Finalmente ci siamo riusciti, dopo aver letto ovunque e guardato decine di tipi di compostiera. Inizialmente ci eravamo orientati verso l'idea di
Kia del blog
Equo, eco e vegan, molto chiara nelle spiegazioni, ma più adatta a chi deve tenerla su un terrazzo o un balcone.
La nostra versione è più semplice perché stando in un giardino, posata direttamente sul terreno, non ha bisogno del sottovaso per raccogliere il percolato, né dell'argilla espansa sul fondo. Inoltre osservando le compostiere da giardino in vendita già pronte, abbiamo notato che non hanno il rivestimento interno fatto con le rete di plastica e la zanzariera di stoffa per cui è stato ancora più semplice "autocostruirla".
Siamo partiti procurandoci un bidone per raccogliere le foglie da 120 lt, il più grande che abbiamo trovato, dal momento che con gli scarti organici riempiamo, triturandoli per ridurre l'ingombro e facilitare la degradazione, un secchio da 10 lt in circa 10 giorni.
Per prima cosa Marco ha tagliato una finestra nella parte bassa per creare uno sportellino scorrevole a ghigliottina da dove uscirà il compost man mano che sarà pronto. Anche questa volta l'esperienza della
vita in barca è servita, perché si è ispirato al tambucio che permette l'ingresso dal pozzetto sottocoperta.
Ha creato due binari tagliando delle placche di acciaio e fissandole sui lati del bidone, all'interno e all'esterno, con dei rivetti.
La porzione di bidone tagliata è diventata lo sportellino scorrevole, munito di un fermo.
Poi è passato a fare i fori sul fondo, abbastanza grossi (8mm) da permettere l'eventuale ingresso di lombrichi... volontari.


I buchi lungo il bidone, per permettere l'aerazione, ma non l'ingresso di mosche o altri intrusi indesiderati, sono un po' più piccoli (6 mm).
Ed eccolo qui... finito.
Come noterete, i buchi di aerazione sono stati fatti nella parte superiore e in quella inferiore, mentre la fascia centrale è rimasta integra, così come sono fatte la maggior parte delle compostiere in vendita che abbiamo visto.
Poi siamo passati al "
riempimento". Prima un po' di torba sul fondo.
Poi l'organico accumulato negli ultimi 10 giorni. Piccola parentesi: noi non consumiamo molta carne, quasi niente, ma quei rari scarti che capitano non finiscono nella compostiera, troppa puzza e rischio di proliferazione di mosche carnarie e assalti "topeschi", e per "topeschi" intendo assalti di ratti, non di topini di campagna.
Quindi nella nostra compostiera vanno: scarti di frutta e verdura crudi, gusci di uova, pose del caffè, resti di infusi e tisane, i semi di lino che uso per fare l'
oil-non-oil di Erbaviola, e così via, insieme a tovaglioli di carta bianchi o carta da pane per assorbire l'umidità in eccesso; niente scarti animali o di resti di cucina [per fortuna del "
cucinato" avanza pochissimo].
E per finire gli artefici principali della trasformazione, gentilmente offerti dal nostro giardino: i signori lombrichi!!! Qui sono fotografati sulla carta per renderli più visibili, ma subito dopo la foto abbiamo messo un altro strato di terra e torba dove sono stati spostati; i lombrichi non sopportano sbalzi di temperatura o di umidità troppo bruschi, bisogna infatti fare attenzione all’umidità del compost in maturazione: se è troppo bagnato i lombrichi annegano, se invece è troppo secco muoiono perché traspirano attraverso la pelle che deve mantenere il giusto grado di umidità.
E ora non resta che aspettare... buon lavoro ragazzi!