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sabato 30 agosto 2014

* " 'E buàtte", ovvero i pomodori pelati

Siamo dei grandi consumatori di pomodoro. Tra spaghetti, pizza e preparazioni varie in questa casa non deve mancare, MAI!

Già lo scorso anno c'eravamo cimentati nell'impresa, con 50 kg di San Marzano biologici acquistati da una azienda nelle vicinanze, più un po' dei nostri, che - essendo noi neofiti della coltivazione e non avendo ancora il pozzo - non erano proprio i più bei pomodori del mondo.
Inoltre era la nostra "prima volta" anche come conservieri ed avevamo solo le poche conoscenze acquisite con l'osservazione quando eravamo bambini, l'errore era in agguato e non ci siamo preoccupati di fare la cronaca della nostra produzione. 

Tuttavia, superando ogni aspettativa, lo scorso anno, in due, siamo riusciti a imbarattolare tutti i 50 kg e poco più in una sola giornata. Purtroppo i  56 barattoli da 500 gr e i 9 da 1 kg ad aprile scorso erano già finiti. 

Quest'anno abbiamo acquistato dalla solita azienda 75 kg di San Marzano, e il nostro orto ampliato ne ha prodotti fin ora almeno 40 kg, e continua ancora. 
Sarà per il sistema di irrigazione a goccia costruito dal Capitano, sarà per il pozzo che finalmente abbiamo potuto far scavare, sarà per le piogge inaspettate e frequenti di quest'estate, sarà per le mie incursioni anticimice.... il nostro raccolto di pomodori del 2014 è davvero strabiliante.

Il primo giorno di agosto abbiamo programmato l'imbarattolamento, coinvolgendo una coppia di ignari amici in visita qui con i figli: di ritorno a Salerno dopo le vacanze hanno fatto una sosta da noi; finalmente riescono a venire a trovarci e noi che facciamo? li mettiamo a fare i pelati!!!
Per fortuna questa attività è stata gradita, ha suscitato anche in loro ricordi d'infanzia, ed è stata un'esperienza talmente positiva che una volta tornati a casa, trovando anche il loro orto in piena produzione, hanno fatto a loro volta i pelati!!!

Molte delle foto che vedrete, sono state scattate da loro.

Abbiamo lavato i barattoli da 500 gr e i loro tappi, e li abbiamo messi nel forno a 100° per 30 minuti, per la sterilizzazione.
Sul tavolo da lavoro erano pronte le foglie di basilico fresco, lavate e ben asciugate, il sale, una insalatiera con uno scolapasta dentro e una vuota per metterci le bucce. Sul fornello una pentolona piena a metà d'acqua per la scottatura.

Questo il procedimento che seguiamo di solito, facendo una sorta di catena di montaggio.
  • Laviamo i pomodori e  facciamo un'incisione a croce sulla parte apicale, eliminando le eventuali parti toccate o con la bolla (facile che ci sia quando piove tanto, o le irrigazioni non sono regolari, e non si dà nulla come facciamo noi)
Foto Paolo O.
  • Li scottiamo in acqua bollente, 3 minuti, non di più!
Foto Paolo O.
  • Allo scadere dei tre minuti usando una schiumarola - in modo da riutilizzare l'acqua per il prossimo gruppo di ortaggi - li mettiamo nelle placche del forno, in modo che  rimanendo in un unico strato la loro temperatura scenda un po' e non ci si ustioni le dita nella successiva operazione di pelatura.
Foto Paolo O.
  • Man mano che eliminiamo la buccia li mettiamo in uno scolapasta appoggiato in una insalatiera, in modo da raccogliere l'acqua in eccesso che va eliminata altrimenti la conserva viene troppo acquosa. Altra operazione che di solito facciamo è eliminare la parte apicale del pomodoro, che in genere resta sempre un po' più acerba e dura.
Foto Vesna B.
Tutte queste operazioni vanno fatte abbastanza velocemente perché i pelati vanno messi caldi nei barattoli, che se sono caldi a loro volta è ancora meglio: l'aria calda all'interno del barattolo favorirà la formazione del sottovuoto, indispensabile per la buona conservazione. A volte può capitare, quando le quantità sono abbondanti che si raffreddino, noi diamo una scaldata a bagnomaria al barattolo pieno e aperto o ad una certa quantità di pomodori già pelati e pronti per passare nei barattoli.

  • Subito prima di chiudere il barattolo stringendo molto bene il coperchio, aggiungiamo una foglia di basilico e un pizzico di sale in superficie che contrasti la fermentazione.
Foto Paolo O.
  • Una volta chiusi per bene i barattoli si procede alla bollitura.
Lavorando con grosse quantità abbiamo comprato un fornello da esterno a GPL, e un pentolone di alluminio dove riusciamo a sistemare, avvolti con degli stracci perché non si rompano urtando tra di loro durante la bollitura, circa una trentina di barattoli alla volta. 

Foto Paolo O.
  • Li lasciamo bollire per circa 30 minuti e poi li lasciamo a raffreddare nell'acqua, lentamente. 
Foto Paolo O.
Quest'ultima è forse la parte più lunga e noiosa, dati i tempi lunghissimi di raffreddamento dell'acqua, ma è necessaria! Una volta si usavano dei bidoni altissimi, e bisognava usare una sedia per infilarcisi dentro a mettere e poi togliere i barattoli, ora è un po' difficile trovarli, e forse con questi pentoloni è tutto più sicuro.

I barattoli vanno poi conservati in un posto fresco, asciutto e buio.
E speriamo che questa volta ci bastino fino all'estate prossima!

:o)


martedì 26 agosto 2014

* togliamo un po' di polvere...

È da giugno che manco. Troppe cose da fare e da seguire, poca voglia di stare al computer nel tempo che rimane tra un'incombenza e l'altra, e il blog è presto abbandonato.
Vi faccio un piccolo riassunto e mi impegno ad essere presente come prima!
Quest'anno abbiamo ingrandito l'orto, che ci ha dato parecchio da fare, ma anche tantissime soddisfazioni.

Melanzane e zucchine, che ancora sono in produzione nonostante le piogge abbondanti di questa estate bislacca, bellissime.


Susine gocce d'oro e prugne in gran quantità, subito trasformate in profumatissima confettura, col solito metodo usato per la confettura di more e quella di albicocche.


Pomodori San Marzano e Cuori di bue in quantità impressionanti.


Fin ora abbiamo calcolato di aver trasformato questa abbondanza - tra i nostri e una parte acquistati in una vicina azienda biologica - in pelati per circa 150 kg!!!


E la produzione continua al ritmo di circa 10 kg a settimana... Vi racconterò il procedimento.
Sulle piante ce ne sono ancora parecchi in maturazione, al momento sono attaccati dalle cimici, che rimuovo a mano tutti i giorni (!!!!!) anche dall'olivo, un lavoro un po' impegnativo, ma dal risultato così soddisfacente che ne non demordo.

Però non abbiamo solo lavorato come delle alacri formichine, al contrario ci siamo concessi anche dei bei momenti di svago come delle allegre cicale.

Siamo stati al mare.

Santa Maria di Castellabate (Sa)
In questo luogo paradisiaco (San Marco - Punta Licosa - Cilento), grazie al Caos benevolente abbiamo incontrato un carissimo amico in rotta verso la Grecia con la sua barca a vela.

Roberto Soldatini e Denecia - San Marco di Castellabate (Sa)
Di lui vi parlerò presto in un nuovo post.

Siamo stati per boschi in Garfagnana.

Parco dell'Orecchiella
Facendo incontri molto emozionanti


E molte altre cose ancora, rischio di allungarmi troppo ...lavori miei, del Capitano, ma ve lo racconto poi. Come vedete ci sarà molto da leggere, restate sintonizzati!

A presto!

:o)






mercoledì 6 febbraio 2013

* aromi e profumi


Nel nostro giardino abbiamo tanto spazio, così abbiamo potuto piantare diverse aromatiche perenni: rosmarino, timo, salvia, menta. Oltre a queste c'è un'abbondantissima fioritura di camomilla, che cresce spontanea, e una bellissima pianta di lavanda che purtoppo a fine estate è morta, non si sa come mai, forse per il caldo torrido che c'è stato.  Per fortuna siamo riusciti a raccogliere i suoi profumatissimi fiori prima di questo triste avvenimento, e ne abbiamo ricevute in regalo due nuove per il nostro anniversario di matrimonio, ad ottobre.
Insieme alle foglie di salvia e menta, e ai fiori di camomilla, abbiamo messo i fiori di lavanda a seccare in delle buste da pane appese a testa in giù nel capanno degli attrezzi, luogo ideale, perché né troppo freddo né troppo caldo, al riparo dall'umidità, ben ventilato e semibuio.


Il momento, anche troppo rimandato, di conservarle a modo per poi usarle, secondo necessità è arrivato.  


La lavanda ha ben mantenuto, oltre al suo meraviglioso profumo, anche il suo colore.

Insieme alla Gnoma, abbiamo pulito e "sgranato" tutti i rametti e abbiamo sistemato fiori e foglie in dei barattoli di vetro.


Con la camomilla fresca, al momento della raccolta, abbiamo anche fatto un'infuso alcolico, seguendo l'esempio di mia nonna, che lo usava in gocce come antispastico in caso di mal di pancia.

Poche gocce su un cucchiaino di zucchero o insieme ad un infuso di camomilla secca.
Quanti doni che ci fa la natura!
Ora non mi rimane che fare i sacchetti profuma biancheria... ma questa è un'altra storia.

:o)

lunedì 28 gennaio 2013

* nella nostra cucina - dado vegetale fatto in casa

Anche questa ricetta mi arriva dalla sorella del mio papà che faceva le Melanzane a barchetta.
In rete ce ne sono varie versioni, con piccole variazioni. Ultimamente ne ha pubblicato una la bravissima Grazia Cacciola di ErbaViola, trovate qui la sua ricetta.

Questa è la ricetta che seguo io, tramandatami da zia Giulia. Si può conservare in frigo o anche nel congelatore, dove resterà morbido per la consistente presenza di sale, che ne impedisce la solidificazione totale.


Ecco cosa vi serve per circa 3 vasetti da 250 gr:

250 gr di sedano verde
2 carote
2 cipolle
2-3 spicchi d'aglio
2 foglie di alloro
1 rametto di rosmarino
2 ciuffi di salvia
una manciatina di prezzemolo
3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
250 gr di sale

Frullo nel mixer tutte le verdure e gli odori e li trito molto finemente. Trasferisco tutto in un tegame dal fondo spesso e aggiungo il sale, lasciando stufare a fuoco bassissimo per 20/30 minuti, mescolando di frequente. Passato questo tempo aggiungo l'olio.
Lascio intiepidire e poi ripasso tutto al mixer per ottenere una crema. Suddivido in più vasetti [precedentemente sterilizzati] e lascio raffreddare per poi mettere tutto in freezer (resta morbido, non indurisce grazie al sale). Nel caso non vogliate tenerli in freezer meglio riempire i barattoli quando il composto è ancora bollente, chiudere e capovolgere i barattoli in modo da far formare il sottovuoto. Una volta aperto il barattolo andrà conservato in frigo.
Ah! un cucchiaino da tè in genere basta per mezzo litro d'acqua... poi ognuno fa a suo gusto!

:o)

lunedì 21 gennaio 2013

* nella nostra cucina - il burro chiarificato

Era tantissimo tempo che volevo cimentarmi nel burro chiarificato con i soliti timori che accompagnano le "prime volte", ma, come è successo per la pasta madre, quella che sembrava essere [nella mia mente dotata di una fervidissima fantasia, pronta ad immaginare gli scenari peggiori... eh! devo imparare ad essere positiva, pure ai fornelli!] una cosa complicatissima si è rivelata, nel farla, una cosa semplicissima.


Dopo aver letto il bellissimo post in proposito sul Pasto Nudo [non perdetevelo!!] mi sono decisa.

Il burro sottoposto a questo procedimento, perde la parte acquosa, si separa dalla caseina, e raggiunge un punto di fumo molto alto, pari quasi a quello dell'olio d'oliva. Non che io faccia un uso smodato di burro in cucina, però quelle volte che capita preferisco usarlo chiarificato.

Si può fare sia a bagnomaria che in un pentolino dal fondo spesso, su fuoco molto basso. Io ho optato per questa seconda scelta, usando anche uno spargifiamma in modo da abbassare ulteriormente il calore del fornello. Quando deciderete di farlo prendetevi del tempo, perché ci vuole un'ora, almeno.

Necessario:
500 gr di burro da panna di centrifuga
un pentolino dal fondo spesso
un barattolo di vetro da 500 ml ca

Ho messo il burro nel pentolino sul fornello più piccolo, usando anche uno spargifiamma e mantenendo il fuoco più basso possibile, e ho lasciato che si sciogliesse piano piano.


Una volta sciolto il burro, sulla superficie ha cominciato a formarsi una schiuma bianca [le proteine, che catturate dalle bollicine d'aria, vengono in superficie], che ho tolto con un cucchiaio molto delicatamente.

Secondo una ricetta trovata in rete da Sonia, si può anche lasciare il burro a formare la sua crosticina per poi toglierla alla fine, ma essendo per me la prima volta non mi sono fidata [di me stessa, naturalmente!] e ho preferito seguire tutto il processo a vista.
Pian piano il burro ha cominciato a diventare trasparente e la caseina a precipitare sul fondo.

In questa fase il burro sobbolle e sfrigola leggermente.
Quando mi è sembrato sufficientemente chiaro [dopo un'ora circa dall'inizio], ho spento il fuoco e ho filtrato il burro liquido con un tovagliolo di lino pulito [e lavato senza detersivi, né ammorbidenti] in un barattolo di vetro.


Che bel colore, vero? somiglia al miele di acacia.

L'ho lasciato raffreddare, ho chiuso il barattolo e ho l'ho messo in frigo, ma può essere conservato anche a temperatura ambiente.

In fine, prima di cimentarvi vi consiglio di nuovo di leggere il post di Sonia sul Pasto Nudo, che di sicuro è più ferrata di me in queste cose e dà anche una serie di ulteriori approfondimenti.
:o)

lunedì 22 ottobre 2012

* nella nostra cucina - marmellata di pomodori verdi

Finita l'estate, le piante di pomodori San Marzano hanno strenuamente continuato a generare frutti, che però per il calare delle temperature e per l'abbassamento del sole, maturavano molto molto lentamente, diventando facile preda di uccelli e cimici. Le piante inoltre erano diventate un groviglio rigoglioso che faceva invidia al sottobosco della foresta amazzonica, per cui ci siamo decisi ad estrirparle. Abbiamo però voluto salvare i numerosissimi pomodori ancora verdi: ben 6,5 kg!!!!



Ho pensato -"E ora? che ci ci faccio con tutti questi pomodori verdi???"- 
Mi sono messa alla ricerca in rete delle diverse possibilità di consumo e/o conservazione, e poco più della metà sono finiti in marmellata, che servirà per accompagnare carni e formaggi.

Ecco cosa ho usato per 3,5 kg di

MARMELLATA DI POMODORI VERDI

3,5 kg di pomodori verdi
3 limoni
1,2 kg di zucchero

Ho lavato bene tutti i pomodori, li ho tagliati a pezzetti piccoli lasciando la pelle e li ho messi a marinare con lo zucchero e il succo dei limoni per tutta la notte.
Il mattino dopo ho messo il composto di pomodori, zucchero e limone sul fuoco e l'ho portato ad ebollizione. Quando  ha iniziato a bollire ho abbassato la fiamma e lasciato cuocere per 15 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Passati i 15 minuti ho spento il fuoco e lasciato raffreddare e riposare per un'altra notte. Il giorno dopo ho rimesso la marmellata sul fuoco e l'ho fatta cuocere a fuoco lento per circa mezz'ora, mescolando e schiumando quando necessario. Quando la marmellata si è ridotta nella pentola di circa un quarto ho frullato tutto con il minipimer a immersione e l'ho versata bollente nei vasetti [sterilizzati nel forno a 100° per mezz'ora],  che una volta chiusi, ho subito capovolto a testa in giù,  lasciandoli raffreddare e formare il sottovuoto.


:o)

mercoledì 19 settembre 2012

* e ora dove le metto?

Si, dove le metto tutte le conserve che sto preparando? questo mi sono chiesta quando il numero, tra confetture varie e conserve di pomodori dell'orto, è aumentato in maniera esponenziale.
La nostra casa non è molto grande e lo spazio per "stivare" è limitato.
Ad agosto, mentre la mia mamma era qui, ci aveva suggerito una mensola sulla porta-finestra della cucina, ma per quanto funzionale l'idea non mi entusiasmava. 
Così col naso all'insù, cercando di visualizzare la suddetta mensola, ho visto una delle travi portanti: IDEA!!!! 
Le conserve sulla trave! 
Giudicate voi se non è stata una genialata? spazio inutilizzato ben sfruttato + effetto estetico assicurato... e se poi non si è attenti osservatori nemmeno si vedono lassù!








Ehm, in questa foto c'è un intruso "non-handmade", ma è un regalo che viene dal Sud, me lo sto "stipando" [come si dice dalle mie parti] per un'occasione/piatto speciale, e il nome dell'azienda che lo produce mi è moooolto familiare, per cui si è guadagnato un posto in mezzo ai suoi "comparielli" casalinghi.

:o)

lunedì 17 settembre 2012

* nella nostra cucina - confettura di more

Erano 4 anni che ripetevamo di voler tornare nella pineta dove nell'agosto del 2008 avevamo raccolto ben 7 kg di more... come dimenticare un tale ben di dio!!!
Due settimane fa è stata la volta buona, ci siamo detti -"Ora o mai più!!!"
Stavolta il "bottino" è stato più contenuto, ma senz'altro notevole, considerato che io e la Gnoma non abbiamo contribuito un granché, ma è stato tutto merito del Capitano: 3 bei chiletti!!



Che profumo ragazzi!!! peccato non si possa fotografare.
In compenso ci siamo equamente riempiti di graffi tutti e tre... si sa, i rovi non perdonano!
Appena tornati a casa via con la confettura.
Il medoto, oramai sperimentato, è lo stesso seguito per la confettura di albicocche [e per quella di fragole, quella di susine e quella di fichi, tutte favolose, grazie sempre Micia per avermi fatto scoprire la Ferber!!!].

Ingredienti per 3 kg di more:
900 gr di zucchero
2 limoni

Stavolta NON ho lavato le more, bagnarle troppo gli fa perdere il sapore, e poi aveva piovuto il giorno prima ed erano pulitissime, mi sono limitatata a controllare che nessuna avesse ancora il picciòlo spinoso attaccato.
In una pentola molto capiente le ho mescolate con lo zucchero e il succo dei limoni e le ho messe sul fuoco. Ho aspettato che il composto cominciasse a sobollire e ho spento, lasciando riposare per tutta la notte.
Il giorno dopo ho separato le more dallo sciroppo che si era formato. Che colori!!



Poi ho rimesso lo sciroppo su fuoco basso, mescolandolo di tanto in tanto e lasciandolo addensarsi, schiumando quando necessario.
Quando la prova piattino (un pochino di sciroppo su un piattino, lasciatelo raffreddare, inclinate il piattino e osservate la goccia come scivola, se scivola piano piano vuol dire che è al giusto punto di densità) ha decretato che era pronto, ho aggiunto le more e ho lasciato cuocere ancora una mezz'ora.


Poi ho versato nei vasetti, precedentemente sterilizzati in forno a 100° per 30 minuti, e li ho capovolti perché si creasse il sottovuoto [nel caso il sottovuoto non si creasse bisognerà far bollire i vasetti coperti d'acqua in una pentola dove si sarà messo sul fondo un canovaccio, così da attutire le botte sul fondo].


:o)

martedì 11 settembre 2012

* nella nostra cucina - confettura di albicocche

[Postato in origine il 03.07.2012 e rieditato OGGI, dopo uno smarrimento e un ritrovamento nell'etere]

Aridaglie con le albicocche!!



Le albicocche sciroppate al naturale ve le risparmio, ma la confettura merita. E' venuta buonissima!!!

Ho usato il "metodo Christine Ferber" [scoperto grazie alla Micia], estrememente semplice ma dai risultati sorprendenti: la frutta cuoce pochissimo, così che colore, sapore e consistenza restano inalterati e niente pectina (io non l'ho mai usata, ma con questo metodo davvero non ce n'è bisogno).

Ingredienti per 2,5 kg di albicocche:
  • 1 kg di zucchero
  • 1 limone 

Ho lavato e asciugato bene le albicocche, ho tolto il nocciolo e le ho tagliate a pezzetti, le ho mescolate con lo zucchero e il succo del limone e le ho lasciate riposare al fresco per una notte. Il giorno dopo le ho messe sul fuoco in una pentola capiente. Ho aspettato che il composto cominciasse a sobollire e ho spento, lasciando riposare per tutta un'altra notte.



Il giorno dopo ho separato i pezzetti di albicocca dallo sciroppo che si era formato e ho rimesso lo sciroppo sul fuoco basso, mescolandolo di tanto in tanto e lasciandolo addensarsi.



Quando la prova piattino (un pochino di sciroppo su un piattino, lasciatelo raffreddare, inclinate il piattino e ossevate la goccia come scivola, se scivola piano piano vuol dire che è al giusto punto di densità) ha decretato che era pronto ho aggiunto i pezzetti di albicocca e ho lasciato cuocere ancora una decina di minuti, schiumando se necessario.
Poi ho versato nei vasetti,  precedentemente sterilizzati in forno a 100° per 20 minuti, e li ho capovolti perché si creasse il sottovuoto.


Nello stesso identico modo ho fatto la confettura di susine, l'unica differenza tra i due tipi di frutta è  che con le susine la confettura che va schiumata parecchio durante la cottura.

 :o)

* nella nostra cucina - marmellata di arance

[Postato in origine il 21.05.2012 e rieditato OGGI, dopo uno smarrimento e un ritrovamento nell'etere]

Un mesetto fa la scorta di marmellate era finita, le fragole ancora non c'erano, dunque cosa fare?
Comprare gli ultimissimi tarocchi siciliani tardivi e rinnovare la scorta con una bella marmellata di arance.
Quelle agli agrumi sono le mie preferite, anche se qui si "marmellata" con qualsiasi frutto disponibile!




Io ho trasformato 3 kg di arance, ma vi dò le proporzioni per 1 kg.

Ecco cosa vi servirà:

  • 1 kg di arance
  • 2 limoni
  • 1 kg di zucchero grezzo

Come procedo:
metto le arance a bagno in una bacinella piena d'acqua per 24 ore, cambiando l'acqua almeno due o tre volte, poi le sciacquo bene e prelevo la buccia con lo sbuccia limoni (chi non ne possiede uno dovrà sbucciarle con un coltellino facendo attenzione a prelevare la buccia senza la parte bianca interna) e poi le trituro con la mezzaluna.



Poi le faccio bollire in pochissima acqua per 15 minuti.
Nel frattempo pelo bene la polpa delle arance eliminando la parte bianca, la privo dei semi e la taglio a pezzetti facendo attenzione a conservare il succo.
 


Verso in una pentola la polpa con la buccia grattugiata e il succo dei due limoni, di cui tengo da parte i semi, aggiungo lo zucchero e mescolo bene.
Metto i semi dei limoni in un filtro da the e lo immergo nella preparazione per tutta la durata della cottura, i semi rilasceranno la pectina che farà da addensante naturale.
Lascio bollire a fuoco lento per circa 1 ora mescolando spesso. Per verificare il giusto punto di cottura verso qualche goccia della marmellata su un piattino, la lascio raffreddare bene e poi inclino il piattino facendola scivolare: se forma una goccia a perla piuttosto densa, la marmellata è pronta. Attenzione a non cuocerla troppo, altrimenti si caramella lo zucchero e ricordare che quando è calda è comunque abbastanza liquida anche se è pronta.



(NOTA: maggiore sarà la quantità di arance, più lungo il tempo di cottura). Infine verso nei vasetti (che ho passato in forno a 100° per 10 minuti) e li chiudo quando la marmellata è ancora bollente, poi li capovolgo e li lascio raffreddare in questa posizione, in modo che si crei il sottovuoto.
 Voilà...

p.s. non so se nella foto si nota, ma stavolta ho aggiunto una stecca di cannella durante la cottura, per darle un profumo diverso dal solito. Ottima!

:o)

* nella nostra cucina - marmellata di limoni

[Postato in origine il 14.02.2012 e rieditato OGGI, dopo uno smarrimento e un ritrovamento nell'etere]

Quando ci siamo trasferiti qui, ci sono state regalate diverse piante di limone, già abbastanza sviluppate.



Tre di queste avevano già dei piccoli limoni verdi in crescita. Si sarebbe dovuta sfoltire la fioritura al momento giusto, perché i frutti erano tanti e tutti molto piccoli. Da allora sono cresciuti un pochino e maturati, diventando belli gialli, ma molti non hanno superato la dimensione di una grossa noce.
Da giorni li osservavo non sapendo cosa farne, perché anche se in cucina ne uso molti erano troppo piccoli per ricavarne abbastanza succo, e del resto mi dispiaceva lasciarli morire lentamente sulla pianta. Alla fine mi sono decisa per una marmellata.



Li ho raccolti quasi tutti, lasciandone solo 7 o 8 più grossi su due delle piante, in modo da averne una piccola scorta per le mie preparazioni future. In totale il loro peso arrivava a stento a 1.700 gr!



Per fare la marmellata non ho usato la mia solita ricetta, ma quella di un fratello di mia mamma che quest'estate ha fatto una squisita marmellata di limoni sfusati della Costiera Amalfitana (tanto per dare un'idea delle proporzioni tra i miei e i suoi limoni, lui ha usato 7 o 8 limoni per un totale di 2 kg di peso!!). Naturalmente io ho adattato le proporzioni alla mia quantità di limoni.

Ecco come procedere:
bisogna forare i limoni con una forchetta, coprirli d'acqua e farli bollire per cinque sei minuti, poi bisogna cambiare l'acqua e ripetere l'operazione altre due volte. L'ideale sarebbe usare la pentola a pressione in modo che per l'ultima bollitura si possa utilizzare chiusa lasciando cuocere i limoni per cinque o sei minuti dal fischio (nel caso non si voglia utilizzare la pentola a pressione la terza bollitura dovrà durare circa un quarto d'ora).
Dopo questa precottura i limoni si saranno ammorbiditi.
A questo punto bisognerà tagliare i limoni a metà longitudinalmente, svuotarli della polpa con un cucchiaio cercando di togliere i noccioli e passare quest'ultima con uno schiacciapatate, in modo da eliminare facilmente le pellicine ed i noccioli residui.
Ora bisogna pesare la polpa ottenuta (nel mio caso erano circa 275 grammi) e tagliuzzare con una mezzaluna una quantità di scorze pari a circa la metà del peso della polpa (io ne ho tagliate 180 gr).
Chi lo preferisce può eliminare la parte bianca delle scorze che risulta un po' più amara, io non l'ho fatto.
Ho poi pesato una quantità di zucchero pari alla somma del peso della polpa e delle bucce (io ne ho usato 450 gr) e l'ho aggiunto alla polpa mettendoli su fuoco basso e lasciandoli diventare quasi trasparenti, solo a questo punto ho aggiunto le scorzette tagliuzzate ed ho lasciato cuocere per circa 25 minuti (una quantità maggiore necessiterà di un tempo di cottura più lungo).
A fine cottura ho versato la marmellata nel barattolo precedentemente sterilizzato (in forno a 100° per circa 20 minuti) l'ho tappato e l'ho capovolto per lasciarlo raffreddare.

Eh, avete letto bene IL barattolO... la marmellata risultante ne ha riempito SOLO UNO da 250 gr, più un pochino che ho messo in un barattolo più piccolo  e che consumeremo subito, anzi l'abbiamo già provata e ci è piaciuta, forse alla gnoma un po' meno, ma si sa che ai bimbi i sapori un po' agri non sono sempre graditi.



:o)