Visualizzazione post con etichetta vivere verde. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vivere verde. Mostra tutti i post

mercoledì 29 gennaio 2014

* Cipolla: fantastica alleata contro la tosse!

Nonostante, come detto nel post precedente, la mia macchina fotografica sia defunta posso ancora scrivere qualcosa, perché qualche giorno fa ho scattato alcune foto con l'intenzione di condividere i rimedi che uso per contrastare uno dei malanni più noiosi dell'inverno: la tosse!
Ho scoperto le proprietà e i diversi usi della cipolla come alleata anni fa, leggendo più di un post di Sonia sul Pasto Nudo, e ho trovato suggerimenti anche tra i commenti dei suoi lettori.
Per cui da allora, quando qualcuno in casa ha la tosse ecco cosa preparo con le cipolle, che per questo motivo ho sempre in grande scorta!

Sciroppo di cipolla e miele

Occorre: una cipolla grossa (io uso di solito quelle rosse o quelle ramate), miele di tiglio o di eucalipto. 

Si priva la cipolla delle bucce secche (non le buttate via che serviranno a preparare un'altra cosa!), si taglia la cipolla a fettine non troppo sottili altrimenti non le maneggiate più, si spalma un cucchiaino di miele tra una fettina e l'altra, si ricompone la cipolla infilzandola con uno spiedino di legno e si lascia in sospensione su una tazza appoggiata ad un colino, per 18/24 ore. Il liquido che colerà nella tazza è lo sciroppo.


Nella foto si può notare che ho usato due cipolle perché erano abbastanza piccole, e da una sola sarebbe venuto fuori pochissimo sciroppo.


Con le cipolle ramate, come quelle che ho usato io, si ottiene uno sciroppo dal colore dorato, con quelle rosse sarà invece di un bel color granato.
Si conserva in frigo, per una settimana, e si può assumere a cucchiai, quanto se ne vuole; di solito io alla Gnoma ne do un paio di cucchiaini da the alla volta, le piace molto e spesso è proprio lei a chiedermelo.

Tisana di bucce di cipolla

Con le bucce secche della cipolla, che potrete conservare ogni volta che vi capita di usare le cipolle in cucina conservandole in un sacchetto di carta, si prepara invece una fantastica tisana decongestionante.
E' molto semplice: basterà mettere a bollire 150 gr di acqua, quando bolle spegnere il fuoco e lasciarvi in infusione, coperto, l'involucro secco, ben lavato, di una cipolla. Quando la temperatura della tisana sarà scesa sotto i 45° (cioè quando si potrà mettere un dito nell'acqua senza ustionarsi), si dolcificherà con un cucchiaino di miele di eucalipto; è importante aspettare che la tisana si raffreddi perché sopra i 45° il miele perde le sue proprietà.
In genere io faccio il decotto, che a regola dovrebbe essere ancora più efficace, cioè lascio bollire la buccia 10 minuti nell'acqua, risulta un po' più amaro, ma con il miele il gusto si riequilibra.

Ma non finisce qui!!!
Quando la tosse disturba il sonno nostro o della Gnoma metto una cipolla tagliata a metà sotto il letto (o sul comodino), e faccio la stessa cosa quando qualcuno di noi ha il naso chiuso: le esalazioni del fantastico ortaggio liberano il naso e calmano la tosse. Provato innumerevoli volte, non mi ha mai deluso, in caso di tosse molto forte, basta aumentare il numero di cipolle. L'unico neo è che il giorno dopo la cipolla utilizzata sarà da buttare, non potrà essere utilizzata nemmeno per cucinare perché - pare - sviluppi delle tossine restando esposta all'aria.

Per finire vi consiglio di dare un'occhiata a quest'altra ricetta di sciroppo alla cipolla e salvia suggerita sempre dalla fantastica Sonia (grazie al cielo esiste!!!), non l'ho ancora mia provata, ma lo farò presto.

Insomma, rimedi naturali a costo contenuto, controindicati solo per i diabetici e per gli allergici al miele, per cui non resta che dire: W la CIPOLLA!!!

:o)


martedì 19 marzo 2013

* la nostra compostiera da giardino, home made.

Finalmente ci siamo riusciti, dopo aver letto ovunque e guardato decine di tipi di compostiera. Inizialmente ci eravamo orientati verso l'idea di Kia del blog Equo, eco e vegan, molto chiara nelle spiegazioni, ma più adatta a chi deve tenerla su un terrazzo o un balcone. 
La nostra versione è più semplice perché stando in un giardino, posata direttamente sul terreno, non ha bisogno del sottovaso per raccogliere il percolato, né dell'argilla espansa sul fondo. Inoltre osservando le compostiere da giardino in vendita già pronte, abbiamo notato che non hanno il rivestimento interno fatto con le rete di plastica e la zanzariera di stoffa per cui è stato ancora più semplice "autocostruirla".
Siamo partiti procurandoci un bidone per raccogliere le foglie da 120 lt, il più grande che abbiamo trovato, dal momento che con gli scarti organici riempiamo, triturandoli per ridurre l'ingombro e facilitare la degradazione, un secchio da 10 lt in circa 10 giorni. 

Per prima cosa Marco ha tagliato una finestra nella parte bassa per creare uno sportellino scorrevole a ghigliottina da dove uscirà il compost man mano che sarà pronto. Anche questa volta l'esperienza della vita in barca è servita, perché si è ispirato al tambucio che permette l'ingresso dal pozzetto sottocoperta.

Ha creato due binari tagliando delle placche di acciaio e fissandole sui lati del bidone, all'interno e all'esterno, con dei rivetti.




La porzione di bidone tagliata è diventata lo sportellino scorrevole, munito di un fermo.


Poi è passato a fare i fori sul fondo, abbastanza grossi (8mm) da permettere l'eventuale ingresso di lombrichi... volontari.


I buchi lungo il bidone, per permettere l'aerazione, ma non l'ingresso di mosche o altri intrusi indesiderati, sono un po' più piccoli (6 mm).


Ed eccolo qui... finito.

Come noterete, i buchi di aerazione sono stati fatti nella parte superiore e in quella inferiore, mentre la fascia centrale è rimasta integra, così come sono fatte la maggior parte delle compostiere in vendita che abbiamo visto.

Poi siamo passati al "riempimento". Prima un po' di torba sul fondo.


Poi l'organico accumulato negli ultimi 10 giorni. Piccola parentesi: noi non consumiamo molta carne, quasi niente, ma quei rari scarti che capitano non finiscono nella compostiera, troppa puzza e rischio di proliferazione di mosche carnarie e assalti "topeschi", e per "topeschi" intendo assalti di ratti, non di topini di campagna.
Quindi nella nostra compostiera vanno: scarti di frutta e verdura crudi, gusci di uova, pose del caffè, resti di infusi e tisane, i semi di lino che uso per fare l'oil-non-oil di Erbaviola, e così via, insieme a tovaglioli di carta bianchi o carta da pane per assorbire l'umidità in eccesso; niente scarti animali o di resti di cucina [per fortuna del "cucinato" avanza pochissimo].


E per finire gli artefici principali della trasformazione, gentilmente offerti dal nostro giardino: i signori lombrichi!!! Qui sono fotografati sulla carta per renderli più visibili, ma subito dopo la foto  abbiamo messo un altro strato di terra e torba dove sono stati spostati; i lombrichi non sopportano sbalzi di temperatura o di umidità troppo bruschi, bisogna infatti fare attenzione all’umidità del compost in maturazione: se è troppo bagnato i lombrichi annegano, se invece è troppo secco muoiono perché traspirano attraverso la pelle che deve mantenere il giusto grado di umidità.


 E ora non resta che aspettare... buon lavoro ragazzi!


mercoledì 6 febbraio 2013

* aromi e profumi


Nel nostro giardino abbiamo tanto spazio, così abbiamo potuto piantare diverse aromatiche perenni: rosmarino, timo, salvia, menta. Oltre a queste c'è un'abbondantissima fioritura di camomilla, che cresce spontanea, e una bellissima pianta di lavanda che purtoppo a fine estate è morta, non si sa come mai, forse per il caldo torrido che c'è stato.  Per fortuna siamo riusciti a raccogliere i suoi profumatissimi fiori prima di questo triste avvenimento, e ne abbiamo ricevute in regalo due nuove per il nostro anniversario di matrimonio, ad ottobre.
Insieme alle foglie di salvia e menta, e ai fiori di camomilla, abbiamo messo i fiori di lavanda a seccare in delle buste da pane appese a testa in giù nel capanno degli attrezzi, luogo ideale, perché né troppo freddo né troppo caldo, al riparo dall'umidità, ben ventilato e semibuio.


Il momento, anche troppo rimandato, di conservarle a modo per poi usarle, secondo necessità è arrivato.  


La lavanda ha ben mantenuto, oltre al suo meraviglioso profumo, anche il suo colore.

Insieme alla Gnoma, abbiamo pulito e "sgranato" tutti i rametti e abbiamo sistemato fiori e foglie in dei barattoli di vetro.


Con la camomilla fresca, al momento della raccolta, abbiamo anche fatto un'infuso alcolico, seguendo l'esempio di mia nonna, che lo usava in gocce come antispastico in caso di mal di pancia.

Poche gocce su un cucchiaino di zucchero o insieme ad un infuso di camomilla secca.
Quanti doni che ci fa la natura!
Ora non mi rimane che fare i sacchetti profuma biancheria... ma questa è un'altra storia.

:o)

mercoledì 30 gennaio 2013

* Cosa c'è di VERDE nella nostra vita?

Una sera di due settimane fa, mentre ascoltavo Caterpillar su Radio due, ho sentito rivolgere agli ascoltatori questa domanda: "Cosa c'è di verde nella vostra vita?".
Via alle telefonate e ai contrubuti. 
Così mi sono ritrovata a fare anche io, mentalmente, un elenco delle "azioni verdi" della nostra famiglia, eccolo qui:
  • la casa in bioedilizia [niente materiali inquinanti]
  • il riscaldamento a pavimento con pompa di calore geotermica
  • i pannelli solari per l'acqua calda
  • il compostaggio dei rifiuti organici
  • tutte le lampadine in casa sono a basso consumo o led
  • il detersivo spray igenizzante home made
  • detersivo eco home made e acido citrico (come anticalcare) per il bucato, a volte percarbonato usato come smacchiatore/sbiancante; lavatrice con carico diretto dell'acqua calda e SEMPRE il programma ECO
  • pastiglie per la lavastoviglie ecologiche, biodegradabili al 100% (max consumo di acqua per lavaggio 7 lt e carico diretto dell'acqua calda)
  • il deodorante home made
  • il dentifricio home made
  • il gel nutriente per i capelli oil-non-oil ai semi di lino home made di ErbaViola
  • la raccolta differenziata (of course! c'è da chiedersi come possa esserci ancora chi non la fa) 
  • il pane (con la pasta madre), i biscotti per la prima colazione, marmellate e conserve fatti in casa, più km zero di così!
  • automobili (purtroppo due!) a metano
  • il piccolo orticello biologico
  • i semensai per l'orto fatti utilizzando i contenitori delle uova, o i rotoli della carta igienica
  • per quel che è possibile, alimenti biologici (latte, uova, pelati, olio di semi di girasole, olio extravergine d'oliva SEMPRE)
  • il "dado" vegetale home made
  • oggetti d'uso quotidiano realizzati con materiali di riciclo, tipo bloc notes fatti con i fogli usati da un solo lato, o il cestino con la carta da imballo, o le scatole per contenere gli oggetti realizzate riutilizzando le scatole da scarpe o simili
  • giochi e pupazzi per la Gnoma fatti con materiali riciclati 
  • usiamo sempre i coperchi sulle pentole e sul fornello adeguato
  • spegniamo sempre le luci quando non servono (anche la Gnoma lo fa di già)

VERDE
Avremmo voluto mettere anche i pannelli fotovoltaici, ma la costruzione della casa ha prosciugato tutte le nostre risorse, non siamo riusciti ad accedere ai finanziamenti, per cui questo passo ulteriore verso "il verde" è, per ora, rimandato.

In fine ne approfitto per ricordare che il prossimo 15 febbraio è la Giornata del Risparmio Energetico, promossa da Caterpillar; noi, come ogni anno, aderiremo!


E voi? cosa fate di "verde" nel vostro quotidiano?


lunedì 28 gennaio 2013

* nella nostra cucina - dado vegetale fatto in casa

Anche questa ricetta mi arriva dalla sorella del mio papà che faceva le Melanzane a barchetta.
In rete ce ne sono varie versioni, con piccole variazioni. Ultimamente ne ha pubblicato una la bravissima Grazia Cacciola di ErbaViola, trovate qui la sua ricetta.

Questa è la ricetta che seguo io, tramandatami da zia Giulia. Si può conservare in frigo o anche nel congelatore, dove resterà morbido per la consistente presenza di sale, che ne impedisce la solidificazione totale.


Ecco cosa vi serve per circa 3 vasetti da 250 gr:

250 gr di sedano verde
2 carote
2 cipolle
2-3 spicchi d'aglio
2 foglie di alloro
1 rametto di rosmarino
2 ciuffi di salvia
una manciatina di prezzemolo
3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
250 gr di sale

Frullo nel mixer tutte le verdure e gli odori e li trito molto finemente. Trasferisco tutto in un tegame dal fondo spesso e aggiungo il sale, lasciando stufare a fuoco bassissimo per 20/30 minuti, mescolando di frequente. Passato questo tempo aggiungo l'olio.
Lascio intiepidire e poi ripasso tutto al mixer per ottenere una crema. Suddivido in più vasetti [precedentemente sterilizzati] e lascio raffreddare per poi mettere tutto in freezer (resta morbido, non indurisce grazie al sale). Nel caso non vogliate tenerli in freezer meglio riempire i barattoli quando il composto è ancora bollente, chiudere e capovolgere i barattoli in modo da far formare il sottovuoto. Una volta aperto il barattolo andrà conservato in frigo.
Ah! un cucchiaino da tè in genere basta per mezzo litro d'acqua... poi ognuno fa a suo gusto!

:o)

domenica 2 dicembre 2012

* a chi importa della nostra salute?

Parliamo di salute, di controllo e tutela della salute, e di informazione sulla salute.

In che modo? Parlando di erbicidi, per la precisione del GLIFOSATO il diserbante più usato oggi al mondo.

Forse non tutti hanno a che fare direttamente con i diserbanti, ma questi prodotti chimici entrano in contatto con il nostro organismo molto più di quanto si possa immaginare, vediamo come. 

Fin dal 1980 le autorità competenti sapevano che il glifosato provoca aborti e malformazioni negli animali da laboratorio, e sempre a partire dal 1980 studi accademici sul glifosato, di cui uno commissionato dalla Monsanto (che produce il glifosato con il nome commerciale "Roundup"), avevano già  reso noti gran parte di questi effetti.

Intanto, il silenzio.

Il 15 marzo 1999 la rivista "Cancer" pubblicava uno studio svedese (Hardell e Eriksonn) sulla connessione tra glifosato e linfoma non-Hodgkin.

Ma ancora silenzio stampa.

Nel 2001 anche l’ente tedesco per la sicurezza alimentare, incaricato di valutare questa sostanza per conto della Commissione Europea, aveva negato l’evidenza degli studi su difetti alla nascita ed esposizione al glifosato.
Risultato, il glifosato ha continuato la sua ascesa inarrestabile.
Arriviamo al 2011.
Mentre fioccano articoli e studi come questo http://www.scribd.com/doc/57277946/RoundupandBirthDefectsv5 del giugno 2011, dove si denuncia sia la pericolosità del glifosato, sia il fatto che di questa informazione l'opinione pubblica viene sistematicamente tenuta all’oscuro, i funzionari governativi dei 27 Paesi membri dell'UE si sono riuniti a metà luglio 2011 a Bruxelles, per il consueto aggiornamento sulla legislazione in tema di prodotti a protezione delle colture.
A questo incontro dello Standing Committee for the Food Chain and Animal Health, la Commissione Europea ha parlato di un rapporto (inviato ai governi di tutti gli Stati membri) della cui stesura è stata incaricata l'autorità tedesca, nell'ambito delle procedure CE, di valutazione della sicurezza del glifosato ai fini della (revisione) dell'autorizzazione all'uso in Europa.
Gli Stati membri per tutta risposta, “considerata l’ampiezza e l’importanza degli argomenti”, hanno deciso di rinviare la discussione alle successive riunioni, senza però fissare un calendario per la trattazione della vicenda. In quell'occasione si sono limitati a considerare “non appropriata” l’adozione di misure restrittive sull’utilizzo di glifosato e di prodotti che lo contengono.
Cito: “Given the broadness and importance of the issues at stake, a careful and indepth follow-up has been agreed. Therefore, this issue will be further discussed in future meetings. For the time being, it is not considered appropriate to take restrictive action as regards the current uses of glyphosate or glyphosate-containing products.” (qui il rapporto completo http://ec.europa.eu/food/committees/regulatory/scfcah/phytopharmaceuticals/sum_1415072011_en.pdf).
Nall'agosto 2012 un gruppo di ricercatori francesi (insieme ad una ricercatrice italiana) ha pubblicato un ennesimo studio dove si ribadisce in maniera incisiva la pericolosità dell’uso di OGM ed in particolar modo l’uso di diserbanti contenenti glifosato sulla salute umana ed ambientale.
Questo è solo l’Abstract: “The health effects of a Roundup-tolerant genetically modified maize (from 11% in the diet), cultivated with or without Roundup, and Roundup alone (from 0.1 ppb in water), were studied 2 years in rats. In females, all treated groups died 2–3 times more than controls, and more rapidly. This difference was visible in 3 male groups fed GMOs. All results were hormone and sex dependent, and the pathological profiles were comparable. Females developed large mammary tumors almost always more often than and before controls, the pituitary was the second most disabled organ; the sex hormonal balance was modified by GMO and Roundup treatments. In treated males, liver congestions and necrosis were 2.5–5.5 times higher. This pathology was confirmed by optic and transmission electron microscopy. Marked and severe kidney nephropathies were also generally 1.3–2.3 greater. Males presented 4 times more large palpable tumors than controls which occurred up to 600 days earlier. Biochemistry data confirmed very significant kidney chronic deficiencies; for all treatments and both sexes, 76% of the altered parameters were kidney related. These results can be explained by the non linear endocrine-disrupting effects of Roundup, but also by the overexpression of the transgene in the GMO and its metabolic consequences.
Ma merita leggerlo tutto http://research.sustainablefoodtrust.org/wp-content/uploads/2012/09/Final-Paper.pdf
Risultato? …silenzio di tomba!
 Il glifosato continua ad essere il più venduto erbicida al mondo, presente in tutti gli scaffali dei reparti di giuardinaggio dei supermercati ed è pubblicizzato come manna dal cielo, utilizzato non solo nelle colture ma anche come diserbante nei parchi, lungo le strade, nelle scuole e addirittura nel giardino di un asilo (http://coltivarcondividendo.blogspot.it/2011/10/all-asilo-di-tomo-si-uso-glifosate.html) senza che sia adottata la minima misura precauzionale; questo per capire come sia stata ingannevole e potente la veste che i responsabili di tutto ciò sono riusciti a cucire addosso a questo tipo prodotto.



Ma cosa è il glifosato? (da wikipedia) "Il glifosato o glifosate, in inglese, glyphosate (N-(fosfonometil)glicina, C3H8NO5P), è un analogo aminofosforico della glicina, inibitore dell'enzima 3-fosfoshikimato 1-carbossiviniltransferasi (EPSP sintasi), noto come erbicida totale (non selettivo), di cui Monsanto possedeva il brevetto di produzione, scaduto nel 2001. 
Il glifosato è spesso erroneamente associato alla categoria dei cosiddetti prodotti "seccatutto", cioè a quei principi attivi non selettivi (risultano tossici per tutte le piante) come i dipiridilici, assorbiti per via fogliare. In realtà il glifosato, a differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica. Questo gli conferisce la caratteristica di fondamentale importanza di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomi, fittoni carnosi ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati. L'assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni."

L' Environmental Protection Agency (EPA) ha stimato negli Usa un impiego di ben 750.000.000 kilogrammi di glifosato nell'annata 2006/2007.
In Italia è difficile reperire dei dati ma dall' ARPAV, ad esempio, sappiamo che nel 2007 nella sola provincia di Treviso sono stati impiegati 55.000 kilogrammi di “Glifosato” ed 8.000 kilogrammi di “Ammonio-Glufosinato ”.

La produzione industriale mondiale stimata nel 2017 è di 1,35 milioni di tonnellate
con un incremento annuo del 25%, per un giro di affari aggiornato al 2008 di 22,5 miliardi di dollari, con queste fette di mercato:
MONSANTO 4,1 billion USD pari al 18.2% (Roundup)
SYNGENTA 3,7 billion USD pari al 16.6% (Touchdown)
BAYER 2,7 billion USD pari al 12.1% (Rasikal)
DOW con il 11.8% (Hopper Blu)
DUPON con il 6,4% (Klinamon)
CHEMINOVA con il 3% (Glyfos)

Che fare? evitare tutti i diserbanti a base di glifosato mi sembra la prima cosa, mettere in discussione, per non dire denunciare, gli organi di controllo sia italiani che europei che invece di tutelare la nostra salute e quella dell’ambiente e dei prodotti che mangiamo, continuano ad assecondare le lobby industriali attraverso la non-informazione e l’inganno, pubblicizzando questi prodotti come eco sostenibili ed a basso impatto ambientale.
Questo quanto è riportato nei depliant della svedese Cheminova [potete anche non leggerlo se non avete voglia, non si capisce niente, il linguaggio è tecnico e astruso, certamente non comunica niente di utile ad un comune mortale come posso essere io, e sopratutto non parla delle cose importanti, vale a dire dlel'estrema tossicità del prodotto] :
Glyfos Dakar è stato sviluppato secondo l’esclusiva tecnologia Accelerator technology ® Accelerator Technology è una tecnologia sviluppata da Cheminova in collaborazione con la Royal Agricultural and Veterinary University di Copenhagen, che sfrutta specifici surfattanti in grado di ottimizzare l’assorbimento e la traslocazione del principio attivo. Grazie alla tecnica di misurazione della fuorescenza, che studia la risposta fisiologica delle piante a vari fattori di stress, inclusi gli erbicidi, è stato possibile ottimizzare assorbimento e traslocazione della molecola, studiando il giusto mix di coadiuvanti. La tecnologia formulativa ovviamente ha dei risvolti positivi sull’attività biologica: infatti, grazie alla tecnologia Accelerator si ottiene una più rapida traslocazione del prodotto verso i giovani germogli e le radici delle infestanti, garanzia di elevata efficacia e controllo a lungo termine delle perennanti, senza necessità di aggiungere coadiuvanti specifici come il solfato ammonico. Per gli utilizzatori più esigenti ciò si traduce in una maggiore flessibilità di impiego, risparmio di tempo, possibilità di trattare in ogni momento della giornata, anche in previsione di una pioggia entro poche ore. Da non dimenticare poi, nel diserbo dei letti di semina, la possibilità di lavorare il terreno nei giorni immediatamente successivi al trattamento: l’ottimale traslocazione della sostanza attiva consente infatti di programmare le lavorazioni in modo molto flessibile. Accelerator Technology significa anche rispetto per l’ambiente: infatti Glyfos Dakar è formulato con coadiuvanti di ultima generazione, “enviromental friendly”, che gli permettono una più favorevole classificazione ambientale, rispetto ad altri formulati di analoga composizione.
Però poi in fondo dice:  Fitotossicità: evitare che il prodotto giunga a contatto con l’apparato fogliare di tutte le colture agricole.

E questa è la pubblicità della tedesca Bayer; come il concorrente, non dà nessuna informazione sulla reale tossicità del prodotto:
Rasikal Ultra erbicida sistemico totale, a base di glifosate acido, ideale per il diserbo totale di post-emergenza delle infestanti annuali e perenni. Il principio attivo contenuto nel Rasikal Ultra viene assorbito dalle foglie e traslocato per via sistemica nelle radici e negli organismi sotterranei, devitalizzando così la pianta infestati. Rasikal Ultra esplica un’azione diserbante ottimale contro le infestanti presenti in viali, giardini, aree rurali e civili incolte. 
Avvertenze: manipolare con prudenza 


Con prudenza?!!!!
Leggete la Scheda di sicurezza (che per legge deve essere data insieme al prodotto, ma nessuno lo sa perché viene data solo se viene richiesta …furbissimi!!!) e poi ditemi se è sufficiente solo la prudenza http://www.agricolapiave.it/Sds/Bayer%20Garden/RASIKAL%20ULTRA%20%28Reg.%20n.%2010998%20del%2030-07-2001%29.pdf

Ma non è tutto… dulcis in fundo, le stesse multinazionali come Bayer e Monsanto hanno, da anni ormai, messo a punto piante geneticamente modificate (mais, soia, barbabietola, colza, cotone ecc.) [alcune tra queste, vedi il mais, l'UE vuole pure costringerci a comprarle] destinate all’alimentazione umana ed animale, resistenti a quantitativi di glifosato fino a 4 volte maggiori rispetto alle piante non geneticamente modificate, ovviamente queste piante sono autorizzate e iscritte nei registri CEE (vedi http://www.fondazionedirittigenetici.org/agrobiotech/notifiche_autorizzateALI.php).
In ultimo vi riporto l’intervento, datato 13 maggio 2003, fatto da un parlamentare europeo durante la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e ripartizione del danno ambientale a Strasburgo [COM(2002) 17 – C5-0088/2002 – 2002/0021(COD)].
Andersen (EDD). – (DA) "Signor Presidente, lo scorso fine settimana in Danimarca (la Cheminova è Danese ndr) è emerso che le falde acquifere superiori sono contaminate dal glifosato. Si tratta di un fatto grave in un paese, come la Danimarca, nel quale è diffusa l’abitudine di bere acqua del rubinetto. Il prodotto con cui vengono trattate le coltivazioni si chiama Roundup e viene prodotto dalla Monsanto. Si tratta di una specialità autorizzata e comunemente in uso nel resto dell’Unione. Non mi sorprende che questo veleno, se utilizzato sistematicamente, finisca nelle nostre preziosissime acque di falda. In un simile caso deve esservi la possibilità di chiedere alla Monsanto di rispondere del danno causato alla falde acquifere danesi. La Monsanto si fa inoltre promotrice della modifica genetica delle coltivazioni su vasta scala. Le varietà vegetali vengono modificate geneticamente allo scopo di renderle resistenti, per esempio, al Roundup, in modo da poter trattare le erbacce con dosi ancora maggiori senza che le coltivazioni ne risentano. Pertanto, deve esistere ugualmente la possibilità di chiedere alla Monsanto di rispondere delle malattie e dei danni permanenti che verranno causati dall’uso di vegetali geneticamente modificati. In Danimarca, gran parte dei pesticidi commercializzati nel resto dell’Unione sono stati vietati. Ora l’UE vorrebbe costringere la Danimarca a revocare il divieto di una serie di pesticidi e ha obbligato il paese all’uso di materiale vegetale geneticamente modificato senza che a nessuno venga chiesto di rispondere dell’inquinamento delle campagne che ciò comporta. Un fatto totalmente inammissibile."
(vedi la discussione completa http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+CRE+20030513+ITEM-002+DOC+XML+V0//IT )
Sono passati poco meno di dieci anni da questa denuncia e cosa è successo?… ad ognuno di noi la risposta.
Beh, almeno ora non potremo più dire "se l’avessi saputo".
Vatti a fidare dell’Unione Europea.
Noi ne abbiamo circa mezzo litro in garage di questo famigerato diserbante, e avendo scoperto queste cose solo oggi purtroppo mezzo l'abbiamo già usato. Per ora resterà lì, in attesa di capire come smaltirlo nella giusta maniera. Se usate diserbanti a base di glifosato, o conoscete qualcuno che ne fa uso... avvistaelo!

Ah! un'ultima cosa... le foto le ho scattate nel mio giardino, vi ho voluto risparmiare quelle che ho visto io con i ratti da laboratorio orribilmente deformati dal glisofato...

:o(

martedì 6 novembre 2012

* nella nostra cucina - NON C'E' il forno a MICROONDE, ecco perchè.

Questa settimana sono in ritardo con la ricetta che abitualmente pubblico il lunedì mattina e, altra novità, non vi propongo una ricetta ma una riflessione sul forno a microonde, che ormai quasi tutti hanno in casa. L'ho avuto anche io, quando vivevo da sola; quando sono andata a vivere sulla Filibusta con Marco ovviamente, per motivi di spazio e di consumo,  non lo avevamo.
Nel frattempo ho cominciato ad interessarmi un po' di più alle tematiche del benessere e dell'ecologia, scoprendo che il microonde, seppur molto comodo, non è che facesse poi così bene. 
Come sempre, i dibattiti su argomenti che toccano la tecnologia e le ricadute che ha sulla salute generano voci discordanti, ma in rete si trovano diverse fonti di informazione indipendente che aiutano a chiarirsi le idee. 
Fino ad oggi non mi sono posta il problema di approfondire ulteriormente questo argomento, dal momento che non abbiamo un microonde, ma un interessante scambio di idee con Mommymarty del blog The Sound of Family mi ha spinto ad informarmi meglio e voglio condividere quello che ho trovato e che, purtroppo, conferma che la mia resistenza ad utilizzarlo è giustificata.

Il forno a microonde utilizza un generatore a magnetron per produrre microonde alla frequenza di circa 2,45 GHz per cuocere il cibo. Il riscaldamento e la conseguente cottura è dovuto al fatto che le microonde causano un aumento dell'energia rotazionale delle molecole di alcune sostanze e in particolare dell'acqua. Le molecole dell'acqua infatti hanno un momento di dipolo elettrico che ha la stessa energia delle microonde. Dato che la materia organica è composta in prevalenza di acqua, il cibo può essere cucinato facilmente con questa tecnica [fonte Wikipedia].

Il dottor Hans-Urich Hertel, un medico nutrizionista svizzero, nel 1989 ha svolto interessanti ricerche sull'uso e gli effetti sul cibo del forno a microonde, ricerche che l'industria ha cercato di mettere a tacere ed ha attaccato duramente.
Dalle sue ricerche è emerso che l’uso del forno a microonde provoca:
  • diminuzione a breve termine dei linfociti (globuli bianchi) subito dopo l’assunzione di cibo riscaldato a microonde;
  • alterazione dei meccanismi naturali di riparazione delle cellule;
  • forte calo dei valori degli eritrociti, dell’emoglobina degli ematrociti e leucociti (valori che diventavano simili a quelli di chi soffre di anemia!). In corrispondenza di questo calo si ha un aumento dei livelli di colesterolo;
  • alterazione della permeabilità della membrana cellulare che diventa facile preda di batteri, funghi e altri microorganismi.
Ma Hertel non è stato il solo a svolgere studi sull'uso in cucina di questo elettrodomestico, alcuni studi russi hanno infatti rilevato che:
  • la carne scaldata in un forno a microonde provoca: d-nitrosoditanolamine (un agente ben conosciuto fra le cause del cancro) e la  destabilizzazione dei composti biomolecolari della proteina attiva;
  • origine di agenti che causano il cancro nelle proteine-idrolizzate del latte e dei cereali;
  • le microonde alterano il comportamento catabolico degli alcaloidi delle piante se la verdura surgelata, cruda o cotta viene esposta anche per tempi molto brevi;
  • i radicali liberi che causano il cancro si formano in alcune strutture molecolari con minerali in traccia nelle sostanze vegetali, specialmente nei tuberi crudi;
  • ingerire cibi trattati a microonde innalza la percentuale di cellule cancerogene nel sangue;
  • a causa delle alterazioni chimiche nelle sostanze alimentari, nascono delle disfunzioni nel sistema linfatico che causano una degenerazione della capacità del sistema immunitario di autodifesa contro la crescita del cancro;
  • il catabolismo instabile dei cibi trattati a microonde altera le loro sostanze elementari, e ciò provocava disturbi della digestione; 
  • coloro che avevano mangiato cibi trattati a microonde mostrarono un incidenza statisticamente maggiore di tumori allo stomaco e all’intestino, oltre a una degenerazione generale dei tessuti cellulari periferici ed una graduale perdita delle funzioni digestive e escretorie.

Inoltre, come se non bastasse, l’esposizione alle microonde causa una diminuzione significativa dei valori nutrizionali di tutti i cibi studiati, in particolare:
  • diminuzione della biodisponibilità delle vitamine del complesso B, della Vitamina C, vitamina E dei minerali essenziali e lipotropi; 
  • distruzione del valore nutrizionale delle nucleoproteine della carne;
  • diminuzione dell’attività metabolica degli alcaloidi, glucosidi, galattosidi e netrilosidi (tutte sostanze base delle piante presenti nella frutta e nella verdura).
Per finire un esperimento molto semplice e interessante, fatto da Matteo Maggini, autore di un blog di informazione indipendente, che potete osservare in questo video:


Dimostra che tra due piantine uguali innaffiate per un mese una con acqua del rubinetto e una con acqua passata per pochi secondi nel microonde, quella innaffiata con acqua sottoposta alle microonde del forno muore!

In conclusione, di certo non voglio convincere nessuno sulla pericolosità più o meno alta dell'uso del microonde in cucina, ognuno farà le proprie valutazioni e deciderà per sé, ma io non credo proprio che noi lo compreremo!

FONTI e LINK per approfondire:
Miglioriamoci.net
Disinformazione.it
Matteo Maggini
Parresìa.it
Autocoscienza.org

domenica 4 novembre 2012

* pomeriggio pasticcione con gli animali 3D di Francesca

Francesca è una mamma creativa, bravissima illustratrice, vulcano di idee, oltre che una persona simpaticissima e frizzante: abbiamo avuto modo di conoscere di persona lei, il suo dolcissimo Tommi e suo marito, il pazientissimo e ottimo intrattenitore di bimbi, Valerio, i primi di settembre.
Alcune di voi già conoscono il suo blog, la sua ironia nel raccontare il quotidiano con Tommi [esilarante il Kamasutra della cacca!!] e i suoi fantastici lavori e suggerimenti. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati i tutorial per realizzare un Leone e un Coccodrillo utilizzando il cartone dei pacchi.
Letto-fatto!!!
Il primo pomeriggio di pioggia utile ci ha viste impegnate nell'impresa.
La mamma ha ritagliato i pezzi di cartone, della decorazione si è occupata la Gnoma:


opportunamente dotata di grembiulino impermeabile si è impegnata molto seriamente nell'impresa pittorica, tanto che è stato impossibile scattarle una foto in cui fosse sorridente! 


Nonostante le precauzioni il colore è finito un po' dappertutto, sui cuscini delle sedie, a terra, ma non ce ne siamo preoccupate eccessivamente...


Dopo un po' però si è stufata di dipingere solo con il pennello, con due conseguenze: il corpo di Leo è rimasto incompiuto ed è cambiato lo strumento, via il pennello andiamo di mani!!!
Come è finita si può vedere QUI.
Abbiamo lasciato asciugare i vari pezzi tutta la notte, poi la mamma li ha montati e quando la Gnoma si è svegliata la mattina dopo ha trovato una bella sorpresa, quegli strani pezzetti che la mamma le aveva fatto dipingere si erano trasformati!

Leo, un po' sbilenco è molto meno bello di quello di Francesca, ma di Cocco siamo rimaste moooolto mooolto soddisfatte!

Leo in questi giorni ha avuto un tracollo, mentre Cocco resiste strenuamente, nonostante alcuni tentativi di schiacciamento durante il sonno (la Gnoma, grande amante dei coccodrilli, ha voluto portarlo a letto, ma è stato un episodio isolato visto che Cocco ha tinto le lenzuola di rosso!!! eh, quando è troppo è troppo!). Ora non ci resta che aspettare i prossimi visto che Francesca ha intitolato il suo post "Prima versione" ce ne sarà una seconda... o no?
 :o)

lunedì 22 ottobre 2012

* nella nostra cucina - marmellata di pomodori verdi

Finita l'estate, le piante di pomodori San Marzano hanno strenuamente continuato a generare frutti, che però per il calare delle temperature e per l'abbassamento del sole, maturavano molto molto lentamente, diventando facile preda di uccelli e cimici. Le piante inoltre erano diventate un groviglio rigoglioso che faceva invidia al sottobosco della foresta amazzonica, per cui ci siamo decisi ad estrirparle. Abbiamo però voluto salvare i numerosissimi pomodori ancora verdi: ben 6,5 kg!!!!



Ho pensato -"E ora? che ci ci faccio con tutti questi pomodori verdi???"- 
Mi sono messa alla ricerca in rete delle diverse possibilità di consumo e/o conservazione, e poco più della metà sono finiti in marmellata, che servirà per accompagnare carni e formaggi.

Ecco cosa ho usato per 3,5 kg di

MARMELLATA DI POMODORI VERDI

3,5 kg di pomodori verdi
3 limoni
1,2 kg di zucchero

Ho lavato bene tutti i pomodori, li ho tagliati a pezzetti piccoli lasciando la pelle e li ho messi a marinare con lo zucchero e il succo dei limoni per tutta la notte.
Il mattino dopo ho messo il composto di pomodori, zucchero e limone sul fuoco e l'ho portato ad ebollizione. Quando  ha iniziato a bollire ho abbassato la fiamma e lasciato cuocere per 15 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Passati i 15 minuti ho spento il fuoco e lasciato raffreddare e riposare per un'altra notte. Il giorno dopo ho rimesso la marmellata sul fuoco e l'ho fatta cuocere a fuoco lento per circa mezz'ora, mescolando e schiumando quando necessario. Quando la marmellata si è ridotta nella pentola di circa un quarto ho frullato tutto con il minipimer a immersione e l'ho versata bollente nei vasetti [sterilizzati nel forno a 100° per mezz'ora],  che una volta chiusi, ho subito capovolto a testa in giù,  lasciandoli raffreddare e formare il sottovuoto.


:o)

mercoledì 10 ottobre 2012

* Autoproduzione: deodorante fai da te

Dopo lo spray igienizzante per il bagno e il dentifricio fai da te, ecco un'altra autoproduzione, ampiamente testata. 
Un deodorante, semplicissimo da preparare ed estremamente efficace [ha superato con eccellenti voti la prova caldo dello scorso agosto!!], composto da pochi reperibilissimi ingredienti. Non lascia aloni sugli abiti e non brucia dopo la depilazione.
Dato il suo ph basico non è proprio adatto a tutte le pelli, ma vale la pena di provare. Anche l'uso degli oli essenziali che si trovano tra gli ingredienti va fatto con una certa moderazione ed è preferibile usare lavanda o limone insieme al tea tree.



Ecco cosa usiamo noi per farlo:

90 ml di acqua demineralizzata
circa due cucchiaini di bicarbonato di sodio
10 gocce di olio essenziale di tea tree
10 gocce di olio essenziale di lavanda (o di limone)

[NOTE: volendo si può aggiungere alla soluzione un cucchiaino di olio di mandorle dolci; chi ha la pelle particolarmente sensibile può anche evitare di usare gli oli essenziali, la soluzione di sola acqua e bicarbonato sarà inodore ed ugualmente efficace, in ogni caso è meglio non superare le 20 gocce totali di oli essenziali. QUI un interessante link dove trovare delle notizie sugli oli essenziali]

Mettiamo il bicarbonato nell'acqua in quantità sufficiente ad ottenere una soluzione satura, vale a dire che deve rimanere del bicarbonato precipitato (non sciolto) sul fondo del bicchiere, perché nell'acqua è presente la massima quantità di bicarbonato che è possibile disciogliere in essa.
Di solito lasciamo questa soluzione riposare per l'intera notte.
Il giorno dopo versiamo la soluzione satura di acqua e bicarbonato molto lentamente nello spruzzino che si vede nella foto, facendo attenzione a non versare anche il bicarbonato depositato sul fondo del bicchiere, poi aggiungiamo le gocce dei due oli essenziali e agitiamo.
Dal momento che gli oli essenziali non si sciolgono nell'acqua, è molto importante ricordarsi si agitare il flaconcino prima di ogni spruzzata. 

:o)


mercoledì 26 settembre 2012

* divertissements mammeschi... [tutorial per rivestire una scatola da scarpe]

Il 12 settembre la Gnoma ha cominciato una nuova avventura, da tempo attesa con trepidazione: l'asilo!!
Ma non vi voglio raccontare come è andato l'inserimento e di come, il primo giorno, sia stata l'unica dei nuovi bimbi di 3 anni a non filare di striscio la mamma per tutto il tempo... 
No, voglio raccontarvi di come si è divertita la mamma a foderare una scatola da scarpe da portare all'asilo per contenere il cambio di vestiti, e a comporre il suo nome, da applicare sulla stessa e sul quadernone degli elaborati, usando le lettere ritagliate dai giornali, proprio come quando era adolescente e scriveva il suo nome e quello del filarino del momento nel suo diario segreto.
Spero di essere chiara nelle spiegazioni, è più facile mostrare dal vivo come fare queste cose che mettere la spiegazione per iscritto.
Per la scatola da rivestire all'interno e all'esterno vi servirà:

  • una scatola [con o senza coperchio, secondo l'uso e la necessità]
  • della carta da pacchi colorata [io ne ho usate due diverse]
  • colla stick
  • taglierino
  • righello e squadretta
  • metro
  • matita
  • nastro adesivo trasparente o colorato (washi tape)
  • base per il taglio [non indispensabile, ma molto utile]
Comincio dal rivestimento dell'INTERNO prendendo bene le misure della scatola e calcolando la larghezza e la lunghezza della base e dei quattro lati, a questi aggiungo una decina di centimetri in più per il bordo della carta da riportare fuori 



Con il righello e la squadretta (e il valido aiuto della base da taglio centimetrata) traccio le linee di taglio con una matita, ricontrollo le misure e poi taglio con un taglierino aiutandomi con il righello.


Una volta tagliata la carta, la piego lungo i quattro lati e controllo che sia tagliata bene infilandola nella scatola, poi stendo la colla stick e incollo la base per prima, successivamente i quattro lati uno alla volta.


Infine incollo l'eccedenza della carta all'esterno.


Procedo poi nello stesso modo per calcolare le misure e tagliare la carta che rivestirà l'esterno.


Incollo la base e poi i quattro lati.


Ed ecco la scatola rivestita...


Poi passo alle rifiniture degli angoli e dei bordi interni. E' possibile farle in diversi modi: con del semplice nastro adesivo trasparente o con quello colorato, il washi tape (o masking tape) [qui e qui due siti dove comprarlo on line, io ne ho trovati alcuni da Coin, cari da morire, ma una tantum si può fare].
Questa volta, ho usato un washi tape a pois verdi [e se no che divertissement è?]

L'ho usato per rinforzare/ricoprire gli angoli della scatola e il bordo interno della carta a quadretti azzurri.


Tutta questa tarantella - "prendi le misure, traccia le linee di taglio, taglia, incolla, rifinisci" - va ripetuta tale e quale per il coperchio della scatola.


Sul coperchio si potrà incollare quello che più piace. Trattandosi dell'asilo io ci ho messo questo piccolo pezzo di alfabeto.
Su uno dei lati corti della scatola ho invece attaccato il nome e cognome della Gnoma, realizzato con le lettere ritagliate dai giornali, incollate su un foglio bianco, rivestite con il nastro adesivo trasparente alto e ritagliate di nuovo.



Nello stesso modo ho composto il nome da incollare sul quadernone degli elaborati.


Per finire, un'altra scatola rivestita tempo fa per contenere i bottoni e altre minuterie per il cucito.


Per questa, all'interno, ho usato della plastica adesiva decorata, e altri tipi di washi tape.
Le combinazioni sono davvero infinite.
Buon divertimento a chi si cimenterà.
:o)

lunedì 17 settembre 2012

* nella nostra cucina - confettura di more

Erano 4 anni che ripetevamo di voler tornare nella pineta dove nell'agosto del 2008 avevamo raccolto ben 7 kg di more... come dimenticare un tale ben di dio!!!
Due settimane fa è stata la volta buona, ci siamo detti -"Ora o mai più!!!"
Stavolta il "bottino" è stato più contenuto, ma senz'altro notevole, considerato che io e la Gnoma non abbiamo contribuito un granché, ma è stato tutto merito del Capitano: 3 bei chiletti!!



Che profumo ragazzi!!! peccato non si possa fotografare.
In compenso ci siamo equamente riempiti di graffi tutti e tre... si sa, i rovi non perdonano!
Appena tornati a casa via con la confettura.
Il medoto, oramai sperimentato, è lo stesso seguito per la confettura di albicocche [e per quella di fragole, quella di susine e quella di fichi, tutte favolose, grazie sempre Micia per avermi fatto scoprire la Ferber!!!].

Ingredienti per 3 kg di more:
900 gr di zucchero
2 limoni

Stavolta NON ho lavato le more, bagnarle troppo gli fa perdere il sapore, e poi aveva piovuto il giorno prima ed erano pulitissime, mi sono limitatata a controllare che nessuna avesse ancora il picciòlo spinoso attaccato.
In una pentola molto capiente le ho mescolate con lo zucchero e il succo dei limoni e le ho messe sul fuoco. Ho aspettato che il composto cominciasse a sobollire e ho spento, lasciando riposare per tutta la notte.
Il giorno dopo ho separato le more dallo sciroppo che si era formato. Che colori!!



Poi ho rimesso lo sciroppo su fuoco basso, mescolandolo di tanto in tanto e lasciandolo addensarsi, schiumando quando necessario.
Quando la prova piattino (un pochino di sciroppo su un piattino, lasciatelo raffreddare, inclinate il piattino e osservate la goccia come scivola, se scivola piano piano vuol dire che è al giusto punto di densità) ha decretato che era pronto, ho aggiunto le more e ho lasciato cuocere ancora una mezz'ora.


Poi ho versato nei vasetti, precedentemente sterilizzati in forno a 100° per 30 minuti, e li ho capovolti perché si creasse il sottovuoto [nel caso il sottovuoto non si creasse bisognerà far bollire i vasetti coperti d'acqua in una pentola dove si sarà messo sul fondo un canovaccio, così da attutire le botte sul fondo].


:o)