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venerdì 26 giugno 2020

Torniamo a navigare. Da Marina di Ragusa a Siracusa.

A metà di maggio abbiamo cominciato a pianificare la nostra partenza, e dato che l'autoclave che distribuisce l'acqua dolce a tutta la barca, ormai vecchissima, dava evidenti segni di cedimento ne abbiamo ordinata una nuova, su un sito di forniture nautiche che dichiarava di averle in magazzino. Dopo 10 giorni di attesa vana abbiamo scoperto che la dicitura "disponibile" non era che un acchiappacitrulli, perché non era per niente disponibile e a loro volta dovevano ordinarla non si sa dove, per cui abbiamo annullato l'ordine. Dopo un'ulteriore ricerca e un contatto telefonico con un altro fornitore ne abbiamo trovata un'altra che ci hanno spedito subito, ma ormai eravamo al 28 maggio, un giovedì, e i primi di giugno dovevamo necessariamente lasciare il nostro ormeggio nel porto di Marina di Ragusa. Speravamo di averla per il lunedì successivo, 1 giugno, ma non avevamo considerato che il giorno dopo, 2 giugno è FESTA! Così all'alba del 3 giugno, giorno in cui avevamo stabilito di partire, l'autoclave non era in nostro possesso.
Alla fine avevamo deciso di aspettare fino all'ora di pranzo e poi, anche senza autoclave saremmo partiti lo stesso, visto che per il giorno dopo era previsto un vento non favorevole alla navigazione che ci aspettava verso la prima tappa, Portopalo, ma ottimo per navigare da Portopalo verso Siracusa, nostra meta finale. Per l'autoclave avremmo trovato una soluzione, magari prenotando un corriere che la ritirasse a Marina di Ragusa e lo recapitasse a Siracusa presso qualche negoziante compiacente.
Abbiamo lavorato con tutta la nostra energia attrattiva possibile, ripetendo all'infinito "arriva... arriva... arriva...", e quando alle 12:45 ci eravamo dati quasi per vinti abbiamo visto spuntare all'orizzonte il furgone tanto atteso! l'autoclave era a bordo!!
Il NormalCapitano l'ha montata e alle 14:40 in punto abbiamo mollato gli ormeggi, circa un'ora dopo di Luna Blu e il suo equipaggio, Laurent, Lucile e Nino, che come noi avevano in programma una prima sosta a Portopalo per poi proseguire verso Siracusa.
Maramea lascia Marina di Ragusa
Maramea lascia Marina di Ragusa (©Marta)
Marta, un'amica che lavora con la Protezione Civile, ci ha scattato queste belle foto dalla torretta all'ingresso del porto.
Maramea lascia Marina di Ragusa
Maramea lascia Marina di Ragusa (©Marta)
Appena usciti dal porto, nello svolgere la randa ci siamo accorti che qualcosa non andava: il motore dell'avvolgibile non funzionava, niente randa.  Abbiamo messo a riva la mezzana e il genoa e finché c'è stato un po' di vento siamo riusciti a procedere senza dover accendere il motore.  La navigazione fino a Portopalo è proseguita tranquilla, a parte qualche episodio di vomito di Kiba, che era alla sua prima vera uscita e alla quale avevamo lasciato incautamente la ciotola dell'acqua piena: ha bevuto e dunque ha vomitato, ma una volta liberato lo stomaco è stata bene.
Kiba riposa a Portopalo
Kiba riposa a Portopalo
Siamo arrivati a Portopalo intorno alle 19:30 e la prima cosa che abbiamo fatto è stata portarla a terra per una bella sgambata.

Il giorno dopo, durante la passeggiata mattutina di Kiba sulla spiaggia in fondo alla baia, Marco si è imbattuto in una enorme testa di pesce rinsecchita dal sole, probabilmente una grossa cernia, oltre a quintalate di plastica, tra cui tantissimi guanti di lattice e mascherine; non bastavano gli altri rifiuti, ora c'è da fare i conti anche con quelli da "virus"!
Cernia spiaggiata
La cernia spiaggiata

Cernia spiaggiata
La cernia spiaggiata

Verso le 11:00 ci siamo mossi alla volta di Siracusa, con un bel vento alle spalle che ci ha concesso una bellissima navigazione sino alla meta. Poco dopo di noi ha mollato gli ormeggi anche Luna Blu, che ci ha raggiunti in non molto tempo, guardate come è bella con il suo jennaker giallo.
Luna Blu
Luna Blu
Kiba durante questa seconda giornata è stata benissimo, serena e giocosa.
NormalCapitano e Saltydog
NormalCapitano e Saltydog

la faccia salata è bella saporita!
La faccia salata è bella saporita!
Superata l'Isola delle Correnti ed entrati ufficialmente nella acque ioniche abbiamo avuto il più bello dei battesimi del mare: i delfini!! Un enorme banco di stenelle (Stenella coeruleoalba) che ci hanno accompagnati per oltre 45 minuti. Come sempre un'emozione! Kiba era incuriosita, ma più che affacciarsi a guardarli non ha fatto, noi eravamo parecchio più eccitati. 
Stenelle sulla prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sulla prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sulla prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sulla prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Questa volta oltre a fare le foto abbiamo girato anche dei bellissimi video subacquei con una piccola camera munita di custodia stagna, attaccata al mezzo marinaio immerso sotto la prua. Per poterveli mostrare dovremmo montarli così da eliminare le parti inutili, per ora "accontentatevi" di qualche fotogramma:
Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Stenelle sotto la prua di Maramea ©ValeriaDeRiso

Magia, vero?
^_^

sabato 13 giugno 2020

Il nostro inverno Siciliano - l'arrivo di Kiba

La scorsa estate abbiamo navigato a lungo in flottiglia insieme ai nostri amici Luciano e Gigliola, che a bordo del Walrus avevano Tosca, una stupenda pastora australiana (cliccando sul link qui sopra potrete vedere qualche foto).
Navigando con loro per quasi un mese abbiamo avuto modo di verificare che, contrariamente a quanto pensavamo, un cane di taglia medio grande, anche a pelo lungo, non stava poi così male su una barca a vela, che nel caso specifico è anche parecchio più piccola della nostra, visto che Walrus misura 10,80 m mentre Maramea è ben 5 metri più lunga. Naturalmente il cane in questione deve essere equilibrato e, soprattutto, amare l'acqua.
Così, una volta sistematici a Marina di Ragusa, abbiamo deciso che ci sentivamo pronti al grande passo. Era giunto il momento di mantenere una vecchia promessa fatta a Sara e, si sa, le promesse si mantengono, magari non nell'immediato, ma si mantengono.
In mancanza di amici vicini con cucciolate in arrivo ci siamo orientati immediatamente all'adozione. Approfittando del fatto di avere un'auto a noleggio per un mese, siamo andati al canile di Ragusa. La prima visita l'abbiamo fatta da soli io e Marco, per farci un'idea. Ho trovato il canile molto ben tenuto, i cani puliti e felici, considerata la situazione stressante e difficile che si trovano a vivere in una struttura del genere. Tutti i volontari e gli operatori animati da una vera passione e competenti. Luciana, la referente dell'Associazione Pensieri Bestiali che si occupa della gestione del rifugio, ci ha saputo guidare con saggezza ed empatia nella scelta. È stato molto emozionante, tantissimi cani di ogni taglia e tipo. Abbiamo parlato a lungo con Luciana, raccontandole che tipo di vita conduciamo, e spiegandole verso che tipo di cane eravamo orientati: femmina, taglia media, pelo raso.
Ce ne ha fatti conoscere tanti, descrivendoci l'indole di ognuno, sia maschi che femmine, non cuccioli, ma nemmeno tanto maturi, mediamente tra gli 8-9 mesi e i due anni d'età. Noi ci siamo posti in modo elastico, consapevoli che l'incontro deve avvenire in modo spontaneo, e ci si deve scegliere a vicenda.
Megan al canile di Ragusa
Megan © Pensieri Bestiali
Tra tutti, in un primo momento la nostra attenzione è stata catturata (ma anche guidata da Luciana verso) due cagne di circa un anno e mezzo, abbastanza diverse una dall'altra: una meticcia bianca e nera - Megan - molto dolce e tranquilla, che corrispondeva abbastanza alla richiesta che avevamo fatto inizialmente, e una meticcia di pastore tedesco (a giudicare dal manto) leggermente più grande, ma bellissima, con gli occhi bistrati come un'egiziana e fortemente lodata da Luciana, che ce la descriveva come una cagna molto equilibrata, "consapevole", e senz'altro amante dell'acqua, visto che le piaceva combattere il caldo infilandosi nelle bacinelle sparse un po' ovunque. 
Kiba in canile ©Pensieri Bestiali
Kiba in canile ©Pensieri Bestiali
Era Kiba.
Effettivamente lei aveva una presenza differente, spiccava tra tutti i cani che in quel momento stavano facendo lo sgambamento in una specie di cortiletto antistante le diverse gabbie. 
Ci siamo salutati con Luciana con l'accordo di tornare di nuovo con Sara. 
Durante la seconda visita abbiamo girato una serie di video, per poterli riguardare e prendere una decisione. Abbiamo incontrato di nuovo Megan e Kiba e interagito con entrambe. Poi siamo tornati in barca a raccogliere le idee.
Video di Kiba in canile
Megan ci piaceva, ma Kiba aveva lasciato il suo segno in maniera indelebile, e così, anche se di taglia un po' più grande di quanto inizialmente avremmo voluto, abbiamo deciso per lei.
Quando siamo andati a prenderla al canile, dopo circa una settimana, e ce l'hanno portata ci ha fatto un sacco di feste, meravigliando Luciana: a suo dire non lo aveva mai fatto prima con nessuno, e oggi che posso dire di conoscere meglio la sua indole capisco la meraviglia di Luciana: Kiba è molto riservata e contenuta nel manifestare la sua gioia, quel giorno deve aver compreso qualcosa, e quel qualcosa le piaceva.
La prima passeggiata insieme
Sin da subito Kiba ha dimostrato la sua grandissima capacità di apprendimento e di adattamento. Ha imparato a salire e scendere tranquillamente sia dalla passerella che sottocoperta in un solo giorno. Sembrava nata a bordo, perfettamente a proprio agio.
Kiba, primo giorno a bordo
primo giorno a bordo
Ha un carattere tranquillo, dolce ed estremamente paziente. Sa dosare il morso nel gioco e abbaia pochissimo, solo se è intimorita da qualcuno (persona e/o animale) e non accade spesso, anzi rarissimamente. Solo in città e nelle situazioni in cui ci sia un po' più di confusione mostra una certa ansia che ancora non siamo riusciti a farle superare.  Ma ci lavoreremo, con tutto l'amore cha abbiamo per lei. 
Ama moltissimo fare il bagno e correre sulle spiagge, scavare e dare la caccia alle lucertole.
Incontrarla è stato un dono grandissimo, che ha arricchito enormemente la nostra esistenza.
Kiba e Sara ©Rolf Pfister
Kiba e Sara ©Rolf Pfister
Non ruba il cibo, non rompe nulla, non mastica le cose che sa non essere i suoi giochi, non ha mai sporcato a bordo, le uniche volte in cui ha fatto qualcosa di fuori dell'ordinario è stato per assecondare un bisogno impellente (come accade a tutti i cani). Si è dimostrata un'artista della fuga, riuscendo ad aprire e passare attraverso un oblò piccolissimo, una delle due volte che ho dovuto per forza lasciarla da sola a bordo in un periodo in cui Marco non c'era: voleva seguirmi, naturalmente. Quando sono tornata in barca e non c'era sono morta per qualche secondo. Sapendo che non ama la confusione, mi sono diretta verso il piccolo parco dove eravamo solite andare a passeggio, e per fortuna, dopo soli 15 minuti l'ho trovata! Ma che spavento!
Negli ultimi due mesi ha vissuto due "prime volte" importanti. La prima, andare in gommone: bisognava fare qualche prova prima di riprendere a navigare, visto che sarebbe diventato l'unico mezzo per andare a terra.
Kiba, prima volta in gommone
Kiba, prima volta in gommone
Ora sale e scende perfettamente sul e dal gommone, anche dalla poppa di Maramea.
E la seconda, la "prima volta" più importante, la sua prima navigazione: è stata tranquilla e rilassata, come sempre, ma abbiamo fatto l'errore di non coprire la sua ciotola dell'acqua, dopo circa un'ora ha bevuto e di conseguenza ha vomitato, come può accadere anche ai cani che vanno in auto non essendoci abituati. Ma il giorno dopo è stata bene, e abbiamo anche incontrato i delfini che ha guardato con curiosità, ma senza perdere il suo consueto aplomb, e senza abbaiare, segno che era estremamente serena e percepiva le nostre agitazione ed eccitazione come qualcosa di assolutamente non preoccupante.
Kiba, saltydog
Kiba, saltydog
Insomma è proprio una saltydog! e noi siamo totalmente innamorati. Ora so perché non abbiamo preso con noi un cane prima, pur avendone la possibilità quando vivevamo in campagna, doveva arrivare lei. 
Se deciderete di far entrare un cane nelle vostre vite andate in canile e adottate! Con la consapevolezza che un cane è una persona non umana, un grande impegno che riempirà le vostre vite di gioia e amore incondizionato! 
^_^

giovedì 11 giugno 2020

Il nostro inverno Siciliano - le persone

Qui a Marina di Ragusa la comunità di "abitanti-sulle-barche" a svernare è cresciuta man mano che l'autunno andava avanti. Alla fine di novembre si potevano contare circa 30 imbarcazioni abitate, tra cui tre famiglie con i bambini, la nostra compresa. Tutti i bambini hanno frequentato la scuola elementare del paese, costituendo un bel gruppetto italo-franco-irlandese, che ha arricchito le classi già multietniche. Sara si è integrata immediatamente, assumendo una bella cadenza siciliana e imparando a destreggiarsi tra i "talé", "mi siddìa", "acchiana", a discapito dell'inglese che è invece la lingua più comunemente parlata sui pontili del porto. Altra importantissima conquista per lei è stato poter girare liberamente con la sua bici insieme agli altri bambini, sul lungomare e fino nella piazza del paese, magnificamente interdetti alle auto.
Il nostro inverno siciliano è stato caratterizzato, oltre che da quello metereologico, anche da un altro tipo di calore, quello umano. I primi con cui abbiamo legato sono stati Enrico, Kai e Tristan di cui ho già accennato qui. I primi di ottobre Enrico e Kai sono volati in Trentino per andare a prendere la moglie Giulia e il figlio più piccolo Aua. Nel periodo in cui Enrico e Kai non c'erano, abbiamo "adottato" Tristan che è stato spesso con noi a cena allietandoci con i suoi dolci, tra cui una favolosa crème brulée. A metà dello stesso mese, Kamana e il suo equipaggio hanno mollato gli ormeggi e preso il mare diretti oltre oceano, alle Bahamas.
Kamana in partenza ©Enrico Tettamanti
Kamana in partenza (photo credit Enrico Tettamanti)
Vi consiglio di andare a dare un'occhiata al loro profilo Instagram, sono meravigliosi, come lo sono le loro foto (Giulia è una bravissima fotografa, oltre che cuoca sopraffina).
A colmare il vuoto lasciato dai Tettamanti, dopo poco sono arrivati l'equipaggio italo-francese di Luna Blu, Lucile, Laurent e Nino, coetaneo di Sara, e l'equipaggio italo-irlandese di Tabasco, Nora, Filippo, Patrick e Sean, di poco più piccoli di Sara e Nino. 
I bambini hanno formato un bel gruppetto mettendo su, grazie ad un'idea di Patrick e Sean, un servizio di consegna a bordo di cornetti freschi la domenica mattina, il "Croissant Express", che ha riscosso un enorme successo stroncato poi dal confinamento.
Croissant Express ©NoraClinton
(photo credit Nora Clinton)

Sara, Patrick, Nino e Sean
Sara, Patrick, Nino e Sean
La piccola comunità dei "living on board" nel corso dei mesi si è andata man mano arricchendo. 
Il pontile dove siamo rimasti ormeggiati tutto l'inverno ospitava, oltre Maramea, numerose altre barche abitate, tra queste un due alberi con una coppia di francesi con i quali abbiamo subito legato, Stefan e Anne, con a bordo un bellissimo incrocio di american bulldog, Gozer.
Anne e Gozer
Anne e Gozer
Accanto a noi è arrivata un'altra Amel, un 54 piedi, con a bordo Sabina e Ruedi, svizzeri tedeschi. Sabina è di origini pugliesi, dunque parla anche italiano, con Ruedi comunichiamo in inglese. Loro sono di casa, hanno passato anche lo scorso inverno a Marina di Ragusa e conoscono praticamente tutti gli habitués, la maggior parte degli "svernanti" infatti passa l'inverno qui da diversi anni. Simpaticissimi e accoglienti, abbiamo condiviso cene e aperitivi finché non sono partiti per passare un po' di tempo con le famiglie in Svizzera. Sono tornati di recente, quando le maglie del confinamento hanno cominciato ad allentarsi, e dopo aver passato 14 giorni di quarantena cautelativa a bordo, si sono trasferiti in una casina in attesa dei lavori di carenaggio alla loro barca, Wasabi. Ma ci sono venuti a salutare praticamente tutti i giorni, compreso quello della nostra partenza.
Ruedi e Sabina
Ruedi e Sabina

Ruedi e Sabina
Ruedi e Sabina
Di fronte a noi vedete quell'enorme catamarano? Si chiama Zubenubi ed è di Rolf e Alice, di loro non ho foto da mostrarvi, ma posso segnalarvi il loro canale YouTube, dove pubblicano dei bei video relativi alle loro navigazioni.
Oltre a loro ci sono stati molti altri, troppi da citare, da tutto il mondo: americani, tedeschi, svizzeri, austriaci, polacchi, francesi, inglesi, argentini, maltesi, olandesi, russi... una bellissima comunità! 
Ma Marina di Ragusa ci ha regalato anche la conoscenza delle persone del posto. Anche in questo caso le parole chiave sono state calore, accoglienza e simpatia.
Tutti i soci e i fornitori del G.A.S. (di cui ho parlato qui), sorrisi, racconti, simpatia "a tinchité", come dicono qui.
Tutti gli ormeggiatori, super professionali, sempre attenti e solleciti, affabili e gentili. Tra loro Domenico, originario di Castellabate, con cui ho condiviso chiacchierando il mio amore per Punta Licosa, un piccolo paradiso nel Cilento.
Le tre ragazze della reception, Fabiana, Francesca e Viviana, gentilissime, disponibili e assai simpatiche. Tra loro abbiamo legato in particolar modo con Viviana, vulcanica ed energica come la sua terra, sempre pronta a darci una mano ogni volta che ne avevamo bisogno. Abbiamo conosciuto il marito Tano e i loro bambini, e il loro gruppo di amici con i quali ci siamo subito trovati in sintonia: Boris e Marta, venuti da Barcellona a passare un inverno nella terra natia di lui, Vincenzo e Chiara, Serena e Marco, Roberta e Melo tutti con figli più o meno coetanei di Sara. Insieme a tutti loro abbiamo passato serate in piazza, condiviso aperitivi, gite e pranzi. L'ultimo a marzo - subito prima del confinamento - a casa di Viviana e Tano, dove c'erano anche le due crew di Luna Blu e di Tabasco, una bellissima giornata di sole tiepido, all'insegna della musica (abbiamo scoperto la bellissima voce di Nora, accompagnata dal gruppo di Tano) delle risate e del buon cibo siciliano. Riuscite ad individuarci nella foto animata qui sotto, in mezzo a tutte queste belle persone? 
©VivianaPluchino
©Viviana Pluchino
Ultimo, ma non certo per importanza è un compagno di scuola di Sara, Daniel, appassionato pescatore e assidua presenza a bordo, almeno finché il confinamento lo ha permesso. Un ragazzino intelligente e divertente, a cui tutti e tre siamo ormai molto affezionati.
Sara e Daniel
Sara e Daniel
Il clima, la sicurezza del porto, ma soprattutto queste persone, ci spingono a ritornare a passare un nuovo inverno a Marina di Ragusa, se tutte le caselle andranno al loro posto.
Nel prossimo post, sempre nell'intento di aggiornarvi rispetto a tutti gli accadimenti degli ultimi nove mesi, vi racconterò di un incontro che ci ha arricchiti ulteriormente. La nostra famiglia si è ingrandita. Molti di voi capiranno immediatamente a chi mi riferisco... a presto!
^_^ 

domenica 7 giugno 2020

Il nostro inverno siciliano - i posti che abbiamo visitato

Ma davvero esiste l'inverno in Sicilia? a me è sembrato che ci abbia solo sfiorati, che l'estate sia stata seguita da una sorta di seconda primavera, che si è ripresentata puntuale a metà marzo dopo un breve intermezzo tra dicembre e febbraio, durante i quali le temperature sono state più che accettabili, con qualche burrasca alternata a lunghi periodi di sole tiepido.
Niente a che vedere con i piovosi e gelidi inverni toscani. La campagna toscana è stupenda, la amo ed è stata la mia salvezza nel periodo in cui abbiamo lasciato la tanto amata Filibusta, non avrei mai potuto vivere in città, inoltre mi ha regalato delle amicizie profonde e belle che sono per me un tesoro inestimabile, ma per una come me impastata di sale e sole, è troppo umida e fredda.
Durante questi mesi non abbiamo potuto girare molto, vuoi perché prendere un'auto a noleggio per tanti mesi sarebbe stato troppo costoso, vuoi perché il confinamento cominciato a metà marzo ha impedito a tutti di muoversi. Tuttavia, tra ottobre e marzo, siamo riusciti, oltre che ad andare a Modica e a Scicli, anche a vedere la stupenda villa Romana di Piazza Armerina, il Castello di Donnafugata e molto velocemente Catania, che merita sicuramente una visita più approfondita.
La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna, è un palazzo urbano imperiale (circa 3500 mq) che risale al IV secolo d.c. Dal 1997 patrimonio dell'Unesco, è ricca di splendidi e ricercati mosaici, quasi perfettamente conservati, come gli ambienti che compongono la costruzione. A mio parere vale da sola una visita in Sicilia, che pure è una regione ricchissima di siti meravigliosi.
Villa romana del Casala - Piazza Armerina (EN) ©ValeriaDeRiso
Villa romana del Casale - Piazza Armerina (EN)
Villa romana del Casale - Piazza Armerina (EN)

Villa romana del Casale - Piazza Armerina (EN)
Villa romana del Casale - Piazza Armerina (EN)
Nell'abitato di Piazza Armerina (la villa romana si trova nella campagna vicina) ci siamo imbattuti per puro caso in un interessante Casa-Museo del Contadino, fondata dal sig. Mario Albanese che ne è il curatore e gestore. Il sig. Albanese, insegnante in pensione, per oltre vent'anni si è dedicato al restauro e alla raccolta di mobili ed oggetti legati alla cultura agro-pastorale, ora esposti in un fondo anticamente abitato da un massaro, figura di fiducia del proprietario terriero. Oggi è lui in persona a fare da guida negli ambienti dove è ricostruita minuziosamente la vita della famiglia contadina dell'800. Vale la pena di visitarla e di dare un sostegno, anche in denaro, a questo signore appassionato che mantiene con le sue sole forze (anche economiche) questa piccola chicca, ricca di dettagli di tutti i tipi. [Via Garibaldi, 57/A; visite tutti i giorni dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:30 alle 18:30, per info 333.9138634]
Mario Albanese, Casa Museo del Contadino - Piazza Armerina (EN) ©ValeriaDeRiso
Mario Albanese, Casa Museo del Contadino - Piazza Armerina (EN)
Anche il Castello di Donnafugata merita senz'altro una visita. Si tratta di una dimora gentilizia del tardo '800 in stile tardo-gotico.
Castello di Donnafugata (RG) ©ValeriaDeRiso
Castello di Donnafugata (RG)
Castello di Donnafugata (RG) ©ValeriaDeRiso
Castello di Donnafugata (RG)
Guardate che radici ha questo ficus che è nel giardino.
All'esterno del castello c'è la bottega di un casaro dove abbiamo comprato il formaggio Ragusano dop più buono assaggiato finora, secondo il Capitano.
A Catania ci siamo fermati giusto poche ore e ci è rimasta la voglia di ritornare, magari lo faremo questa estate, quando probabilmente riusciremo a visitare la costa est della Sicilia.
In quelle poche ore siamo riusciti a vedere solo il Teatro Greco-Romano e l'Odeon, un teatro minore
Teatro Greco-Romano di Catania ©ValeriaDeRiso
Teatro Greco-Romano di Catania
e la piazza che ospita il duomo intitolato a Sant'Agata e il famoso elefantino di basalto considerato l'emblema della città siciliana e chiamato dai catanesi "Liotru", nome probabilmente dovuto alla storpiatura dell’appellativo Eliodoro.
Eliodoro era forse un nobiluomo siciliano vissuto nell’VIII secolo che, secondo una leggenda, avrebbe tentato di diventare vescovo della diocesi. Non avendo ottenuto la carica, avrebbe apostatato trasformandosi in negromante e fabbricatore di idoli, subendo per questo motivo la morte sul rogo. Secondo tale tradizione, fu proprio lui l’autore del simulacro in pietra lavica. In realtà non ci sono dati certi su quando e da chi sia stata realizzata la statua dell'elefante. La tesi più accreditata sembra essere quella del geografo arabo Idrisi riportata durante il suo viaggio in Sicilia nel XII secolo: nel periodo in cui visitò Catania l'elefante si trovava già all'interno delle mura della città, i catanesi lo consideravano una statua magica, in grado di proteggere il centro abitato dalle eruzioni dell'Etna; secondo Idrisi la statua sarebbe stata costruita durante la dominazione cartaginese o bizantina.
L'elefante di basalto e la cattedrale dedicata a Sant'Agata - Catania ©ValeriaDeRiso
L'elefante di basalto e la cattedrale dedicata a Sant'Agata - Catania
La piazza del Duomo ospita anche la fontana dell'Amenano, costruita nel 1867 dal maestro napoletano Tito Angelini in marmo di Carrara. Rappresenta il fiume Amenano come un giovane che tiene una cornucopia dalla quale fuoriesce l'acqua che si versa in una vasca dal bordo bombato. L'acqua, tracimando da questa vasca, produce un effetto cascata che dà la sensazione di un lenzuolo. Da qui il modo di dire in siciliano "acqua a linzolu" per indicare la fontana. L'acqua che cade dalla vasca si riversa nel fiume sottostante, che scorre ad un livello di circa due metri sotto la piazza.
Fontana dell'Amenano - Catania ©ValeriaDeRiso
Fontana dell'Amenano - Catania
I primi di marzo io e Sara siamo andate a trovare la mia mamma, giusto in tempo prima di rimanere bloccate come tutti gli italiani. Nei pochi giorni che abbiamo passato con la mia famiglia abbiamo trascorso una bellissima giornata agli scavi di Pompei, con una bravissima guida che ci ha raccontato moltissime cose interessanti. Io c'ero stata quando avevo più o meno l'età che ha Sara ora, e avevo voglia di ritornarci da tempo; è stato davvero bello, soprattutto perché lo scorso anno avevamo visitato il Museo Archeologico di Napoli, dove sono conservati moltissimi reperti recuperati durante gli scavi, e avevamo potuto ammirare un plastico in scala di tutta la città riportata alla luce, non mancava dunque che visitarla di persona.
Le strade di Pompei e i blocchi per attraversarle ©ValeriaDeRiso
Le strade di Pompei e i blocchi per attraversarle
Tornate a casa l'Italia è stata bloccata per le note vicende. 
Nel prossimo post vi racconterò invece delle persone che abbiamo incontrato e che hanno arricchito la nostra vita negli ultimi nove mesi.
^_^

mercoledì 30 ottobre 2019

Fine settembre/inizio ottobre 2019 - Lavori di bordo e varie

Qui a Marina di Ragusa il 21 settembre si saluta l'estate con una festa che termina con una gara di fuochi d'artificio. Tre partecipanti e uno spettacolo di circa un'ora, sul molo proprio difronte ai pontili del Marina. Noi ci godiamo lo spettacolo dal pozzetto, in tutta comodità.
Marina di Ragusa - festa di fine estate ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - festa di fine estate
Marina di Ragusa - festa di fine estate ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - festa di fine estate
Marina di Ragusa - festa di fine estate ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - festa di fine estate
Anche se c'è stato l'equinozio di autunno le temperature sono ancora alte, e le zanzare continuano ad imperversare. Decidiamo che è ora di rinnovare le zanzariere e di aggiungerle agli oblò che ancora ne sono sprovvisti.
Abbiamo comprato due zanzariere con le calamite e tagliato le strisce con i magneti, poi le abbiamo usate per far chiudere una rete più rigida e adatta sia agli oblò che alle porte delle cabine. Il lavoro è stato abbastanza lungo e complesso perché abbiamo dovuto incollare la maggior parte dei pezzi, ma il risultato è ottimo.
Super Maramu Maramea - zanzariere
Super Maramu Maramea - zanzariere
Ma i lavori a bordo non sono finiti. In dinette abbiamo dei bellissimi divani bianchi, ma il bianco non è un colore molto pratico. Per proteggerli usiamo dei teli che non essendo a misura pendono da tutte le parti e danno alla dinette un'aria disordinata, così ho deciso di utilizzarli per farne delle coperture a misura da sfilare e poter lavare ogni volta che ce n'è bisogno. Ho ricavato i modelli sovrapponendo la carta da sarta ai cuscini. Per quelli regolari è stato facilissimo, sono dei semplici rettangoli a cui è bastato fare un orlo in cui far passare l'elastico.
Super Maramu Maramea - dinette, cusicni
La parte più difficile è stata ricavare le sagome dei cuscini negli angoli, ma alla fine ce l'ho fatta e mi è rimasta anche la stoffa per il divanetto difronte al tavolo.
La stoffa mi è bastata solo per le sedute, ma l'effetto finale non mi dispiace, e in ogni caso le sedute sono la parte più a rischio "macchia", per cui per ora va bene così.
Ecco un prima/e dopo
Super Maramu Maramea - dinette, cusicni
cuscini prima
Super Maramu Maramea - dinette, cusicni
cuscini dopo
Super Maramu Maramea - dinette, cusicni
cuscini dopo
Durante il primo fine settimana di ottobre Marina di Ragusa ha ospitato il Campionato Mondiale della classe Offshore V2 e il Campionato Italiano di Endurance del Gruppo B e dell’Honda Offshore; per quattro giorni abbiamo visto andare su e giù per il porto i motoscafi dei partecipanti.
Marina di Ragusa - Campionati Offshore ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - Campionati Offshore
Marina di Ragusa - Campionati Offshore ©Valeriaderiso
Marina di Ragusa - Campionati Offshore
Abbiamo poi deciso di prendere una macchina a noleggio per un mese, e siamo andati all'aeroporto di Catania dove le quote sono molto più economiche che qui, approfittandone per una breve visita alla città, ma di questo racconterò un'altra volta.
^_^