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venerdì 3 luglio 2020

Compleanno Siracusano e Archimede (18-19 giugno 2020)

Durante questa nostra lunga sosta a Siracusa è capitato anche il mio compleanno. Come sempre accade a chi cucina, la torta me la sono preparata da me: una crostata, naturalmente senza glutine, con una deliziosa frolla alla carruba, confettura di mirtilli e mele. In fondo al post, per chi la vorrà assaggiare, lascio la ricetta.
52 candeline!
Ma sono stata ultra festeggiata dagli amori miei, che mi hanno fatto ben tre regali a sorpresa!!  
Per una famiglia dove gli adulti non si scambiano regali (chi ci conosce bene lo sa), sono tantissssssssimi, e il fatto che fossero inaspettati li ha resi ancora più graditi.
I miei regali sono stati: delle batterie nuove per la macchina fotografica, un bellissimo tonno in gres - di Rossella Capuano, (un'artigiana che mi piace molto, ma il NormalCapitano e la MezzaMarinaia non lo sapevano!) comprato nello stupendo negozio Fish House Art (di cui ho parlato qui) che va ad aggiungersi alla mia collezione - e due enormi, buonissimi, golosissimi arancini con melanzane e pistacchi SENZA GLUTINE, della pasticceria Artale! Insomma, super coccolata!
Gli arancini di Artale e il Tonno di Rossella Capuano
Gli arancini di Artale e il Tonno di Rossella Capuano
Alla fine della giornata sopra Maramea sono anche passati dei fenicotteri in formazione. Che spettacolo! peccato averli visti all'ultimo istante e non essere riusciti a fare una foto migliore.
Fenicotteri ©ValeriaDeRiso
Fenicotteri
Il giorno dopo il NormalCapitano e la MezzaMarinaia hanno preso le bici e sono andati in città a visitare il il Tecnoparco Archimede di Siracusa.
Come molti di voi sapranno, Siracusa è la città natale di un grande matematico e fisico dell'antichità, Archimede (287 a.C. - 212 a.C.) appunto. Nel parco, di 1.700 mq, è possibile ammirare repliche e modelli in scala di strumenti e e macchine del 3° secolo a. C., che fanno di Archimede una delle più grandi personalità della storia umana, tanto che dopo ventitré secoli la sua memoria è ancora vivissima. 
Tecnoparco Archimede di Siracusa - la vite di Archimede
Tecnoparco Archimede di Siracusa - la vite di Archimede
Io sono rimasta a bordo con Kiba che, come accade spesso nelle aeree museali, purtroppo non ha diritto all'accesso. La MezzaMarinaia è tornata entusiasta dopo aver ammirato leve, paranchi e argani, catapulte, specchi ustori, la vite senza fine e le macchine da guerra a grandezza naturale inventate o potenziate da Archimede per difendere la città di Siracusa durante l’assedio Romano nel III sec. a. C..
Tecnoparco Archimede di Siracusa - specchio ustore
Tecnoparco Archimede di Siracusa - specchio ustore
Siracusa - il π
Siracusa - il π
Ed ora, come promesso, vi lascio la ricetta della CROSTATA di MELE e MIRTILLI con FROLLA alla FARINA di CARRUBE.
Crostata di mele e mirtilli con frolla alla farina di carrube ©ValeriaDeRiso
Crostata di mele e mirtilli con frolla alla farina di carrube
Dosi per uno stampo da 26 cm:
150 gr di farina di riso integrale
60 gr di farina di teff (o di sorgo per un sapore ancora più delicato, o di grano saraceno per un sapore più rustico)
(il totale di queste due farine, cioè 210 gr, può essere sostituito con una normale farina tipo 2 se non si è intolleranti al glutine)
40 gr di farina di carruba (attenzione, farina di carruba, non di semi di carruba che è invece un addensante)
125 gr di burro
125 gr di zucchero di canna (anche un po' meno, visto che la farina di carrube è dolce, ma non esagerate a diminuire perché la frolla perde la sua friabilità)
scorza di 1 limone grattugiata
1 uovo intero
150 gr di composta di mirtilli
3 mele golden

(Io lavoro a mano, ma naturalmente potete usare un'impastatrice)
In una terrina lavoro con una forchetta lo zucchero e il burro freddo (se è un burro di buona qualità conterrà poca acqua e sarà abbastanza morbido anche se molto freddo), poi aggiungo l'uovo intero e la scorza di limone, e successivamente le tre farine. Solo durante gli ultimi minuti uso le mani per compattare l'impasto che poi avvolgo in un foglio di cotone imbevuto di cera d'api (io uso quelli di Beeopak, sono comodissimi e ultra ecologici, così ho eliminato definitivamente l'uso della pellicola di plastica) e metto in frigo per mezz'ora.
Passata la mezz'ora, scaldo il forno a 180°, stendo la frolla su un foglio di carta forno e la passo direttamente con la carta forno in una teglia con la cerniera apribile da 26 cm di diametro. La bucherello con i rebbi di una forchetta, la spolvero con poca farina di mais bramata da polenta (o altra senza glutine; io uso quella da polenta perché ha una granulometria spessa e un alto potere assorbente dell'umidità, così impedisce alla carta forno di attaccarsi) ci stendo un altro foglio di carta forno e sopra distribuisco uniformemente dei fagioli che uso e riuso da anni solo per fare la cottura "nuda" delle frolle. Metto in forno per 15 minuti. Nel frattempo sbuccio le mele, tolgo i torsoli e le taglio a fettine spruzzandoci su poco limone, in modo che non si anneriscano. Passati i 15 minuti, tolgo la base di frolla dal forno, tolgo la carta forno con i fagioli, stendo la composta di mirtilli in maniera uniforme (se è molto densa la allungo con pochissima acqua tiepida) e distribuisco le fettine di mele leggermente sovrapposte a formare una spirale dal bordo fino al centro (nelle foto noterete che stavolta mi sono sbagliata e ho fatto al contrario, ma viene meglio se si parte dai bordi). Spolvero con un po' di zucchero di canna e rimetto in forno per altri 25 minuti. 
Lascio raffreddare, e poi aperta la cerniera della teglia cerco di far scivolare delicatamente la crostata su un piatto, ma a volte, come questa, non mi formalizzo e la lascio con la carta forno (la verità è che avevo paura che si rompesse! le farine senza glutine sono poco elastiche).
Crostata di mele e mirtilli con frolla alla farina di carrube ©ValeriaDeRiso
Crostata di mele e mirtilli con frolla alla farina di carrube

^_^

martedì 10 settembre 2019

15-18 agosto, Malta e un Pan di Spagna al cacao senza glutine

Giovedì 15 agosto 2019
Dopo la nottata insonne, alle 6:00, esauriti, salpiamo e andiamo via da St. Thomas.
Procedendo poco più avanti c'è un'altra baia - divisa in due da un sottile istmo - dove l'onda dovrebbe entrare meno, infatti man mano che ci avviciniamo vediamo un gran numero di alberi sbucare da dietro al promontorio che la protegge: ecco dove erano tutti! così capiamo anche come mai a St.Thomas eravamo soli: chi conosce queste acque sa bene che lì non si è riparati dalle onde!
La baia si chiama Hofra L-Kbira e l'istmo, che la divide in due con un suggestivo arco naturale che permette di guardare dall'altra parte, si chiama Ras il-Fniek.
Malta, Ras il-Fniek ©Valeriaderiso
Malta, Ras il-Fniek
Ci fermiamo dal lato sud della baia, dove c'è un minor numero di barche. Qui si sta decisamente meglio che a St. Thomas, e anche il paesaggio è molto bello, senza case e con queste rocce bianche che fanno da sfondo ad un'acqua cristallina. Sul lato nord si intravede la Cappella di San Paolo dei Naufragi.
Malta, Hofra L-Kbira nord e Cappella di S. Paolo dei Naufragi ©Valeriaderiso
Malta, Hofra L-Kbira nord e Cappella di S. Paolo dei Naufragi
Durante la giornata arrivano numerose imbarcazioni. Molti motoscafi vanno sul fondo della baia e si ormeggiano all'inglese uno a fianco all'altro, tenendo la musica - orrenda - a palla con le rocce ad anfiteatro che fanno da amplificatore. Gommoni, barchini, ma anche barche a vela e motoscafi, praticamente tutte le barche dei locali sfrecciano tra le altre alla fonda a 4-5 nodi, incuranti dei bagnanti, sfiorando le altre imbarcazioni e dando àncora vicinissimi gli uni agli altri... noi ci salviamo abbastanza perché siamo piuttosto fuori, ma siamo sconcertati dal fatto che non vengano rispettate le regole della navigazione, ma nemmeno quelle del buon senso. Diciamo che qui, ognuno fa un po' come gli pare.
Per fortuna in serata la maggior parte delle barche va via, rimaniamo in pochi e gli amanti della musica a palla hanno la buona creanza di spegnere l'impianto Hi-Fi ad un'ora non troppo tarda.

Venerdì 16 agosto 2019
Passiamo la giornata raggiungendo con il gommone una piattaforma naturale formata dalle rocce della baia, dove arrivano anche persone via terra, sempre super organizzate con ombrelloni, sedie, borse, borsette e barbecue. Facciamo volentieri il bagno da questi scogli perché sono protetti dalle boe che impediscono il passaggio delle barche. Sara impara a fare i tuffi di testa, e un signore le regala una ciprea, una Naria spurca, piccola ed uguale ad un'altra che avevamo trovato qualche giorno fa.
Naria spurca
Durante la giornata la baia si riempie di barche, con la solita musica a palla, ma la sera si sta tranquilli, il cielo è pieno di stelle e si sta bene.

Sabato 17 agosto 2019
Dovrebbe venire vento da Sud, quindi decidiamo di spostarci a Nord e alle 10:00 salpiamo. Alle 11:00 arrivano 8-9 nodi da Nord Ovest, facciamo un bordo andando un po' fuori, di bolina e spegniamo il motore. Man mano che procediamo troviamo onde sempre più formate e il vento, non previsto, aumenta e gira sulla prua. Con queste condizioni non si arriva da nessuna parte, e così viriamo e torniamo indietro. Ora abbiamo 15-16 nodi di poppa, con genoa e mezzana l'andatura è sui 5 nodi. Alle 13:30 arriviamo di nuovo nella baia di Hofra L-Kbira, ma stavolta diamo àncora dal lato Nord dell'istmo.
Malta, baia di Hofra L-Kbira nord e sud e l'istmo Ras il-Fniek che la divide ©Valeriaderiso
Malta, baia di Hofra L-Kbira nord e sud e l'istmo Ras il-Fniek che la divide
Dopo pranzo mettiamo il gommone in acqua e torniamo a fare il bagno agli scogli dove siamo stati nei giorni scorsi.
Il previsto vento da Sud arriva, ma è talmente flebile che quasi non si avverte, e così decidiamo di restare qui. Come nei giorni scorsi la baia in serata si svuota, rimaniamo in due o tre a passare la notte nella calma più assoluta.

Domenica 18 agosto 2019
Anche la giornata di oggi va avanti simile a quella di ieri: di mattina la baia si riempie di barche di tutti i tipi, a vela e a motore più o meno grandi, e barche che portano i turisti a fare un'uscita giornaliera.
Malta, Luzzo ©Valeriaderiso
Malta, Luzzo
Tra queste ci sono anche i luzzi, le coloratissime barche maltesi con le prue alte e gli occhi dipinti; questa decorazione, che risale ai tempi dei fenici, rappresenta l’Occhio di Osiride o Occhio di Horus, simbolo antico di prosperità, apposto sulle imbarcazioni per allontanare il malocchio e favorire una buona battuta di pesca.
Malta, Luzzo da pesca ©Valeriaderiso
Malta, Luzzo da pesca
Domani è il compleanno di Sara, che ha fatto richieste precise per il menù: spaghetti con lo sgombro, capperi e limone e una torta al cioccolato con la crema, e allora nel tardo pomeriggio, insieme, prepariamo la torta e la crema pasticcera che servirà a farcirla.
Per la torta ho seguito una ricetta molto semplice, una specie di Pan di Spagna al cacao, ed è venuta bella morbida e leggera, naturalmente senza glutine.
Ecco gli ingredienti e il procedimento per uno stampo da 24 cm di diametro:
- 4 uova intere a temperatura ambiente (importantissimo, altrimenti non montano)
- 100 gr di zucchero di canna
- 75 gr di fecola di patate
- 1 cucchiaino raso di lievito
- 25 gr di cacao in polvere
Ho sbattuto le uova (intere) con lo zucchero fino a quando non sono diventate chiare e spumose. Ho setacciato insieme fecola, lievito e cacao e poi li ho incorporati delicatamente alle uova. Ho versato l'impasto nella tortiera rivestita con la carta forno (qui c'è un tutorial per farlo in modo preciso) e l'ho cotto in forno già caldo a 180° (statico) per circa 40 minuti (meglio sempre fare la prova stecchino). L'ho tolta dal forno e l'ho lasciata raffreddare bene prima di sformarla.
Per la crema pasticcera senza glutine questi sono gli ingredienti e le dosi che uso (anche se stavolta ho dimezzato le dosi):
- 500 ml di latte vegetale (con quello di mandorla senza zucchero aggiunto viene buonissima, io in genere uso quello di sorgo e viene ugualmente buona)
- 80 gr di zucchero di canna
- 40 gr di amido di riso (30 gr se la si vuole più lenta) (anche di mais va bene, ma ha un sapore più evidente e la fecola di patate ha una resa più collosa)
- 4 tuorli
- per profumarla una bacca di vaniglia o la buccia di limone, a seconda delle preferenze
Il procedimento è il solito: si scalda il latte con la buccia di limone o con la bacca di vaniglia, mentre si mescolano i tuorli con lo zucchero e poi con l'amido. Successivamente, dopo aver eliminato la buccia di limone o la bacca di vaniglia, si aggiunge il latte caldo a filo mescolando bene in modo da non formare grumi, poi si mette tutto sul fuoco moderato e si mescola continuamente finché si raddensa.
Il risultato ve lo mostrerò nel post successivo, quando vi racconterò dei prossimi giorni.
Malta, l'istmo Ras il-Fniek da Nord, all'imbrunire ©Valeriaderiso
Malta, l'istmo Ras il-Fniek da Nord, all'imbrunire
Stasera rimaniamo proprio soli soli, forse perché oggi è l'ultimo giorno del week end di Ferragosto, tutti vanno via, la baia è buia buia e quando sorge la luna sembra un faro potente, è ancora abbastanza grossa, visto che è stata piena tre giorni fa. Lo spettacolo è servito!
^_^

giovedì 30 agosto 2018

19 agosto 2018 - Compleanno della MezzaMarinaia

domenica 19_08_2018 - Lacona
Sveglia con calma, colazione e poi Marco e Sara vanno a terra con il DE TOPI.
una puntatina a terra con lo pseudo-tender
una puntatina a terra con il DE TOPI
Io resto a bordo perché oggi è il compleanno della MezzaMarnaia e voglio fare una torta. La richiesta è una torta al cioccolato.
Quando eravamo sulla Filibusta avevamo una cucina ENO basculante a due fornelli con un piccolo, ma magnifico, forno a gas che arrivava a raggiungere anche 250° e con cui sfornavo dolci, pizze, pane, parmigiane... Qui su Maramea c'era una cucina ad induzione, Alain diceva che in navigazione non cucinavano e quindi aveva preferito sostituire la classica cucina basculante, che aveva però conservato e che ci ha dato prima di consegnarci la barca. È una Electrolux, vediamo il suo forno a gas come si comporta.
ingredienti per sbrisolona al cioccolato
ingredienti per Sbrisolona al cioccolato
Mentre assemblo gli ingredienti per fare una Sbrisolona al cioccolato, scaldo il forno. Ho con me un termometro fatto apposta per misurare la temperatura nei forni dove non c’è un indicatore, e per fortuna ce l’ho! perché dopo 3/4 d’ora con la manopola sul massimo la temperatura non si muove dai 135°… gas e tempo sprecato. Alain, aveva installato anche un forno elettrico combinato microonde/grill/ventilato, credevo che non lo avrei mai usato, sia perché non mi piace usare le microonde sia perché, anche volendo usare solo le funzioni grill e/o ventilato, consuma moltissimo, ma oggi non ho scelta la torta è pronta e si DEVE cuocere assolutamente, Sara ci rimarrebbe troppo male. Dunque accendo il generatore e usando la funzione ventilata porto la temperatura a 180°.
Dopo 40 minuti la sbrisolona è pronta, forse un po’ troppo cotta, ma a breve la assaggeremo e vi saprò dire, perché nel frattempo si sono fatte le 12:30.
sbrisolona al cioccolato
sbrisolona al cioccolato
La festeggiata richiede Spaghetti con sgombro, limone e capperi, e viene accontentata, ci mancherebbe! è il suo compleanno! Tra l’altro è un piatto molto semplice da preparare.
Da parecchio tempo non compriamo, e quindi non mangiamo, più tonno perché questi pesci così grandi accumulano grandi quantità di metalli pesanti, e lo abbiamo sostituito egregiamente con lo sgombro.
Questi spaghetti, per chi fosse curioso, si preparano nel seguente modo: in una zuppiera che conterrà la pasta metto i filetti di sgombro (sott’olio o al naturale, secondo come li trovo, di solito il barattolo da 200 gr per noi tre) scolati dal liquido di conservazione e li rompo con una forchetta; poi aggiungo la scorza grattugiata e il succo di un limone medio/piccolo, un cucchiaio di capperi sotto sale messi a bagno per 7/10 minuti nell’acqua, uno spicchio d’aglio grosso tagliato a pezzetti, del prezzemolo tritato, un paio di cucchiai d’olio buono e lascio marinare. Nel frattempo cuocio gli spaghetti e prendo un mezzo bicchiere d’acqua di cottura che aggiungo al condimento in modo da ammorbidirlo. Scolo la pasta al dente e condisco. Voilà! Freschi, saporiti e profumati.
[Edit del 20 giugno 2020: si possono preparare anche con gli sgombri freschi, basta sfilettarrli e lessarli per 10 minuti con un pezzetto di carota, uno di sedano e mezza cipolla in acqua salata]
La tortina per Sara è venuta bene, forse un po’ troppo cotta, ma per essere il primo esperimento di cottura in forno a bordo direi che va bene, la ricetta è senz’altro migliorabile. Per questa Sbrisolona al cioccolato ho usato 110 gr di burro, 110 gr di zucchero, 270 gr di farina, 1 uovo intero, mezza bustina di lievito per dolci e ho preparato una frolla dalla consistenza sbriciolosa. Ho foderato una teglia a cerniera da 22 cm con la carta forno e ho creato la base premendo la pasta sul fondo, poi l’ho riempita con 200 gr di cioccolato fondente spezzettato e infine ho ricoperto tutto con la frolla lasciandola sbriciolata. Ho cotto la torta in forno a 180° per 40 minuti.
Le migliorie da apportare, secondo me, sono: sostituire una parte della farina con una percentuale di farina di mandorle, per darle un profumo, e usare del cioccolato alla nocciola per il ripieno, perché quello fondente è troppo prevalente su tutto come sapore.
sbrisolona al cioccolato
sbrisolona al cioccolato

9 anni!
9 anni!
sbrisolona al cioccolato
sbrisolona al cioccolato
Comunque era buona, Sara è stata contenta e il rituale delle candeline è stato rispettato!

Finito il pranzo un cormorano si avvicina alla barca sbirciando sotto l'acqua in cerca di prede, infatti poco dopo si immerge ed esce con una bella soglioletta nel becco!
Cormorano con sogliola nel becco
Cormorano con sogliola nel becco
Intorno alle 16:00 ricevo un messaggio di Miriam che mi dice che stanno rientrando da Campiglia Marittima a Cevoli sotto un bel temporale, e circa un’ora dopo il vento rinforza un pochino, il cielo si copre, togliamo i tendalini e stiamo a vedere se la coda del temporale ci coglie. Nel frattempo Marco ha fatto un tuffo per controllare l’ancora e sembra essere tutto a posto. Alle 17:30 comincia a piovigginare, ma nel giro di venti minuti smette di piovere e cala anche il vento.

^_^

domenica 12 gennaio 2014

* nella nostra cucina - bigné arancia e cioccolato

Il primo dell'anno ci mancava un dolce per il pranzo. Parlandone con il Capitano lui ha espresso un desiderio: i bigné.
Io non li avevo mai fatti prima, ma lo amo!! e mi sono cimentata. Il risultato è stato eccellente!


Dosi per circa 40/44 bigné

Per i BIGNÉ - PASTA CHOUX
250 ml d'acqua
100 gr di burro
150 gr di farina
4 uova intere
un pizzico di sale
un cucchiaino da the di zucchero
la buccia grattata di un limone

Per il RIPIENO
500 ml d'acqua
200 gr di zucchero di canna
60 gr di maizena
2 tuorli
50 gr di burro
2 arance spremute
la buccia grattugiata di 4 arance

Per la COPERTURA
100 gr di cioccolato fondente

i BIGNÉ
Ho messo l'acqua sul fuoco in una pentola con il burro, lo zucchero e il sale. Appena raggiunto il bollore ho spento il fuoco e ci ho buttato la farina tutta in una volta mescolando velocemente. Ben presto si è formata una palla che si è staccata dalle pareti della pentola, ho riacceso il fuoco continuando a mescolare con energia finché non ho sentito uno sfrigolio, segno che la pasta era pronta. L'ho versata su un piatto, l'ho schiacciata formando un disco e l'ho lasciata raffreddare bene.
Una volta raffreddata l'ho messa nell'impastatrice e alla velocità minima ho aggiunto un uovo alla volta, aspettando che il precedente fosse ben inglobato all'impasto prima di aggiungere il successivo, poi ho aggiunto la scorza di limone grattugiata e ho lasciato l'impasto riposare al fresco per un'ora circa.
Trascorso il tempo di riposo necessario ho scaldato il forno a 180° e, aiutandomi con due cucchiaini, ho formato dei mucchietti della grandezza di una noce che ho fatto cadere su una placca rivestita di carta forno. Li ho cotti per circa 30 minuti, li ho sfornati e lasciati raffreddare.

il RIPIENO
Conviene preparare questa crema durante il riposo della pasta choux, in modo che si raffreddi prima di essere usata. 
Ho sbattuto velocemente i tuorli con lo zucchero in un pentolino, poi ho aggiunto la maizena setacciata e la buccia delle 4 arance. Poi ho versato a filo l'acqua a temperatura ambiente, mescolando continuamente, in modo da evitare che si formassero grumi. Ho messo il pentolino su fuoco bassissimo, ho aggiunto il burro tagliato a tocchetti e mescolato finché non si è rappresa (ci vorranno circa 10/15 minuti). L'ho lasciata raffreddare e una volta fredda ho incorporato il succo di 2 arance. [Questa crema può essere preparata anche il giorno prima e conservata in frigo].

ASSEMBLAMENTO
Ho riempito i bigné con la crema usando una siringa da pasticcere con il beccuccio stretto e lungo con il quale ho fatto un piccolo buco sul fondo di ogni pasticcino, poi ho fatto fondere il cioccolato a bagnomaria e ci ho bagnato la parte superiore dei bigné...
Et voilà, il gioco, anzi il bigné, è fatto!!
Non li abbiamo finiti (incredibile ma vero, anche se erano buonissimi) e si sono mantenuti in frigo molto bene per i due giorni successivi.

:o)

martedì 7 gennaio 2014

* nella nostra cucina - Crostata di ricotta bicolore

Ecco, come promesso, la ricetta della crostata preparata per il pranzo di Natale.
E' una ricetta trovata molti anni fa su un numero della "Cucina Italiana".


Le dosi sono per una crostata di circa 26 cm di diametro.

Per la PASTAFROLLA:
250 gr di farina
130 gr di burro
100 gr di zucchero di canna
1 tuorlo
2 cucchiai di succo di limone
la scorza grattata di 1 limone
1 pizzico di sale

Per il RIPIENO:
500 gr di ricotta fresca (io uso quella di pecora)
150 gr di cioccolato fondente al 70%
120 gr di panna fresca
50 gr di zucchero di canna
1 cucchiaino di rum (io non lo usato per via della Gnoma)

PASTAFROLLA
In una ciotola capiente ho lavorato lo zucchero, il sale, la scorza grattugiata del limone e il burro appena tolto dal frigorifero e tagliato a pezzettini schiacciandolo con una forchetta, poi ho aggiunto il tuorlo e dopo averlo amalgamato un po' con il resto ho aggiunto il succo di limone e la farina setacciata, continuando ad usare la forchetta per mescolare gli ingredienti; solo alla fine ho usato le mani per compattare la pasta, ho formato un disco l'ho avvolto nella pellicola trasparente e l'ho messa in frigo su un piatto per circa mezz'ora.
Non lavoratela troppo, teme il caldo delle mani.

RIPIENO
Ho diviso la ricotta in due parti non eguali, vale a dire 220 gr e 280 gr. Ai 280 gr ho mescolato lo zucchero di canna ridotto in polvere con il minipimer, e 60 gr di panna. Ho fatto fondere a bagnomaria il cioccolato e l'ho aggiunto ai 220 gr di ricotta e agli altri 60 gr di panna (chi lo desiderasse può aggiungere a questa crema il cucchiaino di rum). In conclusione la ricotta per la crema bianca deve essere un po' di più di quella per la crema nera.

ASSEMBLAMENTO
Ho tolto la pastafrolla dal frigo una decina di minuti prima di stenderla, in modo che si ammorbidisse. Ne ho tenuto da parte una piccola porzione per fare le decorazioni e su un foglio carta forno, che ho usato per rivestire la teglia (26 cm di diametro), ho adagiato il resto, ci ho steso su la pellicola trasparente che avevo usato per avvolgerla prima e l'ho stesa con il mattarello. In questo modo si evita che la pastafrolla si attacchi sul piano di lavoro o al mattarello, e si evita anche di aggiungere farina perché, appunto, non si attacchi, cosa che pregiudica la friabilità della pastafrolla una volta cotta. Ho steso la pastafrolla dell'altezza di circa mezzo centimetro e con tutta la carta forno l'ho trasferita nella teglia facendo in modo da formare un po' di bordo, che poi ho rifinito con una rotella.


Ho distribuito la crema di ricotta e cioccolato sul fondo di pastafrolla in modo uniforme.


Poi su questo strato ho distribuito la crema di ricotta e panna.


Sullo strato di crema bianca ho distribuito delle stelle di diverse dimensioni ritagliate nella pastafrolla tenuta da parte [i fini osservatori noteranno che tra le stelle c'è anche un altro paio di "cose" ehehe]; naturalmente in questa fase ognuno può sbizzarrirsi come preferisce, anche facendo la classica griglia.
L'ho messa in forno a 190° per 40/45 minuti circa, comunque finché la pastafrolla è risultata dorata, l'ho lasciata raffreddare bene prima di servirla.

:o)

giovedì 26 dicembre 2013

* nella nostra cucina - la Royale in brodo del pranzo di Natale

Per il pranzo del 25 dicembre, tradizionalmente, nella mia famiglia si prepara la Royale da una ricetta del Talismano della Felicità di Ada Boni, che pare che a Bologna venga chiamata "la minestra alla Stecchetti". 
E' una preparazione estremamente semplice, ma gustosissima e che stupisce sempre gli ospiti per la sua originalità, inoltre può essere preparata in anticipo e messa nel congelatore, cosa di non poco conto quando si ha tanto da cucinare.


Occorre un brodo di carne, che può essere anche di gallina o di cappone, così come è stato nel mio caso. Mia nonna disossava il cappone e lo imbottiva, io mi sono limitata a tagliarlo in pezzi e a lessarlo.

La ricetta originale indica una dose per 6 persone, io ho raddoppiato tutto e ho fatto bene, perché eravamo in 6 ed è risultata la giusta quantità, visto che questa minestra era il primo piatto. Vi riporto le mie dosi.

Per il BRODO:

1 cappone di 2 kg
odori (carota, sedano, cipolla), 2 foglie di alloro e un mazzetto di salvia per il brodo
6 litri d'acqua + 7 gr di sale per ogni litro d'acqua

Per l'IMPASTO della ROYALE:

180 gr di farina
4 uova intere
12 cucchiai colmi di parmigiano
120 gr di burro
noce moscata

Preparazione dell'IMPASTO:

In una ciotola ho mescolato la farina con le uova intere, il parmigiano, una bella grattata di noce moscata e il burro ammorbidito a pezzetti.


Poi ho preso una salvietta, l'ho bagnata e ben strizzata, l'ho appoggiata su una ciotolina che mi aiutasse a dare all'involto una forma a palla e ci ho trasferito l'impasto.


Ho chiuso la pezzuola con dello spago da cucina e l'ho tenuta da parte aspettando di poterla mettere a cuocere nel brodo insieme al cappone.

Preparazione del BRODO:
In una pentola capiente ho messo l'acqua fredda con il sale e il cappone tagliato in 4 pezzi su fuoco moderato in modo da far salire lentamente la temperatura. Dopo mezz'ora di ebollizione ho aggiunto gli odori con le foglie di alloro e salvia e l'involto dell'impasto e ho lasciato cuocere per due ore a fuoco lento (sufficiente a far sobollire l'acqua).


Trascorso il tempo necessario ho tolto l'involto dal brodo e l'ho lasciato raffreddare.

Anche il brodo va lasciato raffreddare per essere sgrassato dopo aver tolto gli odori e, volendo, chiarificato [*].
Una volta raffreddati per bene impasto e brodo io ho congelato tutto, ma nel caso si volesse preparare e servire si procederà nel seguente modo:
si terrà  da parte il cappone e una volta raffreddato il brodo si eliminerà il grasso affiorato e rappreso in superficie e se lo si vuole [*] chiarificare - cioè renderlo più limpido - bisognerà passarlo con un colino, rimetterlo sul fuoco e quando sta per bollire aggiungerci due albumi d'uovo [ecco un altro ottimo modo per recuperare gli albumi] per ogni litro mescolando continuamente con una frusta; raggiunto il bollore l'abume di rapprenderà. Bisognerà poi lasciarlo riposare e filtrarlo con una pezzuola bagnata e strizzata su un colino, così da eliminare l'albume.

Quando la "palla" dell'impasto si sarà raffreddata si toglierà la pezzuola e si taglierà a cubetti.


Si riporterà il brodo a bollore e si lasceranno cuocere i cubetti per 10 minuti.
Io ho servito i cubetti di Royale in brodo come primo piatto, e il cappone lesso come secondo accompagnato dalla salsa all'aceto per il lesso di cui ho già postato la ricetta circa un anno fa.
Il menù prevedeva inoltre carciofi fritti e una crostata di ricotta bicolore di cui a brevissimo vi darò la ricetta.

:o)

martedì 9 aprile 2013

* nella nostra cucina - frollini con la marmellata: recupero delle uova sode

Durante il pranzo di Pasqua sono avanzate quattro uova sode... che fare? mica le vorrai buttare via? e allora vai con la ricerca in rete per trovare una ricettuzza adatta all'uopo!


Cerca che ti cerca, ho trovato una specie di frolla. Nell'originale (ho fatto la ricerca su un altro computer e mi sono persa il link, mi dispiace non poterlo mettere, se riuscirò a recuperarlo aggiornerò il post), l'autrice fa delle palline, le schiaccia, forma un incavo con il dito e ci fa cadere la marmellata, ma io (come lei stessa suggerisce) ho fatto dei simil-occhi-di-bue, a cuoricino, validamente aiutata dalla Gnoma, che se tenuta a bada non si mangia tutto l'impasto e la marmellata, ma taglia bene i biscotti con le formine.
Non sono per niente dietetici - 150 gr di burro per 225 gr di farine!! - però sono buoni, adattissimi ad una merenda insieme ad una tazza di té.

Ingredienti:
150 gr di farina bianca
75 gr di fecola di patate
150 gr di burro
75 gr di zucchero di canna (ridotto a velo con il pimer)
4 tuorli sodi
la buccia di un limone non trattato
1 stecca di vaniglia
marmellata (io ho usato quella di susine fatta quest'estate, lievemente asprigna ci stava benissimo, voi usate quella che preferite)

Utensili: 
taglierino doppio per l'occhio di bue, o una formina circolare più una più piccola per fare il buco; teglie, carta forno, pellicola trasparente, mattarello.

Ho montato il burro ammorbidito con lo zucchero e ho lasciato riposare. Ho schiacciato i tuorli con una forchetta e poi li ho setacciati usando un colino, in modo da eliminare il rischio di avere dei grumi. 
Ho aggiunto i tuorli setacciati al burro, insieme ai semini della bacca di vaniglia (si incide per l'intera lunghezza, si apre e si raschiano i semini con un coltellino), la scorza grattugiata del limone, la farina e la fecola setacciate e ho impastato fino ad ottenere una palla liscia e omogenea. L'ho schiacciata formando un disco, l'ho avvolta nella pellicola trasparente e l'ho messa, su un piatto, a riposare per un'ora in frigo, da dove l'ho tolta dieci minuti prima di stenderla.
Ho preparato due teglie rivestite di carta forno e scaldato il forno a 180° senza ventilazione.
Su un altro foglio di carta forno infarinato ho steso la pasta mettendo tra quest'ultima e il mattarello un foglio di pellicola trasparente, poi ho tagliato i cuoricini delle basi e li ho allineati sulle teglie.
Ho messo un cucchiaino da caffè (scarso) di marmellata al centro di ogni cuoricino, e poi ho sovrapposto la parte con il buco, in modo che da quest'ultimo uscisse la marmellata. Ho infornato per 15 minuti circa, finché non si sono dorati e, una volta freddi, li ho conservati in una scatola ermetica.



:o)

mercoledì 2 gennaio 2013

* nella nostra cucina - brioches con la pasta madre

Vi avviso in anticipo, non sono le brioches più buone del mondo, sarebbero potute venire più morbide, ma considerando che la pasta madre era al suo 11° rinfresco, quindi ancora non abbastanza forte, e che la lievitazione e la cottura hanno subito una serie di ritardi perché nel frattempo aveva nevicato ed era andata via la corrente, la ricetta mi ha soddisfatto e credo proprio che le rifarò, magari seguendo la ricetta del Pasto Nudo molto più precisa della mia che, inventata di sana pianta,  è di sicuro imperfetta.
L'avessi letta prima... però mi consola il fatto di non essere andata anni luce lontano dalla strada giusta.
Come premessa non è molto incoraggiante, lo so, ma ecco cosa ho usato:
250 gr di pasta madre
310 gr di farina 0 (zero)
2 tuorli d'uovo
60 gr di zucchero di canna grezzo
1 cucchiaino da caffé di sale
50 gr di burro
250 ml circa di latte

In una ciotola capiente ho messo  la pasta madre con la farina setacciata, insieme al burro ammorbidito a temperatura ambiente, i due tuorli, lo zucchero, il sale e ho amalgamato tutto aggiungendo il latte intiepidito poco a poco, fino ad ottenere un impasto un po' appiccicoso. Ho formato una palla, gli ho fatto il classico taglio a croce e l'ho messa a lievitare coperta da un panno bagnato e ben strizzato per circa 8/12 ore, forse anche di più. A causa della mancanza di corrente ho perso un po' il conto delle ore, di sicuro l'ho impastato la sera e le ho cotte dopo pranzo.
Dunque, dopo questo imprecisato tempo di lievitazione, sicuramente lungo, ho formato circa 8/9 palline, senza aggiungere altra farina, le ho posizionate leggermente distanziate una dall'altra su una placca da forno, le ho messe nel forno spento per circa una mezz'oretta, poi ho acceso a 160°, con la ventilazione, e le ho cotte per circa 30/40 minuti, tenendole comunque d'occhio, finché non le ho viste belle dorate.

Eccole qua
Una volta fredde, le ho conservate in un contenitore ermetico, e il giorno dopo erano ancora non troppo gommose e mangiabili.
Vanno perfezionate nella consistenza, però erano buone e profumate.
Ah! una nota per chi ama le cose molto dolci: a noi sono piaciute così, ma se volete un gusto dolce più deciso è meglio aumentare la dose di zucchero.
:o)

lunedì 12 novembre 2012

* nella nostra cucina - crostata ripiena di albicocche al naturale

Quando ho postato la ricetta della confettura di albicocche, ho accennato anche al fatto che una parte di questi squisiti frutti era finita in conserva al naturale. La preparazione è stata molto semplice: le albicocche divise a metà, private del nocciolo, messe con il dorso verso l'alto a strati alternati a cucchiaiate di zucchero, ben pressate [perché poi si riducono di volume] in un barattolo di vetro sterilizzato, chiuso il barattolo e fatto bollire in un pentolone pieno d'acqua, avvolto in uno strofinaccio per evitare che si rompa sbattendo contro le pareti della pentola, per mezz'ora.  Lo sciroppo che le conserva si forma con lo zucchero e la parte acquosa dei frutti, mantenendone intatto il sapore.
In una giornata grigia e umida come quella di ieri, mi ci voleva un po' profumo d'estate, quale momento migliore per usarle? e così ho cercato una ricetta. Tra le varie mi è parsa molto semplice questa, che vi riporto con qualche mia variazioncina.

Vi serviranno:
100 gr. di zucchero di canna [versione originale: zucchero bianco]
100 gr. di burro
3 tuorli d’uovo
la scorza grattugiata di un limone
150 gr. di farina 0
150 gr di semola rimacinata di grano duro [versione originale: 300 gr di farina zero zero; io avevo quasi finito la zero, per cui ho usato l'unica altra farina che avevo, la prossima volta userò solo farina zero]
800 gr di albicocche sciroppate al naturale [versione originale: 2 barattoli di albicocche sciroppate]
la versione originale prevedeva anche: mezza bustina di lievito per dolci e zucchero vanigliato q.b., io li ho omessi.

Ho sbattuto con una forchetta i tuorli delle uova con lo zucchero di canna passato al minipimer per ridurne la grana, poi ho aggiunto il burro schiacciandolo con la forchetta insieme alla scorza di limone grattugiata, in seguito ho aggiunto le due farine, sempre usando la forchetta; solo alla fine ho lavorato l'impasto con le mani, dal momento che essendo una pasta frolla era meglio evitare di scaldarla troppo.
Ho formato un disco, l'ho avvolto nella pellicola e l'ho lasciato riposare in frigo per una mezz'ora.
Trascorso questo tempo ho tolto il disco di frolla dal frigo circa 10 minuti prima di dividerlo in due parti e stenderle su due fogli di carta forno formando due dischi piuttosto sottili.
Ho tagliato a pezzetti le albicocche scolate dallo sciroppo.

Ho messo il primo disco in una tortiera di circa 26 cm di diametro insieme alla carta forno, ho distribuito le albicocche in maniera uniforme e ho coperto tutto con l'altro disco, facendo aderire i bordi [ATTENZIONE! la frolla tende a rompersi, la mia ancora di più perché ho usato la semola di grano duro rimacinata, per niente adatta a queste preparazioni].
L'ho infornata per 30 minuti a 180° in forno ventilato.


C'è bisogno di dire che è venuta buonissima????

:o)

lunedì 15 ottobre 2012

* nella nostra cucina - torta allo yogurt variegata al cacao

Con questa ricetta partecipiamo al contest "Cucinando con i bambini: piccoli chef ai fornelli", invitate da Claudia di Scorza d'arancia.


L'intento era di passare un pomeriggio a spignattare io e la Gnoma treeene, che è sempre pronta ad aiutare in cucina, soprattutto negli assaggi, per cui ho scelto una ricetta molto semplice, dove non ci fosse bisogno di tagliare nulla, e che poi risultasse gradita e leggera nello stesso tempo!

Per realizzare questa torta abbiamo usato:

3 uova
1 vasetto di yogurt bianco intero da 125 gr
3 vasetti di farina bianca
2 vasetti di zucchero di canna grezzo
30 gr di cacao amaro
3/4 di vasetto di olio di girasole
1 bustina di lievito per dolci

Per prima cosa abbiamo ridotto a velo lo zucchero di canna con il minipimer,  in modo da favorirne lo scioglimento


poi lo abbiamo messo nell'impastatrice insieme ai tuorli delle 3 uova per montarli bene insieme.


Una volta montate le uova con lo zucchero la Gnoma ha fatto il suo primo assaggio!

 
L'impasto ha superato il primo esame, e così abbiamo potuto aggiungere lo yogurt, la farina e l'olio.


Dopo aver amalgamato bene tutti gli ingredienti, abbiamo montato a neve i bianchi delle uova e li abbiamo aggiunti all'impasto delicatamente.
Poi la Gnoma ha aggiunto il lievito setacciandolo con l'aiuto di un colino.


Abbiamo diviso l'impasto in due parti uguali e ad una delle metà abbiamo aggiunto il cacao.


Poi abbiamo distribuito in una tortiera da ciambella, imburrata e infarinata, i due impasti a cucchiaiate, alternandoli uno all'altro.
Naturalmente, prima di infornare per circa 30 minuti a 180°, è stato necessario un altro test dell'impasto.


E mi sembra proprio che anche questo secondo assaggio sia stato positivo!


Guardare per credere!!!


:o)

lunedì 8 ottobre 2012

* nellla nostra cucina - torta pangrattato e uva



Questa torta nasce con le ciliege, ed è una torta che in primavera faccio spesso, ma in autunno mi capita di farla anche con l'uva.
E' un'altra delle ricette della mia nonna materna, infatti mi ricorda lei [la versione originale con le ciliege] e, chissà perché, mi fa pensare soprattutto a mio nonno.


Per una tortiera di 24 cm di diametro (8 porzioni circa) ecco cosa vi servirà:

500 gr di uva bianca e/o rossa, da tavola [ciliege se volete farla in primavera]
2 uova
80 gr di pangrattato
100 gr di zucchero
mezzo cucchiaino di cannella
scorza di 1 limone grattugiata
1 pizzico di sale
un piccolo pezzo di burro
poca farina per la teglia

Con molta molta pazienza taglio in due gli acini d'uva, cercando di non dividerli del tutto, e elimino i nocciolini.
In una piccola padella antiaderente rosolo 40 gr di pangrattato con poco burro, in modo che imbiondisca.
Monto i rossi delle uova con lo zucchero fino a farli diventare bianchi e spumosi, poi aggiungo i 40 gr di pangrattato rosolati nel burro, i restanti 40 gr di pangrattato, la scorza del limone grattugiata, la cannella, il pizzico di sale e mescolo bene. A parte monto a neve i bianchi delle uova e li unisco al resto del composto piano piano, cercando di non farli smontare.
Verso questo impasto cremoso in una tortiera imburrata e infarinata e lo livello con una spatolina, poi formando dei cerchi concentrici sistemo gli acini d'uva precedentemente snocciolati. Usando uva bianca e rossa l'effetto cromatico è più bello.


Nel frattempo riscaldo il forno a 170°/180° e la cuocio per circa 30 minuti [nel forno ventilato anche meno, circa 20 minuti].
La lascio raffreddare e poi la servo nella stessa tortiera che uso per cuocerla, perché essendo abbastanza umida non si stacca facilmente;  naturalmente si può tentare di ovviare a questo inconveniente usando la carta forno, ma non vi garantisco che si staccherà nemmeno da quella!

E se vi capiterà di ricordarvene, la prossima primavera provate a farla con le ciliege [snocciolate, ovvio!], perché con l'uva è buona, ma con le ciliege è squisita!