sabato 21 luglio 2012

* incontri terrestri .:. 3 - la rana che non era una rana

... ma un rospo, per l'esattezza un Rospo smeraldino (Bufo viridis), detto anche rospo verde.

Questo anfibietto simpatico, spesso visita il nostro giardino, ma come è normale per quelli della sua specie, soprattutto di notte. 
Stavolta nello scoprire la piccola piscina dove qualche volta Sara fa il bagno, che teniamo coperta per evitare che si riempia di incauti insetti e di foglie portate dal vento,  è venuto fuori in pieno giorno.
Qui li chiamano "Bodde", o rane di terra vista la loro abitudine di rifurgiarsi durante il giorno all’interno di tane di micromammiferi abbandonate.
Naturlamente la Gnoma è stata entusiasta dell'incontro in piena luce...


Naturalmente poi l'abbiamo lasciato andare, poverino, dopo questo pieno di "coccole" sicuramente indesiderate a giudicare da come si vedeva battere forte il suo cuoricino.
E meno male che ho letto solo dopo che "Se disturbato emette dalle ghiandole cutanee dorsali una secrezione biancastra velenosa, dall’odore di aglio, irritante per le mucose", perché altrimenti non so quanto l'avrei lasciata libera di prenderlo in mano, per fortuna però non ha secreto nulla, forse era spaventato, ma non tanto da pensare di doversi difendere... chissà!

:o)

edit del 25 luglio 2012:
un'annotazione molto importante. Sul forum di Acta Plantarum dedicato agli anfibi mi sono imbattuta in una nota di uno dei moderatori che faceva notare che "Per la salvaguardia degli anfibi e per evitare di trasmettere loro malattie non si devono assolutamente toccare a mani nude ed asportarle dal loro abitat. E' da ricordare che sono animali a sangue freddo per cui c'è il pericolo di scottarli visto che la nostra temperatura corporea è sui 37 gradi centigradi."
Come avrete notato dalle foto, noi il povero rospetto smeraldino [che è pure abbastanza raro] lo abbiamo toccato eccome! per fortuna le nostre mani erano bagnate, dal momento che era nell'acqua, però non avremmo dovuto farlo lo stesso, ma non lo sapevamo.
Naturalmente non succederà più. Non imitateci!!

venerdì 20 luglio 2012

* It's Friday, I'm in love :: 28

{this moment}
Una singola foto, senza parole, che fermi un momento semplice e speciale, così da metterlo in pausa, assaporarlo e imprimerlo nella memoria, condividendolo
(ispirato da ThisMoment di SouleMama)


eredità di gesti

mercoledì 18 luglio 2012

* Caprioli (SA): mare e natura

Abbiamo vissuto per 5 anni su una barca a vela e le nostre vacanze estive le abbiamo passate lavorando; poi con la nascita della Gnoma e la costruzione della casa di vacanze non se ne poteva nemmeno parlare, ma quest'anno grazie alla nonna del Sud ci siamo ampiamente rifatti: 21 giorni di mare, mare, mare!
Siamo stati insieme a lei in una casetta sulla spiaggia in Cilento, in una piccola località posta a metà strada tra le più famose Pisciotta e Palinuro: Caprioli.
Queste località si trovano all'interno del bellissimo e poco conosciuto Parco del Cilento e del Vallo di Diano, ricco di flora autoctona e di panorami suggestivi.
La prima cosa che si nota arrivando da queste parti sono gli Olivi pisciottani (cultivar di Olea europea peculiare della zona di Pisciotta), di dimensioni enormi, inimmaginabili, tanto grandi che per chi non li conosce è facile prendere un abbaglio e scambiarli per querce.
Questo qui, che necessitava addirittura di sostegni per i pesanti rami, era nel piccolo giardino davanti casa nostra.



Il giardino, piuttosto brullo, era animato da bellissimi esemplari di Lucertola Campestre (Podarcis sicula), guardate che colori!!!



La casa dove siamo stati aveva una posizione impagabile: alla sinistra dell'olivo c'era un piccolo cancello da ammetteva direttamente su una bellissima spiaggia di sabbia fine col ocra, ricca di vegetazione spontanea sulle piccole dune digradanti verso il mare, un vero scrigno di tesori per il mio erbario fotografico!


Questa è una Calcatreppola marittima (Eryngium maritimum), che ho avuto modo di immortalare prima e dopo la fioritura.
Un giglio marino (Pancratium maritimum).



Una Opuntia ancora da identificare, con un Allium solitario, probabilmente un Allium ampeloprasum.
Grosse piante di agave


tra cui svettava un'altra pianta di Allium, credo una varietà diversa, probabilmente un Allium commutatum



Un paradiso per me, ma anche per la Gnoma, che si è divertita moltissimo e che col suo carattere socievole e spigliato è diventata la beniamina dei bimbi nostri vicini.
Del resto, come non divertirsi in un posto dove c'è la sabbia, il mare, tanti bimbi e un babbo capace di costruzioni con la sabbia stratosferiche?



Per spezzare la routine del mare un giorno siamo andati a fare una gita a San Severino di Centola, un borgo medievale abbandonato situato sulla sommità di un colle posto proprio alle spalle di Palinuro.


Come si può notare la risalita sul colle dell'antico insediamento, dove si distinguono i ruderi del castello e della chiesa e le abitazioni abbandonate dai cittadini, è abbastanza impervia, e resa ancora più faticosa dal sole cocente, ma sia Sara che la nonna Anna (quando la mente può più del corpo!!) si sono distinte nell'arrampicata.



 Io, come al solito, mi sono attardata a scattare foto qui e là


un Onopordo maggiore (Onopordum illyricum) 

una Malva selvatica (Malva sylvestris)

 le bellissime Campanule napoletane (Campanula fragilis)



i semi dell'Erba medica orbicolare (Medicago orbicularis) e altre piante che ancora non ho ancora identificato, ma confido nell'aiuto di Acta Plantarum (un sito ricchissimo per gli amanti della botanica)




Un piccolo premio per questa fatica è stato trovare lungo la salita un albero carico di gelsi, succosi e dolci.


Il resto dei giorni lo abbiamo passato molto piacevolmente facendo essenzialmente vita di mare e una bella gita su un gozzo che ci ha portati a visitare le grotte di Capo Palinuro.
Tra giochi, amicizie, visite degli zii, mozzarella, e due ottime cene al ristorante Angiolina di Pisciotta, ci siamo rilassati tutti.




Sara ha messo in pratica le sue esperienze fatte quest'inverno al corso di acquaticità




e gli ultimi giorni nuotava tranquillamente da sola


Peccato che pur essendo stati ben 21 giorni siano volati, come sempre succede quando si sta bene.
Dobbiamo dire un grazie fortissimo a nonna Anna, di cui purtroppo non ho foto da pubblicare, o meglio ne avrei un paio ma credo che lei non gradirebbe vista la pettinatura scapigliata che aveva...
Grazie mamma/nonna Anna!!!
:o)



lunedì 16 luglio 2012

* nella nostra cucina - crostata di albicocche

Vi avevo avvertiti: per un po' ricette con le albicocche. 
Questa crostata è una specie di collage di vare altre mie ricette, ma il risultato è stato ottimo! Voto del Capitano da 1 a 10: 10 +
Sottraete il "coefficente amoroso" e avrete comunque un bell'8!!



Per la pastafrolla:
250 gr di farina
130 gr di burro
100 gr di zucchero
1 tuorlo
1 pizzico di sale
2 cucchiai di succo di limone
la scorza di 1 limone grattata

Per la crema pasticcera al limone:
300 ml di latte
2 tuorli
2 cucchiai da minestra di zucchero
1 cucchiaio da minestra colmo di farina
la scorza di un limone

Per guarnire:
500 gr (circa) di albicocche (dipende da quante ne entreranno nella vostra teglia)
2 cucchiai di zucchero grezzo di canna
poche gocce di limone
acqua
PASTAFROLLA
In una ciotola capiente ho lavorato lo zucchero, il sale, la scorza grattugiata del limone e il burro appena tolto dal frigorifero e tagliato a pezzettini schiacciandolo con una forchetta, poi ho aggiunto il tuorlo e dopo averlo amalgamato un po' con il resto ho aggiunto il succo di limone e la farina setacciata, continuando ad usare la forchetta per mescolare gli ingredienti; solo alla fine ho usato le mani per compattare la pasta, ho formato un disco l'ho avvolto nella pellicola trasparente e l'ho messa in frigo su un piatto per circa mezz'ora.
Non lavoratela troppo, teme il caldo delle mani.

CREMA PASTICCERA AL LIMONE
Se avete tempo potete prepararla il giorno prima e conservarla in frigo, come ho fatto io, così quando sarà il momento di usarla sarà già ben fredda, altrimenti preparatela come prima cosa, anche prima della pastafrolla, in modo che abbia tempo di raffreddarsi.
Ho messo a scaldare il latte con le bucce di limone pelato con la mandolina pelapatate, in modo da evitare di tagliare anche la parte bianca che è amara.
In una ciotola ho sbattuto le uova prima con lo zucchero e poi con la farina setacciata, poi pian piano ho aggiunto il latte caldo, da cui ho prima tolto le bucce di limone, continuando a mescolare e facendo attenzione che non si formassero grumi.
Una volta aggiunto tutto il latte l'ho rimesso nella pentola dove l'avevo scaldato e su fuoco bassissimo ho mescolato fino a che la crema non si è addensata (circa 10/15 minuti). Poi l'ho versata in un contenitore e l'ho coperta facendo aderire la pellicola trasparente sulla superficie, in modo da evitare che si formasse quell'antipatico velo di crema rappresa che poi a volerlo rimescolare con il resto forma dei grumi fastidiosi.

ALBICOCCHE per guarnire
Ho lavato e asciugato le albicocche, le ho divise in due eliminando il nocciolo, in numero sufficiente da coprire la superficie della teglia che avrei usato.
In una pentola antiaderente ho messo un velo d'acqua, poi le albicocche poggiate nella pentola con il lato esterno, le ho spolverizzate con pochissimo zucchero e ho distribuito qualche goccia di limone, ho coperto la pentola e le ho fatte appassire su fuoco bassissimo per circa 10 minuti, in modo da dargli una sorta di precottura. Le ho lasciate raffreddare.

Assemblamento
Ho tolto la pastafrolla dal frigo una decina di minuti prima di stenderla, in modo che si ammorbidisse.
Sulla carta forno che ho usato per rivestire la teglia (26 cm di diametro) ho spolverato un po' di farina, ci ho adagiato il disco di pastafrolla, anche su questo ho spolverato pochissima farina ci ho steso su la pellicola trasparente che avevo usato per avvolgerla prima e ho cominciato a stenderla con il mattarello. 
In questo modo si evita che la pastafrolla si attacchi sul piano di lavoro o al mattarello, e si evita anche di aggiungere troppa farina perchè, appunto, non si attacchi, cosa che pregiudica la friabilità della pastafrolla una volta cotta.
Ho steso la pastafrolla dell'altezza di circa mezzo centimetro e con tutta la carta forno l'ho trasferita nella teglia facendo in modo da formare un po' di bordo. L'ho bucherellata con una forchetta, ci ho steso su un altro foglio di carta forno, sulla carta forno ho distribuito dei fagioli secchi che uso allo scopo di non fare gonfiare la pasta durante la cottura (chi le ha può usare le apposite palline), e l'ho messa in forno a 180° per 15 minuti. 
Passati i 15 minuti l'ho tolta dal forno, ho rimosso fagioli e foglio superiore di carta forno, ho steso la crema pasticcera in modo uniforme sulla crostata, ho sistemato le albicocche formando dei cerchi concentrici, le ho spolverizzate con un po' di zucchero di canna e ho rimesso tutto in forno per altri 20/25 minuti.
Quando i bordi della pastafrolla saranno dorati la crostata sarà pronta.



Lasciatela raffreddare bene e poi... pappate! (se avanza, e dico SE, si conserva bene in frigo coperta dalla pellicola trasparente).
:o)

p.s. per Barbara: non mi dire che non la puoi fare e non la leggi perché non hai il forno!!!!
te la faccio quando verrai, ok?

venerdì 13 luglio 2012

* It's Friday, I'm in love :: 27

{this moment}
Una singola foto, senza parole, che fermi un momento semplice e speciale, così da metterlo in pausa, assaporarlo e imprimerlo nella memoria, condividendolo
(ispirato da ThisMoment di SouleMama)


mercoledì 11 luglio 2012

* Autoproduzione: dentifricio fai da te

Già da diversi anni non usiamo più i dentifrici comuni perché contengono sostanze dannose per l'organismo, come per esempio il Triclosan e o il floruro di sodio.
In commercio ci sono prodotti di ottima qualità che non contengono queste sostanze, ma ovviamente il loro costo è abbastanza alto e, dal momento che di questi tempi abbiamo bisogno di fare economia, mi sono detta "Perché non autoprodurlo?".
Ho trovato qui la ricetta che vi riporto; è un sito interessante dove oltre a dare una più che esauriente informazione sugli ingredienti tossici usati nei dentifrici tradizionali, l'autore (o autrice, non lo so) Dioni suggerisce una serie di ricette adatte alle diverse esigenze di chi volesse fare da sé un dentifricio efficace e che non faccia male, a costi molto contenuti.
Io ho provato a fare la ricetta del dentifricio classico, anche perché avevo già tutti gli ingredienti necessari.



Ecco cosa ho usato:
3 cucchiaini di salvia essiccata
2 cucchiaini di menta essiccata
1 pizzico di sale fino comune (in alternativa il sale rosa dell'Himalaya, è più puro e dal sapore meno forte)
3 cucchiaini di bicarbonato di sodio
5 gocce di Tea Tree Oil
glicerina vegetale (si trova in farmacia o erboristeria, chiamata anche glicerolo) quanto basta


Ho tritato insieme la menta, la salvia, il sale e il bicarbonato per ridurli in polvere, poi ho usato anche il mortaio in modo da rendere tutto ancora più fine.



Poi ho aggiunto il glicerolo fino ad ottenere una consistenza pastosa ma fluida, dopodiché ho aggiunto le gocce di olio essenziale.

L'autore della ricetta lo conserva in un barattolo di vetro, io invece ho utilizzato il tubetto del vecchio dentifricio bio, fatto di plastica e quindi riutilizzabile, dopo averlo ben lavato e disinfettato e lasciato asciugare. Per riempirlo ho usato il siringone che vedete nella foto.

Come spiega Dioni nel suo blog "la glicerina farà sì che gli ingredienti si amalgamino perfettamente e non vadano a graffiare lo smalto dei denti con la loro granulometria".
Altro suggerimento di Dioni per ottenere un prodotto più sano possibile è di usare ingredienti biologici.

Stiamo usando questo dentifricio fai-da-te da più di una settimana ormai e credo che lo adotteremo come nostro, dal momento che lascia una piacevolissima sensazione di bocca pulita, oltre che un aspetto anche più bianco dei denti...  del resto mia suocera mi ha raccontato che quando era ragazza i denti li lavava strofinandoci sopra le foglie di salvia...

:o)  

lunedì 9 luglio 2012

* nella nostra cucina - gelato di albicocca

Preparatevi ad una serie di ricette a base di albicocche.
Il nostro vicino ne ha gli alberi pieni e molto carinamente ci omaggia di chili e chili di questi meravigliosi frutti. Noi ringraziamo e produciamo, o meglio la Gnoma e il Capitano ringraziano, e io produco... vabbé, va, ringrazio anche io!

La prima cosa che ho fatto è stata la confettura, che è venuta favolosa, ma non ho scattato foto. Niente paura però, ho talmente tante albicocche che ne farò ancora e così vi beccherete anche la ricetta della confettura.
Oggi invece GELATO!!
Ho seguito una delle tante ricette presenti in rete, questa qui.
Ve la riporto con le dosi raddoppiate, vale a dire con le quantità che ho usato io.

  • 1 kg di albicocche
  • 140 gr di latte freddo
  • 140 gr di zucchero di canna grezzo
  • 2 albumi

Ho lavato e asciugato le albicocche, le ho private del nocciolo e le ho tagliate a pezzettini, poi le ho distribuite in un vassoio (circa 30 x 20 cm) dove non stessero troppo ammassate e abbastanza piccolo da entrare nel freezer, dove le ho lasciate per circa 18 h (dal pomeriggio alla mattina dopo).


La mattina dopo ho tenuto il boccale del frullatore in freezer per un'oretta poi, per seguire le istruzioni della ricetta originale, ci ho frullato per pochi secondi lo zucchero, che non ha cambiato per niente aspetto essendo le lame del mio frullatore delle ciofeche di lame (la prossima volta uso il tritatutto del minipimer).
A questo punto ho aggiunto e frullato le albicocche congelate tolte dal freezer circa 10 minuti prima.
Ho dovuto fare questa operazione in due puntate aggiungendo subito il latte freddo perché il frullatore non ce la faceva a frullare.
Poi ho aggiunto i due albumi e ho frullato tutto per circa 5 minuti, cioè il tempo necessario perché  assumesse un aspetto cremoso.
Ho versato il composto in un contenitore di plastica e l'ho messo in freezer.
[Mami, sono comodissimi questi contenitori che abbiamo comprato a Palinuro, proprio quello che ci vuole per fare i gelati!].


Circa ogni due ore l'ho frullato con il pimer a immersione o l'ho rimescolato a mano, per quattro o cinque volte.
Più leggero di quello alla fragola che era fatto con la panna, ma profumato e gustoso.
Volendo, dopo una o due rimescolature si possono aggiungere dei pezzettini di albicocca freschi al composto, io non ce li ho messi perché la parte acquosa del frutto tende a ghiacciarsi e a perdere sapore quando si mangia insieme al gelato, meglio tagliare qualche spicchietto di albicocca fresca al momento di servirlo, magari insieme a una fogliolina di menta.
:o)

venerdì 6 luglio 2012

* It's Friday, I'm in love :: 26

{this moment}
Una singola foto, senza parole, che fermi un momento semplice e speciale, così da metterlo in pausa, assaporarlo e imprimerlo nella memoria, condividendolo
(ispirato da ThisMoment di SouleMama)


mercoledì 4 luglio 2012

* In fuga dal caldo

In nostri racconti per un po' andranno a ritroso.
Questo riguarda una gita fatta domenica 1° luglio, quando il termometro ha segnato 38°;  noi per fortuna abbiamo avuto la splendida idea di fuggire dal caldo.

Ci siamo rifugiati in Garfagnana, e siamo andati a fare una gita nella Riserva Naturale dell'Orrido di Botri.
Questa riserva si trova tra Bagni di Lucca e Montefegatesi, e già solo le due strade possibili per raggiungerla valgono la pena. Si passa tra boschi fittissimi e profumati, salendo su per le montagne con panorami spettacolari.

Ci eravamo già stati [ne ho parlato già in questo post], ma stavolta abbiamo potuto risalire parte del torrente che va verso l'Orrido, grazie al fatto che Sara, ora più grande e disposta alle passeggiate, ci sembrava pronta ad affrontare, almeno in parte, l'impresa.
E vi assicuro che non ha tradito le nostre aspettative anzi, le ha superate!!!
Un presidio della Guardia Forestale sul posto regola gli ingressi che di solito sono a pagamento, ma ieri [fortuna!!! anche se di solito si pagano solo 2 €] erano gratuiti, e dietro deposito di un documento e un numero di telefono [anche per motivi di sicurezza] distribuisce dei caschetti protettivi.

Ecco Sara col suo caschetto rosso, pronta alla sua nuova avventura. [la cuffietta igienica poi l'abbiamo tolta, poverina le prudeva la testa e si grattava sul casco!!!]


Marco era già venuto moltissime volte in questo posto, per cui ci eravamo attrezzati: scarpe da trekking e pantaloncini corti, e nello zaino un cambio per la neofita.
E via... per un po' lascio parlare le immagini, che da sole bastano a descrivere la bellezza del luogo e le acrobazie di Marco e Sara.



Come si può notare, l'intrepida arrampicatrice non disdeganava di fare qualche passo da sola... il padre, alle mie rimostranze apprensive, ha commentato "Aspetta che prenda una musata, poi vedrai se impara..."
La musata per fortuna non l'ha presa [ehehehe] e nemmeno una sederata, però diciamo che sembra non aver paura di nulla, pure troppo!



La sua intraprendenza è stata premiata, perché lungo un tratto più boscoso abbiamo trovato delle fragoline di bosco.


Ben nascoste, erano sfuggite agli sguardi degli altri gitanti accorti solo a dove mettevano i piedi per non cadere, io invece che mi guardo sempre intorno alla ricerca di soggetti da immortalare, le ho scovate e Sara ne ha fatto una scorpacciata, per fortuna è generosa e me ne ha data una.


Questa passeggiata, pur non portata a termine [abbiamo percorso più o meno 300 mt in risalita, ma confidiamo nell'anno prossimo quando l'intrepida sarà più grande], è stata bellissima ed emozionante per tutti e tre.
Ecco, per finire, qualche scatto della fauna e della flora incontrata lungo il cammino con i piedi a mollo nell'acqua gelata.



Questo strano insetto se ne stava abbarbicato saldamente sul sasso stondato dall'acqua, incurante di chi passava e dell'acqua stessa...



 Ci vorrebbe un entomologo per identificarlo, come pure quest'altro [è l'ultima foto, giuro!!]

:o)