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sabato 13 giugno 2020

Il nostro inverno Siciliano - l'arrivo di Kiba

La scorsa estate abbiamo navigato a lungo in flottiglia insieme ai nostri amici Luciano e Gigliola, che a bordo del Walrus avevano Tosca, una stupenda pastora australiana (cliccando sul link qui sopra potrete vedere qualche foto).
Navigando con loro per quasi un mese abbiamo avuto modo di verificare che, contrariamente a quanto pensavamo, un cane di taglia medio grande, anche a pelo lungo, non stava poi così male su una barca a vela, che nel caso specifico è anche parecchio più piccola della nostra, visto che Walrus misura 10,80 m mentre Maramea è ben 5 metri più lunga. Naturalmente il cane in questione deve essere equilibrato e, soprattutto, amare l'acqua.
Così, una volta sistematici a Marina di Ragusa, abbiamo deciso che ci sentivamo pronti al grande passo. Era giunto il momento di mantenere una vecchia promessa fatta a Sara e, si sa, le promesse si mantengono, magari non nell'immediato, ma si mantengono.
In mancanza di amici vicini con cucciolate in arrivo ci siamo orientati immediatamente all'adozione. Approfittando del fatto di avere un'auto a noleggio per un mese, siamo andati al canile di Ragusa. La prima visita l'abbiamo fatta da soli io e Marco, per farci un'idea. Ho trovato il canile molto ben tenuto, i cani puliti e felici, considerata la situazione stressante e difficile che si trovano a vivere in una struttura del genere. Tutti i volontari e gli operatori animati da una vera passione e competenti. Luciana, la referente dell'Associazione Pensieri Bestiali che si occupa della gestione del rifugio, ci ha saputo guidare con saggezza ed empatia nella scelta. È stato molto emozionante, tantissimi cani di ogni taglia e tipo. Abbiamo parlato a lungo con Luciana, raccontandole che tipo di vita conduciamo, e spiegandole verso che tipo di cane eravamo orientati: femmina, taglia media, pelo raso.
Ce ne ha fatti conoscere tanti, descrivendoci l'indole di ognuno, sia maschi che femmine, non cuccioli, ma nemmeno tanto maturi, mediamente tra gli 8-9 mesi e i due anni d'età. Noi ci siamo posti in modo elastico, consapevoli che l'incontro deve avvenire in modo spontaneo, e ci si deve scegliere a vicenda.
Megan al canile di Ragusa
Megan © Pensieri Bestiali
Tra tutti, in un primo momento la nostra attenzione è stata catturata (ma anche guidata da Luciana verso) due cagne di circa un anno e mezzo, abbastanza diverse una dall'altra: una meticcia bianca e nera - Megan - molto dolce e tranquilla, che corrispondeva abbastanza alla richiesta che avevamo fatto inizialmente, e una meticcia di pastore tedesco (a giudicare dal manto) leggermente più grande, ma bellissima, con gli occhi bistrati come un'egiziana e fortemente lodata da Luciana, che ce la descriveva come una cagna molto equilibrata, "consapevole", e senz'altro amante dell'acqua, visto che le piaceva combattere il caldo infilandosi nelle bacinelle sparse un po' ovunque. 
Kiba in canile ©Pensieri Bestiali
Kiba in canile ©Pensieri Bestiali
Era Kiba.
Effettivamente lei aveva una presenza differente, spiccava tra tutti i cani che in quel momento stavano facendo lo sgambamento in una specie di cortiletto antistante le diverse gabbie. 
Ci siamo salutati con Luciana con l'accordo di tornare di nuovo con Sara. 
Durante la seconda visita abbiamo girato una serie di video, per poterli riguardare e prendere una decisione. Abbiamo incontrato di nuovo Megan e Kiba e interagito con entrambe. Poi siamo tornati in barca a raccogliere le idee.
Video di Kiba in canile
Megan ci piaceva, ma Kiba aveva lasciato il suo segno in maniera indelebile, e così, anche se di taglia un po' più grande di quanto inizialmente avremmo voluto, abbiamo deciso per lei.
Quando siamo andati a prenderla al canile, dopo circa una settimana, e ce l'hanno portata ci ha fatto un sacco di feste, meravigliando Luciana: a suo dire non lo aveva mai fatto prima con nessuno, e oggi che posso dire di conoscere meglio la sua indole capisco la meraviglia di Luciana: Kiba è molto riservata e contenuta nel manifestare la sua gioia, quel giorno deve aver compreso qualcosa, e quel qualcosa le piaceva.
La prima passeggiata insieme
Sin da subito Kiba ha dimostrato la sua grandissima capacità di apprendimento e di adattamento. Ha imparato a salire e scendere tranquillamente sia dalla passerella che sottocoperta in un solo giorno. Sembrava nata a bordo, perfettamente a proprio agio.
Kiba, primo giorno a bordo
primo giorno a bordo
Ha un carattere tranquillo, dolce ed estremamente paziente. Sa dosare il morso nel gioco e abbaia pochissimo, solo se è intimorita da qualcuno (persona e/o animale) e non accade spesso, anzi rarissimamente. Solo in città e nelle situazioni in cui ci sia un po' più di confusione mostra una certa ansia che ancora non siamo riusciti a farle superare.  Ma ci lavoreremo, con tutto l'amore cha abbiamo per lei. 
Ama moltissimo fare il bagno e correre sulle spiagge, scavare e dare la caccia alle lucertole.
Incontrarla è stato un dono grandissimo, che ha arricchito enormemente la nostra esistenza.
Kiba e Sara ©Rolf Pfister
Kiba e Sara ©Rolf Pfister
Non ruba il cibo, non rompe nulla, non mastica le cose che sa non essere i suoi giochi, non ha mai sporcato a bordo, le uniche volte in cui ha fatto qualcosa di fuori dell'ordinario è stato per assecondare un bisogno impellente (come accade a tutti i cani). Si è dimostrata un'artista della fuga, riuscendo ad aprire e passare attraverso un oblò piccolissimo, una delle due volte che ho dovuto per forza lasciarla da sola a bordo in un periodo in cui Marco non c'era: voleva seguirmi, naturalmente. Quando sono tornata in barca e non c'era sono morta per qualche secondo. Sapendo che non ama la confusione, mi sono diretta verso il piccolo parco dove eravamo solite andare a passeggio, e per fortuna, dopo soli 15 minuti l'ho trovata! Ma che spavento!
Negli ultimi due mesi ha vissuto due "prime volte" importanti. La prima, andare in gommone: bisognava fare qualche prova prima di riprendere a navigare, visto che sarebbe diventato l'unico mezzo per andare a terra.
Kiba, prima volta in gommone
Kiba, prima volta in gommone
Ora sale e scende perfettamente sul e dal gommone, anche dalla poppa di Maramea.
E la seconda, la "prima volta" più importante, la sua prima navigazione: è stata tranquilla e rilassata, come sempre, ma abbiamo fatto l'errore di non coprire la sua ciotola dell'acqua, dopo circa un'ora ha bevuto e di conseguenza ha vomitato, come può accadere anche ai cani che vanno in auto non essendoci abituati. Ma il giorno dopo è stata bene, e abbiamo anche incontrato i delfini che ha guardato con curiosità, ma senza perdere il suo consueto aplomb, e senza abbaiare, segno che era estremamente serena e percepiva le nostre agitazione ed eccitazione come qualcosa di assolutamente non preoccupante.
Kiba, saltydog
Kiba, saltydog
Insomma è proprio una saltydog! e noi siamo totalmente innamorati. Ora so perché non abbiamo preso con noi un cane prima, pur avendone la possibilità quando vivevamo in campagna, doveva arrivare lei. 
Se deciderete di far entrare un cane nelle vostre vite andate in canile e adottate! Con la consapevolezza che un cane è una persona non umana, un grande impegno che riempirà le vostre vite di gioia e amore incondizionato! 
^_^

giovedì 11 giugno 2020

Il nostro inverno Siciliano - le persone

Qui a Marina di Ragusa la comunità di "abitanti-sulle-barche" a svernare è cresciuta man mano che l'autunno andava avanti. Alla fine di novembre si potevano contare circa 30 imbarcazioni abitate, tra cui tre famiglie con i bambini, la nostra compresa. Tutti i bambini hanno frequentato la scuola elementare del paese, costituendo un bel gruppetto italo-franco-irlandese, che ha arricchito le classi già multietniche. Sara si è integrata immediatamente, assumendo una bella cadenza siciliana e imparando a destreggiarsi tra i "talé", "mi siddìa", "acchiana", a discapito dell'inglese che è invece la lingua più comunemente parlata sui pontili del porto. Altra importantissima conquista per lei è stato poter girare liberamente con la sua bici insieme agli altri bambini, sul lungomare e fino nella piazza del paese, magnificamente interdetti alle auto.
Il nostro inverno siciliano è stato caratterizzato, oltre che da quello metereologico, anche da un altro tipo di calore, quello umano. I primi con cui abbiamo legato sono stati Enrico, Kai e Tristan di cui ho già accennato qui. I primi di ottobre Enrico e Kai sono volati in Trentino per andare a prendere la moglie Giulia e il figlio più piccolo Aua. Nel periodo in cui Enrico e Kai non c'erano, abbiamo "adottato" Tristan che è stato spesso con noi a cena allietandoci con i suoi dolci, tra cui una favolosa crème brulée. A metà dello stesso mese, Kamana e il suo equipaggio hanno mollato gli ormeggi e preso il mare diretti oltre oceano, alle Bahamas.
Kamana in partenza ©Enrico Tettamanti
Kamana in partenza (photo credit Enrico Tettamanti)
Vi consiglio di andare a dare un'occhiata al loro profilo Instagram, sono meravigliosi, come lo sono le loro foto (Giulia è una bravissima fotografa, oltre che cuoca sopraffina).
A colmare il vuoto lasciato dai Tettamanti, dopo poco sono arrivati l'equipaggio italo-francese di Luna Blu, Lucile, Laurent e Nino, coetaneo di Sara, e l'equipaggio italo-irlandese di Tabasco, Nora, Filippo, Patrick e Sean, di poco più piccoli di Sara e Nino. 
I bambini hanno formato un bel gruppetto mettendo su, grazie ad un'idea di Patrick e Sean, un servizio di consegna a bordo di cornetti freschi la domenica mattina, il "Croissant Express", che ha riscosso un enorme successo stroncato poi dal confinamento.
Croissant Express ©NoraClinton
(photo credit Nora Clinton)

Sara, Patrick, Nino e Sean
Sara, Patrick, Nino e Sean
La piccola comunità dei "living on board" nel corso dei mesi si è andata man mano arricchendo. 
Il pontile dove siamo rimasti ormeggiati tutto l'inverno ospitava, oltre Maramea, numerose altre barche abitate, tra queste un due alberi con una coppia di francesi con i quali abbiamo subito legato, Stefan e Anne, con a bordo un bellissimo incrocio di american bulldog, Gozer.
Anne e Gozer
Anne e Gozer
Accanto a noi è arrivata un'altra Amel, un 54 piedi, con a bordo Sabina e Ruedi, svizzeri tedeschi. Sabina è di origini pugliesi, dunque parla anche italiano, con Ruedi comunichiamo in inglese. Loro sono di casa, hanno passato anche lo scorso inverno a Marina di Ragusa e conoscono praticamente tutti gli habitués, la maggior parte degli "svernanti" infatti passa l'inverno qui da diversi anni. Simpaticissimi e accoglienti, abbiamo condiviso cene e aperitivi finché non sono partiti per passare un po' di tempo con le famiglie in Svizzera. Sono tornati di recente, quando le maglie del confinamento hanno cominciato ad allentarsi, e dopo aver passato 14 giorni di quarantena cautelativa a bordo, si sono trasferiti in una casina in attesa dei lavori di carenaggio alla loro barca, Wasabi. Ma ci sono venuti a salutare praticamente tutti i giorni, compreso quello della nostra partenza.
Ruedi e Sabina
Ruedi e Sabina

Ruedi e Sabina
Ruedi e Sabina
Di fronte a noi vedete quell'enorme catamarano? Si chiama Zubenubi ed è di Rolf e Alice, di loro non ho foto da mostrarvi, ma posso segnalarvi il loro canale YouTube, dove pubblicano dei bei video relativi alle loro navigazioni.
Oltre a loro ci sono stati molti altri, troppi da citare, da tutto il mondo: americani, tedeschi, svizzeri, austriaci, polacchi, francesi, inglesi, argentini, maltesi, olandesi, russi... una bellissima comunità! 
Ma Marina di Ragusa ci ha regalato anche la conoscenza delle persone del posto. Anche in questo caso le parole chiave sono state calore, accoglienza e simpatia.
Tutti i soci e i fornitori del G.A.S. (di cui ho parlato qui), sorrisi, racconti, simpatia "a tinchité", come dicono qui.
Tutti gli ormeggiatori, super professionali, sempre attenti e solleciti, affabili e gentili. Tra loro Domenico, originario di Castellabate, con cui ho condiviso chiacchierando il mio amore per Punta Licosa, un piccolo paradiso nel Cilento.
Le tre ragazze della reception, Fabiana, Francesca e Viviana, gentilissime, disponibili e assai simpatiche. Tra loro abbiamo legato in particolar modo con Viviana, vulcanica ed energica come la sua terra, sempre pronta a darci una mano ogni volta che ne avevamo bisogno. Abbiamo conosciuto il marito Tano e i loro bambini, e il loro gruppo di amici con i quali ci siamo subito trovati in sintonia: Boris e Marta, venuti da Barcellona a passare un inverno nella terra natia di lui, Vincenzo e Chiara, Serena e Marco, Roberta e Melo tutti con figli più o meno coetanei di Sara. Insieme a tutti loro abbiamo passato serate in piazza, condiviso aperitivi, gite e pranzi. L'ultimo a marzo - subito prima del confinamento - a casa di Viviana e Tano, dove c'erano anche le due crew di Luna Blu e di Tabasco, una bellissima giornata di sole tiepido, all'insegna della musica (abbiamo scoperto la bellissima voce di Nora, accompagnata dal gruppo di Tano) delle risate e del buon cibo siciliano. Riuscite ad individuarci nella foto animata qui sotto, in mezzo a tutte queste belle persone? 
©VivianaPluchino
©Viviana Pluchino
Ultimo, ma non certo per importanza è un compagno di scuola di Sara, Daniel, appassionato pescatore e assidua presenza a bordo, almeno finché il confinamento lo ha permesso. Un ragazzino intelligente e divertente, a cui tutti e tre siamo ormai molto affezionati.
Sara e Daniel
Sara e Daniel
Il clima, la sicurezza del porto, ma soprattutto queste persone, ci spingono a ritornare a passare un nuovo inverno a Marina di Ragusa, se tutte le caselle andranno al loro posto.
Nel prossimo post, sempre nell'intento di aggiornarvi rispetto a tutti gli accadimenti degli ultimi nove mesi, vi racconterò di un incontro che ci ha arricchiti ulteriormente. La nostra famiglia si è ingrandita. Molti di voi capiranno immediatamente a chi mi riferisco... a presto!
^_^ 

domenica 7 giugno 2020

Il nostro inverno siciliano - i posti che abbiamo visitato

Ma davvero esiste l'inverno in Sicilia? a me è sembrato che ci abbia solo sfiorati, che l'estate sia stata seguita da una sorta di seconda primavera, che si è ripresentata puntuale a metà marzo dopo un breve intermezzo tra dicembre e febbraio, durante i quali le temperature sono state più che accettabili, con qualche burrasca alternata a lunghi periodi di sole tiepido.
Niente a che vedere con i piovosi e gelidi inverni toscani. La campagna toscana è stupenda, la amo ed è stata la mia salvezza nel periodo in cui abbiamo lasciato la tanto amata Filibusta, non avrei mai potuto vivere in città, inoltre mi ha regalato delle amicizie profonde e belle che sono per me un tesoro inestimabile, ma per una come me impastata di sale e sole, è troppo umida e fredda.
Durante questi mesi non abbiamo potuto girare molto, vuoi perché prendere un'auto a noleggio per tanti mesi sarebbe stato troppo costoso, vuoi perché il confinamento cominciato a metà marzo ha impedito a tutti di muoversi. Tuttavia, tra ottobre e marzo, siamo riusciti, oltre che ad andare a Modica e a Scicli, anche a vedere la stupenda villa Romana di Piazza Armerina, il Castello di Donnafugata e molto velocemente Catania, che merita sicuramente una visita più approfondita.
La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna, è un palazzo urbano imperiale (circa 3500 mq) che risale al IV secolo d.c. Dal 1997 patrimonio dell'Unesco, è ricca di splendidi e ricercati mosaici, quasi perfettamente conservati, come gli ambienti che compongono la costruzione. A mio parere vale da sola una visita in Sicilia, che pure è una regione ricchissima di siti meravigliosi.
Villa romana del Casala - Piazza Armerina (EN) ©ValeriaDeRiso
Villa romana del Casale - Piazza Armerina (EN)
Villa romana del Casale - Piazza Armerina (EN)

Villa romana del Casale - Piazza Armerina (EN)
Villa romana del Casale - Piazza Armerina (EN)
Nell'abitato di Piazza Armerina (la villa romana si trova nella campagna vicina) ci siamo imbattuti per puro caso in un interessante Casa-Museo del Contadino, fondata dal sig. Mario Albanese che ne è il curatore e gestore. Il sig. Albanese, insegnante in pensione, per oltre vent'anni si è dedicato al restauro e alla raccolta di mobili ed oggetti legati alla cultura agro-pastorale, ora esposti in un fondo anticamente abitato da un massaro, figura di fiducia del proprietario terriero. Oggi è lui in persona a fare da guida negli ambienti dove è ricostruita minuziosamente la vita della famiglia contadina dell'800. Vale la pena di visitarla e di dare un sostegno, anche in denaro, a questo signore appassionato che mantiene con le sue sole forze (anche economiche) questa piccola chicca, ricca di dettagli di tutti i tipi. [Via Garibaldi, 57/A; visite tutti i giorni dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:30 alle 18:30, per info 333.9138634]
Mario Albanese, Casa Museo del Contadino - Piazza Armerina (EN) ©ValeriaDeRiso
Mario Albanese, Casa Museo del Contadino - Piazza Armerina (EN)
Anche il Castello di Donnafugata merita senz'altro una visita. Si tratta di una dimora gentilizia del tardo '800 in stile tardo-gotico.
Castello di Donnafugata (RG) ©ValeriaDeRiso
Castello di Donnafugata (RG)
Castello di Donnafugata (RG) ©ValeriaDeRiso
Castello di Donnafugata (RG)
Guardate che radici ha questo ficus che è nel giardino.
All'esterno del castello c'è la bottega di un casaro dove abbiamo comprato il formaggio Ragusano dop più buono assaggiato finora, secondo il Capitano.
A Catania ci siamo fermati giusto poche ore e ci è rimasta la voglia di ritornare, magari lo faremo questa estate, quando probabilmente riusciremo a visitare la costa est della Sicilia.
In quelle poche ore siamo riusciti a vedere solo il Teatro Greco-Romano e l'Odeon, un teatro minore
Teatro Greco-Romano di Catania ©ValeriaDeRiso
Teatro Greco-Romano di Catania
e la piazza che ospita il duomo intitolato a Sant'Agata e il famoso elefantino di basalto considerato l'emblema della città siciliana e chiamato dai catanesi "Liotru", nome probabilmente dovuto alla storpiatura dell’appellativo Eliodoro.
Eliodoro era forse un nobiluomo siciliano vissuto nell’VIII secolo che, secondo una leggenda, avrebbe tentato di diventare vescovo della diocesi. Non avendo ottenuto la carica, avrebbe apostatato trasformandosi in negromante e fabbricatore di idoli, subendo per questo motivo la morte sul rogo. Secondo tale tradizione, fu proprio lui l’autore del simulacro in pietra lavica. In realtà non ci sono dati certi su quando e da chi sia stata realizzata la statua dell'elefante. La tesi più accreditata sembra essere quella del geografo arabo Idrisi riportata durante il suo viaggio in Sicilia nel XII secolo: nel periodo in cui visitò Catania l'elefante si trovava già all'interno delle mura della città, i catanesi lo consideravano una statua magica, in grado di proteggere il centro abitato dalle eruzioni dell'Etna; secondo Idrisi la statua sarebbe stata costruita durante la dominazione cartaginese o bizantina.
L'elefante di basalto e la cattedrale dedicata a Sant'Agata - Catania ©ValeriaDeRiso
L'elefante di basalto e la cattedrale dedicata a Sant'Agata - Catania
La piazza del Duomo ospita anche la fontana dell'Amenano, costruita nel 1867 dal maestro napoletano Tito Angelini in marmo di Carrara. Rappresenta il fiume Amenano come un giovane che tiene una cornucopia dalla quale fuoriesce l'acqua che si versa in una vasca dal bordo bombato. L'acqua, tracimando da questa vasca, produce un effetto cascata che dà la sensazione di un lenzuolo. Da qui il modo di dire in siciliano "acqua a linzolu" per indicare la fontana. L'acqua che cade dalla vasca si riversa nel fiume sottostante, che scorre ad un livello di circa due metri sotto la piazza.
Fontana dell'Amenano - Catania ©ValeriaDeRiso
Fontana dell'Amenano - Catania
I primi di marzo io e Sara siamo andate a trovare la mia mamma, giusto in tempo prima di rimanere bloccate come tutti gli italiani. Nei pochi giorni che abbiamo passato con la mia famiglia abbiamo trascorso una bellissima giornata agli scavi di Pompei, con una bravissima guida che ci ha raccontato moltissime cose interessanti. Io c'ero stata quando avevo più o meno l'età che ha Sara ora, e avevo voglia di ritornarci da tempo; è stato davvero bello, soprattutto perché lo scorso anno avevamo visitato il Museo Archeologico di Napoli, dove sono conservati moltissimi reperti recuperati durante gli scavi, e avevamo potuto ammirare un plastico in scala di tutta la città riportata alla luce, non mancava dunque che visitarla di persona.
Le strade di Pompei e i blocchi per attraversarle ©ValeriaDeRiso
Le strade di Pompei e i blocchi per attraversarle
Tornate a casa l'Italia è stata bloccata per le note vicende. 
Nel prossimo post vi racconterò invece delle persone che abbiamo incontrato e che hanno arricchito la nostra vita negli ultimi nove mesi.
^_^

mercoledì 30 ottobre 2019

Fine settembre/inizio ottobre 2019 - Lavori di bordo e varie

Qui a Marina di Ragusa il 21 settembre si saluta l'estate con una festa che termina con una gara di fuochi d'artificio. Tre partecipanti e uno spettacolo di circa un'ora, sul molo proprio difronte ai pontili del Marina. Noi ci godiamo lo spettacolo dal pozzetto, in tutta comodità.
Marina di Ragusa - festa di fine estate ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - festa di fine estate
Marina di Ragusa - festa di fine estate ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - festa di fine estate
Marina di Ragusa - festa di fine estate ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - festa di fine estate
Anche se c'è stato l'equinozio di autunno le temperature sono ancora alte, e le zanzare continuano ad imperversare. Decidiamo che è ora di rinnovare le zanzariere e di aggiungerle agli oblò che ancora ne sono sprovvisti.
Abbiamo comprato due zanzariere con le calamite e tagliato le strisce con i magneti, poi le abbiamo usate per far chiudere una rete più rigida e adatta sia agli oblò che alle porte delle cabine. Il lavoro è stato abbastanza lungo e complesso perché abbiamo dovuto incollare la maggior parte dei pezzi, ma il risultato è ottimo.
Super Maramu Maramea - zanzariere
Super Maramu Maramea - zanzariere
Ma i lavori a bordo non sono finiti. In dinette abbiamo dei bellissimi divani bianchi, ma il bianco non è un colore molto pratico. Per proteggerli usiamo dei teli che non essendo a misura pendono da tutte le parti e danno alla dinette un'aria disordinata, così ho deciso di utilizzarli per farne delle coperture a misura da sfilare e poter lavare ogni volta che ce n'è bisogno. Ho ricavato i modelli sovrapponendo la carta da sarta ai cuscini. Per quelli regolari è stato facilissimo, sono dei semplici rettangoli a cui è bastato fare un orlo in cui far passare l'elastico.
Super Maramu Maramea - dinette, cusicni
La parte più difficile è stata ricavare le sagome dei cuscini negli angoli, ma alla fine ce l'ho fatta e mi è rimasta anche la stoffa per il divanetto difronte al tavolo.
La stoffa mi è bastata solo per le sedute, ma l'effetto finale non mi dispiace, e in ogni caso le sedute sono la parte più a rischio "macchia", per cui per ora va bene così.
Ecco un prima/e dopo
Super Maramu Maramea - dinette, cusicni
cuscini prima
Super Maramu Maramea - dinette, cusicni
cuscini dopo
Super Maramu Maramea - dinette, cusicni
cuscini dopo
Durante il primo fine settimana di ottobre Marina di Ragusa ha ospitato il Campionato Mondiale della classe Offshore V2 e il Campionato Italiano di Endurance del Gruppo B e dell’Honda Offshore; per quattro giorni abbiamo visto andare su e giù per il porto i motoscafi dei partecipanti.
Marina di Ragusa - Campionati Offshore ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - Campionati Offshore
Marina di Ragusa - Campionati Offshore ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - Campionati Offshore
Abbiamo poi deciso di prendere una macchina a noleggio per un mese, e siamo andati all'aeroporto di Catania dove le quote sono molto più economiche che qui, approfittandone per una breve visita alla città, ma di questo racconterò un'altra volta.
^_^

martedì 8 ottobre 2019

14-20 settembre, Marina di Ragusa - Scicli - Modica

da Sabato 14 a venerdì 20 settembre 2019
Sarà per le temperature ancora alte e il cielo costantemente terso, ma è incredibile come questo posto ti faccia sentire come se fossi sempre in vacanza, anche se non lo sei. È difficile scollarsi questa sensazione di dosso, e non sono sicura che bisogna farlo, perché in fondo la scuola è cominciata e così anche una sorta di routine, abbiamo parecchi lavori da fare a bordo e non si sta mai con le mani in mano, ma riusciamo a sentirci leggeri come se fossimo, appunto, in vacanza.
La bottarga fatta con le uova del primo alalonga pescato è pronta, e l'abbiamo assaggiata sulla pasta.
Spaghetti con la bottarga di tonno home(boat)made ©Valeriaderiso
Spaghetti con la bottarga di tonno home(boat) made
È venuta buonissima, il suo profumo e il suo sapore sono molto intensi, più di quanto lo sia la bottarga di muggine comprata al mercato.
Sara continua ad andare a scuola in bici, e passa quasi tutti i pomeriggi con un gruppetto di compagni che vengono a chiamarla sul pontile e, ognuno con la sua bicicletta, se ne vanno in giro per il paese o a pescare sul molo.
a scuola in bicicletta
Come fa sempre quando andiamo in posti nuovi, comincia ad acquisire la cadenza della parlata locale; lei si trasforma un po' come Zelig nel famoso film di Woody Allen.
A metà settimana Enrico con il piccolo sono andati a casa a prendere la moglie/mamma e il fratellino, mentre Tristan è rimasto a bordo del trimarano per completare alcuni lavori. È stato molto spesso a cena con noi e ci ha deliziato con i suoi dolci tra cui il Tiramisù, decretato da Marco e Sara il più buono di sempre, e la Crème Brulée che ho potuto mangiare anche io!
Cercando su Internet ho trovato un G.A.S. (Gruppo di Acquisto Solidale) anche qui. Siamo andati ad incontrare la referente e alcuni soci nel giorno della distribuzione settimanale e ci siamo iscritti anche noi. Abbiamo trovato, anche in questa circostanza, una calorosa accoglienza e tanta energia positiva, oltre all'opportunità di comprare subito un bel po' di verdura fresca direttamente da uno dei fornitori.
Durante la settimana, insieme al tagliacapelli, è arrivata anche la nuova mini-lavatrice; mini solo nelle dimensioni, non nel prezzo!
la nuova mini-lavatrice
la nuova mini-lavatrice
Il NormalCapitano si è attivato subito per sistemarla nel bagno di poppa
installazione della mini-lavatrice
mini-lavatrice installata e funzionante!
E dopo si è anche fatto la barba!
Il venerdì mattina, lasciata Sara a scuola, abbiamo preso l'autobus per Ragusa e siamo andati a ritirare un'auto presa a noleggio per 24 ore, pagandola la metà di quanto ci sarebbe costata se l'avessimo presa a Marina.
Abbiamo potuto fare una spesa consistente da NaturaSì, e andare in una specie di BricoCenter, tipo Obi, per comprare e far tagliare i pannelli di legno che serviranno per fare le mensole nell'armadietto della cucina lasciato vuoto dalla vecchia lavatrice. Pensate alla nostra sorpresa quando nel centro commerciale dove si trova questo Brico abbiamo trovato una Ipercoop!! La cosa stranissima è che l'intero centro commerciale era semi vuoto. Una conoscente, incontrata lì per caso, ci ha spiegato che il centro ha aperto relativamente da poco e che i Ragusani sono un po' pigri, o comunque lenti ad abbandonare le abitudini consolidate, e preferiscono frequentare i negozi vicino casa.
Fatti i nostri acquisti siamo tornati a Marina per sistemare la spesa e dopo pranzo, approfittando di avere l'auto, insieme a Sara siamo andati a visitare Scicli e Modica.
La prima tappa sul nostro itinerario è stata Scicli, dove un dedalo di vie strette nascondono palazzi e chiese ricostruiti in tardo barocco dopo il drammatico terremoto che nel 1693 colpì la Val di Noto.
Scicli, centro storico ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico
Un centro storico intimo e raccolto la cui bellezza è stata riconosciuta anche dall'Unesco che, nel 2002, l’ha inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità.
Scicli, centro storico - Sant'Ignazio ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico - Sant'Ignazio
Scicli, centro storico - Palazzo Fava ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico - Palazzo Fava
Girando un po' a casaccio ci imbattiamo in una taverna dove si mangia solo pesce, come sottolinea anche il nome "Baqqalà", la cui filosofia è espressa in modo palese su alcune lavagne poste tra i tavolini all'aperto.
Scicli, solo pesce da Baqqualà  ©Valeriaderiso
Scicli, solo pesce da Baqqualà
Scicli, la filosofia del Baqqualà  ©Valeriaderiso
Scicli, la filosofia del Baqqualà
Scicli, la filosofia del Baqqualà  ©Valeriaderiso
Scicli, la filosofia del Baqqualà
A me sembrano concetti scontati, ma evidentemente non lo sono per tutti e vale la pena ricordarli agli avventori.
Scicli, centro storico, piante di capperi enormi  ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico, piante di capperi enormi
Ci inerpichiamo per gli stretti vicoli che portano alla parte alta della cittadina tra cactus ed enormi piante di capperi, fino ad arrivare alla piccola e semplice Chiesa di San Vito.
Scicli, centro storico, S.Vito ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico, S.Vito
Sconsacrata, è oggi sede dell'Associazione EsplorAmbiente che si occupa di promuovere e sviluppare attività di ricerca nel settore dell’ambiente e organizzare manifestazioni e iniziative tese alla conoscenza storico-naturalistica del territorio.
Scicli, centro storico, letto del torrente S.Maria la Nova ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico, letto del torrente S.Maria la Nova
Tornando verso il cuore della cittadina ci affacciamo al ponte sul torrente di Santa Maria La Nova, ora asciutto, ma capace di riempirsi di acque impetuose e violente.
Scicli, centro storico, via Mormino Penna e S.Michele Arcangelo ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico, via Mormino Penna e S.Michele Arcangelo
Arriviamo infine in Via Francesco Mormino Penna, il cuore del centro storico; circa trecento metri di basolato su cui si affacciano edifici che vanno dal XVII al XX secolo accomunati dall'uso della locale pietra calcarea.
Scicli, centro storico, S.Giovanni ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico, S.Giovanni
Tra questi la Chiesa di San Giovanni Evangelista, dalla facciata concavo-convessa, e il Palco della Musica costruito nel 1928, ripristinato nel 1995, e definitivamente restaurato nel 2015.
Scicli, centro storico, Palco della musica ©Valeriaderiso
Scicli, centro storico, Palco della musica
Andando verso Modica il cielo si è pian piano rannuvolato, ma non ci siamo lasciati scoraggiare.
La prima sosta, d'obbligo, l'abbiamo fatta all'Antica Dolceria Bonajuto, dove Marco ha preso un cannolo e io ho potuto assaggiarne il ripieno in un microscopico bicchierino di cioccolato... troppo microscopico, era buonissimo!!

Modica, Antica Dolceria Bonajuto ©Valeriaderiso
Modica, Antica Dolceria Bonajuto
Anche Modica è un trionfo di barocco e, non a caso, anche questa cittadina è stata inserita dall'UNESCO nella lista dei beni tutelati come Patrimonio dell’Umanità.
Modica, Chiesa di S. Pietro ©Valeriaderiso
Modica, Chiesa di S. Pietro
Lungo la via principale, il Corso Umberto, si incontra la Chiesa di S.Pietro, caratterizzata da una grande scalinata, circondata dalle statue dei dodici apostoli, da cui si può ammirare il paesaggio con le case arroccate sulla collina.
Modica, dalla Chiesa di S. Pietro ©Valeriaderiso
Modica, dalla Chiesa di S. Pietro
Alle spalle del corso parte una lunga  e scenografica scalinata composta da 260 gradini intervallati da giardini.
Modica, scalinata per il Duomo di S. Giorgio ©Valeriaderiso
Modica, scalinata per il Duomo di S. Giorgio
Il cielo è grigio e pesante, ma imperterriti continuiamo la nostra visita affrontando la salita. E ne varrà la pena, per più di un motivo.
Modica, scalinata e giardini per il Duomo di S. Giorgio ©Valeriaderiso
Modica, scalinata e giardini per il Duomo di S. Giorgio
La scala porta al Duomo di San Giorgio, classico esempio della teatralità barocca che si staglia in altezza, con tutta la sua imponenza, dominando la cittadina.
Modica, il Duomo di S. Giorgio ©Valeriaderiso
Modica, il Duomo di S. Giorgio
Modica, il Duomo di S. Giorgio ©Valeriaderiso
Modica, il Duomo di S. Giorgio
Naturalmente, essendo stati a Modica non è possibile non dedicare qualche rigo al suo famosissimo cioccolato, che si distingue da quello classico per la sua lavorazione particolare.
La massa di cacao viene lavorata "a freddo", ad una temperatura che non supera mai i 35-40°, e mescolata allo zucchero che non sciogliendosi conserva integri i suoi cristalli e dà alle tavolette la caratteristica consistenza granulosa.
Pare che questo tipo di lavorazione, che non prevede l'uso di grassi vegetali, latte e lecitine, sia stata introdotta nel XVI secolo dagli spagnoli, che in quel tempo dominavano la Sicilia, che a loro volta l'avrebbero mutuata dagli Aztechi.
Giusto di fianco al Duomo troviamo il negozio di Sabadì, che io conosco da anni grazie a Sonia e al Pasto Nudo.
Modica, Sabadì ©Valeriaderiso
Modica, Sabadì
Sabadì non è un produttore qualsiasi. Seleziona in Ecuador uno particolare cacao, il Nacional fino de aroma Arriba Superior Summer Selected, e lo propone in nove abbinamenti. Utilizza materie prime biologiche, provenienti da presidi Slow Food e da produttori del commercio Equo e Solidale nel rispetto delle piccole comunità indigene, dell’ambiente e della biodiversità. Il risultato è un cioccolato nettamente superiore! Abbiamo fatto la prova empirica confrontando delle tavolette comprate in precedenza con le loro... non c'è storia!
Modica, Sabadì ©Valeriaderiso
Modica, Sabadì
Oltre alla bella sala dove è possibile degustare ed acquistare il classico cioccolato modicano, hanno allestito una cantina di affinamento: il cioccolato viene "profumato" attraverso un processo naturale di affinamento, grazie alla sua componente grassa, il cacao assorbe spontaneamente le note aromatiche di cui viene circondato e le mantiene nel tempo. Ne abbiamo assaggiati diversi e alla fine il NormalCapitano ha scelto l'affinamento nel Pepe Sichuan.
Questi affinati possono essere acquistati solo direttamente in negozio o, per un tempo limitato, sul loro sito.
Proseguendo nella nostra passeggiata ammiriamo quello che resta della residenza dei Conti di Modica risalente al XIII secolo, la torre con l'orologio riaperta alla fine del 2017 dopo anni di restauro.
Modica, Orologio del Castello dei Conti ©Valeriaderiso
Modica, Orologio del Castello dei Conti
Per finire scoviamo, del tutto inaspettatamente, una chicca: un enorme orologio perpetuo nel chiostro dell'ex Convento dei Domenicani, oggi sede del comune.
Modica, Orologio perpetuo ©Valeriaderiso
Modica, Orologio perpetuo
È un orologio che si autoricarica grazie ad un sistema di pesi, l'unica manutenzione di cui ha bisogno è l'oliatura degli ingranaggi, poi va da solo... perpetuamente!
Modica, Orologio perpetuo ©Valeriaderiso
Modica, Orologio perpetuo
Ecco un video girato da Sara per il suo amico Giacomo, appassionato di ingranaggi.
Questo è tutto... a presto per le prossime Cronache di Maramea!

^_^