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domenica 21 luglio 2019

2 luglio, Palmarola (LT): amici e il canto notturno delle berte

martedì 2 luglio 2019
Alle 8:00 squilla il cellulare di Marco: Gigiliola, Luciano e Tosca con il Walrus sono in arrivo a Palmarola!
Facciamo una rapidissima scappata a terra a prendere un altro chilo di acciughe alla solita pescheria, così stasera le mangeremo tutti insieme, e poi salpiamo per tornare anche noi a Palmarola. Stavolta lo facciamo passando da sud.
Sfiliamo davanti all'Isola di Gavi, un isolotto privo di spiagge dalla costa rocciosa e frastagliata separato da Ponza da un canale largo circa 120 metri. È l'isola più piccola dell'Arcipelago Pontino: la sua lunghezza è di circa 700 m, mentre la larghezza non supera i 350 m, il punto più alto raggiunge i 100 m di altezza circa. Un tempo era adibita a pascolo e c'era una cava di caolino e bianchetto (bentonite), mentre ora è abitata, soprattutto nel periodo estivo, solo dai proprietari dell'unica casa esistente che vivono immersi nella natura ed a contatto con gli animali.
la casa solitaria sull'Isola di Gavi ©Valeriaderiso
la casa solitaria sull'Isola di Gavi
La costa nord dell'isola di Ponza è meno stupefacente, ma non meno bella né priva di scorci suggestivi.
Ponza - Cala Fonte ©Valeriaderiso
Ponza - Cala Fonte
Alle 13:00 siamo di nuovo a Cala Brigantina felici di incontrare i nostri amici Livornesi, che sembrano essere felici quanto noi!
Walrus - Dufour 35
Luciano, Gigliola e Tosca sul Walrus (Dufour 35)
Walrus - Dufour 35
Luciano, Gigliola e Tosca sul Walrus (Dufour 35)
Passiamo il pomeriggio a chiacchierare e dopo un aperitivo a bordo del Walrus ci trasferiamo tutti su Maramea, dove ceniamo insieme con le buonissime acciughe comprate stamattina. Stavolta le preparo in tortiera con fiordilatte e capperi; qui trovate la ricetta che oggi ho modificato leggermente perché non avevo la provola e ho usato della polenta bramata leggermente tostata in padella al posto del pangrattato per rendere il piatto gluten free. Strepitose, anche cucinate in questo modo.
Cala la sera, tutto intorno si fa buio, Luciano, Gigliola e Tosca tornano a bordo del Walrus e noi ci rilassiamo in pozzetto in attesa di andare a dormire. Nel dolce sottofondo del frinire dei grilli che arriva da terra cominciamo a sentire dei versi stranissimi, ci chiediamo cosa siano, pensiamo a degli uccelli, ma non non abbiamo mai udito nulla di simile, sono quasi sguaiati somigliano ai versi che fanno le scimmie, ma dubitiamo che ci siano delle scimmie su Palmarola!!!
Allora mi metto alla ricerca su internet per capire che tipo di fauna ospita l'isola e dopo poco... bingo!!! ho individuato l'animale misterioso! Si tratta delle berte maggiori che nidificano sulla scogliera; sono i versi che si scambiano i piccoli e gli adulti che di notte tornano ai nidi per nutrirli.
Berta Maggiore (Calonectris diomedea) @Valeriaderiso
Berta Maggiore (Calonectris diomedea)
Le berte maggiori sono degli uccelli dal volo elegantissimo, sfiorano la superficie del mare in un modo che rapisce gli occhi. Le incontriamo spesso durante le nostre navigazioni, sono infatti una specie pelagica che raramente si avvicina alla costa se non per la riproduzione. Trascorrono molto tempo in mare aperto per la ricerca di cibo, anche nel periodo dell'allevamento dei pulcini durante il quale sono in grado di percorrere lunghi viaggi. Il nido contiene solamente un uovo e il periodo riproduttivo dura cinque mesi.
Una curiosità legata al loro nome scientifico è che "Calonectris" significa "buon nuotatore" per la sua abilità di immergersi in acqua per catturare i pesci, mentre Diomedea sarebbe riferito a Diomede, eroe della mitologia greca compagno di Ulisse, per via del richiamo notturno di questi uccelli che venne ritenuto il pianto dei compagni di Diomede dopo la sua morte.
Ho trovato un video dove si sentono perfettamente... giudicate voi se il loro verso non sembra un pianto o... il verso di una scimmia!!!
E ora a nanna! Domani si parte alla volta di Ischia.
^_^

venerdì 19 luglio 2019

1 luglio, Ponza (LT): le alici fritte

lunedì 1 luglio 2019
Di buon ora andiamo a terra, in paese; abbiamo da fare un po' di spesa e buttare la spazzatura. Ecco l'abitato di Ponza, con tutti i suoi colori.
Ponza ©Valeriaderiso
Ponza
Ponza ©Valeriaderiso
Ponza - Hotel del Capitano
Ponza ©Valeriaderiso
Ponza
Stamattina non c'è il caos dei giorni scorsi.
Buttiamo la spazzatura; a destra dei pontili di ormeggio privati ci sono dei cassonetti per il multimateriale e altri per la raccolta indifferenziata, nessuno per l'organico, chiedo informazioni ad una signora e mi dice "Buttate tutto là"... laconica risposta, dunque anche l'organico finisce nell'indifferenziato.
Lungo il molo dove sono i pescherecci facciamo incetta di frutta e verdura fresche da Ninetta, unico alimentari segnalato come rivendita di prodotti biologici, le signore che lo gestiscono sono simpatiche, gentili e sorridenti. Qui tutti parlano con un forte accento campano più che laziale come ci si aspetterebbe, visto che Ponza è in provincia di Latina. La ragione ci viene spiegata proprio da una delle signore del negozio, Silvia: l'isola nel corso dei secoli è stata abbandonata più volte a causa delle incursioni dei pirati, del fatto che veniva usata come rifugio per malfattori di tutti i generi o avversari politici dei signori che la possedevano e, non ultima ragione, delle scarse risorse idriche. Nella seconda metà del 1700 l'isola era passata per discendenza di madre dai Farnese ai Borbone; Carlo III ne aveva cominciato il ripopolamento concedendo in enfiteusi perpetua (affitto per piantagione, con godimento pieno dei terreni e l'obbligo di migliorarli e pagare un canone annuo in denaro o in derrate) la terra ad alcune famiglie di contadini ischitani, poiché avevano una buona conoscenza dei luoghi a causa delle precedenti frequentazioni dovute all'attività di pesca, principalmente corallo e aragoste. Successivamente suo figlio Ferdinando aveva continuato questa politica attirando nuovi coloni provenienti dalla Campania con l'ulteriore incentivo di poter costruire delle piccole abitazioni a spese delle casse reali. La signora Silvia ci ha raccontato che la prima cosa che si costruiva era un pozzo o una cisterna, per accumulare l'acqua durante l'inverno, e che la sua è già la terza generazione della sua famiglia, tutta di origine campana.
Sul molo ci sono due pescherie, proprio in cima la prima, poco lontano dall'alimentari "Ninetta" la seconda, davanti a quest'ultima sostano chiacchierando fra loro due signore del luogo mentre un peschereccio con le lampare sulla poppa sta attraccando... Faccio due più due: la pescheria è meno attraente esteticamente dell'altra, le persone del posto la frequentano, dunque il pesce deve essere fresco. I fatti lo confermano: il peschereccio sbarca una serie di cassette di alici freschissime, ecco cosa aspettavano le due signore!  Ma qui non hanno il Pos, e io ho finito i contanti. Mi faccio mettere da parte mezzo chilo di acciughe e sei sugarelli pari ad un chilo di peso, per la modica cifra di 11,00 €!!
Step successivo fare un prelievo al bancomat. Entrambe le banche hanno finito i contanti, li stanno aspettando dalla terraferma, per fortuna lo sportello automatico delle Poste eroga ancora denaro. Torno alla pescheria, pago e via! si torna al gommone e in barca.
Pulisco il pesce. I sugarelli li mangiamo a pranzo arrostiti sulla piastra ricoperta di sale grosso accompagnati da una bella insalata verde; le alici sono talmente fresche che la lisca non si stacca dalla carne, rischio di sciuparle, allora mi limito a togliere testa e interiora e le metto in frigo, saranno il piatto forte della cena.
Alici fritte senza glutine in barca a vela ©Valeriaderiso
Parlando di come cucinarle ci viene un'idea che sembra malsana: la frittura! Non ho mai osato friggere in barca, ma stavolta ci provo. Per via della mia intolleranza al glutine le ho infarinate usando una miscela fatta da due cucchiai di farina di riso e uno di farina di mais fioretto.
Alici fritte senza glutine in barca a vela ©Valeriaderiso
Sono venute perfette! Croccanti e saporite, e nemmeno un po' di puzza di fritto in barca grazie alla ventola di aspirazione di cui è dotata la cucina di Maramea.
Alici fritte senza glutine in barca a vela ©Valeriaderiso

Alici fritte senza glutine in barca a vela ©Valeriaderiso
Alici fritte senza glutine in barca a vela
Peccato averne preso solo mezzo chilo!!
^_^

sabato 15 settembre 2018

* 27 agosto 2018 - Viticcio e la Cassiopea

lunedì 27_8_2018 
Oggi lasciamo l’ormeggio in porto, così appena sveglia faccio una nuova visita alla pescheria: anche questa volta non hanno granché,  prendo dei totani che ieri non c’erano quindi sono freschi di sicuro e dei moscardini. 
Mentre torno a bordo vedo ormeggiata la barca di Andrea, un vecchio amico che non incontriamo da una decina d’anni, lo avevamo intravisto con Casuarina, il suo Vismara Vrolijk 68’,  a Porto Azzurro e poi nella baia di Ortano nei giorni scorsi, senza mai riuscire a salutarlo. Mi avvicino sfidandolo a capire chi sono! È un piacere notare che le "vecchie facce" non invecchiano affatto!!! 
Finiamo di fare acqua e alle 9:45 andiamo via. 
Stanotte c’è stato vento c’è dunque il rischio di trovare un po’ di mare formato, decidiamo di andare nel Golfo di Viticcio e provare a passare lì la giornata, sperando che non entrino onde di traverso che ci facciano rollare.
Golfo di Viticcio - Spiaggia dell'Enfola
Golfo di Viticcio - Spiaggia dell'Enfola
Dopo circa un’oretta entriamo nella baia che è ancora semi vuota e mentre studiamo la situazione per decidere dove dare àncora una bellissima Cassiopea (Cotylorhiza tuberculata) ci passa da poppa, e poi un’altra ancora prima di calare l’àncora su 6 metri di fondo sabbioso. 
L’aria è rinfrescata, c’è un venticello che non invita a buttarsi in acqua, ma la speranza di poter vedere la Cassiopea da vicino vince ogni remora e poi abbiamo le mute!!! Io e la MiniMozza ci prepariamo e, con una boa arancione che segnali la nostra presenza in acqua, ci tuffiamo nell’acqua cristallina mettendoci alla ricerca della bella medusa… ma dopo mezz’ora di giri e di appannamenti continui della mia maschera (grrrrrr!) niente Cassiopea. 
Sara torna a bordo e io vado a controllare l’àncora; mentre nuoto ritornando verso la barca, eccola!!! È piccola, ma con i suoi colori, la sua forma e i suoi movimenti armonici ed eleganti, per me è la più bella che si possa incontrare in questi mari! Chiamo Sara che torna in acqua per osservarla dal vivo e da vicinissimo.
Io, la MiniMozza e la Cassiopea (Chotyloriza tubercolata) ©Valeriaderiso
Io, la MiniMozza e la Cassiopea (Chotyloriza tubercolata)
Sono meduse innocue e si spostano sempre con un seguito di avannotti di Sugarelli (Trachurus trachurus), di Ricciola (Seriola dumerili), di Salpa (Sarpa salpa) e di Boga (Boops boops), che ospita e protegge.
Il prossimo regalo che mi farò sarà una GoPro, voglio poter fare le foto sott'acqua senza problemi!
Questa foto l'ha scattata un grande amico-zio, Tullio, appassionato come me di creature marine e bravissimo "cacciatore" di immagini sottomarine.
Cassiopea (Cotylorhiza tuberculata) - foto di Tullio Ranzi
Cassiopea (Cotylorhiza tuberculata) - foto di Tullio Ranzi
Durante la giornata abbiamo l’occasione di osservarne molte altre, oggi la corrente deve essere favorevole, e oltre alle Cassipee arriva anche qualche Noctiluca (Pelagia noctiluca), e queste sì che sono urticanti! 
Pian piano la baia si riempie e perdiamo la pace paradisiaca, soprattutto quando un motoscafo con dodici persone urlanti dà àncora proprio dietro di noi, ahimè…
Per pranzo Totani al limone e insalata verde condita con yogurt, semi di sesamo e aceto (fatto in casa da noi, con una mamma veeeeeeechia vecchia!).
I totani li ho preparati in questo modo: li ho lavati e tagliato a striscioline le sacche, ho fatto imbiondire due spicchi d'aglio in padella con un paio di cucciai d'olio, ho aggiunto i totani, li ho salati e li ho lasciati cuocere a fuoco vivo per 10 minuti, poi li ho bagnati con mezzo bicchiere di vino bianco, ho lasciato sfumare per un paio di minuti, ho abbassato il fuoco e lasciato cuocere per altri 10 minuti (di solito, se si dovessero asciugare aggiungo un altro po' d'acqua o di vino). Nel frattempo ho spremuto un limone e tritato del prezzemolo, che ho aggiunto trascorsi i 10 minuti, ho lasciato cuocere per altri 5 minuti e poi li ho serviti.
Totani al limone
Totani al limone
Il vento fresco aumenta e quindi non facciamo altri bagni, ma ci godiamo il sole. L’idea iniziale era di restare qui per la notte, ma entra mare da nord ovest, se vogliamo dormire dobbiamo rientrare a Portoferraio. Ci muoviamo e avendo una decina di nodi al traverso apriamo randa e genoa, in un’ora siamo di nuovo all’àncora nella rada antistante il porto.
Per cena preparo i moscardini affogati nel pomodoro, assai apprezzati dal Capitano.
Ieri sera è stata luna piena, e oggi lo spettacolo del satellite che sorge luminoso da dietro le colline è stupefacente anche senza il piccolo pezzetto che le manca, peccato non poter fare foto decenti in quasi totale assenza di luce e su una barca che si muove di continuo!
^_^

giovedì 13 settembre 2018

* 26 agosto - Portoferraio, Torre Martello e Linguella

domenica 26/08/2018
Pescheria del Porto - Portoferraio
Pescheria del Porto - Portoferraio
Appena sveglia faccio, come mi ero ripromessa, un salto in pescheria. Non c’è granché, a parte un bellissimo nasello che però è troppo grande per le mie pentole, dunque vado sul semplice e prendo acciughe e vongole lupini. 
acciughe
Acciughe

vongole lupini
vongole lupini
Mentre sono via passa il ragazzo che ritira la spazzatura, Marco lo aspetta, perché - per fortuna - la spazzatura non si può lasciare in banchina; le nostre buste dell’organico, della plastica e dell’indifferenziata sono pronte, ma al momento della consegna scopre con amarezza e disappunto che nel mese di agosto mettono tutto insieme perché nessuno differenzia, nemmeno le barche più grandi che non hanno certo problemi di stivaggio! Che vergogna! proprio non ce la si fa a capirlo che è nell’interesse di tutti differenziare? Che stiamo affogando nei rifiuti? Per molti la differenziazione dei rifiuti è ancora una cosa che non li riguarda o che si fa perché si è costretti. Perché mi chiedo? Ignoranza? Pigrizia? Io spero nelle generazioni che ci succederanno, ma se non gli diamo l’esempio noi ORA, la vedo durissima! 
Tra l'altro ho scoperto che anche se qui a Portoferraio hanno istituito il "porta a porta", a pochissimi metri dalla darsena c'è un piccolo mercato coperto e accanto all'ingresso ci sono i bidoni per conferire le diverse tipologie di rifiuti (e girando un po' per la cittadina ho visto che non sono gli unici); a me sono bastati 5 minuti per buttare vetro, organico, plastica e carta nei cassonetti appositi... troppo tempo sprecato e troppa fatica per i "signori" che ormeggiano qui??? 
Ora taccio, che è meglio... divento pesante su argomenti come questo, ma mi indignano questi comportamenti, non posso farci nulla.
Intanto spunta il sole e del cattivo tempo previsto, al momento, nemmeno l’ombra. Ci viene da pensare che avremmo potuto risparmiare la spesa di questi due giorni in porto, ma forse vale la pena di fare nostro un motto caro a RobertoOgni impedimento è un giovamento”, questa sosta ci dà l’occasione di visitare Portoferraio.
A pranzo spaghetti con le vongole, naturalmente! 
Spaghetti con le vongole
Spaghetti con le vongole
Poi pulisco le acciughe tra le quali trovo anche due piccoli sgombri. 
Nel pomeriggio, dopo una nuova tappa in gelateria, facciamo un altro giretto turistico, oggi visitiamo la Torre della Linguella (la fine della stretta lingua di terra della città), chiamata anche Torre del Martello (per la sua forma) e l’area archeologica attigua, che si trovano alla fine della darsena Medicea. 
Torre Martello e area archeologica della Linguella
Torre Martello e area archeologica della Linguella
La Torre del Martello fa parte delle fortificazioni fatte erigere da Cosimo I de’ Medici a difesa della città; fino alla seconda metà del settecento è stata utilizzata come magazzino del sale e per la tonnara, poi è diventata un carcere. 
Oggi le due sale del complesso ospitano un museo archeologico dove sono esposti reperti provenienti dalle navi romane naufragate nei pressi dell’isola d’Elba e nell’Arcipelago, dove si incrociavano le rotte commerciali: numerosissime anfore alcune con il loro contenuto, spesso vino, ancora intatto, suppellettili, àncore, e altri manufatti databili dalla fine dell’VIII inizi VII sec. a.C. fino al V sec. d.C. Ci è piaciuto moltissimo! 
scala a chiocciola della Torre Martello
scala a chiocciola della Torre Martello
All’interno della Torre è possibile accedere ai tre piani attraverso una bella scala a chiocciola in pietra, e fare una passeggiata lungo il camminamento che porta alla garitta posta a guardia del porto, da cui si vedeva benissimo Maramea ormeggiata al molo della darsena. 
una finestra della torre
una finestra della torre
il camminamento dalla Torre alla garitta
il camminamento dalla Torre alla garitta
Capitano, MiniMozza e Maramea ormeggiata sullo sfondo
Capitano, MiniMozza e Maramea ormeggiata sullo sfondo
Darsena di Portoferraio dalla Torre Martello
Darsena di Portoferraio dalla Torre Martello
Accanto alla Torre, affacciati sul mare, abbiamo potuto visitare i resti delle fondamenta e della pavimentazione di una villa romana databile nelle sue varie fasi dalla metà del I sec. a.C. alla fine del III sec. d.C.; qui sulle rovine un cormorano si asciugava al sole. 
Cormorano
Cormorano
Insomma Portoferraio, pur essendo piccola, ha moltissima storia e numerosi siti da visitare, non siamo riusciti ad andare dappertutto, ma non mancherà occasione, e abbiamo ancora tanto da vedere in tutta l’isola!
Verso l’ora di cena arrivano a terra con il tender Alino, Costanza, Diego e i loro ospiti per andare a cena fuori, ci intratteniamo un po’ con loro e poi io preparo la cena: le acciughe pulite oggi pomeriggio “a lassami stari”, una ricetta siciliana del carissimo e bravo Martino Ragusa. La ricetta di Martino nasce per le sarde, ma qui in Toscana è difficile trovarle, così io la uso per preparare le acciughe o lo sgombro sfilettato, che a volte diventano anche un ottimo condimento per la pasta. La ricetta originale la trovate nel suo bel libro “Cucina siciliana di popolo e signori”, io la seguo più o meno alla lettera e procedo in questo modo: pulisco e delisco le acciughe, metto un filo d’olio nel fondo di una padella e faccio un primo strato di acciughe con il dorso verso il basso, poi cospargo con pomodorini tagliati grossolanamente (se non li ho uso i pelati ben sgocciolati e tagliati a dadini), qualche fettina di spicchio d’aglio, prezzemolo e/o poco origano e sale, poi ricomincio con le acciughe e procedo fino a terminarle facendo in modo che l’ultimo strato sia composto dai pomodorini e il condimento, passo un altro filo d’olio su tutto, copro con un coperchio e metto la padella su fuoco dolce per 10 minuti. Provate e mi saprete dire che bontà è questo piatto!
La giornata è stata soleggiata e il famoso vento che doveva arrivare ieri è arrivato stasera; in darsena si sente la sua presenza e c’è un po’ di risacca, ma la situazione è abbastanza tranquilla. Alla fine dei conti è valsa la pena stare in porto questi due giorni: abbiamo visto molte belle cose, imparato un po’ di storia dell’Elba, osservandola con occhi più attenti e apprezzandola ancora di più, e ci siamo anche riposati dopo le ultime notti un po’ ballerine.
^_^

mercoledì 22 agosto 2018

12-15 agosto 2018 - Livorno

Domenica 12_08_2018
Stamattina sentiamo un altro amico, che in questo momento è fuori e ha un catamarano a questo stesso pontile, ora il suo posto è vuoto e ci permette di occuparlo per i giorni che ci servono.
Ci spostiamo subito.
Questa cosa ci è di grande aiuto perché in questo modo possiamo fare tutto quel che c’è da fare con più calma e lasciare che passi Ferragosto prima di andare verso l’Elba.
Andiamo a casa a fare un bucato e prendere tutto quello che ci serve a bordo e che non abbiamo potuto portare in aereo, tra le tante cose tutte le mie carabattole da cucina e la pasta madre che aspetta di essere rinfrescata ormai da 10 giorni.
Quando torniamo a bordo, nel pomeriggio, troviamo un “simpatico” biglietto infilato nella passerella che dice “This is a private dock, you must leave. Thank you”; o qualcuno ha voluto farci uno scherzo, o un “accogliente” diportista, vista la nostra bandiera francese ha voluto dar prova di solerzia, ma noi abbiamo il benestare del proprietario del posto barca, per cui poco importa. Tuttavia rimane l’amaro in bocca… potevamo benissimo essere dei francesi in difficoltà, no? che ne so, un guasto al motore, un malore... Che simpatia i soci dei circoli di questo pontile, fanno a gara con quelli del pontile accanto dove eravamo noi quando vivevamo sulla Filibusta.

Lunedì 13_08_2018
La giornata scorre tranquilla a pulire, sistemare e fare la spesa della parte secca della cambusa. Subito dopo pranzo avremmo voluto andare a fare un bagno al Sonnino con i “Padellidi” (la famiglia al completo del nostro amico Alessandro di Goccia di Mare) ma arriva un temporale e desistiamo.
Ma quanto piove quest'estate??
Per consolare Sara del mancato bagno, io e lei, andiamo a prendere un gelato in città, ne approfittiamo per fare diverse commissioni, e ci scappa anche l’acquisto di qualche libro, peccato non aver trovato "Sinfonie Mediterranee" e "Denecia, autobiografia di una barca" il secondo e terzo libro del nostro amico Roberto Soldatini (del primo, "La musica del mare", ho già parlato in questo blog), avrei voluto approfittare del tempo che avrò per leggere.
Le copertine di questi due libri sono talmente belle che ve le mostro, gli originali sono due acquerelli realizzati da Michele Gallucci con acqua di mare.


Alla sera sono così stanca che propongo di mangiare una pizza, così esco di nuovo per andare a prenderle, ma stavolta in macchina altrimenti le mangeremmo gelate; ci metto più a trovare parcheggio che a farmele fare e tornare in barca!
Verso le 4:30 del mattino un temporale molto forte ci sveglia, ma tempo mezz’ora ed è tutto finito, e poi dopo la tempesta beccata alle Porquerolles prendere un temporale quando si è ben ormeggiati non fa nessuna impressione.

Martedì 14_08_2018
Oggi è d’obbligo una puntata al mercato per prendere un po’ di pesce; purtroppo la scelta non è molta visto il cattivo tempo dei giorni scorsi, anche perché Andrea e Mauro, i miei pescivendoli di fiducia, preferiscono prendere pesce locale e freschissimo, anziché avere il banco stracolmo, ed è questo il motivo per cui mi piacciono. Per chi volesse approfittare se dovesse trovarsi a Livorno, sono al Mercato Centrale al primo banco entrando dall’ingresso centrale lato interno, la pescheria si chiama Alice, dite pure che vi mando io!!
Dopo il mercato una tappa da Decathlon per comprare una muta a Sara: domenica prossima sarà il suo compleanno e questo è il suo regalo, così potremo fare snorkeling tutti insieme senza timore di avere freddo.
Altre commissioni in giro ci portano a pranzare tardissimo, così alle 15:30 quando arriva la famiglia Padella per un saluto ci trova ancora a tavola con i residui di un bel nasello lesso e un’insalata con i pomodorini del nostro orto.
In serata invece abbiamo una cena improvvisata con amici, i primi del gruppo “terricolo”, Miriam, Giovanni e Giacomo. Le triglie alla livornese che avevo previsto per noi vengono condivise una a testa, loro contribuiscono con un ottimo bulgur e un bel gelato per un prefesteggiamento del compleanno di Sara.

Mercoledì 15_08_2018
Gli omini che vengono tutte le mattine sul pontile a pescare orate e saraghi di passo ci hanno svegliati alle 5:30 con il loro vociare, non sono abituati al fatto che possa esserci gente che dorme a bordo. Eravamo già semi-svegli perché l’aria che entrava dagli oblò aperti era bella freschina, il solo lenzuolo al mattino presto non basta più per cui ci siamo resi conto che abbiamo bisogno di qualche copertina, ma oggi è Ferragosto e domani abbiamo programmato di partire… come si fa? Chi sarà aperto il giorno di Ferragosto? Ma l’Ikea, naturalmente! Quindi, mentre io e Sara facciamo un salto nel grande magazzino svedese a prendere dei pile, Marco taglia l’erba del prato di casa, poi prese le ultime cose torniamo in barca per pranzare.
Al ritorno in barca troviamo Dario e Vanessa, con suo figlio Niccolò e una coppia di amici sulla Principessa Selkie, la barca di Dario. Anche loro stanno per pranzare, poi subito dopo usciranno per un giro in mare alla Meloria.
Oggi battiamo il record dei pranzi in ritardo, per fortuna ci metto poco a preparare perché ho preso un barattolo di pesto che avevo fatto e avevo nel congelatore di casa, ma alle 16:00 siamo sempre seduti a tavola, e pochi minuti dopo arriva la famiglia di Marco al completo per una visita.
Mi porto in anticipo per la cena (abbiamo un ospite anche stasera, Luciano, grande amico di vecchia data, che ha il suo Walrus, un Dufour 28, ormeggiato qui) e preparo l’acqua aromatizzata con buccia di limone, aglio e radice di zenzero, per lessare il pollo senza fuoco che mi servirà per l’insalata di pollo di stasera. È una procedura molto comoda, soprattutto d’estate quando rincresce di accendere i fornelli: si riempie una pentola d’acqua in quantità sufficiente a coprire il petto di pollo e si mette a scaldare con la buccia di un limone, un pezzetto di radice di zenzero fresca e un paio di spicchi d’aglio, senza sale; quando l’acqua bolle si spegne il fuoco, ci si immerge il petto di pollo, si copre con un coperchio e lo si lascia lì per 2 o 3 ore. Il pollo risulterà morbido e profumato, pronto per essere tagliato a striscioline e messo nell’insalata.
Lascio i fornelli e termino il pomeriggio di chiacchierando con i suoceri e la cognata, e poi mi metto di nuovo al lavoro per la terminare la preparazione della cena.
Dario e Vanessa rientrano dalla Meloria, ci salutiamo visto che domani noi partiremo per l’Elba.

Oggi niente foto... ma domani si va all'Elba, nei prossimi post non mancheranno.

^_^

sabato 19 dicembre 2015

* nella nostra cucina - bracioline (simil) messinesi

Questo piatto faceva furore tra i nostri ospiti in barca ai tempi della Filibusta. Dopo moltissimo tempo che le facevo ignorando la provenienza della ricetta, quando le portai in tavola un signore siciliano esclamò felice:- "Le Bracioline messinesi!!!" - 
Io non le avevo mai sentite nominare prima, e così mi documentai e scovai la ricetta originale di Claudia - alias Scorza d'arancia - siciliana doc, qui.
Confrontando le due versioni noterete che le mie sono abbastanza diverse e il perché ora le chiamo "simil-messinesi", ma sono buonissime ugualmente!
bracioline simil-messinesi
BRACIOLINE SIMIL-MESSINESI

Ingredienti per 4 persone

500/600 gr di fettine di vitello da carpaccio
100 gr di pangrattato
50 gr di pecorino grattugiato
un ciuffo abbondante di prezzemolo
la buccia grattugiata di un limone non trattato
peperoncino (facoltativo)
2 spicchi d'aglio
olio extravergine d'oliva
spiedini di legno

Preparazione
Preparo la panatura mescolando il pangrattato con il pecorino, il prezzemolo tritato con la mezzaluna, la buccia di limone grattugiata. 
Impano le fettine da entrambi i lati, premendo bene così che la panatura si attacchi, poi le arrotolo formando dei cannoncini che taglio in modo da averli  tutti più o meno della stessa misura e grandi quanto un boccone, e li infilo lungo degli spiedini di legno (se dovessero essere troppo lunghi per la vostra padella, potrete tagliarli con un paio di trinciapollo o di forbici da cucina). 
bracioline simil-messinesi
In una padella molto ampia (quella della foto è 32 cm) faccio soffriggere, in tre o quattro cucchiai di olio, due spicchi d'aglio e un pezzo di peperoncino (facoltativo: io non lo uso, per ora, per via della Gnoma che ancora non lo apprezza; prima lo tritavo e lo mescolavo alla panatura, per un gusto ancora più piccante); quando l'aglio è diventato biondo lo elimino e cuocio le bracioline, rigirandole di tanto in tanto finché non si è formata una bella crosticina dorata. 
bracioline simil-messinesi
:o)

giovedì 26 dicembre 2013

* nella nostra cucina - la Royale in brodo del pranzo di Natale

Per il pranzo del 25 dicembre, tradizionalmente, nella mia famiglia si prepara la Royale da una ricetta del Talismano della Felicità di Ada Boni, che pare che a Bologna venga chiamata "la minestra alla Stecchetti". 
E' una preparazione estremamente semplice, ma gustosissima e che stupisce sempre gli ospiti per la sua originalità, inoltre può essere preparata in anticipo e messa nel congelatore, cosa di non poco conto quando si ha tanto da cucinare.


Occorre un brodo di carne, che può essere anche di gallina o di cappone, così come è stato nel mio caso. Mia nonna disossava il cappone e lo imbottiva, io mi sono limitata a tagliarlo in pezzi e a lessarlo.

La ricetta originale indica una dose per 6 persone, io ho raddoppiato tutto e ho fatto bene, perché eravamo in 6 ed è risultata la giusta quantità, visto che questa minestra era il primo piatto. Vi riporto le mie dosi.

Per il BRODO:

1 cappone di 2 kg
odori (carota, sedano, cipolla), 2 foglie di alloro e un mazzetto di salvia per il brodo
6 litri d'acqua + 7 gr di sale per ogni litro d'acqua

Per l'IMPASTO della ROYALE:

180 gr di farina
4 uova intere
12 cucchiai colmi di parmigiano
120 gr di burro
noce moscata

Preparazione dell'IMPASTO:

In una ciotola ho mescolato la farina con le uova intere, il parmigiano, una bella grattata di noce moscata e il burro ammorbidito a pezzetti.


Poi ho preso una salvietta, l'ho bagnata e ben strizzata, l'ho appoggiata su una ciotolina che mi aiutasse a dare all'involto una forma a palla e ci ho trasferito l'impasto.


Ho chiuso la pezzuola con dello spago da cucina e l'ho tenuta da parte aspettando di poterla mettere a cuocere nel brodo insieme al cappone.

Preparazione del BRODO:
In una pentola capiente ho messo l'acqua fredda con il sale e il cappone tagliato in 4 pezzi su fuoco moderato in modo da far salire lentamente la temperatura. Dopo mezz'ora di ebollizione ho aggiunto gli odori con le foglie di alloro e salvia e l'involto dell'impasto e ho lasciato cuocere per due ore a fuoco lento (sufficiente a far sobollire l'acqua).


Trascorso il tempo necessario ho tolto l'involto dal brodo e l'ho lasciato raffreddare.

Anche il brodo va lasciato raffreddare per essere sgrassato dopo aver tolto gli odori e, volendo, chiarificato [*].
Una volta raffreddati per bene impasto e brodo io ho congelato tutto, ma nel caso si volesse preparare e servire si procederà nel seguente modo:
si terrà  da parte il cappone e una volta raffreddato il brodo si eliminerà il grasso affiorato e rappreso in superficie e se lo si vuole [*] chiarificare - cioè renderlo più limpido - bisognerà passarlo con un colino, rimetterlo sul fuoco e quando sta per bollire aggiungerci due albumi d'uovo [ecco un altro ottimo modo per recuperare gli albumi] per ogni litro mescolando continuamente con una frusta; raggiunto il bollore l'abume di rapprenderà. Bisognerà poi lasciarlo riposare e filtrarlo con una pezzuola bagnata e strizzata su un colino, così da eliminare l'albume.

Quando la "palla" dell'impasto si sarà raffreddata si toglierà la pezzuola e si taglierà a cubetti.


Si riporterà il brodo a bollore e si lasceranno cuocere i cubetti per 10 minuti.
Io ho servito i cubetti di Royale in brodo come primo piatto, e il cappone lesso come secondo accompagnato dalla salsa all'aceto per il lesso di cui ho già postato la ricetta circa un anno fa.
Il menù prevedeva inoltre carciofi fritti e una crostata di ricotta bicolore di cui a brevissimo vi darò la ricetta.

:o)

lunedì 4 febbraio 2013

* nella nostra cucina - pollo al curry

Le spezie mi piacciono molto, come mi piace cimentarmi nella preparazione di piatti che non fanno parte della nostra tradizione gastronomica. Così, ogni tanto, preparo il pollo al curry.
Il curry, che è una miscela di spezie diverse, può essere più o meno piccante; io ne ho tre tipi diversi: uno comprato negli Emirati Arabi, uno comprato banalmente al supermercato [ma non malvagio, almeno per il nostro gusto occidentale, magari ad un Indiano farebbe orrore, come a me farebbe orrore una mozzarella prodotta in India!], e un curry Madras, cercato e trovato ultimamente, non piccante, senza zenzero, in modo che anche la Gnoma possa assaporare questa delizia.

Lo accompagno con il riso basmati cotto alla maniera Thai, che si presta benissimo ad accogliere il favoloso sughetto del pollo. Ora vi racconto... ah! prima cosa: perdonatemi, ma questa ricetta è piena di parentesi; seconda cosa: questa è la MIA versione del pollo al curry, non so quanto sia più o meno fedele all'originale, ma mi piace e ve la propongo.



Per 4 persone:
500/600 gr di petto di pollo [a volte io uso anche le fettine perché, per un motivo che non capisco, è difficile trovare il petto di pollo intero bio, e se proprio voglio mangiare carne almeno la mangio biologica]
1 cipolla
250 ml di latte di cocco
3 cucchiai da té di curry [quantità del tutto indicativa, varia a seconda dei gusti]
poca farina
sale
olio extravergine d'oliva
150 gr di riso basmati

Taglio il pollo a pezzettoni e lo infarino. Faccio imbiondire la cipolla tritata in due cucchiai da minestra d'olio di oliva e, a fiamma vivace, soffriggo i bocconcini di pollo in modo da farli ben dorare su tutti i lati.


Nel frattempo misuro il volume del riso con un bicchiere e metto a bollire una quantità pari al doppio di acqua [esempio: se i 150 gr di riso entrano tutti in un bicchiere, dovrete mettere a bollire una quantità d'acqua pari a due bicchieri]. 
Quando l'acqua bolle la salo [occhio che quando l'acqua è così poca è facile esagerare], butto il riso e NON giro... assolutamente non vi azzardate a girare, altrimenti si attacca! Abbasso il fuoco al minimo, copro con un coperchio e lo lascio lì. Quando il riso avrà assorbito tutta l'acqua [circa 10 minuti, ma varia a seconda della quantità di riso che metterete a cuocere] sarà pronto, perfettamente al dente... squisito, ma, ripeto, NON GIRATELO! e non preoccupatevi che non si attaccherà [cosa che invece avverrà puntualmente se lo girerete].

Torno al pollastro, che nel frattempo si è ben dorato, e lo salo. Lo irroro con il latte di cocco e aggiungo il curry mescolando tutto.


 Assaggio e aggiusto di sale.


Lascio insaporire per circa 5 minuti, il tempo che si amalgami bene tutto, e poi servo insieme al riso, che nel frattempo sicuramente sarà pronto.


Scusate la qualità non eccelsa delle foto, ma scattare senza flash mentre si cucina e i commensali scalpitano non è facile!

:o)

lunedì 11 giugno 2012

* nella nostra cucina - melanzane a barchetta

A questa ricetta sono particolarmente affezionata perché me l'ha data tanto tempo fa una delle sorelle di mio papà, però ho cominciato a preparare le melanzane in questo modo solo da quando vivo con il Capitano, dunque ha un doppio valore affettivo: quando la faccio mi viene in mente la mia zia e anche me e il Capitano sulla Filibusta.


Ecco cosa serve per le MELANZANE A BARCHETTA di zia Giulia:

4 melanzane lunghe
un barattolo di pelati
3 - 4 fettine di pecorino semi stagionato o un qualsiasi altro formaggio a pasta dura (zia Giulia le faceva con gli avanzi di formaggio), naturalmente con il pecorino vengono proprio favolose!
2 cucchiai di pangrattato
uno spicchio d'aglio
basilico
olio extravergine d'oliva
sale

Taglio le melanzane in due nel senso della lunghezza, privandole della punta e del picciolo, poi le taglio in due metà nel senso della larghezza e le incido facendo dei tagli in diagonale nella polpa, le cospargo di poco sale e le lascio riposare in modo che perdano la loro acqua vegetativa e l'amaro.
Trascorsi circa 3/4 d'ora le svuoto dalla polpa aiutandomi con un cucchiaino, ottenendo una "barchetta" (come si vede nella foto sotto).
Tagliuzzo la polpa a pezzettini. Faccio soffriggere uno spicchio d'aglio in un paio di cucchiai di olio e ci metto a rosolare la polpa delle melanzane per circa 5 minuti, poi aggiungo i pelati che schiaccio con una forchetta.
Lascio cuocere circa 15 minuti, aggiusto di sale e aggiungo i due cucchiai di pangrattato.

Sistemo le "barchette" di melanzane in una teglia una a fianco all'altra, taglio il pecorino a piccoli pezzi e li distribuisco nelle barchette, poi aggiungo il basilico spezzettato con le mani e aiutandomi con un cucchiaino sistemo delicatamente la polpa al pomodoro preparata precedentemente.


Poi aggiungo un dito d'acqua sul fondo della teglia e inforno a 200° per circa un'ora (nel forno ventilato anche meno, eventualmente controllate la cottura!!).
Le servo appena tiepide, si gustano molto meglio, e sono buonissime anche il giorno dopo.

:o)

p.s. per Barbara... perdonami, un'altra ricetta "da forno", ma tu, o meglio Fabio, ha riparato il tuo?


lunedì 28 maggio 2012

* nella nostra cucina - polpette di cavolfiore

Ci risiamo col cavolfiore, ve l'ho detto che ci piace, no?
L'ultimo della stagione meritava però un piatto goloso, e anche stavolta mi è venuto in soccorso Martino Ragusa con le sue ricette pubblicate sul Giornale del Cibo.

Uno strappo al regime di semi dieta che mi sono imposta. Ogni tanto una coccola alimentare ci vuole, per essere più ligi negli altri giorni.

Ecco cosa serve per 4 persone:

300 gr di cavolfiore già pulito 
1 uovo per l'impasto 
1 uovo per impanare 
50 g di parmigiano 
50 g di pangrattato per l'impasto,  più un altro po' per impanare
un ciuffetto di prezzemolo (mia aggiunta alla ricetta originale)
1 spicchio di aglio 
Olio di oliva 
Pepe 
Sale

Io ho omesso il pepe, e l'aglio, che Martino dice di tritare finemente, l'ho lasciato a pezzi grossi nell'impasto per tutto il tempo del riposo, poi l'ho tolto, in modo che rilasciasse il suo aroma senza rendere difficili da digerire queste polpettine.

Ho cotto al vapore il cavolfiore e poi l'ho schiacciato con una forchetta, riducendolo ad una pappetta. L'ho messo in una ciotola e ho aggiunto l'uovo, il parmigiano, il pangrattato, il prezzemolo tritato, l'aglio a grossi pezzi e il sale. Dopo aver amalgamato tutto ho lasciato riposare l'impasto per  un'ora.
Poi ho formato delle palline grandi quando una grossa noce e le ho un po' schiacciate, le ho passate nell'uovo sbattuto e poi nel pangrattato, facendo attenzione perché l'impasto risulta delicato e un po' appiccicoso: di solito uso un piatto piano con un foglio di carta da cucina su cui faccio cadere il pangrattato, sollevando i lembi della carta riesco a far scivolare il pangrattato sulle polpettine senza romperle e soprattutto senza lasciare nulla attaccato sul piatto.



Le ho lasciate riposare ancora una mezz'ora e poi le ho fritte in olio di oliva bollente.
Le ho scolate e le ho servite calde, buonissime e molto gradite anche dalla gnometta.

Martino suggerisce anche delle varianti: le polpette possono essere fritte senza impanatura o possono essere infarinate.

:o)

lunedì 26 marzo 2012

* nella nostra cucina - involtini di tacchino con noci, cipolle e melagrana

Questa ricetta è un po' invernale, melagrane è difficile trovarne in questo periodo, e in effetti nelle foto non ne vedrete, però gli involtini vengono buoni anche senza, sfumati col vino, invece che con il succo di melagrana, che comunque rende tutto molto più esotico e profumato.
Ecco cosa vi servirà per  4 persone:
500 gr di fette di petto di tacchino
1 cipolla
1 rametto di rosmarino
1 melagrana
1 cucchiaino di zucchero
80 gr di gherigli di noce
1 cucchiaio di aceto bianco (da sostituire con mezzo bicchiere di vino bianco secco, se non trovate la melagrana)
olio extravergine d'oliva
sale

Aprite la melagrana, sgranatela e spremetene il succo da metà dei chicchi con uno schiacciapatate, tendendo da parte l'altra metà. Battete le fettine di tacchino tra due fogli di carta forno. Tritate grossolanamente le noci con un mortaio o con la mezzaluna.


Fate appassire la cipolla affettata sottilmente con due cucchiai d'olio e il rosmarino, unite le noci e fate insaporire qualche istante, salando leggermente.
Con questo composto farcite le fette di tacchino e fate gli involtini legandoli con lo spago da cucina.

Scaldate in un'ampia padella altri due cucchiai d'olio e rosolate gli involtini con altro rosmarino; salateli e bagnateli con l'aceto (o con il vino bianco se non userete la melagrana), e lasciatelo evaporare.


Se non userete la melagrana coprite e portate a cottura a fuoco lento.
Nel caso usiate la melagrana, invece, cospargete con lo zucchero e lasciatelo caramellare per qualche istante, unite il succo ottenuto da metà dei chicci della melagrana e fate sobbollire per due minuti, poi unite il resto dei chicchi, aspettate ancora un minuto e servite.