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venerdì 3 luglio 2020

Compleanno Siracusano e Archimede (18-19 giugno 2020)

Durante questa nostra lunga sosta a Siracusa è capitato anche il mio compleanno. Come sempre accade a chi cucina, la torta me la sono preparata da me: una crostata, naturalmente senza glutine, con una deliziosa frolla alla carruba, confettura di mirtilli e mele. In fondo al post, per chi la vorrà assaggiare, lascio la ricetta.
52 candeline!
Ma sono stata ultra festeggiata dagli amori miei, che mi hanno fatto ben tre regali a sorpresa!!  
Per una famiglia dove gli adulti non si scambiano regali (chi ci conosce bene lo sa), sono tantissssssssimi, e il fatto che fossero inaspettati li ha resi ancora più graditi.
I miei regali sono stati: delle batterie nuove per la macchina fotografica, un bellissimo tonno in gres - di Rossella Capuano, (un'artigiana che mi piace molto, ma il NormalCapitano e la MezzaMarinaia non lo sapevano!) comprato nello stupendo negozio Fish House Art (di cui ho parlato qui) che va ad aggiungersi alla mia collezione - e due enormi, buonissimi, golosissimi arancini con melanzane e pistacchi SENZA GLUTINE, della pasticceria Artale! Insomma, super coccolata!
Gli arancini di Artale e il Tonno di Rossella Capuano
Gli arancini di Artale e il Tonno di Rossella Capuano
Alla fine della giornata sopra Maramea sono anche passati dei fenicotteri in formazione. Che spettacolo! peccato averli visti all'ultimo istante e non essere riusciti a fare una foto migliore.
Fenicotteri ©ValeriaDeRiso
Fenicotteri
Il giorno dopo il NormalCapitano e la MezzaMarinaia hanno preso le bici e sono andati in città a visitare il il Tecnoparco Archimede di Siracusa.
Come molti di voi sapranno, Siracusa è la città natale di un grande matematico e fisico dell'antichità, Archimede (287 a.C. - 212 a.C.) appunto. Nel parco, di 1.700 mq, è possibile ammirare repliche e modelli in scala di strumenti e e macchine del 3° secolo a. C., che fanno di Archimede una delle più grandi personalità della storia umana, tanto che dopo ventitré secoli la sua memoria è ancora vivissima. 
Tecnoparco Archimede di Siracusa - la vite di Archimede
Tecnoparco Archimede di Siracusa - la vite di Archimede
Io sono rimasta a bordo con Kiba che, come accade spesso nelle aeree museali, purtroppo non ha diritto all'accesso. La MezzaMarinaia è tornata entusiasta dopo aver ammirato leve, paranchi e argani, catapulte, specchi ustori, la vite senza fine e le macchine da guerra a grandezza naturale inventate o potenziate da Archimede per difendere la città di Siracusa durante l’assedio Romano nel III sec. a. C..
Tecnoparco Archimede di Siracusa - specchio ustore
Tecnoparco Archimede di Siracusa - specchio ustore
Siracusa - il π
Siracusa - il π
Ed ora, come promesso, vi lascio la ricetta della CROSTATA di MELE e MIRTILLI con FROLLA alla FARINA di CARRUBE.
Crostata di mele e mirtilli con frolla alla farina di carrube ©ValeriaDeRiso
Crostata di mele e mirtilli con frolla alla farina di carrube
Dosi per uno stampo da 26 cm:
150 gr di farina di riso integrale
60 gr di farina di teff (o di sorgo per un sapore ancora più delicato, o di grano saraceno per un sapore più rustico)
(il totale di queste due farine, cioè 210 gr, può essere sostituito con una normale farina tipo 2 se non si è intolleranti al glutine)
40 gr di farina di carruba (attenzione, farina di carruba, non di semi di carruba che è invece un addensante)
125 gr di burro
125 gr di zucchero di canna (anche un po' meno, visto che la farina di carrube è dolce, ma non esagerate a diminuire perché la frolla perde la sua friabilità)
scorza di 1 limone grattugiata
1 uovo intero
150 gr di composta di mirtilli
3 mele golden

(Io lavoro a mano, ma naturalmente potete usare un'impastatrice)
In una terrina lavoro con una forchetta lo zucchero e il burro freddo (se è un burro di buona qualità conterrà poca acqua e sarà abbastanza morbido anche se molto freddo), poi aggiungo l'uovo intero e la scorza di limone, e successivamente le tre farine. Solo durante gli ultimi minuti uso le mani per compattare l'impasto che poi avvolgo in un foglio di cotone imbevuto di cera d'api (io uso quelli di Beeopak, sono comodissimi e ultra ecologici, così ho eliminato definitivamente l'uso della pellicola di plastica) e metto in frigo per mezz'ora.
Passata la mezz'ora, scaldo il forno a 180°, stendo la frolla su un foglio di carta forno e la passo direttamente con la carta forno in una teglia con la cerniera apribile da 26 cm di diametro. La bucherello con i rebbi di una forchetta, la spolvero con poca farina di mais bramata da polenta (o altra senza glutine; io uso quella da polenta perché ha una granulometria spessa e un alto potere assorbente dell'umidità, così impedisce alla carta forno di attaccarsi) ci stendo un altro foglio di carta forno e sopra distribuisco uniformemente dei fagioli che uso e riuso da anni solo per fare la cottura "nuda" delle frolle. Metto in forno per 15 minuti. Nel frattempo sbuccio le mele, tolgo i torsoli e le taglio a fettine spruzzandoci su poco limone, in modo che non si anneriscano. Passati i 15 minuti, tolgo la base di frolla dal forno, tolgo la carta forno con i fagioli, stendo la composta di mirtilli in maniera uniforme (se è molto densa la allungo con pochissima acqua tiepida) e distribuisco le fettine di mele leggermente sovrapposte a formare una spirale dal bordo fino al centro (nelle foto noterete che stavolta mi sono sbagliata e ho fatto al contrario, ma viene meglio se si parte dai bordi). Spolvero con un po' di zucchero di canna e rimetto in forno per altri 25 minuti. 
Lascio raffreddare, e poi aperta la cerniera della teglia cerco di far scivolare delicatamente la crostata su un piatto, ma a volte, come questa, non mi formalizzo e la lascio con la carta forno (la verità è che avevo paura che si rompesse! le farine senza glutine sono poco elastiche).
Crostata di mele e mirtilli con frolla alla farina di carrube ©ValeriaDeRiso
Crostata di mele e mirtilli con frolla alla farina di carrube

^_^

martedì 10 settembre 2019

15-18 agosto, Malta e un Pan di Spagna al cacao senza glutine

Giovedì 15 agosto 2019
Dopo la nottata insonne, alle 6:00, esauriti, salpiamo e andiamo via da St. Thomas.
Procedendo poco più avanti c'è un'altra baia - divisa in due da un sottile istmo - dove l'onda dovrebbe entrare meno, infatti man mano che ci avviciniamo vediamo un gran numero di alberi sbucare da dietro al promontorio che la protegge: ecco dove erano tutti! così capiamo anche come mai a St.Thomas eravamo soli: chi conosce queste acque sa bene che lì non si è riparati dalle onde!
La baia si chiama Hofra L-Kbira e l'istmo, che la divide in due con un suggestivo arco naturale che permette di guardare dall'altra parte, si chiama Ras il-Fniek.
Malta, Ras il-Fniek ©Valeriaderiso
Malta, Ras il-Fniek
Ci fermiamo dal lato sud della baia, dove c'è un minor numero di barche. Qui si sta decisamente meglio che a St. Thomas, e anche il paesaggio è molto bello, senza case e con queste rocce bianche che fanno da sfondo ad un'acqua cristallina. Sul lato nord si intravede la Cappella di San Paolo dei Naufragi.
Malta, Hofra L-Kbira nord e Cappella di S. Paolo dei Naufragi ©Valeriaderiso
Malta, Hofra L-Kbira nord e Cappella di S. Paolo dei Naufragi
Durante la giornata arrivano numerose imbarcazioni. Molti motoscafi vanno sul fondo della baia e si ormeggiano all'inglese uno a fianco all'altro, tenendo la musica - orrenda - a palla con le rocce ad anfiteatro che fanno da amplificatore. Gommoni, barchini, ma anche barche a vela e motoscafi, praticamente tutte le barche dei locali sfrecciano tra le altre alla fonda a 4-5 nodi, incuranti dei bagnanti, sfiorando le altre imbarcazioni e dando àncora vicinissimi gli uni agli altri... noi ci salviamo abbastanza perché siamo piuttosto fuori, ma siamo sconcertati dal fatto che non vengano rispettate le regole della navigazione, ma nemmeno quelle del buon senso. Diciamo che qui, ognuno fa un po' come gli pare.
Per fortuna in serata la maggior parte delle barche va via, rimaniamo in pochi e gli amanti della musica a palla hanno la buona creanza di spegnere l'impianto Hi-Fi ad un'ora non troppo tarda.

Venerdì 16 agosto 2019
Passiamo la giornata raggiungendo con il gommone una piattaforma naturale formata dalle rocce della baia, dove arrivano anche persone via terra, sempre super organizzate con ombrelloni, sedie, borse, borsette e barbecue. Facciamo volentieri il bagno da questi scogli perché sono protetti dalle boe che impediscono il passaggio delle barche. Sara impara a fare i tuffi di testa, e un signore le regala una ciprea, una Naria spurca, piccola ed uguale ad un'altra che avevamo trovato qualche giorno fa.
Naria spurca
Durante la giornata la baia si riempie di barche, con la solita musica a palla, ma la sera si sta tranquilli, il cielo è pieno di stelle e si sta bene.

Sabato 17 agosto 2019
Dovrebbe venire vento da Sud, quindi decidiamo di spostarci a Nord e alle 10:00 salpiamo. Alle 11:00 arrivano 8-9 nodi da Nord Ovest, facciamo un bordo andando un po' fuori, di bolina e spegniamo il motore. Man mano che procediamo troviamo onde sempre più formate e il vento, non previsto, aumenta e gira sulla prua. Con queste condizioni non si arriva da nessuna parte, e così viriamo e torniamo indietro. Ora abbiamo 15-16 nodi di poppa, con genoa e mezzana l'andatura è sui 5 nodi. Alle 13:30 arriviamo di nuovo nella baia di Hofra L-Kbira, ma stavolta diamo àncora dal lato Nord dell'istmo.
Malta, baia di Hofra L-Kbira nord e sud e l'istmo Ras il-Fniek che la divide ©Valeriaderiso
Malta, baia di Hofra L-Kbira nord e sud e l'istmo Ras il-Fniek che la divide
Dopo pranzo mettiamo il gommone in acqua e torniamo a fare il bagno agli scogli dove siamo stati nei giorni scorsi.
Il previsto vento da Sud arriva, ma è talmente flebile che quasi non si avverte, e così decidiamo di restare qui. Come nei giorni scorsi la baia in serata si svuota, rimaniamo in due o tre a passare la notte nella calma più assoluta.

Domenica 18 agosto 2019
Anche la giornata di oggi va avanti simile a quella di ieri: di mattina la baia si riempie di barche di tutti i tipi, a vela e a motore più o meno grandi, e barche che portano i turisti a fare un'uscita giornaliera.
Malta, Luzzo ©Valeriaderiso
Malta, Luzzo
Tra queste ci sono anche i luzzi, le coloratissime barche maltesi con le prue alte e gli occhi dipinti; questa decorazione, che risale ai tempi dei fenici, rappresenta l’Occhio di Osiride o Occhio di Horus, simbolo antico di prosperità, apposto sulle imbarcazioni per allontanare il malocchio e favorire una buona battuta di pesca.
Malta, Luzzo da pesca ©Valeriaderiso
Malta, Luzzo da pesca
Domani è il compleanno di Sara, che ha fatto richieste precise per il menù: spaghetti con lo sgombro, capperi e limone e una torta al cioccolato con la crema, e allora nel tardo pomeriggio, insieme, prepariamo la torta e la crema pasticcera che servirà a farcirla.
Per la torta ho seguito una ricetta molto semplice, una specie di Pan di Spagna al cacao, ed è venuta bella morbida e leggera, naturalmente senza glutine.
Ecco gli ingredienti e il procedimento per uno stampo da 24 cm di diametro:
- 4 uova intere a temperatura ambiente (importantissimo, altrimenti non montano)
- 100 gr di zucchero di canna
- 75 gr di fecola di patate
- 1 cucchiaino raso di lievito
- 25 gr di cacao in polvere
Ho sbattuto le uova (intere) con lo zucchero fino a quando non sono diventate chiare e spumose. Ho setacciato insieme fecola, lievito e cacao e poi li ho incorporati delicatamente alle uova. Ho versato l'impasto nella tortiera rivestita con la carta forno (qui c'è un tutorial per farlo in modo preciso) e l'ho cotto in forno già caldo a 180° (statico) per circa 40 minuti (meglio sempre fare la prova stecchino). L'ho tolta dal forno e l'ho lasciata raffreddare bene prima di sformarla.
Per la crema pasticcera senza glutine questi sono gli ingredienti e le dosi che uso (anche se stavolta ho dimezzato le dosi):
- 500 ml di latte vegetale (con quello di mandorla senza zucchero aggiunto viene buonissima, io in genere uso quello di sorgo e viene ugualmente buona)
- 80 gr di zucchero di canna
- 40 gr di amido di riso (30 gr se la si vuole più lenta) (anche di mais va bene, ma ha un sapore più evidente e la fecola di patate ha una resa più collosa)
- 4 tuorli
- per profumarla una bacca di vaniglia o la buccia di limone, a seconda delle preferenze
Il procedimento è il solito: si scalda il latte con la buccia di limone o con la bacca di vaniglia, mentre si mescolano i tuorli con lo zucchero e poi con l'amido. Successivamente, dopo aver eliminato la buccia di limone o la bacca di vaniglia, si aggiunge il latte caldo a filo mescolando bene in modo da non formare grumi, poi si mette tutto sul fuoco moderato e si mescola continuamente finché si raddensa.
Il risultato ve lo mostrerò nel post successivo, quando vi racconterò dei prossimi giorni.
Malta, l'istmo Ras il-Fniek da Nord, all'imbrunire ©Valeriaderiso
Malta, l'istmo Ras il-Fniek da Nord, all'imbrunire
Stasera rimaniamo proprio soli soli, forse perché oggi è l'ultimo giorno del week end di Ferragosto, tutti vanno via, la baia è buia buia e quando sorge la luna sembra un faro potente, è ancora abbastanza grossa, visto che è stata piena tre giorni fa. Lo spettacolo è servito!
^_^

mercoledì 31 luglio 2019

12-14 luglio, Marina di Camerota (SA): Baia degli Infreschi e amaretti al cioccolato

venerdì 12 luglio 2019
Le boe sono gratuite, così decidiamo di stare qui per qualche giorno, anche perché vogliamo evitare di arrivare alle Eolie, nostra prossima tappa, nel fine settimana; inoltre sappiamo che per martedì è prevista una piccola perturbazione e non è il caso di trovarci in un posto con pochi ridossi come sono quelle Isole, dunque lasceremo che la perturbazione passi e poi ci muoveremo.
Il video che segue l'ho girato ieri, appena arrivati, la baia era nella pace assoluta.
Stamattina, invece, verso le 10:00, comincia il traffico delle barche che portano i turisti a visitare la baia. Noi siamo alla boa proprio sotto Punta Magazzeni, dove si trova la vecchia Tonnara di Linfreschi un privilegio dei feudatari Marchesi di Camerota, che avevano l’esclusiva della pesca. Fu attiva grazie all’opera prima dei fratelli Intartaglia e poi della ditta De Luca di Napoli, si pescavano oltre i tonni, anche pesci spada di 40-50 kg, fino al 1937 quando una tempesta portò via tutto (fonti Mareatavola e Archivio di Stato di Salerno - Cibo memoria storica).
resti della Tonnara Linfreschi e Torre di avvistamento ©Valeriaderiso
resti della Tonnara Linfreschi e Torre di avvistamento
L'X-Yachts che è alla boa accanto a Luciano, sulla parte destra della baia, va via, e allora ci spostiamo e prendiamo il suo posto, eviteremo così di stare sul tragitto scelto come preferenziale dai barchini dei turisti che vanno in su e in giù.
Questa baia, area marina protetta, è famosa per la sua bellezza e per le acque dolci surgive che versandosi in mare creano lo strano fenomeno dell'acqua superficiale più fredda rispetto a quella più vicino al fondale. In epoca romana il suo nome era Anphorisca perché qui era cavata l’argilla per la fabbricazione dei manufatti di terracotta. Divenne Anfresca, nel XVII secolo, sulle carte nautiche, Infreschi, oggi.
Nel '600 poi, divenne proprietà del Marchese di Camerota che fece costruire un frantoio con magazzino e taverna annessi.
Baia Infreschi - Cappella S. Lazzaro ©Valeriaderiso
Baia Infreschi - Cappella S. Lazzaro
Decidiamo di fare una passeggiata a terra: seguendo il sentiero che parte dalla piccola spiaggia in fondo alla baia arriviamo alla piccola cappella di S.Lazzaro, dove una gentilissima signora ci scatta una foto tutti insieme (manca Luciano, rimasto in barca)
tutti insieme
tutti insieme meno uno
Lungo il sentiero che porta ai resti della Tonnara già si gode di un magnifico panorama e si vede molto bene tutta la baia, con Maramea e Walrus ormeggiate ai corpi morti una accanto all'altra.
Marame e Walrus agli Infreschi ©Valeriaderiso
Marame e Walrus agli Infreschi
Della Tonnara non resta granché, ma è possibile ancora apprezzarne la costruzione e i bellissimi archi.
i resti della Tonnara Linfreschi ©Valeriaderiso
i resti della Tonnara Linfreschi
i resti della Tonnara Linfreschi ©Valeriaderiso
i resti della Tonnara Linfreschi
I tre Maramei - ©GigliolaPantera
I tre Maramei
©GigliolaPantera
Poi  continuiamo a salire ammirando dall'alto il bellissimo colore dell'acqua della baia, che la rende così attraente
Baia Infreschi - Marina di Camerota (SA) ©Valeriaderiso
Baia Infreschi - Marina di Camerota (SA)
e poi ancora su... su... attraverso vigne abbandonate al sole, fino ad arrivare all'Azienda Agricola Oasi Infreschi, dove facciamo una piccola sosta, ma nessuno di noi ha pensato di portare dei soldi e non possiamo approfittare delle cose buone che preparano.
Menù dell'Azienda Agricola Oasi Infreschi
Menù dell'Azienda Agricola Oasi Infreschi
Al ritorno è tutto meno faticoso
©GigliolaPantera
ma ci concediamo una pausa all'ombra
Man mano che scende la sera tutte le barche ed i gommoni vanno via, rimaniamo solo noi, Walrus e lo Swan 65 a goderci questo incanto di baia.

sabato 13 luglio 2019
È sabato e si vede! Oggi oltre alle barche dei turisti c'è il caos del fine settimana, motobagonghi di tutte le dimensioni e in gran numero, gommoni e barche a vela affollano la baia ormeggiandosi anche in quattro alla stessa boa. Scopriremo che c'è un'ordinanza della Capitaneria che permette l'ormeggio di quattro imbarcazioni allo stesso corpo morto, senza specificarne la stazza... una cosa assurda, perché un conto sono 4 barche sui 10 metri o 4 gommoni, un conto quattro barche grosse come la nostra o lo Swan 65 nostro vicino!!! Per fortuna nessuno ha la balzana idea di volersi ormeggiare al nostro corpo morto, noi siamo già molto pesanti, però verso l'ora di pranzo e per parte del pomeriggio ospiteremo un piccolo gommone a noleggio con quattro persone a bordo che si legherà sulla nostra poppa.
Io, Marco e Gigliola prendiamo il gommone per andare a Marina di Camerota distante 2-3 miglia: abbiamo da fare un po' di spesa e da buttare la spazzatura; Luciano Sara e Tosca restano a bordo di Walrus.
A terra ci sono dei cassonetti differenziati per carta, metallo e plastica, umido e indifferenziato, di quelli per i quali serve la tessera, ma non funzionano! Probabilmente non avremmo potuto usarli in ogni caso, in genere questo tipo di cassonetti sono per i residenti, ma ci dicono che entreranno in funzione ad agosto e che possiamo lasciare la spazzatura accanto ad un cestino di quelli urbani, alle 14:00 passerà il camion della nettezza urbana e li ritirerà. Peccato! Avevamo tanta plastica raccolta in mare oltre alla nostra spazzatura accuratamente differenziata...
Anche stasera si cena insieme, e io preparo - oltre al resto - degli amaretti al cioccolato per recuperare degli albumi che avevo in frigo da qualche giorno. Solo bianco d'uovo, zucchero, cioccolato fondente e farina di mandorle, così posso mangiarli anche io. Buonissimi! La ricetta l'ho trovata qui, anche se ho utilizzato meno zucchero.
Ecco le dosi e il procedimento:
160 gr di farina di mandorle - 100 gr di albumi (pari a 3 albumi) - 30 gr di cioccolato fondente - 180 gr di zucchero di canna.
Ho sciolto il cioccolato fondente a bagnomaria e l'ho lasciato raffreddare. Ho ridotto in farina le mandorle insieme a metà dello zucchero (che serve ad assorbirne l'olio) con il minipimer. Ho montato a neve ferma gli albumi con il resto delle zucchero e poi l'ho aggiunti delicatamente alla farina di mandorle, e infine ho aggiunto il cioccolato fuso e freddo. Ho scaldato il forno a 145 ° in modalità statica, con un cucchiaio ho distribuito il composto formando dei mucchietti ben distanziati tra loro, e li ho cotti per 20 minuti, poi ho spento il forno e li ho lasciati asciugare ancora altri 20 minuti.
amaretti al cioccolato ©Valeriaderiso
amaretti al cioccolato
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In serata rimaniamo di nuovo solo in tre: noi, Walrus e lo Swan 65.
Walrus, Maramea e lo Swan 65 agli Infreschi ©Valeriaderiso
Walrus, Maramea e lo Swan 65 agli Infreschi
La luna è crescente e luminosissima, silenzio assoluto oltre il frinire dei grilli che arriva da terra, né caldo né freddo temperatura perfetta, prima di andare a dormire ci godiamo il cielo stellato e la magia di questo posto, amplificata dalla differenza tra il caos della mattinata e la pace di questa serata, stesi sui cuscini di poppa.
domenica 14 luglio 2019
Stamattina ci siamo alzati di buon ora: vogliamo andare con il gommone nella Grotta degli Infreschi, impossibile da visitare dopo le 10:00 a causa dell'andirivieni continuo delle barche dei turisti che spesso entrano di poppa riempiendola di gas di scarico... ci chiediamo come facciano a sopravvivere le rondini che vediamo sfrecciare dentro e fuori l'anfratto tutto il giorno... a mio parere dovrebbero vietare l'ingresso a motore acceso.
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi ©Valeriaderiso
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi
La grotta è piccola, ma molto suggestiva. Lascio la parola alle foto che possono dire molto più di quanto potrei fare io descrivendovela.
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi ©Valeriaderiso
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi ©Valeriaderiso
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi ©Valeriaderiso
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi, Stalattiti ©Valeriaderiso
Marina di Camerota (SA) - Grotta degli Infreschi, Stalattiti
Volevamo muoverci oggi verso le Eolie, ma le previsioni danno cattivo tempo in arrivo per cui ci fermeremo ancora un giorno qui e domani andremo verso Sapri dove aspetteremo che la perturbazione passi.
Luciano e Gigliola ci propongono di andare a pranzare all'Oasi Infreschi, ma io non mi sento un granché stamattina, quindi Sara andrà con loro e io e Marco resteremo in barca dando un'occhiata anche alla loro, non dimentichiamo che è domenica per cui si prevede una replica del caos di ieri.
Tosca, Sara e Luciano ©GigliolaPantera
Tosca, Sara e Luciano verso L'Oasi Infreschi
In realtà oggi è peggio di ieri: meno barche a vela, e molte più barche a motore, per lo più di grandi dimensioni.
Dopo aver avuto uno "scambio di idee" con l'armatore di un grosso motoscafo che voleva a tutti i costi ormeggiare sul nostro corpo morto (pur essendocene altri disponibili con barche molto più piccole della nostra), e dopo averlo convinto che insieme avremmo superato ampiamente la soglia della sicurezza a causa del peso di entrambe le barche, ed esserci sentiti dire che "...allora non dovete venire qui se siete così grossi (!!!!! e che dire allora dello Swan 65???)...", si avvicina un gommone il cui peso non è eccessivo pur essendo molto grosso, le persone a bordo si pongono in modo assai più garbato, saranno i nostri vicini durante la giornata; scambiando due chiacchiere con l'armatore scopriremo che si chiama Carlo e che vengono da Maratea (Carlo, se ti capiterà mai di imbatterti in questo blog sappi che è stato un piacere avervi come vicini).
Nel pomeriggio rientrano i gitanti e portano a Marco una porzione di un piatto tipico del posto, la Maracucciata, a base di maracuoccio, un particolare legume che si trova solo da queste parti, nella zona di Lentiscosa; ricorda la polenta, perché questo legume, sottospecie della cicerchia, viene abbinato con grano e olio, e mantecato con aglio, cipolla e crostini, dando vita ad un piatto saporito. Poi Sara e Gigliola portano Tosca a terra in canoa e Sara apprende le sue prime lezioni di pagaia!
Lezioni di pagaia ©Valeriaderiso
Lezioni di pagaia
Anche stasera, andate via tutte le barche, rimaniamo solo in tre, i soliti tre!
Walrus, Maramea e lo Swan 65 visti dalla Grotta degli Infreschi ©Valeriaderiso
Walrus, Maramea e lo Swan 65 visti dalla Grotta degli Infreschi

^_^


venerdì 19 luglio 2019

1 luglio, Ponza (LT): le alici fritte

lunedì 1 luglio 2019
Di buon ora andiamo a terra, in paese; abbiamo da fare un po' di spesa e buttare la spazzatura. Ecco l'abitato di Ponza, con tutti i suoi colori.
Ponza ©Valeriaderiso
Ponza
Ponza ©Valeriaderiso
Ponza - Hotel del Capitano
Ponza ©Valeriaderiso
Ponza
Stamattina non c'è il caos dei giorni scorsi.
Buttiamo la spazzatura; a destra dei pontili di ormeggio privati ci sono dei cassonetti per il multimateriale e altri per la raccolta indifferenziata, nessuno per l'organico, chiedo informazioni ad una signora e mi dice "Buttate tutto là"... laconica risposta, dunque anche l'organico finisce nell'indifferenziato.
Lungo il molo dove sono i pescherecci facciamo incetta di frutta e verdura fresche da Ninetta, unico alimentari segnalato come rivendita di prodotti biologici, le signore che lo gestiscono sono simpatiche, gentili e sorridenti. Qui tutti parlano con un forte accento campano più che laziale come ci si aspetterebbe, visto che Ponza è in provincia di Latina. La ragione ci viene spiegata proprio da una delle signore del negozio, Silvia: l'isola nel corso dei secoli è stata abbandonata più volte a causa delle incursioni dei pirati, del fatto che veniva usata come rifugio per malfattori di tutti i generi o avversari politici dei signori che la possedevano e, non ultima ragione, delle scarse risorse idriche. Nella seconda metà del 1700 l'isola era passata per discendenza di madre dai Farnese ai Borbone; Carlo III ne aveva cominciato il ripopolamento concedendo in enfiteusi perpetua (affitto per piantagione, con godimento pieno dei terreni e l'obbligo di migliorarli e pagare un canone annuo in denaro o in derrate) la terra ad alcune famiglie di contadini ischitani, poiché avevano una buona conoscenza dei luoghi a causa delle precedenti frequentazioni dovute all'attività di pesca, principalmente corallo e aragoste. Successivamente suo figlio Ferdinando aveva continuato questa politica attirando nuovi coloni provenienti dalla Campania con l'ulteriore incentivo di poter costruire delle piccole abitazioni a spese delle casse reali. La signora Silvia ci ha raccontato che la prima cosa che si costruiva era un pozzo o una cisterna, per accumulare l'acqua durante l'inverno, e che la sua è già la terza generazione della sua famiglia, tutta di origine campana.
Sul molo ci sono due pescherie, proprio in cima la prima, poco lontano dall'alimentari "Ninetta" la seconda, davanti a quest'ultima sostano chiacchierando fra loro due signore del luogo mentre un peschereccio con le lampare sulla poppa sta attraccando... Faccio due più due: la pescheria è meno attraente esteticamente dell'altra, le persone del posto la frequentano, dunque il pesce deve essere fresco. I fatti lo confermano: il peschereccio sbarca una serie di cassette di alici freschissime, ecco cosa aspettavano le due signore!  Ma qui non hanno il Pos, e io ho finito i contanti. Mi faccio mettere da parte mezzo chilo di acciughe e sei sugarelli pari ad un chilo di peso, per la modica cifra di 11,00 €!!
Step successivo fare un prelievo al bancomat. Entrambe le banche hanno finito i contanti, li stanno aspettando dalla terraferma, per fortuna lo sportello automatico delle Poste eroga ancora denaro. Torno alla pescheria, pago e via! si torna al gommone e in barca.
Pulisco il pesce. I sugarelli li mangiamo a pranzo arrostiti sulla piastra ricoperta di sale grosso accompagnati da una bella insalata verde; le alici sono talmente fresche che la lisca non si stacca dalla carne, rischio di sciuparle, allora mi limito a togliere testa e interiora e le metto in frigo, saranno il piatto forte della cena.
Alici fritte senza glutine in barca a vela ©Valeriaderiso
Parlando di come cucinarle ci viene un'idea che sembra malsana: la frittura! Non ho mai osato friggere in barca, ma stavolta ci provo. Per via della mia intolleranza al glutine le ho infarinate usando una miscela fatta da due cucchiai di farina di riso e uno di farina di mais fioretto.
Alici fritte senza glutine in barca a vela ©Valeriaderiso
Sono venute perfette! Croccanti e saporite, e nemmeno un po' di puzza di fritto in barca grazie alla ventola di aspirazione di cui è dotata la cucina di Maramea.
Alici fritte senza glutine in barca a vela ©Valeriaderiso

Alici fritte senza glutine in barca a vela ©Valeriaderiso
Alici fritte senza glutine in barca a vela
Peccato averne preso solo mezzo chilo!!
^_^

venerdì 5 luglio 2019

23 giugno, il pane con la pasta madre rediviva

domenica 23 giugno 2019
Nei giorni passati ho cominciato a rinfrescare la pasta madre, semi abbandonata e morente, circa ogni 6-8 ore. Oggi, dopo tre giorni di cure, sembra avere di nuovo un aspetto florido, quindi approfittando della sosta forzata ho deciso di fare il pane per il Capitano e la MiniMozza. Ho intenzione di fare un impasto minimo, in modo da avere una pagnotta non troppo grande.
Da tempo ho convertito la pasta madre da solida a liquida (vale a dire idratata al 100%), e solo grazie a questo la pasta madre non è defunta del tutto e ho potuto resuscitarla. Cambiata l'idratazione della pasta madre di conseguenza è cambiata anche la ricetta che seguo per fare il pane, che non è più quella che trovate qui nel blog. Da quando ho fatto la conversione e cominciato a usare le farine di grani antichi di Floriddia, seguo (più o meno fedelmente) il procedimento suggerito da Sonia Piscicelli de "Il Pasto Nudo", adatto a questo tipo di farine che non vogliono essere troppo lavorate.
.:. PARENTESI RICETTA .:.
La ricetta prevede tre step prima di infornare. Queste le proporzioni che uso:
Primo impasto: 113 gr di pasta madre liquida; 375 gr di farina di grano tenero T1, 330 gr di acqua (osmosizzata). Lascio riposare per circa 4-5 ore ed ecco il suo aspetto dopo la lievitazione:
Primo impasto con pasta madre
Il primo impasto
Secondo impasto: trasferisco in una ciotola capiente il primo impasto e aggiungo 155 gr di farina di grano tenero T1 e 75 gr d'acqua. Lascio lievitare un altro paio d'ore circa. Fino a questo momento l'impasto risulta molto idratato e appiccicoso, quindi non lo manipolo direttamente con le mani, ma con delle spatole.
Terzo impasto: il secondo impasto più 125 gr di farina di grano tenero T1, 125 gr di farina di grano duro T1 e 55 gr d'acqua a cui aggiungo 18 gr di sale. A questo punto trasferisco l'impasto su una tavola di legno ben infarinata con la farina di grano duro e formo una pagnotta facendo le pieghe, la copro con la ciotola e la lascio riposare una ventina di minuti. Passato questo tempo faccio altri due o tre giri di pieghe e lo metto a lievitare, con le pieghe rivolte verso l'alto, in un canovaccio infarinato di farina di grano duro dentro una ciotola, copro con i lembi del canovaccio e lo lascio lievitare circa un paio d'ore; il tempo varia a seconda della grandezza della pagnotta e della temperatura esterna, diciamo che la tengo d'occhio; quando ha raddoppiato il suo volume è il momento di cuocerla. Scaldo il forno a 300°, infarino una teglia (sempre con la farina di grano duro) e ci faccio cadere delicatamente la pagnotta lievitata, faccio un taglio a croce o due tagli paralleli sulla superficie e inforno. Appena messo il pane nel forno abbasso la temperatura a 240° e lascio cuocere per 10 minuti, poi abbasso ulteriormente a 180° e lascio cuocere altri 20 minuti (anche altri 30 o 40 se la pagnotta è più grande). Quando è pronto stacco il pane dalla teglia, lo trasferisco sulla griglia del forno e lo lascio raffreddare lentamente usando un mestolo di legno per tenere lo sportello del forno semi aperto.
.:. CHIUSA PARENTESI RICETTA .:.

Dopo aver messo a riposare il primo impasto, scendiamo a terra. Sara e Marco vanno alla solita spiaggetta e io, vado a fare un po' di spesa di verdura e frutta fresca. Cercando su internet nei giorni scorsi ho trovato un "chiosco" che vende verdura e frutta biologica poco fuori del paese, sulla provinciale sud. Si chiama Sapori dell'Orto - Fruit Lab, ed è appunto un piccolo negozio semi all'aperto a ridosso dei campi dove delle simpatiche e accoglienti signore coltivano, trasformano e vendono frutta, verdura e uova, tutto freschissimo, spesso appena colto; in più è possibile trovare crostate, marmellate e confetture, pesto di basilico, pane... Insomma come potevo resistere?? Un chilometro sotto il sole cocente, ma ne è valsa sicuramente la pena.
Fatta la spesa raggiungo Sara e Marco alla spiaggetta, dove c'è una dimostrazione con dei labrador e dei golden retriver da salvamento, e una scuola di diving che fa fare le prove a scopo promozionale.
Anche Sara prova l'erogatore, e le piace talmente il fatto di mettere la faccia nell'acqua con la maschera e respirare che non lo molla più, suscitando l'ilarità dell'insegnante! Intanto assistiamo con piacere e anche stupore a tutti gli esercizi dimostrativi dei cani che sono davvero portentosi. Peccato non aver avuto la macchina fotografica con me, erano tutti bravi e anche molto belli.
Tornati a bordo per il pranzo ho fatto il secondo impasto del pane, dopo un paio d'ore il terzo, ho lasciato ancora lievitare finché verso le 18:30 ho finalmente infornato.
Questo è il risultato.
Pane in barca a vela con pasta madre
Pane in barca a vela con pasta madre
Pane in barca a vela con pasta madre
Pane in barca a vela con pasta madre
La pasta madre ha decisamente ripreso vita! Per almeno una settimana siamo a posto, anzi loro sono a posto, visto che io non posso mangiarlo (sob!)
^_^

domenica 23 giugno 2019

16-17 giugno, Elba (LI): plastica, multe, amici e pasticci

domenica 16 giugno 2019
La nottata è passata tranquilla. Ci risvegliamo con calma e dopo colazione Marco sistema i bozzelli per tirare su il tender a poppa, in modo che non vadano a sbattere sul motore fuoribordo.
Sara invece, con un pennarello indelebile, termina un lavoro cominciato prima di partire da Livorno: la scritta "tender to Maramaea" sulla prua del tender.
il nome sul tender
Purtroppo il pennarello si è poi rivelato inadatto, la scritta si è "sciolta" non appena si è bagnata con l'acqua salata, dovremo rimediare con qualcosa di diverso, credo ci voglia un pennarello ad acrilico.
Verso mezzogiorno ci dirigiamo verso la penisola di Capo Enfola nel golfo di Viticcio, a sud di Portoferraio.
Sara prende posizione sulla seduta sul pulpito di prua costruita quest'inverno da Marco.
Super Maramu - Maramea - verso l'Enfola
sulla delfiniera
Con 8 kn facciamo 4 kn di bolina con vento da nord ovest e dopo circa un'ora e venti siamo a destinazione.
Questa penisola è caratterizzata da un sottile istmo di terra (largo appena 70 metri) che collega il Monte Enfola (135 m) con il resto dell'isola dando origine a due spiagge: una opposta all’altra; quella a sud, più confortevole, ospita quel che resta di un'antica tonnara oggi sede amministrativa del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
Nonostante sia metà giugno ci sono numerose barche, forse perché è domenica.
Dopo aver dato ancora Sara, coraggiosa, fa il primo bagno della stagione. L'acqua è ancora fredda, il termometro indica 18°, credo misuri in difetto di un paio di gradi, ma anche 20° sono pochi secondo me; indossa la sua mutina da snorkeling e la cuffia da piscina: la voglia di fare il bagno fa superare qualsiasi ostacolo!!!
primo bagno del 2019
primo bagno del 2019
Io non ho il coraggio, nemmeno con la muta, e in questo momento nemmeno la voglia, l'aria è ventilata e freschina, credo aspetterò ancora un bel po' prima di tuffarmi.
Nel pomeriggio, con il tender, scendiamo su una piccola spiaggia per fare giocare Sara; lì l'acqua non è così fredda, ma sempre troppo fredda per me e Marco! Naturalmente non per Sara, che fa un lungo bagno.
Verso le 18:30 torniamo a bordo e ci muoviamo verso Portoferraio; sarebbe stato bello restare qui a dormire, ma entra troppa onda e rolleremmo tutta la notte!

lunedì 17 giugno 2019
Anche oggi sveglia con calma, da veri poltroni alle 9:30, stiamo recuperando un po' della stanchezza dei giorni passati. Circa un'ora più tardi ci muoviamo di nuovo verso Viticcio, e lungo il tragitto con il mezzo marinaio recuperiamo una grossa busta di plastica alla deriva.
Super Maramu - Maramea - recupero plastica in mare
recupero plastica in mare
Raccogliere la plastica è una cosa che facciamo spesso, anche quando scendiamo sulle spiagge e, purtroppo, ne riempiamo intere bustone.
Oggi ormeggiamo sul lato più a sud della baia e facciamo subito una capatina a terra; ci sono due o tre di meduse, Noctiluche (Pelagia noctiluca), e i soliti bambini pronti con secchiello e palette a sotterrare le povere creature nella sabbia perché "devono fare il bagno".  Gli spiego che le meduse sono cibo per le tartarughe di mare presenti nelle acque dell'isola le quali rischiano invece di mangiare le buste di plastica, e di morirne. Faccio con loro un patto, devono riempire il loro secchielli di tanto in tanto con l'acqua fresca in modo da non bollirle, e poi le butteremo lontane dalla riva. Purtroppo non posso fare altro, né controllare che rispettino i patti, i genitori accorsi a sentire di cosa parlo con i figli già mi guardano in cagnesco.
Dopo pranzo, mentre Marco si gode una meritata pennichella veniamo avvicinati da una motovedetta dei Carabinieri: controllo dei documenti del comandante e dell'imbarcazione. Noi battiamo bandiera belga, e abbiamo un'assicurazione che copre tutto, anche il tender e il suo motore fuoribordo, solo che su nessun documento compaiono marchio e matricola del motore dato che la legislazione belga non lo prevede. Ovviamente per quella italiana non è così, e a loro non basta sapere che l'assicurazione sul motore c'è. Ci fanno una multa "per dimenticanza" di 130 euro, decurtabili del 30% se paghiamo entro 5 giorni, con l'obbligo di presentare un documento da cui si evinca che l'assicurazione copre effettivamente il motore fuoribordo del tender e che riporti marca e numero di telaio. Non serve a nulla chiamare l'assicurazione e rispiegare la faccenda: dobbiamo pagare e - come suggerisce il comandante della motovedetta - poi rivalerci sull'assicurazione.
Vabbé...
Andati via i Carabinieri facciamo una passeggiata a terra sulla lunga spiaggia di Viticcio. Io sfogo la mia frustrazione per l'ingiusta multa raccogliendo plastica qua e là, e riempiendo sempre più la mia bustona.
Ma le avventure della giornata non sono finite.
Torniamo a Portoferraio e ormeggiamo poco distanti da un grosso caicco, il Sibel Sultan, su cui lo scorso anno lavorava Costanza, la moglie di Alino (di cui ho parlato già nel diario dello scorso anno).
Guardo se è a bordo e - evviva!" - c'è! insieme a Diego il loro figlio. La chiamo e ci vengo a salutare mentre io mi accingo a preparare la cena.
In programma c'è riso pilaf al pomodoro, che prevede la tostatura del riso in un pyrex (le pentole di vetro) mentre il pomodoro si scalda su un altro fornello, quando il riso è tostato si versa il pomodoro bollente nel pyrex e si passa tutto in forno per circa 20 minuti. Questa preparazione l'ho realizzata numerosissime volte (alcuni di voi, amici cari che leggete, lo avete anche assaggiato questo riso), ma stavolta l'incidente è in agguato: mentre Costanza e Diego arrivano a bordo io verso il pomodoro sul riso e il pyrex si spacca!!!!  Il riso finisce dappertutto! per non parlare del vetro... caos!
Conclusione, Marco pulisce e io accolgo gli ospiti... e poi dovrò pensare anche ad una cena alternativa...
Trascorriamo circa tre quarti d'ora in compagnia piacevole aggiornandoci sui rispettivi programmi, mentre io preparo un nuovo riso, risottato al pomodoro, stavolta in pentola. Ceneremo un po' tardi, ma contenti di aver incontrato degli amici cari e di aver concluso questa giornata ricca di eventi. In barca non ci si annoia, nemmeno volendo!!!

^_^