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sabato 13 giugno 2020

Il nostro inverno Siciliano - l'arrivo di Kiba

La scorsa estate abbiamo navigato a lungo in flottiglia insieme ai nostri amici Luciano e Gigliola, che a bordo del Walrus avevano Tosca, una stupenda pastora australiana (cliccando sul link qui sopra potrete vedere qualche foto).
Navigando con loro per quasi un mese abbiamo avuto modo di verificare che, contrariamente a quanto pensavamo, un cane di taglia medio grande, anche a pelo lungo, non stava poi così male su una barca a vela, che nel caso specifico è anche parecchio più piccola della nostra, visto che Walrus misura 10,80 m mentre Maramea è ben 5 metri più lunga. Naturalmente il cane in questione deve essere equilibrato e, soprattutto, amare l'acqua.
Così, una volta sistematici a Marina di Ragusa, abbiamo deciso che ci sentivamo pronti al grande passo. Era giunto il momento di mantenere una vecchia promessa fatta a Sara e, si sa, le promesse si mantengono, magari non nell'immediato, ma si mantengono.
In mancanza di amici vicini con cucciolate in arrivo ci siamo orientati immediatamente all'adozione. Approfittando del fatto di avere un'auto a noleggio per un mese, siamo andati al canile di Ragusa. La prima visita l'abbiamo fatta da soli io e Marco, per farci un'idea. Ho trovato il canile molto ben tenuto, i cani puliti e felici, considerata la situazione stressante e difficile che si trovano a vivere in una struttura del genere. Tutti i volontari e gli operatori animati da una vera passione e competenti. Luciana, la referente dell'Associazione Pensieri Bestiali che si occupa della gestione del rifugio, ci ha saputo guidare con saggezza ed empatia nella scelta. È stato molto emozionante, tantissimi cani di ogni taglia e tipo. Abbiamo parlato a lungo con Luciana, raccontandole che tipo di vita conduciamo, e spiegandole verso che tipo di cane eravamo orientati: femmina, taglia media, pelo raso.
Ce ne ha fatti conoscere tanti, descrivendoci l'indole di ognuno, sia maschi che femmine, non cuccioli, ma nemmeno tanto maturi, mediamente tra gli 8-9 mesi e i due anni d'età. Noi ci siamo posti in modo elastico, consapevoli che l'incontro deve avvenire in modo spontaneo, e ci si deve scegliere a vicenda.
Megan al canile di Ragusa
Megan © Pensieri Bestiali
Tra tutti, in un primo momento la nostra attenzione è stata catturata (ma anche guidata da Luciana verso) due cagne di circa un anno e mezzo, abbastanza diverse una dall'altra: una meticcia bianca e nera - Megan - molto dolce e tranquilla, che corrispondeva abbastanza alla richiesta che avevamo fatto inizialmente, e una meticcia di pastore tedesco (a giudicare dal manto) leggermente più grande, ma bellissima, con gli occhi bistrati come un'egiziana e fortemente lodata da Luciana, che ce la descriveva come una cagna molto equilibrata, "consapevole", e senz'altro amante dell'acqua, visto che le piaceva combattere il caldo infilandosi nelle bacinelle sparse un po' ovunque. 
Kiba in canile ©Pensieri Bestiali
Kiba in canile ©Pensieri Bestiali
Era Kiba.
Effettivamente lei aveva una presenza differente, spiccava tra tutti i cani che in quel momento stavano facendo lo sgambamento in una specie di cortiletto antistante le diverse gabbie. 
Ci siamo salutati con Luciana con l'accordo di tornare di nuovo con Sara. 
Durante la seconda visita abbiamo girato una serie di video, per poterli riguardare e prendere una decisione. Abbiamo incontrato di nuovo Megan e Kiba e interagito con entrambe. Poi siamo tornati in barca a raccogliere le idee.
Video di Kiba in canile
Megan ci piaceva, ma Kiba aveva lasciato il suo segno in maniera indelebile, e così, anche se di taglia un po' più grande di quanto inizialmente avremmo voluto, abbiamo deciso per lei.
Quando siamo andati a prenderla al canile, dopo circa una settimana, e ce l'hanno portata ci ha fatto un sacco di feste, meravigliando Luciana: a suo dire non lo aveva mai fatto prima con nessuno, e oggi che posso dire di conoscere meglio la sua indole capisco la meraviglia di Luciana: Kiba è molto riservata e contenuta nel manifestare la sua gioia, quel giorno deve aver compreso qualcosa, e quel qualcosa le piaceva.
La prima passeggiata insieme
Sin da subito Kiba ha dimostrato la sua grandissima capacità di apprendimento e di adattamento. Ha imparato a salire e scendere tranquillamente sia dalla passerella che sottocoperta in un solo giorno. Sembrava nata a bordo, perfettamente a proprio agio.
Kiba, primo giorno a bordo
primo giorno a bordo
Ha un carattere tranquillo, dolce ed estremamente paziente. Sa dosare il morso nel gioco e abbaia pochissimo, solo se è intimorita da qualcuno (persona e/o animale) e non accade spesso, anzi rarissimamente. Solo in città e nelle situazioni in cui ci sia un po' più di confusione mostra una certa ansia che ancora non siamo riusciti a farle superare.  Ma ci lavoreremo, con tutto l'amore cha abbiamo per lei. 
Ama moltissimo fare il bagno e correre sulle spiagge, scavare e dare la caccia alle lucertole.
Incontrarla è stato un dono grandissimo, che ha arricchito enormemente la nostra esistenza.
Kiba e Sara ©Rolf Pfister
Kiba e Sara ©Rolf Pfister
Non ruba il cibo, non rompe nulla, non mastica le cose che sa non essere i suoi giochi, non ha mai sporcato a bordo, le uniche volte in cui ha fatto qualcosa di fuori dell'ordinario è stato per assecondare un bisogno impellente (come accade a tutti i cani). Si è dimostrata un'artista della fuga, riuscendo ad aprire e passare attraverso un oblò piccolissimo, una delle due volte che ho dovuto per forza lasciarla da sola a bordo in un periodo in cui Marco non c'era: voleva seguirmi, naturalmente. Quando sono tornata in barca e non c'era sono morta per qualche secondo. Sapendo che non ama la confusione, mi sono diretta verso il piccolo parco dove eravamo solite andare a passeggio, e per fortuna, dopo soli 15 minuti l'ho trovata! Ma che spavento!
Negli ultimi due mesi ha vissuto due "prime volte" importanti. La prima, andare in gommone: bisognava fare qualche prova prima di riprendere a navigare, visto che sarebbe diventato l'unico mezzo per andare a terra.
Kiba, prima volta in gommone
Kiba, prima volta in gommone
Ora sale e scende perfettamente sul e dal gommone, anche dalla poppa di Maramea.
E la seconda, la "prima volta" più importante, la sua prima navigazione: è stata tranquilla e rilassata, come sempre, ma abbiamo fatto l'errore di non coprire la sua ciotola dell'acqua, dopo circa un'ora ha bevuto e di conseguenza ha vomitato, come può accadere anche ai cani che vanno in auto non essendoci abituati. Ma il giorno dopo è stata bene, e abbiamo anche incontrato i delfini che ha guardato con curiosità, ma senza perdere il suo consueto aplomb, e senza abbaiare, segno che era estremamente serena e percepiva le nostre agitazione ed eccitazione come qualcosa di assolutamente non preoccupante.
Kiba, saltydog
Kiba, saltydog
Insomma è proprio una saltydog! e noi siamo totalmente innamorati. Ora so perché non abbiamo preso con noi un cane prima, pur avendone la possibilità quando vivevamo in campagna, doveva arrivare lei. 
Se deciderete di far entrare un cane nelle vostre vite andate in canile e adottate! Con la consapevolezza che un cane è una persona non umana, un grande impegno che riempirà le vostre vite di gioia e amore incondizionato! 
^_^

domenica 25 agosto 2019

30-31 luglio, Trapani - Mazara del Vallo (TP)

Martedì 30 luglio 2019
Di buon'ora torno al Mercato del Pesce, dal solito simpatico pescivendolo - Betto [siamo entrati in confidenza!! ehehe]- che oggi ha le triglie, di cui Sara è ghiotta, ne chiedo 6 me ne ritrovo 8… ho capito: bisogna stare attenti e calibrare le richieste considerando l’aumento automatico delle quantità! Passo anche a prendere dell’altra frutta e verdura al vicino banchetto sul molo dei pescatori, del pane (a proposito, ancora non mi è riuscito di trovare del pane buono qui in Sicilia, a parte delle "moffolette" prese da Ecologica a Palermo, se ci sono lettori siciliani si accettano suggerimenti) e poi rapidamente torno a bordo.
Ieri, durante la visita alla Torre di Ligny, il professor Torre ci ha raccontato la leggenda trapanese del Pirata Serisso che, nel Medioevo, attaccava le navi dei Mori e li catturava vendendoli come schiavi. Durante una delle sue incursioni catturò il figlio di un Bey turco insieme alla giovane moglie e se li portò in casa, dalla sua bellissima moglie. Col tempo la moglie di Serisso diventò l'amante del figlio del Bey che la convinse a scappare, per tornare con lui nel suo paese. Una notte i due svuotarono il forziere del pirata e insieme alla moglie del ragazzo partirono per la Turchia. Nel frattempo il pirata Serisso, scoperto cosa era successo, decise di vendicarsi. Salpò per andare a cercare la traditrice e il figlio del Bey, ma durante la navigazione fu a sua volta catturato dai pirati barbareschi e ridotto in schiavitù su una galera. Dopo due anni di patimenti, stremato, con barba e capelli lunghi fu messo in vendita e acquistato da una coppia… il figlio del Bey e la moglie che lo aveva tradito e abbandonato! Nelle condizioni in cui era non fu riconosciuto. Da schiavo riuscì a vendicarsi: uccise per primo l'amante della moglie, poi tagliò la testa alla moglie infedele e infine ritornò a Trapani con la vedova del figlio del Bey e portando in un sacco la testa della moglie, per esporla su un palo davanti alla sua abitazione. Sposò la vedova del figlio del Bey e quando la testa si decompose, mise al suo posto una testa di marmo che, ancora oggi, si trova all’ingresso della via che porta il suo nome, via Serisso. Mi ero dimenticata di questo racconto finché oggi, tornando al Marina, mi sono imbattuta proprio in questa testa! La foto non è un granché, l'ho scattata al volo con il cellulare, ma rende l'idea!
Trapani, Testa di Marmo Via Serisso ©Valeriaderiso
Trapani, Testa di Marmo Via Serisso
Alle 12:30 molliamo gli ormeggi, ma oggi partiamo da soli perché Luciano e Gigliola devono sistemare anche loro un problema al motore quindi rimarranno un altro giorno. Abbiamo circa 10 nodi di poppa, proviamo ad aprire le vele ma ci vuole un minimo di ausilio con il motore. Alle 13:30 finalmente spegniamo "il bricco", ma la pacchia dura solo un'ora, il vento gira e cala del tutto, dunque riaccendiamo il motore lasciandoci Marsala al traverso. Passato Capo Boeo all'altezza di Punta  Parrino tornano 16 nodi di vento in poppa, ma abbiamo corrente contraria che ci toglie almeno un nodo così procediamo a 4,5/5 nodi. Strambiamo un paio di volte e alle 18:30 siamo all’àncora nell’avamporto davanti a Mazara del Vallo.
Mazara del Vallo, Cattedrale ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Cattedrale
Dalla barca vediamo un bel lungomare alberato e la facciata della Cattedrale; speriamo di poter scendere domattina per visitare la città.

Mercoledì 31 luglio 2019
Sentiamo Luciano e Gigliola, hanno deciso di tornare verso Levanzo e Favignana e poi da lì cominciare la rotta che li riporterà a Livorno. Hanno in programma di salpare durante la notte ed andare verso la Sardegna del sud.
È stato bellissimo navigare insieme, ci dispiace che le nostre strade si dividano, ci mancheranno.
Stamattina non c’è vento, la situazione è molto tranquilla per cui decidiamo di scendere a terra. Con il gommone ci addentriamo nel porto canale che ha una chiara impronta di porto pescatori.
Mazara (il nome,  che ha origine fenicia, significa "la rocca" inteso come approdo roccioso) si affaccia sul Canale di Sicilia, nello stesso punto in cui i Cartaginesi, già nel 409 a.C. l’occuparono, ed è attraversata dal fiume Mazaro che sfocia nel porto lungo un largo canale sulle cui sponde sono ormeggiate grosse barche da pesca; chiediamo a dei pescatori dove poter lasciare il gommone per un paio d’ore e ci suggeriscono di andare poco più avanti dove c’è un peschereccio appena rientrato e ormeggiato davanti a delle scalette ricavate nella banchina. Arrivati alla barca in questione parliamo con i pescatori a bordo che, gentilissimi, ci lasciano legare il gommone accanto a loro.
Scendiamo a terra e ci addentriamo nei vicoli della Kasbah.
La città di Mazara conobbe un grande splendore culturale, economico ed edilizio nel corso della dominazione musulmana.
Mazara del Vallo, Kasbah ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Kasbah
Gli Arabi sbarcarono qui per la prima volta il 16 giugno 827.  Nell'impianto viario della Kasbah si trovano tracce evidenti della dominazione araba: vicoli, archi e cortili di carattere islamico i cui muri sono decorati da maioliche a tema marino o con disegni che narrano aneddoti di storia locale. Uno fra tutti la storia del brigante Sataliviti, al secolo Antonio Catinella, così chiamato per la sua abilità nel saltare i filari di vite durante gli inseguimenti, una sorta di Robin Hood nostrano, visto che aborriva il sangue, cercava di evitare delitti e vendette e devolveva a beneficio del popolo i proventi dei suoi rapimenti e dei suoi furti. Fu uno dei briganti più famosi ai tempi dei Viceré che non potendo tollerare una figura del genere gli mossero contro un intero esercito; lui non volle ingaggiare battaglie, licenziò tutti i briganti al suo seguito, fuggendo prima a Roma e poi in Toscana, a Livorno. Qui fu catturato dalle guardie del Granduca attratto dalla fama dei tesori che il brigante aveva accumulato nel corso delle sue imprese. Sataliviti sentendosi perduto confidò ad un compagno di cella l'esatta ubicazione del suo tesoro, e fu giustiziato a Palermo dopo un processo sommario l'11 maggio 1706 all'età di circa 28 anni.
Mazara del Vallo, il Brigante Saltaliviti ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, il Brigante Saltaliviti
Questo pannello è all'ingresso del cortile dove pare fosse la casa del famoso brigante.
Mazara del Vallo, Kasbah ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Kasbah
Mazara del Vallo, Kasbah ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Kasbah
Mazara del Vallo, Kasbah ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Kasbah
Mentre passeggiamo ci imbattiamo in una simpatica signora del posto che ci chiede da dove veniamo, ci mostra un vicolo cieco chiamato La Trappola, dove i saraceni bloccavano e sterminavano i romani, e ci suggerisce di andare a visitare la vicina Chiesa di San Francesco, che ora è aperta e a breve chiuderà. Il suggerimento vale davvero la pena: il custode ci fa visitare dapprima una piccola mostra in un locale adiacente la chiesa, che ospita le riproduzioni in scala delle chiese di Mazara, tutte opere del suo ingegno e tutte realizzate con estrema cura dei particolari utilizzando materiali di riciclo. Poi passiamo nella chiesa adiacente: la facciata piuttosto austera e quasi insignificante cela all'interno uno spettacolo inaspettato!
Mazara del Vallo, S.Francesco ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, S.Francesco
Mazara del Vallo, S.Francesco ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, S.Francesco
Mazara del Vallo, S.Francesco ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, S.Francesco
Il trionfo del barocco in stucchi, affreschi, statue, fregi, bassorilievi e intarsi ne coprono ogni centimetro quadrato. Anche per chi non ama questo stile ridondante è difficile non apprezzare la magnificenza di questa piccola chiesa, eretta verso la fine dell’XI secolo dal Conte Ruggero d’Altavilla e quasi interamente ricostruita in stile barocco nel 1680.
Mazara del Vallo, S.Francesco ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, S.Francesco
Proseguendo arriviamo in Via di Porta Palermo, quella che una volta era la via commerciale più fiorente del centro storico, molti negozi sono purtroppo chiusi e il sindaco ha voluto che le saracinesche fossero dipinte creando un museo a cielo aperto.
Mazara del Vallo, Via di Porta Palermo ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Via di Porta Palermo
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Le Saracinesche di Via di Porta Palermo
Andando avanti arriviamo alla Chiesa di Sant’Ignazio fondata nel 1701, a pianta ellittica, il cui tetto è crollato negli anni trenta del '900 e che è rimasta visitabile così com’è, senza tetto. Ha un suo fascino proprio per questo tetto/cielo e per la pianta, insolita in una chiesa.
Mazara del Vallo, S.Ignazio ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, S.Ignazio
Proprio di fronte alla chiesa di Sant’Ignazio si trova il complesso dell'ex Chiesa di Sant'Egidio che ospita il Museo del bellissimo Satiro danzante, statua bronzea greca del IV secolo a.C.. Questa statua, di squisita fattura, è un raro esemplare di opera bronzea, nell'antichità infatti in caso di necessità belliche o di reperimento di metalli questi manufatti venivano fusi. Nella primavera del 1997 rimase impigliata nelle reti del Motopesca mazarese Capitan Ciccio, che pescava nel Canale di Sicilia, la gamba sinistra. Quasi un anno dopo lo stesso peschereccio tirò su anche il corpo privo delle braccia e dell'altra gamba.
Mazara del Vallo, Satiro danzante ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Satiro danzante
Mazara del Vallo, Satiro danzante ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Satiro danzante
Mazara del Vallo, Satiro danzante ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo, Satiro danzante
Dopo aver ammirato a lungo il Satiro dalle forme armoniche ed eleganti, ci spostiamo poco lontano per visitare un piccolo gioiello di Mazara, il Teatro del Popolo, Intitolato a Garibaldi ma che con Garibaldi - come ci tiene a sottolineare il signore che ce ne illustra la storia - non ha proprio nulla a che fare. È infatti un teatro nato per il popolo e per volere del popolo, tanto è vero che non c’è il palco reale e in origine non c’erano sedie nella platea, ma gli spettatori del parterre assistevano allo spettacolo in piedi. Quello che lo rende particolarissimo è che è stato interamente costruito con il legno di risulta delle barche da pesca dagli stessi maestri d’ascia che costruivano quelle barche. Sulla sommità del palcoscenico invece che lo stemma dei Borbone c’è il simbolo della Trinacria, che valse una multa al popolo per l’affronto fatto ai regnanti.
© Mazaracapitale.it
photo credit Mazaracapitale.it
Passiamo per la vicina pro loco e scambiamo due chiacchiere con la signora che se ne occupa, le parliamo della bella sorpresa che abbiamo avuto visitando Mazara che merita di essere maggiormente conosciuta,; lei ci dice che sono anni che lavorano a questo scopo e che molto lentamente cominciano ad arrivare i desiderati turisti. Le promettiamo di farle pubblicità, non mancate di venire a visitarla se doveste capitare da queste parti! Oltre quello che vi ho mostrato c'è ancora tanto altro da vedere visto che con l’avvento dei Normanni, a partire dal 1072, sorsero chiese, conventi e monasteri, Mazara del Vallo divenne Città Regia e fu dotata di un castello in riva al mare e di mura possenti, e nel 1093 fu costruita la Cattedrale che sorse al posto della Moschea grande, per non parlare dei numerosi esempi di barocco siciliano.
Mazara del Vallo ©Valeriaderiso
Mazara del Vallo
Prima di tornare a bordo ci fermiamo in una pasticceria a comprare due cannoli per Marco e Sara e il solo ripieno per me. Dall'esterno si vede Maramea, placida e solitaria, ormeggiata nella baia.
 Super Maramu, Maramea a Mazara del Vallo ©Valeriaderiso
Maramea a Mazara del Vallo
Tornando a prendere il gommone troviamo il pescatore che ci ha dato ospitalità che sta per andar via, sollevato nel vederci perché si preoccupava di lasciarlo incustodito. Molto gentili e accoglienti questi Mazaresi! Passiamo il pomeriggio a bordo ascoltando il richiamo del Muezzin alla preghiera. Qui  sembra esserci la vera integrazione delle culture.
^_^

venerdì 23 agosto 2019

28-29 luglio, Trapani

Domenica 28 luglio 2019
Alle 7:45 siamo già in rotta verso Trapani. Abbiamo 15 nodi di vento di Ponente quasi di poppa, e con tutte le vele a riva facciamo circa 5 nodi. C’è onda lunga da Nord-Ovest e rolliamo parecchio, naturalmente questo dà noia alle vele che perdono portanza quando entriamo nel cavo dell’onda. Stavolta non giriamo intorno a Levanzo, come abbiamo fatto venendo da San Vito, passiamo davanti all'Isola Formica che, abitata nel corso dei secoli da Fenici, Cartaginesi, Greci, Italici, Romani, Arabi, Normanni, ospita ancora una vecchia tonnara un tempo di proprietà dei Florio, con i resti di due antichi edifici, oltre a una costruzione fortificata con una torre, su cui è costruito un faro, un mulino e una chiesetta molto antica. Oggi appartiene a una comunità terapeutica per tossicodipendenti.
Trapani, Isola Formica - Tonnara ©Valeriaderiso
Trapani, Isola Formica - Tonnara
Alle 9:40 già siamo a Trapani. Chiamiamo il VTS e chiediamo il permesso di accesso al porto e di dare àncora davanti all’Isola della Colombaia, all'estremità est del porto, che fa da diga foranea all’avamporto e offre un buon ridosso dalle grosse onde che si sono formate a causa del vento degli scorsi giorni. Poco dopo arrivano anche Luciano e Gigliola con Walrus e danno àncora poco distanti da noi, anche se la loro intenzione è di andare in un Marina perché hanno bisogno di fare rifornimento d’acqua.
Trapani, Isola e Castello della Colombaia ©Valeriaderiso
Trapani, Isola e Castello della Colombaia
L’Isola della Colombaia che ospita il Castello omonimo, è detta anche Torre Peliàde o Castello di mare. È un'antica fortezza medievale alta 32 metri, composta da quattro piani sovrapposti, con il primo adibito a cisterna, mentre l’ingresso originario si trovava al secondo piano. I primi documenti storici fanno invece risalire la fortificazione al tempo della prima guerra punica, ad opera del cartaginese Amilcare Barca. Il nome odierno Colombaia è il calco linguistico del nome dell'isolotto in greco, Peliàdes, Πελειάδες (da πέλεια, colomba, specificamente Columba livia), da cui deriva appunto anche il nome alternativo di Torre Peliàde. Nel 249 a. C. si svolse a Trapani un'importante battaglia navale che vide i Romani duramente sconfitti dai Cartaginesi. Due anni più tardi il console romano Numerio Fabio Buteone attaccò e conquistò in una sola notte l'isolotto della Colombaia, uccidendo tutti i suoi occupanti. Dopo la conquista romana la torre cadde in abbandono e fu ridotta a nido per le colombe, che erano state usate come mezzo comunicazione. Durante quel periodo fu probabilmente sede del culto pagano della dea Venere Ericina, della quale le colombe erano animale sacro. Furono gli Arabi a restaurarne l'uso come faro, e poi durante il medioevo che venne ricostruita dagli aragonesi nell'attuale forma ottagonale. Fu ampliata intorno al 1400, e divenne una fortificazione durante il regno di Carlo V, per difendere la città dalle incursioni barbaresche. Le ultime trasformazioni le subì nell'XVII secolo su ordine del viceré Don Claudio La Moraldo, Principe di Ligny. Sul muro esterno della torre si può leggere ancora la lapide fatta affiggere nel 1671 dal Principe. Dismessa la destinazione militare, venne trasformata in prigione dai Borboni, dopo i moti del 1821 e fino al 1860 ospitò i patrioti siciliani del Risorgimento. Venne impiegata come carcere fino al 1965, quando fu inaugurato il nuovo carcere di Trapani, è poi caduta in stato d'abbandono. Negli anni novanta venne restaurata la torre pericolante, mentre sul resto del castello la soprintendenza regionale dei Beni culturali non poté intervenire perché appartenente al demanio statale. Nel 2009 fu individuata dal Fondo per l'Ambiente Italiano come "Luogo del cuore degli italiani", poiché il monumento in stato di fatiscenza ed abbandono, era privo di interventi di restauro. Solo il 3 dicembre 2010 il "decreto della Colombaia" è stato firmato dal Presidente della Repubblica, trasferendo così il bene dallo Stato alla Regione Siciliana, che ne ha annunciato il restauro, il cui appalto è stato assegnato a giugno di quest'anno, dopo "soli" nove anni!

Il VTS nel darci il permesso di ingresso e ancoraggio ci avvisa che la barca non può essere lasciata incustodita, quindi Marco decide che porterà a terra me e Sara, insieme a Gigliola, e che lui tornerà a bordo. Alle 10:30 siamo sulla banchina con la spazzatura da buttare; c’è un piccolo mercato di frutta e verdura freschi e lungo il molto sono ormeggiate le barche da pesca, ma non ci sono cassonetti! Scambiamo due chiacchiere con i pescatori per cercare di capire se c’è una soluzione, qui fanno il “porta a porta” e hanno eliminato i cassonetti pubblici e loro non sanno come aiutarci.
Facciamo un rapido giro a piedi e ci rendiamo conto che, nonostante ci siano rifiuti abbandonati un po’ dappertutto, non c’è nemmeno un cestino. Torniamo nella piazzetta dove eravamo sbarcate e vediamo dei cassonetti differenziati davanti ad un bar. Entro e chiedo la cortesia di buttare almeno il vetro - pochi pezzi - e la plastica. Il ragazzo con cui parlo, gentilissimo, mi dà il permesso e sottolinea che se non glielo avessi chiesto vedendomi si sarebbe arrabbiato; del resto non mi sarei mai sognata di usare quei cassonetti senza chiedere nulla a nessuno. Per ricambiare il favore ci sediamo ad uno dei tavolini che sono davanti all’ingresso e consumiamo qualcosa. Poi facciamo una passeggiata ed andiamo a visitare la vicina Torre di Ligny che - caso fortunato - è stata riaperta al pubblico proprio ieri.
Trapani, Torre di Ligny
Anche questa Torre fu costruita nel 1671 per volontà del Principe da cui ha mutuato il nome, il viceré  Don Claudio La Moraldo, rientrando nel progetto di fortificazione della città che comprendeva anche l'ammodernamento della Colombaia e le mura cittadine. Fu armata di cannoni e munita di fari - serviva da fortezza di segnalazione e di avvistamento - rimanendo presidio militare fino al 1862. Successivamente venne utilizzata come  postazione del telegrafo ad asta e stazione semaforica, mentre durante l'ultima guerra mondiale è stata utilizzata dalla Marina Militare per la difesa antiaerea.
All’ingresso-biglietteria c’è un simpatico signore che ci racconta la storia della Torre, e vedendoci interessate ad ascoltarla si dilunga in particolari, leggende e aneddoti di storia locale; scopriremo poi che si tratta del prof. Francesco Torre, trapanese doc, docente - in pensione - di Geoarcheologia alll'Università degli Studi di Bologna e presidente dell'Associazione Siciliantica. La Torre di Ligny oggi ospita una mostra dedicata alla storia e alla preistoria del Trapanese, oltre che dei modellini in scala di barche romane, puniche e da pesca eseguiti come tesi di laurea da alcuni studenti del prof. Torre.
Ipotesi di Trireme romana, scala 1:20 ©Valeriaderiso
Ipotesi di Trireme romana, scala 1:20
Dalla terrazza della Torre si gode di un panorama magnifico sulle Mura di Tramontana...
Trapani, Mura di Tramontana ©Valeriaderiso
Trapani, Mura di Tramontana
sulla Colombaia e la Casina Nasi, un villino in stile Liberty posto su una sottile lingua di terra, tra la Torre di Ligny e il Castello della Colombaia.
Trapani, Casina Nasi ©Valeriaderiso
Trapani, Casina Nasi
Prima di tornare a bordo facciamo un po’ di spesa al banco di frutta e verdura di fronte ai pescherecci e poi chiamo Marco perché ci venga a riprendere.
Una volta in barca mi annuncia che abbiamo un problema al motore: sale oltre i 2.000 giri solo quando è in folle, se ha le marce inserite non va oltre i 1.500, e dovrebbe invece arrivare a 3.200! Insieme a Luciano fanno vari controlli e prove senza venire a capo del problema. Cercando su internet trova un Marina di Trapani dove c’è il Volvo Service (noi abbiamo un motore Volvo), chiama per verificare se hanno posto e quali sono i costi, oltre ad informarsi se è possibile avere un meccanico: ci richiameranno nel pomeriggio per farci sapere. Ora non ci resta che aspettare e sperare che non costi tanto, che abbiano disponibilità e che il problema che abbiamo non sia tanto grave da costarci un occhio della testa sia in termini di intervento che per la sosta che probabilmente potrebbe derivarne.
Alle 17:30 ci chiamano: il posto c’è. Hanno provato a contattare il meccanico, ma oggi è domenica e, ovviamente, non lo hanno trovato; la tariffa è 110 € a notte, e ci è andata bene perché altrove ce ne hanno chiesti 157. Luciano e Gigliola, che avrebbero dovuto andare all’ormeggio già stamattina rimandano a domani, così restiamo tutti all’àncora alla Colombaia.
Durante la seconda metà della giornata il vento monta sempre di più, fino ad arrivare a 30 nodi durante la notte, ma il mattino dopo è già calato e noi abbiamo dormito tranquilli per il buon ridosso.

Lunedì 29 luglio 2019
Alle 9:00 Luciano e Gigliola si spostano verso un Marina vicino alla banchina dove ormeggiano i pescherecci, noi dopo circa un’ora siamo all’ormeggio nel Marina Arturo Stabile, più verso il centro cittadino. Marco va nell’ufficio per sbrigare le pratiche di registrazione e per chiamare il meccanico che - orrore - non è disponibile prima di giovedì; parlano di cosa ha già controllato e il meccanico gli suggerisce di verificare lo stato della turbina e poi magari di richiamarlo.
Accanto a noi è ormeggiato un Grand Soleil 50 con a bordo tre bambini, due sorelline e il loro cuginetto, con i rispettivi padri - fratelli tra di loro - e i nonni. Festa grande per Sara che fa subito amicizia e va a giocare con loro.
Mentre Marco si mette al lavoro e Sara è in compagnia dei suoi nuovi amici io, armata di carrellino e macchina fotografica, vado a fare la spesa e qualche foto in giro per la città.
Trapani è affascinante. Ha un'aria molto nordafricana per i colori e il colpo d'occhio complessivo, ma nel centro storico ci sono numerosi esempi del famoso barocco siciliano e molti palazzi in stile Liberty, che trova nella Casina delle Palme il suo esempio più significativo.
Trapani, Casina delle Palme ©Valeriaderiso
Trapani, Casina delle Palme
Realizzata su progetto di Francesco La Grassa nel 1922 e comunemente conosciuta dai trapanesi come "Chalet", era utilizzata nelle sere d'estate come luogo d'incontro o caffè letterario per l’élite del tempo. La costruzione si sviluppa su due piani e ingloba una bellissima palma che attraversando il tetto spunta e si staglia contro il cielo. Lo spazio all’aperto accoglieva degli spettacoli di cabaret che si svolgevano su un palco costruito poco distante. Dopo la guerra, nel 1947, la Casina delle Palme venne ristrutturata dall'ingegnere Andrea Lipari e divenne così un teatro all’aperto. Quest'anno è stata oggetto di lavori di restauro e da pochi giorni è stata riaperta come cinema all'aperto.
Proseguendo mi imbatto nella Fontana di Saturno che venne costruita nel 1342 dalla famiglia Chiaramonte per celebrare il primo acquedotto che portò l'acqua dal monte Erice sin dentro le mura della città.
Trapani, Fontana di Saturno ©Valeriaderiso
Trapani, Fontana di Saturno
La fontana è sormontata dalla statua di Saturno, padre protettore di Trapani in età pagana.
Subito di fronte noto una palazzina i cui balconi hanno un curioso decoro... chi indovina cosa ospitavano queste stanze nel primo ventennio del novecento?
Trapani, ex-Casino ©Valeriaderiso
Trapani
Andando avanti arrivo alla Torre dell'Orologio che faceva parte dell’assetto di difesa della città cartaginese costituito da quattro torri d’avvistamento e quattro porte d’accesso che si aprivano su una possente cinta muraria.
Trapani, Porta Oscura e Torre dell'Orologio ©Valeriaderiso
Trapani, Porta Oscura e Torre dell'Orologio
Questa, sormontata dalla torre detta "dell’orologio" per la presenza dell’Orologio Astronomico, realizzato nel 1596 con i quadranti del sole e della luna, è Porta Oscura.
Trapani, Orologio Astronomico ©Valeriaderiso
Trapani, Orologio Astronomico
Continuo la mia passeggiata e arrivo nella Piazza del Mercato del Pesce, che un tempo sorgeva fuori dall'antica cinta muraria; costruita nel 1874,  ha un ampio porticato con archi a tutto sesto ed al centro una fontanella con la Venere che esce dal mare.
Trapani, Piazza Mercato del pesce ©Valeriaderiso
Trapani, Piazza Mercato del pesce
Ristrutturata di recente, la piazza non ospita più il mercato del pesce, come mi illudevo io, ma è utilizzata per eventi culturali, e oggi è ingombra di auto e furgoni, tanto che mi è difficile fare una foto decente.
Da qui parte una stupenda passeggiata di circa un chilometro lungo le Mura di Tramontana fino al Bastione Conca; facevano parte delle mura perimetrali della città durante la dominazione spagnola e sono accessibili dalle due estremità o da scalinate che ne intervallano il tragitto; subito sotto c'è una lunga spiaggia poco fruibile in questi giorni a causa del vento e della forte risacca.
Trapani, Vista dalle Mura di Tramontana e Bastione Conca e Torre di Ligny ©Valeriaderiso
Trapani, Vista dalle Mura di Tramontana: Bastione Conca e Torre di Ligny
Mentre passeggio lungo le mura provo a chiamare Gigliola, dal momento che mi sembra di essere abbastanza vicina a dove sono ormeggiati con Walrus, ma il telefono è occupato; quando sto per tornare indietro mi richiama e mentre rispondo mi affaccio ad un muretto che dà sui vicoli della città e la vedo! scendo rapida le scale che portano alla stradina sottostante ed insieme andiamo verso il mercato del pesce che è accanto al molo dei pescherecci.
Trapani, Porta nelle Mura di Tramontana @Valeriaderiso
Trapani, Porta nelle Mura di Tramontana
Oggi è lunedì ed è risaputo che di lunedì non si dovrebbe comprare il pesce, dato che i pescherecci la domenica non possono uscire a pescare, ma non ne teniamo conto e ci avviciniamo ad un banco dove prendiamo dei naselli. Ne chiedo due, me ne danno tre e me ne regalano uno, il pescivendolo è spiritoso e allegro e il prezzo è buono, per cui non protesto e torno in barca con quasi 1 chilo e 800 grammi di naselli!
Al mio arrivo una bella sorpresa: il problema al motore era dovuto alla parte calda della turbina bloccata. Marco è felicissimo di aver trovato e riparato il guasto da solo, e mi dice che stasera si va a cena fuori per festeggiare!!
Intanto preparo i quattro naselli, semplicemente lessi e conditi con olio, limone e prezzemolo: una montagna di squisitezza.
Mentre mangiamo sentiamo un fitto vociare di rondini... sulla prua di Maramea c'è una riunione in corso.
Trapani, rondini sulla prua di Maramea ©Valeriaderiso
Trapani, rondini sulla prua di Maramea
In serata usciamo, facciamo una passeggiata passando per il centro storico in cerca di una pizzeria dove facciano la pizza senza glutine, ne troviamo una sul lungomare di tramontana, a destra della Piazza del Mercato del Pesce, Amici Miei, che è anche ristorante.  Marco assaggia il Cous cous di pesce, piatto forte della cucina trapanese, e Sara uno splendido piatto di spaghetti con le cozze; io una pizza senza glutine… e devo smettere di provarci! l’unica pizza senza glutine che ho mangiato fin ora degna del nome di pizza è quella di Chez Ugo a Livorno… il resto è una pietosa imitazione, dove la tristezza raggiunge gradi più o meno elevati, sob...
Per fortuna prendiamo anche una porzione di panelle, di farina di ceci, e un dolce senza glutine [buonissimo] che dividiamo io e Marco perché Sara è piena, che mi risollevano l’umore.
La giornata che si prospettava nera invece si è rivelata davvero positiva!
^_^

mercoledì 21 agosto 2019

26-27 luglio, Favignana (TP)

Venerdì 26 luglio 2019
Salpiamo diretti a Favignana alle 8:30. Anche l'equipaggio di Walrus si muove insieme a noi.
Walrus, bolina verso Favignana ©Valeriaderiso
Walrus, bolina verso Favignana
Dopo circa tre ore, in vista di Trapani, arrivano circa 10 kn di vento da Ovest così facciamo un bordo di bolina per poter finalmente andare a vela e spegnere un po' il motore: il vento sale pian piano a 13/14 kn e gira a sud-ovest, filiamo a 7.5 kn con punte di 8.
8 nodi! ©Valeriaderiso
8 nodi!
Sotto costa verso Trapani intravediamo dei tursiopi (Tursiops truncatus) che nuotano pigramente, e verso mezzogiorno una bellissima upupa gira più volte intorno alla barca, forse in cerca di un posto dove riposare, ma la nostra presenza in coperta la mette in allarme e non si ferma.
Faro di Levanzo ©Valeriaderiso
Faro di Levanzo
Alle 12:30 passiamo Levanzo e dopo mezz'ora viriamo verso Favignana.
Maramea non stringe granché la bolina e dopo 20 minuti bisogna virare di nuovo. Alle 14:45 siamo all'àncora a Favignana, a Cala Rossa. Walrus, che stringendo bene il vento è riuscito ad evitare di girare intorno a Levanzo,  è già qui.
Favignana, Cala Rossa ©Valeriaderiso
Favignana, Cala Rossa
Ci sono delle boe, già tutte occupate, e moltissime barche anche all'àncora, nonostante il vento sostenuto. Scegliamo un posto un po' defilato verso l'esterno della baietta. Arrivano altre barche, diversi motoscafi... uno ara, sembra non accorgersene, lo osserviamo scadere sempre di più, in maniera palese l'àncora non tiene, ma le persone a bordo non sembrano preoccuparsene più di tanto, finché infine si ferma... bah...
Nel pomeriggio cominciano a liberarsi alcune boe, Luciano e Gigliola infatti si spostano e ne prendono una, noi  preferiamo restare dove siamo: ci sono barche che vanno a dare àncora nel campo boe rendendo problematica se non pericolosa la situazione, ed è previsto un aumento del vento. Abbiamo dato 60 m di catena su sabbia, l'àncora tiene bene, siamo lontani dalla confusione, va bene così.
Il nome di Favignana deriva dal latino favonius (Favonio), termine con il quale i Romani indicavano il vento caldo ricadente proveniente da ovest. La presenza umana a Favignana risale al Paleolitico superiore, nelle grotte dell'isola ci sono tracce di antichissimi insediamenti umani. Era nota agli antichi greci con il nome Aegusa (Αιγούσα, isola delle capre).  Vi si stabilirono i Fenici a partire dall'VIII secolo a.C. fino all'anno 241 a.C. quando l'esercito romano, guidato da Gaio Lutazio Catulo, sbaragliò la flotta cartaginese nella battaglia finale della Prima Guerra Punica detta appunto Battaglia delle Isole Egadi, in cui la Sicilia venne definitivamente annessa a Roma. Dopo il crollo dell'Impero Romano le isole caddero in mano dei Vandali e dei Goti ed in seguito dei Saraceni. Nel 1081 i Normanni, sotto il governo di Ruggero d'Altavilla, vi realizzarono un villaggio e possenti fortificazioni. Favignana, sin dai tempi della dominazione romana, è stata sede estrattiva del tufo bianco conchigliare (in realtà è impropriamente detto tufo perché è una calcarenite e non una roccia di origine vulcanica come è il vero tufo) utilizzato nell'edilizia. Il cosiddetto tufo ha rappresentato una fonte economica importante per gli abitanti dell'isola. La lunga attività estrattiva, presente particolarmente nella parte orientale dell'isola, ha dato origine a particolari fossati, forre e caverne oggi trasformate, specialmente dai privati cittadini, in particolari e suggestivi orti e Giardini Ipogei: infatti nelle cave in disuso furono piantati anche numerosi alberi da frutto per essere protetti dai forti venti di superficie. Le più spettacolari si trovano proprio qui a Cala Rossa dove siamo noi, infatti nel pomeriggio facciamo un piccolo giro con il gommone per vederle da più vicino e andare a trovare Luciano e Gigliola a bordo.
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite ©Valeriaderiso
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite ©Valeriaderiso
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite ©Valeriaderiso
Favignana, Cala Rossa, le cave di calcarenite
In serata il vento comincia a salire, ma non supera il 16 kn e dormiamo abbastanza tranquilli.

sabato 27 luglio 2019
Stamattina il vento è andato aumentando fino ad arrivare intorno ai 25 nodi.
Appunti sul diario di bordo ©Valeriaderiso
Appunti sul diario di bordo
Passiamo tutto il giorno in attività varie, ognuno impegnato in qualcosa: chi ad aggiornare il blog, chi a leggere, chi a fare parole crociate, chi a disegnare, chi a esercitarsi nelle divisioni... con questo vento non è possibile nemmeno fare il bagno, l'aria è quasi fredda e la corrente ti porta via in un secondo. Peccato che queste condizioni non ci permettano di visitare l'isola che sicuramente merita. Magari torneremo, e senz'altro in un periodo più tranquillo.
In serata il vento cala, e si dorme bene.
^_^