lunedì 20 gennaio 2014

* Nera di Malasorte - Marco Della Croce

Lo sto ancora leggendo, e mi sta piacendo. 

1969.
E' un giallo, ma sullo sfondo c'è l'aria di rinnovamento e di ribellione di "[...] quei ragazzi senza armi, né padroni, convinti che solo la pace e la fratellanza avrebbero salvato il mondo. Andavano alla rivoluzione vestiti di stracci, con una chitarra al collo e col sorriso sulle labbra. Per loro non c'erano dubbi: di lì a poco sarebbe nata una nuova società [...]".

Anche il protagonista, il trentatreenne comissario Sbrana dice di sé "[...] sentivo di essere alla vigilia di una trasformazione epocale. Il movimento diventava ogni giorno più forte, ideali come l'amore, la libertà, la cultura, la pace, luguaglianza, la solidarietà, dilagavano a macchia d'olio in tutti gli strati della società. [...] milioni di studenti e di lavoratori portavano in piazza la loro voglia di un mondo diverso. [...] I concetti stessi di scuola, musica, lavoro, cultura, scienza, politica, filosofia, e perfino del diritto erano sul punto di essere ridefiniti, mentre la retorica della guerra, per la prima volta nella storia dell'uomo, si svuotava di ogni significato positivo. [...] La valanga non poteva essere più fermata."

Mentre leggevo queste righe, ripensando alla situazione di oggi, al momento storico che stiamo vivendo mi sono chiesta :-"Ma che ne è stato di quella valanga? dove sono finiti quegli ideali? possibile che siano stati solo una meteora disintegrata dall'atmosfera letale dei successivi anni '80 e '90?"-

Poco più avanti, nel libro c'è espresso un altro pensiero che mi ha fatto riflettere e capire cosa è successo nel frattempo... abbiamo smesso di partecipare, di riflettere, di essere i veri protagonisti delle nostre esistenze.
Questo è il passo:
"[...]
- i padroni del vapore non sono il nostro vero nemico [...] c'è qualcuno di più pericoloso. 
- Chi? 
- Noi stessi. Noi con le nostre indecisioni e il vizio infantile di dare sempre la colpa agli altri, alla sfortuna, al destino infame delle nostre sconfitte, dei nostri fallimenti e delle nostre paure. Dobbiamo imparare a lottare in prima persona senza cedere alla tentazione di delegare e, tantomeno, di derogare. Noi - e solo noi - siamo i protagonisti della nostra vita. Se vogliamo un mondo più giusto, senza guerre e senza ingiustizie, dobbiamo guardarci dentro e provare a cambiare.[...]"

Io credo che sia prprio ora di farlo. Riprendere le nostre vite in mano, partecipare, smettere di delegare, di voltare la faccia dall'altra parte e tirare avanti senza farci domande, lasciandoci semplicemente respirare, che è diverso da vivere.

Bisogna farlo.
Per noi e per i nostri figli.

4 commenti:

  1. In effetti il succo è che siamo noi per primi a dover rivoluzionare le nostre esistenze per poter vedere dei cambiamenti concreti nel nostro ambiente! Grazie per il suggerimento di lettura, molto interessante! Un bacio

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    1. E' proprio così Verdiana, come ha detto Marco Della Croce in uno scambio di battute che abbiamo avuto "La rivoluzione quotidiana. Nel nostro quotidiano."

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  2. vero... ma come dici tu è da dentro, da ognuno di noi che deve partire e dalla condivisione, ma è un altro modo...
    ...le "valanghe" (e anche la parola dovrebbe far riflettere) non funzionano.

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    1. Come infatti si è visto... quella "bella valanga" è stata arginata, sedata, fermata... era troppo scomoda per chi voleva mantenere il potere...

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