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mercoledì 21 agosto 2019

26-27 luglio, Favignana (TP)

Venerdì 26 luglio 2019
Salpiamo diretti a Favignana alle 8:30. Anche l'equipaggio di Walrus si muove insieme a noi.
Walrus, bolina verso Favignana ©Valeriaderiso
Walrus, bolina verso Favignana
Dopo circa tre ore, in vista di Trapani, arrivano circa 10 kn di vento da Ovest così facciamo un bordo di bolina per poter finalmente andare a vela e spegnere un po' il motore: il vento sale pian piano a 13/14 kn e gira a sud-ovest, filiamo a 7.5 kn con punte di 8.
8 nodi! ©Valeriaderiso
8 nodi!
Sotto costa verso Trapani intravediamo dei tursiopi (Tursiops truncatus) che nuotano pigramente, e verso mezzogiorno una bellissima upupa gira più volte intorno alla barca, forse in cerca di un posto dove riposare, ma la nostra presenza in coperta la mette in allarme e non si ferma.
Faro di Levanzo ©Valeriaderiso
Faro di Levanzo
Alle 12:30 passiamo Levanzo e dopo mezz'ora viriamo verso Favignana.
Maramea non stringe granché la bolina e dopo 20 minuti bisogna virare di nuovo. Alle 14:45 siamo all'àncora a Favignana, a Cala Rossa. Walrus, che stringendo bene il vento è riuscito ad evitare di girare intorno a Levanzo,  è già qui.
Favignana, Cala Rossa ©Valeriaderiso
Favignana, Cala Rossa
Ci sono delle boe, già tutte occupate, e moltissime barche anche all'àncora, nonostante il vento sostenuto. Scegliamo un posto un po' defilato verso l'esterno della baietta. Arrivano altre barche, diversi motoscafi... uno ara, sembra non accorgersene, lo osserviamo scadere sempre di più, in maniera palese l'àncora non tiene, ma le persone a bordo non sembrano preoccuparsene più di tanto, finché infine si ferma... bah...
Nel pomeriggio cominciano a liberarsi alcune boe, Luciano e Gigliola infatti si spostano e ne prendono una, noi  preferiamo restare dove siamo: ci sono barche che vanno a dare àncora nel campo boe rendendo problematica se non pericolosa la situazione, ed è previsto un aumento del vento. Abbiamo dato 60 m di catena su sabbia, l'àncora tiene bene, siamo lontani dalla confusione, va bene così.
Il nome di Favignana deriva dal latino favonius (Favonio), termine con il quale i Romani indicavano il vento caldo ricadente proveniente da ovest. La presenza umana a Favignana risale al Paleolitico superiore, nelle grotte dell'isola ci sono tracce di antichissimi insediamenti umani. Era nota agli antichi greci con il nome Aegusa (Αιγούσα, isola delle capre).  Vi si stabilirono i Fenici a partire dall'VIII secolo a.C. fino all'anno 241 a.C. quando l'esercito romano, guidato da Gaio Lutazio Catulo, sbaragliò la flotta cartaginese nella battaglia finale della Prima Guerra Punica detta appunto Battaglia delle Isole Egadi, in cui la Sicilia venne definitivamente annessa a Roma. Dopo il crollo dell'Impero Romano le isole caddero in mano dei Vandali e dei Goti ed in seguito dei Saraceni. Nel 1081 i Normanni, sotto il governo di Ruggero d'Altavilla, vi realizzarono un villaggio e possenti fortificazioni. Favignana, sin dai tempi della dominazione romana, è stata sede estrattiva del tufo bianco conchigliare (in realtà è impropriamente detto tufo perché è una calcarenite e non una roccia di origine vulcanica come è il vero tufo) utilizzato nell'edilizia. Il cosiddetto tufo ha rappresentato una fonte economica importante per gli abitanti dell'isola. La lunga attività estrattiva, presente particolarmente nella parte orientale dell'isola, ha dato origine a particolari fossati, forre e caverne oggi trasformate, specialmente dai privati cittadini, in particolari e suggestivi orti e Giardini Ipogei: infatti nelle cave in disuso furono piantati anche numerosi alberi da frutto per essere protetti dai forti venti di superficie. Le più spettacolari si trovano proprio qui a Cala Rossa dove siamo noi, infatti nel pomeriggio facciamo un piccolo giro con il gommone per vederle da più vicino e andare a trovare Luciano e Gigliola a bordo.
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite ©Valeriaderiso
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite ©Valeriaderiso
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite ©Valeriaderiso
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite
In serata il vento comincia a salire, ma non supera il 16 kn e dormiamo abbastanza tranquilli.

sabato 27 luglio 2019
Stamattina il vento è andato aumentando fino ad arrivare intorno ai 25 nodi.
Appunti sul diario di bordo ©Valeriaderiso
Appunti sul diario di bordo
Passiamo tutto il giorno in attività varie, ognuno impegnato in qualcosa: chi ad aggiornare il blog, chi a leggere, chi a fare parole crociate, chi a disegnare, chi a esercitarsi nelle divisioni... con questo vento non è possibile nemmeno fare il bagno, l'aria è quasi fredda e la corrente ti porta via in un secondo. Peccato che queste condizioni non ci permettano di visitare l'isola che sicuramente merita. Magari torneremo, e senz'altro in un periodo più tranquillo.
In serata il vento cala, e si dorme bene.
^_^

martedì 23 luglio 2019

3 luglio, verso Ischia (NA) ancora i delfini

mercoledì 3 luglio 2019
Alle 7:30 siamo già in movimento verso Ischia, abbiamo circa 135 miglia da fare, la navigazione prenderà l'intera giornata.
Facciamo colazione navigando, non c'è vento e il mare è piatto come una tavola.
recupero plastica in mare
recupero plastica in mare
Raccogliamo la solita plastica alla deriva e tac! il mare ci ringrazia: verso le 9:00 passando davanti al faro di Punta della Guardia a Ponza abbiamo una bella sorpresa: delfini in vista!!!
tursiopi sulla poppa di Maramea
tursiopi sulla poppa di Maramea
Dei grossi tursiopi (Tursiops truncatus) che per un po', senza mai avvicinarsi troppo vista la loro natura schiva, ci accompagnano tenendoci d'occhio, e stavolta la MiniMozza è sveglia, partecipa anche lei all'incontro magico.
Tursiopi (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
Tursiopi (Tursiops truncatus) 
Tursiopi (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
Tursiopi (Tursiops truncatus)
Tursiopi (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
Tursiopi (Tursiops truncatus)
Verso le 10:20 a circa 7-8 miglia da Ponza, andando verso Ventotene, ci sfila al traverso lo Scoglio La Botte.
Scoglio La Botte ©Valeriaderiso
Scoglio La Botte
Deve il suo nome al fatto che una volta somigliava davvero a una botte, poi le cannonate delle navi della Marina Militare, che lo usavano come bersaglio durante le esercitazioni, gli hanno cambiato i connotati e ora è un pinnacolo di roccia liscia e nera, che sorge dal mare blu cobalto e sprofonda fino a centinaia di metri; è infatti un paradiso per gli amanti delle immersioni subacquee.
Alle 11:30 si alza finalmente un po' di vento al lasco; proviamo a issare il jennaker... facciamo innumerevoli prove per sistemare le scotte, una si strefola e si spacca,  poi un'altra mi scappa di mano e per tenerla manca poco che ci lascio un dito, dopo mezz'ora di tentativi troviamo l'assetto giusto, facciamo 4 kn con 9 kn di vento reale, e riusciamo a navigare a vela per circa 4 ore e mezza.
Super Maramu Maramea - Jennaker ©Valeriaderiso
Jennaker

Vediamo sfilare alla nostra destra Ventotene e Santo Stefano intorno alle 14:00.
Santo Stefano e Ventotene - ©Valeriaderiso
Santo Stefano e Ventotene
Ventotene - ©Valeriaderiso
Ventotene
Santo Stefano il carcere - ©Valeriaderiso
Il carcere di Santo Stefano
Ho letto che il carcere di Santo Stefano, costruito nel 1795 e in disuso dal 1965, è l'unico esempio in Italia dei principi del Panopticon, un piano di carcere ideale teorizzato dal filosofo inglese illuminista Jeremy Bentham, secondo il quale "nei tentativi di recupero dei detenuti [...] era possibile ottenere il dominio di una mente sopra un'altra mente [...] tramite una adeguata struttura architettonica"; tali principi prevedevano che tutti i detenuti, rinchiusi nelle proprie celle disposte a semicerchio, potessero essere individualmente sorvegliati da un unico guardiano posto in un corpo centrale, senza peraltro sapere se fossero in quel momento osservati o no. Secondo Bentham la dissuasione a fare il male derivava dalla consapevolezza di essere costantemente sotto controllo.
Deve essere una struttura interessante da visitare.
Assieme al jennaker apriamo randa e mezzana a farfalla e facciamo 6 kn!
Super Maramu Maramea - jennaker, randa e mezzana a riva ©Valeriaderiso
jennaker, randa e mezzana a riva
Finalmente intorno alle 17:30 siamo in vista di Ischia.
Ischia ©Valeriaderiso
Ischia in vista
Dopo circa un'ora diamo ancora nella rada davanti al porticciolo di Sant'Angelo e facciamo un bagno per poi scoprire che quindici giorni fa l'Arpac ha emanato il divieto di balneazione proprio in queste acque!!
Ischia, Sant'Angelo ©Valeriaderiso
Ischia, Sant'Angelo
Dopo esserci rinfrescati abbiamo una cosa importante da fare: tempo fa avevo comprato le Lung-ta, le bandiere di preghiera al vento tibetane, ma aspettavo il giorno giusto per appenderle perché essendo il loro significato strettamente legato all’astrologia tibetana ci sono dei giorni in cui è possibile farlo ed altri no, il 3 luglio è uno dei giorni favorevoli (su questo sito c'è un calendario dove le date indicate con PF sono quelle propizie per appenderle al vento). Ovviamente il NormalCapitano è la persona giusta per questo delicato incarico: arma il tangone e ci sale su, guadagnandosi una foto con uno stacco di coscia lungo un chilometro!
Prayer Flags - Bandiere tibetane
Prayer Flags - Bandiere tibetane
Vi spiego qualcosa su queste bandiere e il loro uso.
Le preghiere al vento tibetane sono un simbolo delle cerimonie buddhiste, si narra che la forza di queste preghiere possa essere trasportata dal vento in tutta l’area che le circonda, sono sempre disposte a gruppi di cinque colori simboleggianti i cinque elementi, e vanno posizionate da sinistra a destra o dall'alto verso il basso nell’ordine di blu/spazio, bianco/aria, rosso/fuoco, verde/acqua e giallo/terra. Sono fatte in modo che si possano consumare con il tempo: ciò sta a sottolineare il fatto che la vita non è eterna, che nulla è stabile e tutto può cambiare: l'impermanenza buddhista.
Le bandiere hanno un cavallo del vento disegnato al centro, il Lung-ta per l’appunto, che la tradizione vuole esaudisca i desideri. Il cavallo trasporta tre doni: il Buddha, il Dharma (l’insegnamento Buddhista) e il Sanga (la grande comunità Buddhista), inoltre vi sono anche scritti dei mantra o delle preghiere che servono ad evocare amore, saggezza, compassione, forza e aiutano a superare le difficoltà e a proteggere dalle energie negative, oltre che a promuovere la pace e l’armonia tra tutti gli esseri viventi. Quando le bandiere sono troppo consunte per emanare la loro forza devono essere bruciate in modo che ancora una volta il loro potere possa essere trasportato in alto attraverso il loro fumo, in questo modo esse divengono parte permanente dell’universo; rimpiazzarle con delle nuove bandiere, proprio come nel ciclo della vita, serve a rinnovare la speranza per un mondo migliore in armonia tra uomo e natura.
Anche se non si è buddisti si possono usare queste bandiere tibetane, anzi i monaci buddhisti apprezzano tale pratica perché ritengono che anche l’uso grazioso e semplice di appendere le bandiere di preghiera diffonde buoni auspici a tutti gli esseri viventi.
Condividiamo i principi che le regolano e il loro significato, ecco perché abbiamo deciso di metterle su Maramea.
Prayer Flags - Bandiere tibetane
Prayer Flags - Bandiere tibetane
In serata, dopo cena, scendiamo a terra con il gommone per mangiare un gelato aspettandoci di trovare un bel borgo di pescatori dall'aria romantica, e invece ci troviamo in un susseguirsi di boutiques pretenziose, una gelateria dove compriamo tre gelati di gusti diversi solo nel nome perché sostanzialmente sono solo molto dolci e niente di più, e qualche ristorante. Insomma siamo rimasti piuttosto delusi. Peccato, perché dal mare Sant'Angelo è molto grazioso.
Domani abbiamo in programma di spostarci a Forìo, altro comune dell'Isola, da dove potremo raggiungere più facilmente i Giardini della Mortella che da tempo desideriamo visitare.
^_^

martedì 9 ottobre 2018

* 12 e 13 settembre tornando a Livorno ci salutano i delfini

mercoledì 12_09_2018
Alle 7:45 salpiamo l’àncora, lasciando la baia di Marina di Campo dove abbiamo trascorso piacevolmente questi ultimi giorni.
la scia di Maramea e la rada di Marina di Campo ©Valeriaderiso
la scia di Maramea e la rada di Marina di Campo
Abbiamo circa 8 nodi di vento in poppa così apriamo randa e mezzana per dare una mano al motore. Nel frattempo si alza anche Sara e facciamo colazione in navigazione.
Osservo incessantemente il mare, sperando che ci regali un bell'incontro, come saluto.
Dopo un po' il mio desiderio è esaudito!
Quando arriviamo all’incirca al traverso di Pomonte vedo qualcosa muoversi in lontananza tra noi e l’isola di Pianosa, che stamattina si vede chiarissima; prendo il binocolo: TURSIOPI!! Un banco numeroso!!
Tursiopi (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
Tursiopi (Tursiops truncatus)
Purtroppo sono abbastanza lontani. Marco cerca di raggiungerli, ma sono sfuggenti, si allontanano; i tursiopi sono diversi dalle stenelle, sono riservati e schivi non si avvicinano con facilità, ma sono così belli e così grandi!!!
Tursiopi (Tursiops truncatus) e Montecristo ©Valeriaderiso
Tursiopi (Tursiops truncatus) e Montecristo
Pian piano, con le sole vele e il motore spento riusciamo ad accorciare la distanza e facciamo una specie di valzer/acchiapparello noi e loro per buoni venti minuti di pura gioia per occhi e anima! E stavolta anche Sara ha potuto osservarli molto bene, con le loro schiene lucide e scure uscire dall’acqua alcuni in sincrono, alcuni per conto proprio.
Ma appare molto chiaro che non vogliono essere avvicinati più di tanto, ci sono dei momenti in cui una coppia sembra venire verso di noi, forse due esemplari giovani e curiosi che però vengono immediatamente richiamati all’ordine, perché poi scompaiono e riappaiono un po’ distanti.
Decidiamo di lasciarli stare, se avessero voluto un contatto maggiore non avrebbero esitato a cercarlo loro… ho scattato un sacco di foto e fatto un paio di video, sono curiosa di vedere cosa ne è venuto fuori, ero talmente contenta che non ho fatto molta attenzione a come e cosa inquadravo! Più tardi scaricando le foto capisco perché si sono tenuti così a distanza: avevano dei cuccioli!
mamma tursiope con il suo cucciolo (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
mamma tursiope con il suo cucciolo (Tursiops truncatus)
mamma tursiope con il suo cucciolo (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
mamma tursiope con il suo cucciolo (Tursiops truncatus)
Spulciando le foto faccio anche un'altra bella scoperta: grazie alla sua pinna dorsale scolorita riconosco un delfino visto molte volte una decina di anni fa! è come ritrovare un vecchio amico, o meglio una vecchia amica, questo gruppo credo sia composto da femmine con i cuccioli e giovani esemplari, i maschi adulti in genere stanno per conto loro.
Pinna scolorita Tursiope (Tursiops truncatus) ©Valeriaderiso
Pinna scolorita
Alle 9:10 riaccendiamo il motore e ci rimettiamo per rotta. Intanto il vento è calato ed ha girato, ora lo abbiamo a circa 3 nodi dritti sul muso, ma le previsioni dicono che dovrebbe alzarsi un po’ di maestrale… aspettiamo pazienti e intanto ci godiamo la navigazione anche così.
Finalmente verso le 13:00 arriva il maestrale!!! Si va a vela! Yuhuu!!
È abbastanza di bolina, ma chi ha detto che Maramea non stringe il vento? Io??
7.4 nodi!
7.4 nodi!
Invece lo stringe, non a 40°, a 45° ma va benissimo lo stesso!! Fila una meraviglia tra i 6,5 e i 7 nodi… E.T.A. (Estimated Time of Arrival) 16:51... per le 17 dovremmo essere a Livorno.
vele a segno ©Valeriaderiso
vele a segno
E così avviene! Entriamo nell’avamporto da sud e ci sfila sulla sinistra un enorme traghetto della Corsica Ferries; mentre passiamo davanti agli ormeggi dello Yacht Club intravedo una figura familiare in cima ad uno dei pontili, prendo il binocolo per essere sicura, è Barbara, una vecchia amica proprietaria insieme al marito di un bellissimo Halberg Rassy 312,  Thea. Sapeva che saremmo arrivati oggi e finalmente, dopo anni, ci rivedremo!
Ci scatta due foto mentre passiamo e cerchiamo di capire dove ormeggiare, visto che ancora non lo sappiamo!
Maramea arriva a Livorno
Maramea arriva a Livorno ph. credit B. Merani
Maramea arriva a Livorno
Maramea arriva a Livorno ph. credit B. Merani
Vediamo che il posto dove eravamo stati ad agosto è vuoto; chiamiamo il proprietario e gli chiediamo se per stanotte possiamo ormeggiare lì, dal momento che domani andremo in cantiere. Ci dice di sì! Evviva!
Prima di cena Barbara e Fabio, finito di lavorare sulla loro barca, passano a salutarci. Scopro che incredibilmente avevano adocchiato proprio questa barca quando era ancora in vendita, avendo una mezza idea di vendere quella che hanno e comprarne una più grande, e che sorpresa per loro scoprire che l’abbiamo presa noi!

giovedì 13_09_2018
Oggi pomeriggio Maramea andrà in cantiere al Calambrone e noi, ahimè, dovremo sbarcare, quindi mi tocca preparare tutto quello che va portato via.
Approfittando del fatto di essere a Livorno faccio un salto al mercato dai miei spacciatori di pesce preferiti e torno a bordo con un bel bottino di vongole lupini, telline, gamberetti rosa, totanetti freschissimi e triglie: farò una sorta di souté per pranzo e le triglie le mangeremo stasera… nella nostra casa verde, quella che non si muove…
Subito dopo pranzo arriva il nostro amico Luciano che accompagnerà Marco e Sara con la barca al cantiere, bisogna passare un ponte apribile che permette di accedere allo scolmatore dell’Arno su cui affaccia il cantiere e a bordo è meglio essere in due, a me tocca il poco divertente compito di prendere l’auto che è posteggiata qui in porto e andare a prendere tutti lì al cantiere.
Maramea in arrivo al Calambrone
Maramea in arrivo al Calambrone
Maramea in arrivo al Calambrone
Maramea in arrivo al Calambrone
Maramea al Calambrone
Maramea ormeggiata al Calambrone
Per qualche giorno Maramea rimarrà qui in acqua, in attesa di poter essere tirata in secco sull’invaso. È molto strano lasciarla.
Le barche diventano un tutt’uno con chi le vive, quasi come fossero delle persone con emozioni e sentimenti, e guardarla con la consapevolezza che per diversi mesi non saremo a bordo mi dà l’impressione che abbia un’aria triste, ma forse è solo una proiezione, perché in realtà sono io ad essere triste, e non solo io tutti e tre noi ci sentiamo un po’ mogi, anche il meteo è mogio, il cielo è così velato e grigio... va bene, si lo so, è una proiezione...
Il diario di bordo per ora va in pausa; presto cominceremo a lavorare a bordo e racconterò cosa facciamo e come procede il refit, e prima o poi la primavera tornerà, e noi riprenderemo a navigare e a raccontare del mare!
^_^