiamo una grossa busta di plastica alla deriva.
Super Maramu - Maramea - recupero plastica in mare
recupero plastica in mare
Raccogliere la plastica è una cosa che facciamo spesso, anche quando scendiamo sulle spiagge e, purtroppo, ne riempiamo intere bustone.
Oggi ormeggiamo sul lato più a sud della baia e facciamo subito una capatina a terra; ci sono due o tre di meduse, Noctiluche (Pelagia noctiluca), e i soliti bambini pronti con secchiello e palette a sotterrare le povere creature nella sabbia perché "devono fare il bagno".  Gli spiego che le meduse sono cibo per le tartarughe di mare presenti nelle acque dell'isola le quali rischiano invece di mangiare le buste di plastica, e di morirne. Faccio con loro un patto, devono riempire il loro secchielli di tanto in tanto con l'acqua fresca in modo da non bollirle, e poi le butteremo lontane dalla riva. Purtroppo non posso fare altro, né controllare che rispettino i patti, i genitori accorsi a sentire di cosa parlo con i figli già mi guardano in cagnesco.
Dopo pranzo, mentre Marco si gode una meritata pennichella veniamo avvicinati da una motovedetta dei Carabinieri: controllo dei documenti del comandante e dell'imbarcazione. Noi battiamo bandiera belga, e abbiamo un'assicurazione che copre tutto, anche il tender e il suo motore fuoribordo, solo che su nessun documento compaiono marchio e matricola del motore dato che la legislazione belga non lo prevede. Ovviamente per quella italiana non è così, e a loro non basta sapere che l'assicurazione sul motore c'è. Ci fanno una multa "per dimenticanza" di 130 euro, decurtabili del 30% se paghiamo entro 5 giorni, con l'obbligo di presentare un documento da cui si evinca che l'assicurazione copre effettivamente il motore fuoribordo del tender e che riporti marca e numero di telaio. Non serve a nulla chiamare l'assicurazione e rispiegare la faccenda: dobbiamo pagare e - come suggerisce il comandante della motovedetta - poi rivalerci sull'assicurazione.
Vabbé...
Andati via i Carabinieri facciamo una passeggiata a terra sulla lunga spiaggia di Viticcio. Io sfogo la mia frustrazione per l'ingiusta multa raccogliendo plastica qua e là, e riempiendo sempre più la mia bustona.
Ma le avventure della giornata non sono finite.
Torniamo a Portoferraio e ormeggiamo poco distanti da un grosso caicco, il Sibel Sultan, su cui lo scorso anno lavorava Costanza, la moglie di Alino (di cui ho parlato già nel diario dello scorso anno).
Guardo se è a bordo e - evviva!" - c'è! insieme a Diego il loro figlio. La chiamo e ci vengo a salutare mentre io mi accingo a preparare la cena.
In programma c'è riso pilaf al pomodoro, che prevede la tostatura del riso in un pyrex (le pentole di vetro) mentre il pomodoro si scalda su un altro fornello, quando il riso è tostato si versa il pomodoro bollente nel pyrex e si passa tutto in forno per circa 20 minuti. Questa preparazione l'ho realizzata numerosissime volte (alcuni di voi, amici cari che leggete, lo avete anche assaggiato questo riso), ma stavolta l'incidente è in agguato: mentre Costanza e Diego arrivano a bordo io verso il pomodoro sul riso e il pyrex si spacca!!!!  Il riso finisce dappertutto! per non parlare del vetro... caos!
Conclusione, Marco pulisce e io accolgo gli ospiti... e poi dovrò pensare anche ad una cena alternativa...
Trascorriamo circa tre quarti d'ora in compagnia piacevole aggiornandoci sui rispettivi programmi, mentre io preparo un nuovo riso, risottato al pomodoro, stavolta in pentola. Ceneremo un po' tardi, ma contenti di aver incontrato degli amici cari e di aver concluso questa giornata ricca di eventi. In barca non ci si annoia, nemmeno volendo!!!

^_^

sabato 12 marzo 2016

* Il mistero della balena solitaria

Che le balene "cantino" è ormai noto. Le megattere emettono dei veri e propri brani estremamente complessi a una frequenza che oscilla tra gli 80 e i 4.000 hertz (Hz); le balenottere azzurre comunicano a una frequenza tra i 10 e i 39 Hz e le balenottere comuni a 20 Hz, che è il limite minimo di percezione umana.
Tuttavia nel 1989 una squadra del Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) ha scoperto un esemplare che canta emettendo suoni alla particolare e unica frequenza di 52 Hz.

Balenottera Azzurra - photo credit: (© naturepl.com / David Fleetham / WWF)
Gli studiosi del WHOI non sono stati in grado di identificarne la specie, supponendo che si possa trattare di un esemplare malformato oppure di un ibrido nato dall'incrocio tra una balenottera azzurra e un'altra specie di balena, ma hanno continuato a rilevarne la presenza sia nel 1990 che nel 1991.

Nel 1992, a seguito della fine della guerra fredda, la Marina Militare degli Stati Uniti d'America rese parzialmente pubbliche le registrazioni e le specifiche tecniche del sistema anti-sommergibile SOSUS (Sound Surveillance System), permettendone l'uso per le ricerche oceanografiche: grazie a questo la squadra del WHOI, guidata prima da William Watkins e poi da Mary Ann Daher, ha potuto individuare la balena ogni anno tra il 1992 e il 2004.
La sua presenza viene rilevata ogni anno nell'oceano Pacifico tra agosto e dicembre, mentre esce al di fuori del raggio d'azione degli idrofoni tra gennaio e febbraio. Si sposta a nord fino alle isole Aleutine e all'arcipelago Kodiak e a sud fino alla costa della California, percorrendo ogni giorno una distanza compresa tra i 30 e i 70 km. La distanza totale percorsa per ogni stagione è variabile ed è stimata tra un minimo di 708 km fino a un massimo di 11,062 km percorsi tra il 2002 e il 2003.
A partire dal 1992 la sua voce è diventata più profonda, suggerendo che l'esemplare possa nel tempo essere cresciuto o maturato.
Qualunque sia la causa biologica alla base della sua voce insolitamente alta, questa non sembra essere dannosa per la sua sopravvivenza. Il fatto che la balena sia sopravvissuta e apparentemente maturata indica che si tratta probabilmente di un esemplare sano. Tuttavia, dopo un attento e completo monitoraggio, questo sembra essere l'unico individuo con tali caratteristiche e, per questo motivo, l'animale è stato chiamato "la balena più solitaria del mondo".

Di recente il regista americano Josh Zeman, con l'attore Adrian Grenier, ha progettato la realizzazione di un documentario sulla la balena finanziato attraverso il crowd-founding, e per incoraggiare le donazioni ha fatto leva sulla solitudine del cetaceo. I fondi raccolti sarebbero stati utilizzati per organizzare una spedizione nell'autunno del 2015 durante la quale si sperava di trovare la balena dei 52 Hz e filmarla.
Tuttavia alcuni studiosi hanno messo in dubbio il suo approccio: uno dei maggiori detrattori è stato Christopher Clark Willes della Cornell University di Ithaca, New York, il quale ha effettuato registrazioni della balena dei 52 Hz nel 1993, e sostiene che non sia così anomala come potrebbe sembrare: i gruppi di balene che vivono in particolari regioni hanno una sorta di dialetti, inoltre, respinge l'idea sostenuta da alcuni che la balena dei 52 Hz non può essere sentita o compresa da "normali" balenottere azzurre che comunicano a frequenza più bassa: "Il canto dell'animale ha molte caratteristiche simili a quelle di una tipica canzone di balenottera azzurra"  - dice - "Le balenottere azzurre, le balenottere comuni e le megattere possono sentire questo esemplare, non sono sorde. Questo esemplare è solo inusuale."

Non resta che aspettare e vedere se si riuscirà a risolvere il mistero.

Fonti e approfondimenti:


^_^

sabato 20 febbraio 2016

* Migaloo è tornata!!

Migaloo, che nella lingua degli aborigeni vuol dire "compagno bianco", è una megattera albina, di cui ho già parlato tanto tempo fa qui.
È la più famosa tra le uniche quattro megattere bianche di cui si conosca l'esistenza, tra le quali una avvistata in Norvegia nel 2015.

photo credit Department of Conservation
Le macchie gialle presenti sul dorso sono alghe attaccatesi nelle acque fredde dell'Antartide, ma si staccheranno appena Migaloo passerà in acque più calde.
Migaloo è un maschio; da quando è stato avvistato per la prima volta nel 1991 al largo della costa dell'Australia orientale, è stato protetto dalle autorità australiane, viene monitorato da un pattugliamento aereo e nessuna persona, barca, sub, aeroplano, jet ski, gli si può avvicinare a più di 500 metri, pena una salatissima multa.
Da allora è stato avvistato quasi ogni anno, e di recente lungo la costa orientale dell'Australia sono apparsi due cuccioli albini che pare siano suoi figli.
L'ultimo avvistamento risale al 5 luglio 2015 nello Stretto di Cook in Nuova Zelanda; in quell'occasione è stato prelevato un campione di DNA per stabilire se fosse lui con certezza.
Il 28 gennaio scorso sul sito del Department of Conservation è stata data la conferma ufficiale a quella che era una "quasi-certezza" dovuta alla conformità della sua pinna dorsale: è lui, il DNA non mente.
Durante l'annuale rilevamento degli individui presenti in Nuova Zelanda lo scorso anno si sono contate 137 megattere, un numero record dal 1964, anno della fine della caccia a questi cetacei, segno  molto incoraggiante!
E qui anche un video, un po' vecchiotto, ma meglio di nulla.


Le megattere si trovano negli oceani e nei mari di tutto il mondo e percorrono migrazioni lunghe fino a 25.000 chilometri ogni anno. Si nutrono solo d'estate - prevalentemente di krill e piccoli pesci - nelle acque polari e migrano verso acque tropicali o sub-tropicali per riprodursi e partorire in inverno. Durante l'inverno, sono sostenute dalle riserve di grasso che accumulano nella peculiare gobba che le caratterizza insieme alle lunghe pinne bianche.
I maschi delle megttere cantano, delle canzoni complesse, che durano da 10 a 20 minuti e vengono ripetute per ore.
Compiono salti acrobatici fuori dall'acqua dove ricadono violentemente in modo assai spettacolare.
La loro presenza dà una speranza che la catena alimentare ancora non si è esaurita, e se non le sterminiamo del tutto - insieme ai capodogli, le balenottere e tutti gli altri cetacei - con i bombardamenti sottomarini alla ricerca forsennata del petrolio, forse ce la facciamo ad non arrivare al punto di non ritorno.

Lunga vita alle balene dei canti!!!

^_^

venerdì 12 febbraio 2016

* Nessuno basta a se stesso

Nessuno basta a se stesso...
ma l'uomo, nella sua arroganza, pensa di poter predare la terra all'infinito senza conseguenze.
In una frenesia di crescita incessante non vede più la bellezza della vita che abita i gli oceani, le foreste, la natura tutta, ma solo ciò che possono portare alla nostra specie, solo ciò che ci permette di produrre. 
L'uomo pensa, appunto, di bastare a se stesso, dimenticando di fare parte di un ecosistema che si regge su un equilibrio millenario, un equilibrio che il genere umano sta incoscientemente alterando in maniera irreversibile, innescando una trappola che gli si ritorcerà contro.

Planet Ocean - film di Yann Arthus-Bertrand

In soli 200 anni abbiamo stravolto 4 miliardi di anni di storia naturale.

Un esempio tra tanti: negli oceani vagano 46.000 kmq di plastica; ogni anno disperdiamo in mare 6 miliardi di kg di rifiuti di plastica, plastica che non si degrada, ma si microframmenta, viene mangiata dai pesci e poi? indovinate in quali altri stomaci arriva? Avvelenare il mondo fino a questo punto significa avvelenare anche noi.

Queste sono solo alcune delle riflessioni che spinge a fare Yann Arthus-Bertrand, il fotografo, giornalista, ambientalista e anche regista di magnifici progetti (l'ultimo in ordine di uscita "Human") in due film da non perdere Home (2010) e Planet Ocean (2012).

Home - film di Yann Arthus-Bertrand

Vi invito a guardarli, magari insieme ai vostri figli, a farli circolare. 
Vi renderete conto, in modo ancora più chiaro e drammatico, del disastro verso cui stiamo andando. 
A me, mentre li guardavo, veniva da piangere. 
Tuttavia entrambi i film si concludono con un pensiero che lascia aperta la porta alla speranza:  tutti noi, anche con i piccoli gesti quotidiani, possiamo fare  qualcosa per cambiare rotta. 
Continuare a essere su questo pianeta dipende da ognuno di noi.
Come dice Arthus-Bertrand "non c'è tempo per essere pessimisti, né per rassegnarsi, le soluzioni esistono [e nei suoi film ce le mostra] ...bisogna applicarle".
La strada della consapevolezza è faticosa, ma è necessario intraprenderla, una volta fatto il primo passo non si torna indietro, non si può far finta di "non sapere".
...in premio: il futuro.

martedì 26 maggio 2015

* incontri terrestri .::. 8 - lucciole

Quest'anno sono tante, tantissime!
Io ci ho provato, con le mie scarse competenze e mezzi, e qualcuna sono riuscita ad immortalarla!

lucciole

lucciole

lucciole


lunedì 4 maggio 2015

* incontri terrestri .::. 7 - bruchi

Dove ci sono le piante ci sono i bruchi, e nel nostro giardino ce ne sono di bellissimi. 
Alcuni li ho identificati, altri, ahimé, no... 
Saranno graditissimi i contributi degli esperti entomologi (anche se dubito fortemente che un esperto entomologo venga a leggere questo blog...).

Comincio con il mio preferito, un bruco di Pavonia minore (Saturnia pavoniella), al quinto stadio quello che precede la formazione del bozzolo, che passeggiava sulla rete di recinzione
bruco Pavonia minore (Saturnia pavoniella)
bruco di Pavonia minore (Saturnia pavoniella)
bruco Pavonia minore (Saturnia pavoniella)
bruco di Pavonia minore (Saturnia pavoniella)
bruco Pavonia minore (Saturnia pavoniella)
bruco di Pavonia minore (Saturnia pavoniella)
un piccolo signorino arancione

un cicciottoso bruco che banchettava sulle piante, ormai inselvatichite, di finocchio e che sarebbe poi diventato una magnifica farfalla Macaone (Papilio machaon)
bruco Macaone (Papilio machaon)
bruco di Macaone (Papilio machaon)
bruco Macaone (Papilio machaon)
bruco di Macaone (Papilio machaon)
bruco Macaone (Papilio machaon)
bruco di Macaone (Papilio machaon)
bruco Macaone (Papilio machaon)
bruco di Macaone (Papilio machaon)
bruco Macaone (Papilio machaon)
bruco di Macaone (Papilio machaon)
bruco Macaone (Papilio machaon)
bruco di Macaone (Papilio machaon)
un piccolo ospite su un bocciolo
un altro bruco ben pasciuto, quello della Sfinge del Pioppo (Laothoe populi)
bruco di Sfinge del Pioppo - Laothoe populi
bruco di Sfinge del Pioppo (Laothoe populi)
bruco di Sfinge del Pioppo - Laothoe populi
bruco di Sfinge del Pioppo (Laothoe populi)
bruco di Sfinge del Pioppo - Laothoe populi
bruco di Sfinge del Pioppo (Laothoe populi)
un altro bruco, credo di una sfingide (a giudicare dal cornetto sul culetto) ma non ho capito di quale...


Per finire dei bruchetti piccolissimi, ma voracissimi divoratori di foglie di rosa.
Non sono lo stato larvale di una farfalla ma di un imenottero, l'Arge pagana, che depone le uova nei rami della pianta (che a volte, ahimé, va in necrosi!!).
Spesso ci si accorge della loro presenza quando è troppo tardi, cioè quando cominciano a mangiare: l'unica maniera di eliminarli a quel punto è manuale; se si è così bravi da individuare la caratteristica "ferita" presente sui rami delle piante, che indica la deposizione avvenuta, si può rimuovere il pezzo colpito... ma se si arriva troppo tardi in una nottata sono capaci di defogliare completamente una pianta!
bruco Argide delle rose (Arge pagana)
bruco di Argide delle rose (Arge pagana)
bruco Argide delle rose (Arge pagana)
bruco di Argide delle rose (Arge pagana)
bruco Argide delle rose (Arge pagana)
bruco di Argide delle rose (Arge pagana)
Occhio alle vostre rose dunque!!!

:o)

mercoledì 30 gennaio 2013

* Cosa c'è di VERDE nella nostra vita?

Una sera di due settimane fa, mentre ascoltavo Caterpillar su Radio due, ho sentito rivolgere agli ascoltatori questa domanda: "Cosa c'è di verde nella vostra vita?".
Via alle telefonate e ai contrubuti. 
Così mi sono ritrovata a fare anche io, mentalmente, un elenco delle "azioni verdi" della nostra famiglia, eccolo qui:
  • la casa in bioedilizia [niente materiali inquinanti]
  • il riscaldamento a pavimento con pompa di calore geotermica
  • i pannelli solari per l'acqua calda
  • il compostaggio dei rifiuti organici
  • tutte le lampadine in casa sono a basso consumo o led
  • il detersivo spray igenizzante home made
  • detersivo eco home made e acido citrico (come anticalcare) per il bucato, a volte percarbonato usato come smacchiatore/sbiancante; lavatrice con carico diretto dell'acqua calda e SEMPRE il programma ECO
  • pastiglie per la lavastoviglie ecologiche, biodegradabili al 100% (max consumo di acqua per lavaggio 7 lt e carico diretto dell'acqua calda)
  • il deodorante home made
  • il dentifricio home made
  • il gel nutriente per i capelli oil-non-oil ai semi di lino home made di ErbaViola
  • la raccolta differenziata (of course! c'è da chiedersi come possa esserci ancora chi non la fa) 
  • il pane (con la pasta madre), i biscotti per la prima colazione, marmellate e conserve fatti in casa, più km zero di così!
  • automobili (purtroppo due!) a metano
  • il piccolo orticello biologico
  • i semensai per l'orto fatti utilizzando i contenitori delle uova, o i rotoli della carta igienica
  • per quel che è possibile, alimenti biologici (latte, uova, pelati, olio di semi di girasole, olio extravergine d'oliva SEMPRE)
  • il "dado" vegetale home made
  • oggetti d'uso quotidiano realizzati con materiali di riciclo, tipo bloc notes fatti con i fogli usati da un solo lato, o il cestino con la carta da imballo, o le scatole per contenere gli oggetti realizzate riutilizzando le scatole da scarpe o simili
  • giochi e pupazzi per la Gnoma fatti con materiali riciclati 
  • usiamo sempre i coperchi sulle pentole e sul fornello adeguato
  • spegniamo sempre le luci quando non servono (anche la Gnoma lo fa di già)

VERDE
Avremmo voluto mettere anche i pannelli fotovoltaici, ma la costruzione della casa ha prosciugato tutte le nostre risorse, non siamo riusciti ad accedere ai finanziamenti, per cui questo passo ulteriore verso "il verde" è, per ora, rimandato.

In fine ne approfitto per ricordare che il prossimo 15 febbraio è la Giornata del Risparmio Energetico, promossa da Caterpillar; noi, come ogni anno, aderiremo!


E voi? cosa fate di "verde" nel vostro quotidiano?